GLI INSETTI
loro organizzazione, sviluppo, abitudini e rapporti coll'uomo
ANTONIO BERLESE
Direttore della R. Stazione d'Entomologia agraria ili Firenze
GLI INSETTI
loro organizzazione, sviluppo, abitudini
e rapporti coll'uomo
VOLUME PRIMO
EMBRIOLOGIA E MORFOLOGIA
con 1292 incisioni intercalate nel testo e IO tavole fuori testo
SOCIET EDITRICE LIBRARIA
Milano Via k'ramer, 4 A Gali. De Cristoforo. 54-55
1909
M :
Milano 1W09 Tip. Indipendenza. -Coreo Indipendenza, 23
INDICE DELLE MATERIE
PREFAZIONE pag . 1
CAr. I. BREVE STORIA DELL'ENTOMOLOGIA
Bibliografia dklle opere generali sulla morfologia degli insetti 29
Cap. II. GRANDEZZA DEGLI INSETTI 31
Cai>. III. PIANO DI ORGANIZZAZIONE DEGLI INSETTI
Bibliografia dei lavori di morfologia in genere so gruppi o specie sin-
gole DI INSETTI ......... . .
37
40
Cap. IV. EMBRIOLOGIA GENERALE
Uovo
Fecondazioni: ....
Segmentazione dell'uovo
Prime fasi embrionali
(Piastra germinativa pa>;
Foglietti embrionali .
Involucri embrionali .
(Iadasiuvi, pag. 55.
BlaSTOCINESI fRlVOI.GIMF.NTO DELL'EMBRIONE)
Organi derivati dai foglietti embrionali ....
Ulteriore formazione dell'embrione .....
Bibliografia relativa allo sviluppo embrionale in generale
51;.
Significato delle membrane embrionali, pag.
56).
47
ivi
48
49
50
51
53
57
58
59
60
Cap. V. MORFOLOGIA GENERALE
Cap. VI. ESOSCHELETRO
Somiti ...............
Segmentazione dell'embrione ..........
Appendici in generale ...........
Capo (Somiti, Scleriti, Regioni) ..........
(Regioni del cranio, pag. 91. Varie maniere di cranii, [pantotremi,
acrotremi, meaotremi], pag. 93. Crani aperti e ciani chiusi, pag. 94.
Crani sciolti e crani rigidi, pag. 95. Insetti microcefali ed acefali, pa-
gina 101. - Grandezza proporzionalo della testa, pag. 105. Forma dilla
testa, pag. 107. Appendici del procefalo. Labbro superiore, pag. 110.
Occhi, pag. 111. Ocelli, pag. 114. Antenne, pag. 114. Altre ap-
pendici, pag. 122. Appendici del gnatocefalo, pag. 123. Mandibole,
pag. 126. Mascelle, pag. 133. Labbro inferiore, pag. 138. -- Epifa-
ringe ed ipofaringe, pag. 140. Diversi tipi di organi boccali, pag. 143).
Bibliografia relativa al capo (esoscheletro) ......
(Somiti cefalici, Appendici in genere, Antenne, Appendici linciali. Aptiri-
goti, Ortotteri, Tisanotteri, Emittcri, Neurotteri, Coleotteri. Lepidotteri,
Imenotteri, Afauitteri, Ditteri, da pag. 159 a 163).
Tronco (Somiti, Scleriti, Regioni, Appendici) .......
(.Somiti pag. 164. Scleriti, pag. 165. Tergito, sterilite eloro divisioni.
pag. 165. Appendici, pag. 167. Regioni, pag. Hill).
Collo ............
64
66
ivi
68
73
75
159
161
169 1
(
5-Wf
INDICE DELI.F. MATKRIR
Torace (Somiti, Scleriti) p ao . 175
(Numero dei segmenti toracali, pag. 176. Protorace, pag. 178. To-
race alifero, pag. 182. Pleure, pag. 193. - Sterni, pag. 195 Orna-
mentazione del torace, pag. 202. Appendici del torace pag. 209. Zampe,
pagina 209. Ali, pag. 220. Bilancieri, pag. 235. Pezzi articolari
dell'ala, pag. 237. Apparecchi di toilette, pag. 245).
Bibliografia relativa al torace ...... . . 250
(Somiti, Ali, Bilauceri, Zampe, da pag. 250 a 254).
Addome (Generalit, numero dei somiti) ......... 255
(Numero dei somiti addominali, pag. 256. Appendici dell'addome pag. 278
Appendici ancestrali, pag. 278. Appendici embrionali fugaci, pag. 283.
Appendici larvali transitorie in ordine alla locomozione, pag. 284. Ap-
pendici respiratorie, di ornamentazione e sensoriali, pag. 289. Armatura
genitale, pag. 289. Gonapofisi, pag. 291. Armatura sessuale maschile,
pag. 310. Appendici perigenitali, pag. 331. Appendice mediana del-
l'ultimo tergite, pag. 336. Appendici copulative accessorie, pag. 337.
Appendici locomotorio, pag. 338 Ornamentazione dell'addome, pag. 338).
Bibliografia relativa all'addome ......... 339
Cap. VII. ENDOSCHELETRO 347
ENDOSCHELETRO del capo ............ 349
endoscheletro del tronco .......... j> 357
Bibliografia , 3^3
Cap. Vili. SISTEMA MUSCOLARE 384
Prospetto dei principali muscoli del tronco e delle appendici . . 395
(Addome, pag. 396. Metatorace, pag. 400. Mesotoraee, pag. 407.
Protorace, pag. 413. Collo, pag. 417. Alcuni tipi di muscolatura del
tronco, pag. 421).
Muscolatura delle appendici del tronco ........ 431
(Delle zampe, pag. 431. Delle ali [muscoli diretti], pag. 434).
Muscolatura delle appendici addominali ........ 436
Muscolatura del capo ............ 442
Muscolatura del capo in generale ......... 444
(Prospetto dei principali muscoli del capo e delle sue appendici. 6." so-
mite cefalico, pag. 446. 5. somite cefalico, pag. 448. 4." somite ce-
falico, pag. 450. 3." e 2. somke cefalico, pag. 453. 1. somite cefalico
od .Acron, pag. 453).
Particolarit di alcuni muscoli motori delle appendici cefaliche . 454
Struttura del tessuto muscolare ......... 457
Bibliografia relativa al sistema muscolare 460
Cap. IX. TEGUMENTO E SUA STRUTTURA 463
Cuticola .............. j> 464
(Chitina, pag. 464. Epidermide, pag. 466. Derma pag. 468).
Ipoderma (matrice, strato matricalf,, ecc.) 469
Membrana basale ............. 471
(Rapporti dei fasci muscolari col tegumento, pag. 471).
Formazione della cuticola ........... 472
Poricanali 473
Appendici cutanee ....... : .... 477
(Varie maniere di peli, pag. 477. Squame, pag. 478. Formazione delle
appendici, pag. 482).
Colori 483
Bibliografia relativa al tegumento e superfici cuticolari ... 486
(Struttura e natura chimica dell'ipoderma. Pigmenti, Colori, Appendici cuti-
colari, da pag. 486 a 490).
ap. X. SISTEMA GHIANDOLARE 491
(Varie maniere di ghiandole, pag. 493).
Ghiandole diffuse ............. 496
(Ghiandole ciripare, pag. 497. Cera, pag. 501. Ghiandole laccipare,
pag. 502. Lacca, pag. 502. Ghiandole urtieanti, pag. 503. Ghian-
dole sericipare cutanee, pag. 505. Sali calcarei, pag. 506).
Ghiandole confinate ............ 507
(Cefaliche, pag. 507. Ghiandole del 2. somite od antennali, pag. 507.
Ghiandole del 4." somite o mandibolari, pag. 508. Ghiandole del 5."
somite o mascellari, pag. 511. Ghiandole del ' 6. somite, pag. 511.
Seta, pag. 519. Ghiandole delle appendici cefaliche, pag. 525. Ghian-
INDICE DELLE MATERIE
IV]
562
."ili.".
566
583
588
:.s:i
S95
dole del tronco, pag. 525. Ghiandole comuni ed uniformi sulla maggior
parte dei segmenti del tronco, pag. 526. Ghiandole toracali, pa<* 528
Ghiandole delle appendici toracali, pag. 533. Ghiandole addominali
pag. 37. Ghiandole pigidiali, pag. 543. -- Quadro riassuntivo delle
ghiandole secondo il loro ufficio nei diversi gruppi di Insetti, pao-. 549)
Bibliografia relativa alle ghiandole ' .,.,,, 550
Cap. XI. SISTEMA NERVOSO ED ORGANI DEL SENSO .-,-,,,
Generalit sugli elementi nervosi .....
, (Cellule nervose, pag. 559. Nervi, pag. 560. Rapporti degli elementi
nervosi fra di loro, pag. 560).
Il ganglio
(Ganglio del tronco, pag. 564. Nervi, pag. 565).
Catena ganglionare nervosa ......
Sistema nervoso della vita di relazione
(Variazioni principali della catena nervosa centrale, pag. 567. Nervi che
si originano dai singoli gangli, pag. 568).
Massa GANGLIONARE SOPRAESOFAGEA (CeREBRON) ,-,,;,,
(Procerel.ro. pag. 571. DeutocereV.ro, pag. 576. Tritocerebro, pag. 579.
Fasci ganglionari. pag* 582 e 583).
Ganglio ottico ... .....
corpora ali.ata ..........
i -ti (genesi del sistema nervoso .....
(Sviluppo embrionale del cerebro, pag. 592. Numero dei gangli nella catena
nervosa embrionale, pag. 594).
Sistema nervoso viscerale ........
(Sistema simpatico sopraintestinale, pag. 595. Nervi derivati dai tre
gangli del sistema impari, pag. 596. Struttura del sistema nervoso stomato-
gastrico, significato morfologico del sistema nervoso stomatogastrico, pag. 597.
Sviluppo embrionale del sistema stomatogastrico sopraintestinale, pag. 599.
Sistema nervoso visc. sottointestinale, pag. 600).
Sistema periferico sensoriale 601
Organi del senso in generale 602
(Istogenesi dei sensilli, pag. 606).
Tat "> 607
Olfatto e gusto , . 610
(Rimario, pag. 611. Parte cuticolare, pag. 612. Parte ipodermale eh i-
tinogena e ghiandolare, pag. 615. Parte nervosa, pag. 617. Sensilli
(rinari) antennali, pag. 617. Sensilli (rinari) orali, pag. 627. Svi-
luppo del rimario, pag. 630. Omologhi primitivi della cellula rinogena,
pag. 632).
Udito .............
(Otario pag. 634. - Parte ipodermale, pag. 634. Parte ghiandolare,
pag. 635. Corpi soolopali, pag. 636. Parte nervosa, pag. 637).
Organo di JOHNSTON ............. 646
(Sensillo, pag. 647. Sviluppo del sensillo, pag. 649).
Vista 649
(Mezzi rifrangenti, pag. 650. Mezzi intercettanti l'eccessiva luce, pag. 650.
Parte nervosa, pag. 650. Pigmento, pag. 651. Omnia, pag. 652.
Variazioni dell' Omnia. Omnia larvale, pag. 652. Ommatidio dell'occhio
composto: Parte cuticolare, Parte ipodermale, pag. 655. Parte ghiando-
lare e nervosa, pag. 657. Occhio composto o faccettato, pag. 658.
Occhi composti accessori, pag. ti62. Sviluppo dell'ommatidio, pag. 663.
Areheommi, pag. 667. Parte cuticolare, ed ipodermale, pag. 668.
Parte nervosa, pag. 669. Variazioni dell'areheomma, pag. 670. Sviluppi,
dell'archeomnia, pag. 675. Rapporti genetici fra ocelli ed occhi, pag. 678).
Altri (.roani del senso ............ 678
(Sensilli papilliforini e campaniformi, pag. 678. Sensilli campaniformi
crurali, mandibolari ed antennali, Sensilli campaniformi alari, pag. 682.
Sensilli papilliformi dei bilanceri, pag. 683. Otocisti ed otoliti, pag. 684.
Organo indeterminato delle larve di Ditteri Tabanidi, pag. 685. Organo
del Palmen, pag. 686).
Attivit sensoriale degli Insetti . . . ... . . . . 686
Terminazioni nervose dei muscoli ......... 687
Bibliografia relativa al sistema nervoso ........ 688
(Sistema nervoso centrale e nervi relativi, Sistema nervoso della vita vege-
tativa, Organi del senso, generalit, Tatto, Gusto ed Olfatto, Udito, Vista,
Organi del senso di funzione indefinita, da pag. 688 a 699).
633
INDICE DELLE MATERIE
Cai'. XII. ALTRI ORGANI DI RELAZIONE pag. 700
Organi musicali ... s ........... ivi
Organi liminosi .............. 709
Bibliografi a relativa agli organi musicali k luminosi . . . . 714
(Organi musicali, pag. 714. Organi luminosi, pag. 717).
CaP. XIII. TUBO DIGERENTE 721
Pkointestino ............. * 722
(Bocca, Faringe, Pompa l'aringeah-, pag. 723. Esofago, Ingluvie, pag. 725.
Ventriglio, pag. 726).
Mesenteron ................. 726
postintestino .............. 727
(Ileo, Colon, Retto, pag. 727).
Valvole ................. 728
(Valvola cardiaca, pag. 728. Valvola pilorica, pag. 729).
Ghiandole annesse al tubo digerente ........ 729
(Ghiandole faringeali, pag. 729. Gliiandole cecali o cecili del meseuteron,
pag. 730. Ghiandole del postiutestino, pag. 731).
Muscoli del tubo digerente .......... 7:;i
Principali maniere di tubo digerente ......... 732
(Speciali maniere di tubo digerente, pag. 733. Speciali adattamenti da
parte del tubo digerente, pag. 734).
Istologia del tubo digerente .......... 735
(Prointestino, pag. 736. Epitelio, cellule ghiandolari (salivari?;, pa-
gina 737. Membrana basale; Strato muscolare, pag. 738. Pliche longi-
tudinali, pag. 738. Meseuteron, pag. 738. - Membrana peritrofica,
pag. 739. Epitelio, pag. 741. Cellule mucose o di Leydig. pag. 745.
Muscoli ilei meseuteron, pag. 746. Postiutestino, pag. 746. Intima,
pag. 747. Epitelio, pag. 748).
Sviluppo embrionale dei. tubo digerente ....... 74: '
(Formazione dei foglietti embrionali, pag. 749. Ulteriore sviluppo del
tubo digerente, pag. 752).
Bibliografia relativa al tubo digerente ....... 753
Cap. XIV. SISTEMA CIRCOLATORIO E FLUIDO CIRCOLANTE ... 75s
Centri pulsanti ............. ivi
(Vaso pulsante dorsale, pag. 758. Terminazione dell'aorta nel capo,
pag. 761. Struttura del vaso pulsante, pag. 762. Struttura delle val-
vole, Muscolatura annessa al vaso dorsale, pag. 763. Altri centri pul-
santi, pag. 764).
Sistema di diafragmi ........... 765
(Setto pericardico, Diafragma neurale, pag. 760. Peritoneo splancnico,
pag. 768).
Fluido circolante ............ f69
(Parte fluida, Amebociti, pag. 770. Altri elementi cellulari nel fluido circo-
lante, pag. 771. Speciali sostanze contenute nel plasma circolante,
pag. 772).
Organi annessi al vaso pulsante .......... 772
(Corpi cardiaci, pag. 772. Anello di sostegno dell' Aorta, pag. 773).
Bibliografia concernente il sistema circolatorio ..... 773
Cai'. XV. ORGANI E TESSUTI DI ESCREZIONE PLASTICA .... 776
Tessuti emostf.atici ............. ivi
(Cellule periearcliali, pag. 777. Cellule paracardiali, pag. 778. Corpo
subesofageale, Organi splenici, pag, 779).
Vasi malpighiani ............ 770
(Sbocco e terminazione, pag. 781. Numero, pag. 782. Ureteri e tasche
colletrici, pag. 783. Aspetto esteriore, Colore, Sostanze contenute nei
malpighiani, pag. 784. Istologia, pag. 785. Sviluppo, pag. 788).
Enociti .............. 788
(Loro origine, pag. 790).
Cellule uriche ............. ^ 790
Glandole delle mute ..........'..* 7)12
Bibliografia relativa agli kgani d'escrezione ...... 793
'Vasi malpighiani, pag. 783. Altri organi escretivi, pag. 794).
INDICE DELLE MATERIE | X
Cap. XVI. TESSUTO ADIPOSO E SVILUPPO DEGLI ORGANI E TESSUTI DI
ORIGINE MESODERMALE pag . 796
(Sostanze incluse nelle cellule adipose, pag. 797. Moltiplicazione delle
cellule adipose. Varie maniere di tessuto adiposo, pag. 799).
Celoma e sviluppo di organi e tessuti di origine mesodkrmale . . 802
(Celoma, pag. 802. Formazione del seno epineurale, pag. 803. Ulte-
riore differenziazione del segmento primitivo, pag. 803. Origine della
muscolatura del corpo, del tessuto adiposo, degli amebociti, pag. 804.
Formazione del vaso pulsante dorsale, pag. 805. Origine del setto peri-
cardiale e delle cellule paraeardiali, 806. Differenziazione del mesoderma
nei somiti, 1., 2., 11., pag. 806).
Organi di incerto ufficio .......... p 806
(Corpo verde, pag. 806. Corpo giallo, pag. 807).
Bibliografia concernente il tessuto adiposo ...... 808
Cap. XVII. SISTEMA RESPIRATORIO . . 809
(Branchie sanguigne, pag. 810).
Stigmi su
(Numero, pag. 811. Posizione e distribuzione, pag. 812. Conforma-
zione, pag. 813. Crivello, Apparecchio di chiusura, pag. 815).
Sacchi aerei 817
Trachee 818
(Struttura, pag. 819. Filamento spirale o Tenidii, pag. 819. Processi
cuticolari filiformi, Strato matricale, Membrana propria, pag. 820. Cellule
tracheolari stellate, pag. 821. Disposizione, pag. 822. Sistema tracheale
parzialmente chiuso pag. 823. Sistema tracheale totalmente chiuso (tipo
apneustico), pag. 826. Pseudobranchie pag. 827. Vescicole rettali
pag. 833. Pseudobranchie interne rettali, pag. 834. Respirazione esclu-
sivamente cutanea, pag. 836).
Bibliografia relativa al sistema respiratorio ......-> 836
Cap. XVIII. ORGANI DELLA RIPRODUZIONE > 840
(Organi genitali pari, pag. 842).
Organi genitali maschili ........... > 842
(Parte ectodermale, pag. 844. Ampolla eiaculati ice, pag. 845. Parte
mesodermale, pag. 846. Ghiandole accessorie, Eiaculatore, Deferenti,
pag. 846. Vescicola seminale, Testicoli, pag. 847).
Organi genitali femminili ........... 865
(Urosterniti ed introflessioni genitali, pag. 866. Ovidutto, pag. 868.
Tratto impari dell'ovidutto, pag. 869. Diverticoli a fondo cieco, pag. 870.
Spermoteca, pag. 870. Tasca o borsa copulatrice, pag. 872. Ghian-
dole accessorie (Mucipare, colleteriali, sebitiche, ecc.), pag. 873. Struttura
degli organi accessorii, pag. 874. Ovario, Ovarioli, pag. 875. Varie
regioni dell'ovariolo, pag. 879. Struttura delle pareti dell'ovariolo, Epi-
telio coriogeno, pag. 880. Tunica peritoneale, cellule interstiziali, Musco-
latura della tonaca peritoneale, pag. 882. Alcuni esempi della fabrica
degli organi sessuali femminili, pag. 884).
Sviluppo degli organi sessuali ed origine delle cellule sessuali . . > 893
(Organi accessori di origine mesodermale, pag. 894. Disposizioni pari
degli organi genitali e loro condotti, pag. 896. Sviluppo degli organi
sessuali accessorii nel maschio, pag. 897. Sviluppo degli organi sessuali
accessori nella femmina, pag. 898. Gonie (Cellule, genitali), pag. 899).
Sl'ERMIOGENESI .............. 903
Testicolo pag. 903. Zone in cui si divide il tubulo testicolare, pag. 904.
Descrizione dei vari stadi da spennatogonia a spermio, pag. 905.
Spermatocito. Sinapsi, pag. 908. Variazioni del citoplasma, Centrosoma,
membrana nucleare e nucleolo, pag. 909. Fenomeni di maturazione (da
spermatocito I, a spermatocito II, e quindi a spermatidio), pag. 911. -
Tipo preriduttivo. Coesistenza dei tipi preriduttivo e postriduttivo. -
Tipo biriduttivo. Speciale modo di riduzione, pag. 913. Maturazioni'
con apparente emissione di corpuscoli polari, pag. 914. Intercinesi, pag. 911
Costituzione dello spermatide, pag. 915. Centrosoma; Sfera; Corpu
scoli arcoplasmici : Residuo fusoriale; Corpo mitocondriale; Corpuscoli cro-
matoidi; Trasformazione dello spermatide in spermio, pag. 916. Modifi-
cazioni che avvengono nel nucleo; Modificazioni del centrosoma e sviluppo
del filo assile, pag. 917. Evoluzione dell'abbozzo procefalico, pag. 918.
Evoluzione dell'abbozzo periassile, pag. 919. Nutazioni-; Descrizione
generale dello spermio adulto, pag. 920. Lo spermio come celiala : Diversa
INDICE DELLE MATERIE
grandezza degli spermatozoi in uno stesso insetto ; Spermatozoi giganti ;
Riunione di diversi spermatozoi: Spermatosizigie ; Sperinatozeugini, pag. 922.
Spermatozoi oligopireni ed apireni ; Degenerazione delle cellule germi-
native, pag. 923. Cellula di Verson, pag. 923. Inviluppo cistico, cellule
cistogeue, pag. 924; Orientamento degli Spermatidi e spermatozoi nelle
ampolle testicolari ; Spermatofore, pag. 925).
Oogenesi pag- 926
(Distinzione delle diverse zone nel tubo ovarico, pag. 929. Oocite, pa-
gina, 930. Nuclei di Blochmann od accessorii, pag. 931. Ooplasma,
pag. 932. Zona plasmatica di Giardina ; Formazioni vitellogene;
Residuo fusoriale e idiozonia ; Nuclei del Balbiani, pag. 933. Mem-
brana vitellina, Chorion, pag. 935. Struttura, pag. 936. - Natura chi-
mica del corion, pag. 937. Micropilo e regione micropilare; Compo-
sizione chimica generale dell'uovo, pag. 938. Cellule vitellogene,
pag. 939. Ufficio delle cellule vitellogene, pag. 941. Cellule del
Verson, pag. 943. Polarit dell'uovo; Maturazione dell'uovo, pag. 944.
Significato dei corpuscoli polari; Partenogenesi, pag. 946. Pedo-
genesi e pollembrionia o germiuogonia, pag. 947. Speciale destino dei
globuli polari nell'uovo d'Ape non fecondato, secondo Petrunkewitsh,
pag. 949. Parallelismo tra la spermatogenesi e la oogenesi, pag. 949.
Eterogeneit delle colonie goniali femminili in confronto delle maschili,
pag. 951. Fecondazione, pag. 951. Polispermia fisiologica, pag. 954).
Ipergamesi ............... 955
Bibliografia elativa agli organi sessuali 958
(Organi sessuali in generale, pag. 958. Organi sessuali maschili, pag. 959.
Spermiogenesi, pag. 960. Organi sessuali femminili, pag. 964.
Oogenesi, pag. 967).
Supplemento alla bibliografia dei singoli capitoli ...... 971
Indice degli insetti o loro parti kigurati'nel presente volume . . 984
Indice degli autori secondo la bibliografia citata 995
ERRATA :
CORRIGE :
Pag.
3, liuea 17 - epicamente
efficacemente
4, 37 veua
49, s 9 - le uova sodo in gran
venia
50, 23 - Tav. I
51, 41 - Lavi*
Ma ver
52, 31 - 10, 12, 13 (4, 6, 7)
IV, VI, VII
54, spiegaz. Fig. 7 - Endoptychiti
Emoptyehici
55, y - ampululla
atupulla
67, linea 43 - filoogenesi
filogenesi
68, 13 - dal Graber 1890
\
dall' Ayera (1884)
69, 1 - nel quale.
nei quali
69, spiegaz. tg. 15-31
19
>
72, linea 17 - 23
22
72, 18-24
23
75, 23 (ed altrove) - schieriti
scleriti
76, i 21 - Ansen
Hansen
80, 34-35 - comprendendovi 1'
chiamandolo
86, Fig. 41. togliere il < a destra sotto
l'A
96, linea 6 - liberi
collegati con sottile tendine ehitineo al resto del
tentorio
108, 6 - (figg. 75, 78)
(figg. 75-78)
9
109, 1-6 - Eterotteri
Omotteri
134, 50 - Pseudotteri
Pseudoneurotteri
141, 22 - epifaringe
ipofaringe
^
141, 33 - Arui
142, spiegaz. fig. 132 - La
Lm
133 - Li
Lp
linea 30 - metastomatiche
parastomatiehe
*>
147, spiegaz. fig. 138, B - Jfachilis
Campodea
166, la figura 161 rovescia
169. linea 29, 38 - Berner
Borner
175, 37 - pi
meno
187, ultima linea - nesotergiti
protergiti
>
188, linea 1 - non interrotti dal protergite ne
1 mezzo
come sono quelli
190, linea 20 - nosonoto
mesouoto
Tav
IV, spiegazione linea 2 - ed i pezzi eri
doscheletrici
Pag.
191, linea 16 e 17 - Il protergite tri
ungo]
are pie-
11 protergite e, triangolare, grande, diviso longi-
colo, scomposto esso pure in
parti, e si addentra alquanto
col suo angolo posteriore, nel-
l'angolo anteriore del meso-
tergite
191, linea 23 - grandissimo e diviso longitudinal-
mente da linea sagittale
192, linea 11 - mesonoto
197, spiegaz. fig. 203 - dello stesso
199, linea 28 - nesotergiti
200, 20 - episterni
323, spiegaz. tig. 252 - Ep u epimero
234, linea 46 - stazione
235, spiegaz. fig. 272 - scapolare
239, linea fig. 21 - o
245, linea 18 - metaptero
258, 33 - divenendo metafragma
264. 28 - largo
287, 14-16 - e la propriet adesiva dipende
da un Liquido segregato da una
speciale ghiandola, che sta in-
ternamente a ciascuna zampa
falsa ed il cui segreto esce
apunto nel disco plantare
tudirialmente da l^uea sagittale, composto esso pure
in parti e si addentra molto col suo angolo poste-
riore nel mesotergite
largo, molto scavato nel mezzo per accogliere il
protergite e separato
metanoto
della femmina dello stesso
mesosterniti
epimeri
A'/*,, episterno
stagione ,
scapale
2r
paraptero
lungo
Pag. 288, linea 33 - (fig. 330 a)
294, ultima linea - IX steruite
301, fig. 344 C - 10
301, fig. 344 C - 9
321, linea 43 - tergite
350, spiegaz. Fig. 412 - TK
357, fig 422 A - CI
457, fig. 422 A - Ij (superiore)
366, linea 3, 34, 41 - mesotergite
> 366, 33 - protei-gite
> 366, fig. 431 - Libellula
367, fig. 433, spiega/,. 3." liDea - l n urosternite
403, fig. 452 - (muscoli) CXXXV, CXXXVa,
CXXXV1
414, fig. 457 - (muscolo) 53
418, linea 20 - CXXVIII
422 fig. 465, correggere come Fig. 452
441, linea 21 - accessorie
468, 7, 9, 12 - cuticola
469, 4 e penultima - cuticola
469, 39 - stato
472, 35 - ghiandole
469, penultima - cuticola
475, 2 - cuticola
476, 11 - tegumeutare
476, 11 - cuticola
480, 14 - Eteioceri
484, > 24 - epidermide
486, f 25 - Quando
>> 502, terzultima - corotico
522, >- 10 - 4
. 545, 15 - flg. 642
546, 15 - fig. 644
556, i> 60 - Pirodot
563, Fig. 669 - C
570, linea 10 - ferrum-rubvum
615, 15 - cose
638, 14 - Fig. 782
638, 14 - Fig. 783
652, 22 - cristallo
6i9, 21 - visive
702, nelle spiegazioni delle figure Handrilsch
705, linea 46 - destra
727, linea ultima - resspo
783, spiegaz. Fig. 967 - Selinia
817, 1024 - sacch
864. 1119 - Clierire
968, linea 50 - Ludwig W.
(fig. 330 C)
Vili sterni te
9
8
tornite
Tb.
Pf'
CI
mesosterni
prosternite
Aeschta
2 urosternite
CXXXIV, CXXXIVa, CXXXV
112
CXXXI
inferiori
epidermide
epidermide
strato
cellule
epidermide
epidermide
cuticolare
epidermide
Ropaloceri
ipoderniide
Quanto
cerotico
6
fig. 643
fig. 642
Sirodot
Cr
fevinr-rubrltm
cos
Fig. 783
Kig. 782
cristallo-
visive. Da Ciaccio
Handlirscli
sinistra
presso
Retinici
sacchi
Chealiire
Will L.
PREFAZIONE
ESSUN gruppo di animali cos largamente e variamente rappresen-
tato sulla Terra, come lo quello degli Insetti. Non si conosce
ambiente, u regione alcuna capaci di vita, dove non siano gli insetti, in
maggiore o minor numero, se ne togli le acque marine e le estreme terre
gelate, polari.
Cos che noi, rappresentanti la specie animale la pi diffusa e forse
la pi invadente, abbiamo di continuo occasione di rapporti, di convivenza,
di concorrenza, spesso di conflitto con rappresentanti della sterminata schiera
degli insetti. Ci ne invita e spesso ne costringe ad interessarcene, come di
cosa che ci tocca direttamente e talora in modo molto sensibile
Ma la nostra attenzione si trova eccitata ancora per altre cause non
meno efficaci. Una , di per s stessa, la frequenza di questi esseri do-
vunque, per cui alla curiosit nostra non pu sottrarsi un cos ovvio argo
mento di studio e di meditazione.
Altra causa e di non minor valore, per invitarci alla considerazione di
questi piccoli organismi la parvenza stessa con cui essi si presentano in
natura.
Il loro aspetto quasi sempre dei pi atti a richiamare l'attenzione e
spesso eccitare l'ammirazione nostra.
JTel nostro concetto del bello, sia esso congenito od acquisito, gli in-
setti, per la grandissima maggioranza possono avervi tal parte che noi
dovremmo giudicare spoglia la natura di uno dei suoi pi graziosi or-
namenti, quando gli insetti non fossero o rivestissero pi dimesse appa-
renze.
Gli insetti sono creature veramente belle, specialmente quando adulti e
liberamente viventi e non perdono questo loro insigne carattere se non
quando, o per maturanza non ancora raggiunta, o per regressione in seguito
avita parassitaria, convergono verso esseri inferiori, verso gradini pi bassi
di quella scala per cui sono saliti.
Sono mirabili per l'insuperabile eleganza della forma, per la grazia
della movenza, carattere costante delle forme veramente belle, per la viva-
cit e l'armonia dei colori di che si ornano, e degli splendori metallici di
che brillano, come sono meravigliosi per le innumerevoli variet con cui si
presentano e pei singolari istinti.
Ed essi hanno una precisa coscienza di s, perch tutti costoro, quando
A. BBRLESE. Gli Iigrtt, I. ].
PREFAZIONE
sono larve, cio tozzi, mal fatti, lenti, collo stigma del verme ancora im-
presso, sono anche mogi, balordi, torpidi, quasi consci del loro basso stato
e rifuggono il grande occhio del sole.
Ma, pi tardi, adulti, hanno tutt'altro ardimento. .Sentono precisa co-
scienza delle attrattive della loro magnifica veste, i maschi di molte specie,
spesso molto pi ornati per sculture, appendici varie e vistose, tinte
e splendori delle rispettive femmine ed col corredo di tutte queste lu-
singhe che ne invocano l'amore.
Hanno esatta coscienza della ricchezza del loro mantello le farfalline
che, cattive sotto una reticella, non si attentano ad uscirne attraverso alle
maglie, anche se ci potrebbero fare agevolmente, ma col pericolo di per-
dervi parte delle squamette che le ornano. E le farfalle maggiori, i
coleotteri e gli altri insetti brillanti di riflessi d'oro e d'argento si agitano
lentamente nel raggio di sole, quasi a circondarsi di una aureola luminosa.
Gli uccelli, i soli tra gli animali terrestri che per ornamentazione di colori
possono ricordare gli insetti, sono per ben lungi dall'eguagliarli nella per-
fetta armonia e nella ricchezza e nella variet delle tinte, come ne riman-
gono di gran lunga al di sotto per bellezza ed eleganza della forma, nella
quale, certo, gli insetti non hanno in natura rivali.
La nostra attenzione fortemente richiamata anche dallo straordinario
numero di forme coi pi singolari ed inusitati aspetti, quasi sempre inespli-
cabili col soccorso delle sole teorie che- li richiamano brevemente al van-
taggio della specie o dell'individuo, delle quali forme sono insigniti la maggior
parte di questi artropodi. Non soltanto specie con abitudini pressoch
conformi sono fra loro diversissime, particolarmente nella esterna configu-
razione, ma perfino nella stessa specie vi hanno casi di polimorfismo, con
individui dello stesso sesso diversissimi fra loro e senza che questa diversit
corrisponda ad uffici particolari.
Il grande numero di specie, il loro adattamento agli ambienti i pi
vari, le singolari diversit di abitudini, di forme, di colori, ecc., in seno ai
medesimi gruppi, dimostrano negli insetti una straordinaria plasticit del
loro organismo e questa, congiunta a ci che io chiamerei una vis formativa
per vero esuberante, moltiplica le specie, le variet e le condizioni di adat-
tamento le pi disparate.
Con questi istinti variati, singolari, mirabili, con cui ^ciascuna specie
provvede a s nel miglior modo, ingranano gli insetti colle maniere di vita
di gran parte degli altri organismi, ne profittano o le osteggiano con molta
sagacia e fortuna, con avvedutezze infinite e si creano la propria nicchia
in seno alla vita comune.
E tutti questi semoventi ne circondano e si intricano anche sulla nostra
via, direttamente od indirettamente, con tale molteplicit di forme, di atti-
tudini, di mosse; con tale sfolgoro di vitalit e di sembianze, in tal nu-
mero e con tale esuberanza di energia, che la nostra stessa specie, al pa-
ragone si impiccolisce, in modo desolante nel concetto del filosofo naturale.
E che saremmo noi sul globo o saremmo pure se questo torrente di
energia non agitasse cos profondamente e di continuo tutta la vitalit sulla
faccia del nostro pianeta .'
D'altronde gli insetti hanno cos larga fonte di energia specifica da
non temere confronti nemmeno colla specie umana, che pure trova nelle
sue alte facolt mentali e nella associazione un cos valido aiuto alla sua
conservazione e diffusione. Il paragone spesso a vantaggio degli insetti,
particolarmente dei sociali.
PREFAZIONE
Sono povere le nostre citt, in confronto di quelle di taluni insetti, per
cui ve ne hanno di cos popolate che d'uomini non lo altrettanto la China
iutera.
Sono poveri i nostri mezzi di diffusione di fronte ad ostacoli mal supe-
rabili, (piando l'uomo non conquister mai una terra dove non vi trovi o
ghiacci perpetui o gli insetti insediativi da padroni: quando essi volano
liberamente e gagliardamente da secoli attraverso gli spazi e noi solo di
recente abbiamo saputo (e molto male tuttavia) svincolarci da quella non
bella forma di parassitismo per cui chiediamo ad altri esseri i mezzi di
locomozione per nostro uso; quando noi raddoppiamo, teoricamente, di nu-
mero, in venticinque anni e questi piccoli conquistatori aumentano da uno
ad un milione nel breve giro di un anno.
Sono men che nulla i nostri eserciti (per cui in atto un'altra
forma di parassitismo e di cannibalismo) quando alcune specie di insetti si
presentano a miliardi per discacciare innanzi a s tutto quanto vi ha di
organizzato ed i nostri pi insigni e venerati ammazzatori d'uomini non
hanno mai saputo praticare cos etneamente il loro glorioso mestiere
di concorrenza, nei propositi d'Attila e nelle leggi dell'i uterdetto, come
questi insettucoli, cosa nel nostro concetto, per piccolezza, risibile, sanno
fare contro esseri d'altre specie.
N le nostre repubbliche, auche ideali, sono cos provvidamente costi-
tuite come quelle degli insetti sociali, dove il capo il solo e veramente
necessario, dove la divisione del lavoro assoluta e gli operai fabbricati
espressamente al loro ufficio.
X le nostre armi, u le astuzie, n gli artifici di adornamento per cui
ci pare di aggiungere attrattive alla nostra forma, n i nostri sensi, anche
col soccorso di speciali strumenti, possono rivaleggiare con quanto di corri-
spondente dona agli insetti la creazione.
Potremo noi sostenere la lotta contro concorrenti cos formidabili '!
Xoi non saremmo ora n mai saremmo esistiti se gli insetti non tro-
vassero in seno al loro proprio gruppo, specie contro specie, il freno pi
efficace alla incommensurabile invadenza di ciascuno di loro. Tutto ci
degnissimo argomento di studio per la specie che, forse a ragione, certo
con poca modestia qualifica s stessa per sapiente.
D'altronde qui il sapere quasi una necessit. Se in concorso con altre
specie resistiamo, solo per quegli artifici che vengono suggeriti dalla co-
noscenza dello stato delle cose intorno a noi. L'uomo ignorante l'animale
il pi infelice della creazione, la vittima designata nella lotta per l'esistenza,
perch vi si presenta nudo delle sole armi che per sua natura atto a ri-
vestire.
Vi ha perci un limite minimo necessario alle cognizioni nostre delle
cose naturali e questo limite colla concorrenza continua che noi stessi
ci creiamo ed aumentiamo, coll'iucremento dei nostri bisogni e del senso
della dignit nostra, tende a spostarsi sempre in avanti; e quello che sem-
brava peregrino sapere ieri, cosa di volgarissima cultura domani e se ba-
stava, comunque a disagio ieri, non sarebbe sufficiente oggi e molto meno
domani.
Il substrato di verit acquisite, che ci accresce di continuo la santa e
(piasi divina coorte degli scienziati, spigolato nelle sue conclusioni, concen-
trato quasi in assiomi e presentato senza la trama del metodo e dell'ana-
lisi, entra nel dominio comune con aspetto meno astruso ed arduo, popola/re
come si dice.
prefazioni:
Ma anche i limiti del sapere popolare si spostano innanzi ed cos che
un trattato in tale veste che sarebbe sembrato di altissima scienza pura
alcuni decenni fa, ormai sapere volgare, che se rimane in tal limite non
pu salvare chi se ne crede ornato abbastanza, dalla qualifica di pressoch
insciente e non gli pu essere utile gran che.
Un trattato popolare sugli Insetti, oggid, quando ormai il bisogno ne
veramente sentito e per curiosit e per vera necessit di conoscere con
chi siamo e contro chi lottiamo e come possiamo tentar difesa alle con-
tinue usurpazioni in nostro danno da parte di questi assidui nostri concor-
renti, non pu veramente modellarsi su quelli gi vecchi, che sono tuttavia
alla mano.
Occorre conoscere intimamente gii Insetti nella loro natura, molto pi
precisamente di quello che si fatto fin qui, e conviene dirne anche su ci
tanto che se vi sia chi voglia incamminarsi sulla buona via dello studio
dell'entomologia (giacch gli entomologi veri sono assai scarsi) trovi una
traccia sicura a questa non breve scienza. Ecco perch io credo mio com-
pito di fare la dovuta parte alle cognizioni anatomiche, tiel primo volume,
ossia nella morfologia.
Lo studio poi della vita e dei costumi degli animali che sono oggetto
del presente libro, ossia la biologia, [recato pi innanzi di quello che
negli scritti popolari d'oggi, come utile e come si conviene dopo tante
belle scoperte di questi ultimi anni, deve esso pure svolgersi con sufficiente
larghezza, tanto pi che vi si accumulano fatti di singolare attrattiva anche
alla lettura amena e sembrer questo sempre il pi piacevole lato della,
storia degli insetti, ma ha le sue vere basi sulle cognizioni anatomiche.
E la biologia mostrer quello che dagli insetti dobbiamo attendere di
vantaggioso a noi e quel molto meno che dobbiamo temerne ed il lato
pratico dello studio risulta finalmente come corollario alle pi rigide co-
gnizioni fondamentali.
Questa la ragione ed il limite del presente scritto sull'attraente ma
pure vastissimo argomento, cos vasto che con molta fatica si potr com-
prendere in poche centinaia di pagine, tanto meno bene quanto minore la
virt di chi si accinge a ci.
E se non fosse il lungo studio ed il grande amore che per quasi un
trentennio mi occupa e rapisce dietro questi viventi gioielli della natura,
ed il desiderio di farli altrui largamente conoscere ed ammirare, io temerei
di non trovar venia per aver troppo presunto delle mie forze di fronte al-
l'alto compito.
CAPITOLO I.
BREVE STORIA DELL'ENTOMOLOGIA
U cos numerosa schiera di viventi, come lineila degli
Insetti, non poteva certamente passare inosservata ai
nostri occhi e se ne trova menzione anche nei pi an
tichi testimoni della umana coltura. In molti passi della
Bibbia, ad es., gli insetti sono ricordati, sia a rappre-
sentare la pi infelice espressione della animalit, nel
loro aspetto di vermiciattoli oscuri e vili, sia in quello
della loro meravigliosa e splendida veste, come del loro
intervento (piasi fatale nella vita nostra.
Gli Egiziani divinizzavano uno scarabeo stercorario
(Atheucus) (piasi immagine di una specie di Atlante e ne scollavano l'effigie sacra,
come si vede spesso negli avanzi della loro civilt antichissima.
Nozioni pi precise troviamo negli scritti di Aristotile (384-322 a. (f. C),
il primo ed il pi insigne fra gli antichi scrittori di cose naturali.
Come in tutti i suoi moltissimi libri, coll'improntii del vero genio, Aristotele
ha lasciato, nella sua Storia degli animali e nel Trattato della generazione degli ani-
mitli, alcuni dati molto minuti di anatomia e di biologia de^li insetti. Sono inoltre
esposte vedute cosi profondamente geniali, che Oggid, dopo tante ed accurate ri-
cerche, colle quali dapprima sembrava doversi scostare affatto da alcuni suoi con-
cetti, vi si ritorna finalmente, ammirando la singolare intuizione, per cui sono quasi
divinate alcune delle pi intricate questioni ed afferrate nella loro essenza, nel
modo il pi chiaro ed esatto.
Cos, la stessa definizione di insetto (rjroa-y.) secondo Aristotile, che accenna al
carattere essenziale di una divisione metamerica di questi animali, visibile su tutta
la superficie del corpo, e assolutamente incisiva e mirabilmente acuta. La posizione
sistematica, del gruppo degli insetti in quello degli Aneima, cio animali sprovve-
duti di sangue (insieme coi Malachia o Cefalopodi, i Malacostraeea o Crostracei,
e gli Ostracoderma o Molluschi), mentre ne stanno molto pi discosti gli Apoda
(Vermi), la riunione degli Aracnidi e dei Miriapodi insieme negli Entonia, corri-
sponde, nelle sue grandi linee, alla classificazione anche ora adottata.
Non e che gran tempo di poi, almeno mille ed otto o novecento anni pi
tardi che, pei' le osservazioni del Malpighi e di altri posteriori, si riconosce la
presenza di un liquido circolante (cosi detto sangue) anche negli insetti e la pa-
CM'IIOI.O CHIMO
rubi imi inni accenna a determinare un errore. Ma se pensiamo che non possi
bile ammettere che ad Aristotile sin sfuggita una cos semplice osservazione come
quella di un liquido circolante negli insetti, quando esso stravasa abbondante
alla sola puntura e l'animale muore dissanguato; se, d'altro canto, si pone mente
che precisamente ora revocata pi gagliardamente in dubbio la natura del liquido
circolante negli insetti e gli negata quella di sangue vero (come io stesso ho
lungamente discusso in miei scritti sulla ninfosi, 1901), si vede che nel concetto
aristotelico, per sangue si intendeva assolutamente un liquido pigmentato di rosso
e tale liquido non si trova inai negli insetti; mentre negli altri aneima di Ari-
stotile ha tinta dal verde alla serie cianica.
I Venni tino ad ora sono stati distinti dagli Insetti ed soltanto di recente
che l'Haeckel, con altri, propone di avvicinare gli Anellidi agli Artropodi, secondo
il concetto del Cuvier, ma il Linneo, il sagacissimo sistematico, non la pensava su
ci diversamente da Aristotile.
Quanta distanza da (presta cos felice intuizione della posizione degli insetti
nel sistema, da quella, ad es del Rauniur. di un uomo, cio, d'altro canto cos
diligente osservatore e di merito pur insigne, il quale, pur avendo per anni stu
diati con tanta diligenza ed acutezza gii insetti ed illustratene le abitudini, nei
suoi classici volumi, fondamento della biologia di questi animali, quando ne do-
veva circoscrivere la posizione sistematica (1683-1757) esponeva di questa maniera
il concetto di insetto:
Gli anelli di cui il corpo di una infinit di piccoli animali composto,
le specie di incisioni che si trovano alla giuntura di due anelli, hanno fatto loro
dare apparentemente il nome di Insetti, che al giorno d'oggi non pi ristretto
a quelli che hanno cotali incisioni. Non si esita punto ad introdurre una lumaca
nella classe degli Insetti, quantunque essa non abbia anelli distinti .
E di questo passo il KAnin: accoglie non solo le stelle di mare e tutti i
molluschi nel gruppo degli Insetti, ma va anche pili oltre assai :
Io accorderei volentieri egli dice alla classe degli Insetti tutti gii
animali, che per loro forma non possono collocarsi nella classe dei Quadrupedi
ordinari, in quella degli Uccelli ed in quella dei Pesci. La grandezza di un ani
male non deve punto bastare per accoglierlo nel numero degli Insetti .... Un
Coccodrillo sarchile un furioso Insetto; io non avrei davvero alcuna difficolt a
largii questo nome. Tutti i Rettili appartengono alla classe degli Insetti, per le
stesse ragioni per cui i Vermi di terra vi appartengono .
Se ho riportato questi due brani, che non tornano sicuramente a lode del
Raumur, non e certo per scemargli merito, quando tutti gliene riconoscono tanto
e cosi insigne nei campi della Fisica, della .Meccanica, della Metallurgica e della
Entomologia stessa, ina per mettere nel giusto rilievo quelli di Aristotile, che
pur scriveva tanti secoli prima dei primi indagatori della Anatomia degli Insetti
e d'altri animali ; al (piale, pi che l'essere vissuto nei primi albori della scienza,
ha nociuto la sconfinata caparbiet dei suoi ammiratori, che hanno ottenebrato il
mondo per cosi lungo tempo, inchiodati alla lettera aristotelica, nel disprezzo as-
soluto dell'esperimento e dell'osservazione. Ma Aristotile ammoniva : < Giover
sempre meglio richiamarsi alla osservazione, piuttosto che al ragionamento :
non si dovr accordare fede alle teorie, quando esse non sieno in armonia coi
fatti osservati .
Galileo, il fondatore del metodo sperimentale ed il Redi che lo ha applicato
con tanto scrupolo allo studio delle scienze biologiche, lottando con tanta (iena,
ma pur con fortuna contro gii Aristotelici, non hanno altra insegna.
Anche una delle pi difficili ed intricate questioni, (piale e quella della par-
BREVE STORIA DELL'ENTOMOLOGIA
tenogenesi, divinata, nell'Ape, dallo stesso Aristotile e vi giunge egli quasi per virt
di razioncinio, basandosi su pochi tatti. Pure meno felice nei particolari e non
pu distinguere bene la partenogenesi dall'ermafroditismo. Del resto su ci le
questioni che si possono recare innanzi sono tutt'altro che risolute in modo sod-
disfacente e torse la distinzione fra ermafroditismo e partenogenesi non cos
limpida ed assoluta eoine generalmente si ammette.
Ma Aristotile stesso conviene che sono necessari altri tatti in appoggio alla
sua teoria sulla generazione partenogenica dell'Ape.
Qcco egli esclama, dopo esposto il suo modo di vedere ci che il
ragionamento ed i fatti osservati sulle api ci insegnano della loro generazione;
ma non si sono ancora l>ene osservati i fatti e quando si saranno tutti raccolti,
giover sempre meglio riportarsi alle osservazioni, anzich al ragionamento .
Occorreranno due mila anni perch questi fatti vengano alla luce completa-
mente ed il ragionamento di poco modifichi quello di Aristotile.
Errata invece la teoria della riproduzione negli Insetti, esposta da Aristo
file, e non precisa nemmeno quella del loro sviluppo in generale, per cui egli ani
mette una fuoriuscita di forme direttamente simili all'adulto dalle uova dalle
larve deposte dalla madre. Ma qui dobbiamo considerare che, per Aristotile, sono
Insetti anche gii Aracnidi ed i Miriapodi e che se gli ultimi sorgono dalle uova
poco dissimili dagli adulti, i Ragni, che possono benissimo aver fornito argomento
ad idee generali al filosofo stagirita, nascono esattamente configurati come i loro
progenitori.
Nella descrizione di casi speciali il sapientissimo e invece molto preciso
e felice. Cos, al cap. XVIII del libro V della Sturiti degli uni muli, egli de-
scrive assai bene le metamorfosi dei Lepidotteri. Le farfalle provengono af-
ferma Aristotile da bruchi. Essi sono dapprima non pi grandi di un grano
di miglio, in seguito sono piccoli vermi, che in capo a tre giorni appaiono come
piccoli bruchi. Quando questi bruchi hanno acquistato il loro accrescimento defini-
tivo, perdono i movimenti e cangiano di forma. Si chiamano allora crisalidi. Esse
sono avvolte in un astuccio chiuso. Per, quando si toccano si agitano. Le cri-
salidi sono chiuse in celle fatte di una materia simile ai fili di ragno. Esse non
hanno n bocca n altre parti distinte. Poco tempo dopo l'astuccio si rompe e ne
sorte un animale volante, che noi chiamiamo farfalla. Xel suo primo stato esso
mangia ed espelle escrementi : divenuto crisalide, esso non mangia pi nulla.
La stessa, cosa di tutti gli animali che provengono da verna (larve
di insetti metabolici).
Ma dove il pensiero di Aristotile raggiunge veramente una mirabile acutezza
intuitiva e a proposito del significato dello sviluppo postembrionale e della ninfosi
negli insetti metabolici.
Biporte integralmente il brano, che fa fede del fin dove possa illuminare il
lampo della genialit quando deve far senza dei fatti a base del ragionamento:
< Col tempo, tutti gli embrioni che hanno formato le larve finiscono per diven-
tare una specie di nova. L'inviluppo che li riveste indurisce e durante tutto
questo periodo essi sono immobili. Ci pu essere benissimo veduto nelle larve
di api, vespe e nei bruchi. Si pu dire che la natura ha fatto, in certo modo,
una specie di uovo prematuramente, cotanto esso e imperfetto e che la larva non
e che un uovo, ma destinato a crescer ancor molto... L'uovo ingrandisce e prende
nutrimento, tino a che sia divenuto un uovo completo. Quando l'inviluppo della
larva si e diseccato, l'animale sorte r pendolo, come sortirebbe da un uovo;
esso e allora tutto formato, esso e alla sua terza metamorfosi .
E mi L600 il Redi chiama, pi volte, uovo il pupario delle mosche.
CAPITOLO PRIMO
E gi PHarvey (n. 1578, m. 1G56) lo scopritore della circolazione del sangue,
colui che disse: orane vi/oum ex odo, ed aveva fatto molte ricerche sugli insetti, la
loro anatomia e particolarmente intorno alla riproduzione (i manoscritti andarono
miseramente perduti nell'incendio della sua casa, avvenuto in una sommossa p
polare) anche pi chiaramente definiva la ragione della ninfosi, della larva, ecc.
di questo complesso e singolare fenomeno, seguendo per un concetto affatto con-
forme a quello aristotelico. I recentissimi studi su questo argomento delle meta-
morfosi, con indagini minute e diligenti su tutti i tessuti, tendono a dimostrare
esattissima la ipotesi altamente filosofica del saggio antico. singolare che questa
chiara visione del fenomeno, cos importante ed ovvio, non abbia trovati seguaci
in osservatori, d'altronde benemeritissimi ed acuti, come lo Swammerdam, che in-
torno a questo punto, dopo lunghe e pazientissime ricerche giungeva ad ipotesi
affatto erronea, ammettendo che l'insetto adulto fosse totalmente preformato gi
nell'uovo. Questa ipotesi della preformazione ') che lo Swammerdam accolse
dopo esatte e felici indagini sulla ninfosi, ebbe come conseguenza di ritardare,
per oltre un secolo, i progressi della Embriologia, fino a G. E. Wolff (n. 1735,
m. 1777) che la batt in breccia efficacemente.
Plinio, nel sesto libro della sua Sistoria naturatts, nulla aggiunge, per quello
che riguarda gli insetti, che sia degno di rilievo a quanto ne aveva scritto
Aristotile s ).
'mi Aristotile si inizili e anche si chiude l'esame critico dei fatti riportati da altri intorno
alle cose della zoologia e della anatomia. Ne per la scuola di Alessandria, che riprendeva sotto Tolo-
iii-o I-'ilatlelfo gli studi naturali, ne in Roma agli enciclopedisti dell'epoca imperiale, fino a Plinio,
che tu 100 anni dopo Aristotile, ne per molto tempo di poi nel medio evo, parve farsi sentire
questo bisogno di accogliere con prudenza e discutere le affermazioni di dovunque venissero, in fatto
di cose naturali. Pare che si ricercasse piuttosto il mirabolante ohe il vero e la critica fu ban-
dita affatto,
Cou Aristotile cessa la lampada della genialit nel campo della storia naturale; si trovano
espositori di cose pi o meno esatte, disgregate, non mai quel meraviglioso insieme, che giungeva
a vellute generali, larghe e molto spesso giuste, anche partendo da osservazioni incomplete.
Aristotile aveva introdotto anche il diseguo in sussidio della chiarezza nella esposizione
di dati anatomici, ma tutto ci andato perduto e probabilmente il giudizio dell'opera del solo
naturalista vero dell'antichit sarebbe oggid anche pi ammirativo se la massima parte dei suoi
cinquanta o sessanta libri in proposito non fosse andata miseramente perduta.
I libri di Aristotile, diffusi a Roma come in Egitto e nel nord dell'Africa,
spariscono per un lunghissimo periodo, per non riapparire che molto pi tardi, a
risvegliare, con molta pena, gli studi zoologici. La caduta dell'impero romano.
e dell'antica civilt, il nuovo ordine di cose creato dal cristianesimo condussero
ad un periodo (dal IV o V secolo al XIII o XIV) nel quale non poteva essere
posto alla scienza, non solo per la scomparsa di un ambiente favorevole, ma ancora
') La teoria e la seguente: Il germe contiene, in miniatura, i rudimenti di tutti gli organi
ilei futuro individuo. Durante lo sviluppo questi organi non fanno che accrescersi e svolgersi,
ma non vi ha formazione di alcun organo nuovo. Perci ciascun individuo, sia animale che ve-
getale, racchiude in s stesBO gli organi di tutti i discendenti!
2 ) Plinio, pi che naturalista, sembra doversi giudicare per un enciclopedista, e si esagera
quando se ne loda soverchiamente l'opera nelle scienze naturali e si lamenta ionie una perdita
irreparabile quella ili alcuni suoi libri.
Egli e stato, pi che altro, un compilatore di ci che raccoglieva dalla viva voce o dagli
scritti d'altri, senza la minima ombra ili critica. Ne vi ha una classificazione vela e propria degli
animali, nei suoi scritti, che corrisponda, amili .la lungi, a quella di Aristotile, la quale accen-
nava a basi sulla anatomia comparata.
HHKVK STORIA DELL ENTOMOLOGIA
per ano spostamento in altri campi dello spirito umano, che attese a staccarsi per
quanto pi Si poteva dalla natura. La scienza si ritira quasi in uno stato di elisa
lide. non apparendone, di tratto in tratto, che rari barlumi.
I. 'apparente inutilit della scienza nella vita pratica, lo zelo per la nuova
tede e Podio per tutto L'empio genio dell'antichit, rappresentato spesso come
emanazione diabolica : il favoloso, il misterioso, le superstizioni inseparabili, di quel
tempo, dalla conoscenza degli animali arrestano del tutto qualunque studio delle
cose naturali. La coltura, l'insegnamento nelle scuole, esclusivamente assorbiti dai
monaci e dal clero e solo concatenato al culto ed alla fede non tolleravano alla
scienza che (pianto occorre al predicatore per moralizzare le coscienze. Ne fanno
fede molte opere del tempo (Vili al IX secolo) come Natura rerum (BEDA), De
uniremo (TTATtAUANTTR Matjrus) ; De divisione Naturae (Iohannes Scotus Eri-
GENA) ecc.
Di quel tempo appare il Thysiologus, singolare scritto, attribuito a parecchi,
certo tradotto in gran numero di linone, pi o meno completamente, e molto
diffuso, che parla di alcuni animali diversi, tra i quali della formica, del
formica-leone ecc.
Si deve agli Arabi l'aver richiamato in luce la Storia degli animali di Ari-
stotile.
Dopo Aboru Zakerija Iahia Beh Masoweiii (Mestje degli antichi), morto
ncll'XT. che scrisse due libri De Feris, De Apibu.s ; nonch Abou Othman AMRU
el Kinani el Deschahif (morto nell'868), autore del Libro degli ninnili (Kitb-
e Kaiwar) ed altri molti. Avicenna (Abou Ali el-Hosein ben Abdallah el
SCHEiCH i l-Reis Ibn Sina, 980-1037) lasci una parafrasi o commentario della
Zoologia di Aristotile, tradotto di poi da Michele Scotus, dall'arabo in latino:
ed Avehuoes (Abul \Velid Mi'hammkd ben Achmed Ibn Roschd, Hi'0-1198),
col diffondere la Zoologia di Aristotile non giunge (die a farne proibire la storia
naturale, nei secoli XII e XIII. Essa non tollerata che molto pi tardi e solo
pel modo con che fu presentata da Alberto il Grande e Tommaso di Cantimp,
accomodata agli scopi della Chiesa.
Gli Arabi adunque, pi per aver rimesso in onore gli scritti di Aristotile
che per i propri, hanno beneineritato del risveglio scientifico in generale e zoo
logico specialmente.
Ma durante tutto il medio evo Aristotile impera, non diviso da l'iinio.
Le nozioni di cose entomologiche di (pud tempo sembrano assai ristrette.
Xel Capitolano di Carlomagno, al par. 43 si fa questione del Kermes, e nel XII
secolo molti conventi ricevevano un tributo in Kermes. Si sa che dal 550 due
monaci avevano importato di China a Costantinopoli le uova del baco ila seta.
che Giustiniano coltivava in segreto. Pi tardi la sericoltura fu introdotta dagli
rabi in Spagna: nel 1130 dal re Buggero in Sicilia e nel secolo XV soltanto
penetr in Italia continentale.
Xel 1470 essa apparve nel mezzod della Francia dove si diffuse nel W I -e
colo. Anche la cultura delle api era molto diffusa, in arnie di legno, di corteccie
e di paglia intrecciata. Ma quanto alle cognizioni degli insetti si pu farsi un
concetto della loro portata e valore (piando si pensi alle superstizioni di allora
intorno anche ad animali molto pi ovvii e voluminosi.
Si crede che. per ordine di Federico li. Michele Scotus traducesse (poco
prima del IL-:;:!) la Storia degli animali di Aristotile: certo e che l'imperatore ne
dono l'esemplare all'Universit di Bologna ed e su questa traduzione che si ba
sano le tre opere pi importanti di zoologia del XIII secolo, dovute al desiderio
di acconciare l'antica scienza alle idee nuove del Cristianesimo e sono di mano
A. i:i i:i .i -i Oli Insetti, I. 2.
10 CAPITOLO PRIMO
di tre frati domenicani, Vincenzo di Beauvais, Tommaso di Cantimp ed Al-
berto Magno.
Il libro Bulinili ii iti cernale de Apibus di Tommaso , ci non di meno, pi un
trattato di moralista che di zoologo. Certo molto pi importante il suo scritto
De naturi rerum, in diciannove libri ed una prefazione, e nei libri destinati agli
animali, specialmente nella introduzione, si pn trovare traccia di una classiti
cazione e di un certo spirito scientifico. Sono enumerati parecchi insetti (api,
vespe, formiche, mosche, scarabei, cavallette, cicale, cimici, nonch miriapodi e
ragni), il tutto mescolato con rane, sanguisughe, vermi, ecc.
L'opera di Tommaso ebbe molta diffusione ed e credibile (die sia stata lar-
gamente usata da ALBERTO di Bollstatt (nato nel L193 a Laningen sul Da-
nubio) detto Alberto Magno.
De.uli innumerevoli scritti di Alberto il -rande, la Storia Naturale {Opus
iKitiiriiruiii), nei suoi ultimi libri si occupa degli animali. L'opera intera di questi
ultimi (nell'edizione di Jammy) e divisa in ventisei libri, ed e, si imo dire, una,
parafrasi di quelle d'Aristotile. Le favole vi sono sparse a larga mano ed sin-
golare che mentre se ne confuta alcune, altre sono accettate non meno paradossali.
Alcuni insetti sono descritti poco pi numerosi (die in Aristotile, mescolati a vermi,
molluschi, echinodermi, ecc. ed in modo (piasi semine irreconoscibile. Forse gli
elogi (die si sono fatti di Alberto Magno, come naturalista, sono esagerati, il suo
merito principale e ([indio, tuttavia, di aver rimesso in onore Aristotile.
Vincenzo di Beauvais e autore dello Speculimi untume (1250), opera co-
lossale, (die raccoglie tutto quanto si era scritto sino allora di cose naturali, ma
che nulla aggiunge ai libri di Aristotile e di Alberto Magno.
Cosi per (piesti autori, per la invenzione della stampa e la pubblicazione del
lesto ureco di Aristotile, nel 1427, della traduzione in latino per opera di Teo-
doro Gaza (che a Venezia soltanto, dal 147U al 1498 ebbe quattro edizioni), alla
line del medio evo gli scritti dello Stabilita avevano una Larghissima diffusione
e rappresentavano tutto il sapere de] tempo, in fatto di Storia naturale.
L'evo moderno si inizia con un notevole risveglio scientifico. Alle differenti
scuole si sostituiscono associazioni scientifiche. L'Italia la prima. Cosimo De-
Medici fonda in Firenze l'Accademia platonica ; sorge in Padova l'Accademia di
Scienze (1520); l'Accademia secretorum naturae (1560), e quella Fontani di Napoli.
Queste tre ultime ebbero corta esistenza, giacche i papi le chiusero. A Roma, nel
1590, sorge 1" Accademia dei Lincei.
Solo pi tardi l'Europa centrale entra nel movimento e ne vengono altre as-
sociazioni di dotti. Si iniziano le prime collezioni, pi che altro di oggetti di cu-
riosit, e concorre il disegno ad illustrare le cose pi singolari o pi difficili a de-
scriversi. La riforma di Lutero, la teoria di Keplero e l'opera innovatrice del Ga-
lileo, il padre del metodo sperimentale, liberano lo spirito umano dalle pastoie
del dogma ed incamminano tutta la scienza su una nuova e ben diversa via.
Anche per la zoologia si comincia ad intuire la necessita della critica e della
osservazione diretta e pi attenta.
EDOARDO Wottow (n. 1492 ad Oxford, m. a Londra nel 1555) nel 1552 pub-
blica (a Parigi) il libro De differ 1 ni is uni muli uni ed inizia una classificazione degli
animali. Il nono libro comprende gli Insetti (ed Aracnidi).
L'opera di Wotton restaura l'edilizio di Aristotile e d un primo saggio di
classificazione naturale.
Se non avesse avut itevole diffusione potrebbe essere passato sotto silenzio
il lil.ro Xittiintlis Distilline opus imcnni (1551) di Adam Loniceb (n. a Marbourg,
1528), in cui sono anche descrizioni di animali maggiori e di taluni insetti.
BREVE STORIA DELL'ENTOMOLOGIA 11
Molto pi degna di encomio e l'opera di Corrado Gesneb (nato a Zurigo, L516 ;
inorili nella stessa citt nel L565). Scrisse egli ili botanica, di medicina e li zoologia.
Eruditissimo [monstrum erudiUonis, come lo chiama Boerhaave), investigando
tutti gli autori che avevano scritto di zoologia per lo innanzi, vagliandone le
opere, non ili rado con line critica e coll'osscrvazione diletta, l'insci a comporre
un'opera i II istorili imi inni in m, de Quadrupedis vivparis, de Quadr. oviparis, ili
Ariiun natura, de Piscium et Aquatilium animantium natura, dal l.V>l al 1587;
pars postuma de Serpentium natura) illustrata da buoni disegni, clic gli merito
il titolo del pi grande naturalista del suo secolo ').
nx insectis, libri VII
i Bononiae, 1638) -i.
Negli insetti, dai quali separa i crostacei (per metterli negli altri animali
privi di sangue ) stabilisce sette gruppi. Primi quelli che fabbricano favi (api,
calabroni, vespe, pecchioni); seguono altri tetrapteri senza elitre, particolarmente
farfalle, delle quali descrive e presenta le ligure ; di poi i ditteri. Nei coleotteri
sono introdotte le locuste e gli acridi, (ili atteri con piedi : formiche, cimici.
pulci, pidocchi, grillotalpa, scorpione, ragni e miriapodi formano un gruppo di
transizione verso i vermi. Fra questi sono studiati quelli che nascono nell'uomo,
negli animali, nelle piante, nelle pietre e nei metalli ; i venni del legno, di terra
e le lumache. Le specie acquaiole, la Nepa, la Scolopendra, i venni tubicoli, la
Sanguisuga, e l'Ippocampo.
Le moltissime figure (intagli in legno) sono, pel tempo, molto pregevoli e lamio
') Tuttoci in et ili meno che quaranti! .inni e senza detrimento 'li altre opere colossali,
cinni- l.-i lti, liuti,, ni universali*, le Pandeclae, la edizione di un vocabolario greco Phavorinus) e delle
sne occupazioni professionali ili medico, nelle quali perdette finalmente la vita, lottando per due
volte contro la pestilenza.
-' i Postumo il volume De reliqttis animaibua ersangnibne. libri I\-
Il' CAPITOLO PRIMO
rie stero agevolmente anche la specie, come facile vedere, ad es. : delle Man-
tidi nostrali ed esotiche (americane), di molte farfalle ecc.
Per quanto forse FAldovrandi possa sembrare per qualche cosa inferiore al
(lesner, pure gli si deve accordare il inerito di aver tentato una classificazione di
materiale molto abbondante e di avere arricchito notevolmente la zoologia colla
cognizione di moltissime specie non peranco considerate dagli studiosi.
Iohn Ionston (Iohcvrmes Ionstowus), di antica famiglia scozzese, nato a Samter
presso Lissa. nel 1603, dopo aver studiato medicina in Germania e viaggiato in
Inghilterra, Francia, Paesi Passi ed Italia si ferm in Slesia, dove mor nel 1675.
Pubblic, nella met del secolo XVII, una grande Enciclopedia zoologica
(Storia dei pesci, degli animali aquatici senza sangue, degli uccelli, dei quadru-
pedi, degli insetti e dei serpenti) in lingua latina, ripubblicata nel 1718, sotto il
nome di Theatrutn uni/versale omnium animalium. Per ci che riguarda gli insetti,
la repartizione che ne fa l'Ionston pi logica di quella dei suoi predecessori.
Egli distingue due categorie : insetti terrestri ed insetti acquatici : nei primi
separa tre gruppi : insetti che hanno piedi ed ali ; insetti atteri ma con piedi ed
insetti atteri ed apodi. Cos sono stabilite quattro classi. Gli insetti della prima
sono provvisti di piedi e d'ali e ripartiti in due gruppi, a seconda che essi hanno
o meno elitre. Nel gruppo senza elitre sono disposte le api, le libellule, le cimici,
le farfalle, le mosche (fra queste qualche Ecneumonide). Nel secondo gruppo,
caratterizzato dalle elitre, le cavallette ed i coleotteri. I terrestri atteri con piedi
comprendono, per Ionston : le formiche, gli scorpioni, i ragni ecc. ed infine i bruchi.
Tra gli insetti acquatici sono mescolati le stelle di mare, i vermi marini, la Lam-
preda il Sygnathus, l'Ippocampo, assieme alle cimici d'acqua ed a larve acqua-
tiche. Il testo accompagnato da figure, tolte, per lo pi, dall' Aldovrandi e dal
Gesner e, con innovazione opportuna, incise in rame, anzich intagliate nel legno.
L'opera dell'Ionston chiude la serie di queste raccolte enciclopediche, carat-
terizzate bens da una erudizione sempre maggiore, ma tutte deficienti, perci che
si limitano alla pura descrizione esterna di forme animali varie, senza lasciare
alcun posto alle nozioni relative all'organizzazione ed allo sviluppo degli esseri con-
siderati. La mancanza della nozione di specie e di genere, nonch di definizione
precisa e di nomenclatura scientifica sono grande ostacolo al riconoscimento delle
forme, specialmente se esotiche.
Minor conto pu essere tenuto delle oliere di scrittori ascetici del tempo, pre-
occupati li accomodare le nozioni zoologiche a benefizio del fedele cristiano: nelle
(piali le pi strane favole, a proposito di animali citati senza alcun online e me-
scolati nella maggior confusione, hanno il pi largo dominio.
Giovanni Spekling (1603-1658), Ermanno Enrico Fkey ed altri possono
essere dimenticati nella storia della zoologia, senza grave danno della scienza.
Questi scritti per aprirono il campo a tutta una letteratura di zoologia bi-
blica e tra gli eruditi primeggia il BOCHART (1599-1667, nato a Rouen) col suo
Hierozoikon, che nel secondo libro tratta anche degli insetti citati nella Bibbia
ed e considerato un vero tesoro di erudizione, anche pi dal lato della storia e
della filologia che da, quello della zoologia.
Anche ATTANASIO KlRCHER, il dotto gesuita fondatore del museo divenuto
cosi celebre del Collegio romano, scriveva (1675) un trattato: Arca Noe, per il
lustrare con figure gli animali salvati nell'Arca durante il diluvio.
Nella prima meta del secolo XVII, agli intagli in Legno sono largamente so-
stituite le tavole in rame, dovute spesso al bulino di valenti artisti e nelle quali
si trovano figurati molti insetti.
Abramo de Bruyn (n. ir>4(>) e suo figlio Nicola (1570); Adriano Blcrmart
BREVE STORIA DELL'ENTOMOLOGIA 13
(1564-1650); Antonio Tempesta (n. e in. a Firenze 1555-1630), che lasci -'i>4 favule.
e specialmente per gli insetti i disegni In his inni parvi* atque toni nullis, quae ratio ! quanta vis ! quam inextricabilis
perfectio .; ed a proposito di cose minuscole in generale: Rerum natura nusquam
rnagis quam in ininimix tota est.
E Mouffet (m. 1599) non pot stampare il suo libro, che fu reso di pubblica
ragione (trovato finalmente un editore) nel 1634 da Teodoro di Magerne, erede del
Mouffet. La base dell'ordinamento del libro la distribuzione degli insetti in
lue grandi classi, alati ed atteri, raggruppandoli in queste sezioni secondo affi-
nit didla generale apparenza. Sotto il nome di mosehe tetraptere e diptere sono
descritti Imenotteri e Ditteri. Seguono le farfalle, il pi spesso non considerate
in rapporto ai rispettivi brucili (che sono messi negli Atteri). Vengono poi
Scarabei. Locuste, Cimici e Scorpioni, ai quali il Mouffet, rimproverando Aristo-
tile, accorda le ali. Xegli atteri vi ha maggior confusione. Sono introdotti insieme
bruchi, ninfe, uova, Staffimi, Scolopendre, la Notonecta, Ragni, Vermi di terra.
Kntozoi ed infine insetti acquatici, fra cui la Sanguisuga ed altri vermi marini.
Molto meglio aveva adunque fatto Aristotile. Alcuni dati sull'organizzazione e
sullo sviluppo sono molto inquinati di errori, che una semplice osservazione pri-
mitive (giacche i mezzi di ingrandimento non ancora erano scoperti o troppo alla mano)
avrebbe potuto evitare. L'opera e illustrato da gran numero di intagli in legno,
non molto superiori a quelli dell' Aldovrandi. Contuttoci queste figure, certo
primitive mostrano una impronta caratteristica, per cui agevolmente si pu rico-
noscere molto spesso perfino la specie ritratta, osi questi naturalisti supplivano
alla deficienza di un linguaggio scientifico preciso, di un sistema razionale e di
frasi incisive, con figure piene di errori certamente, ma anche perfettamente intuitive.
Il pittore olandese GIOVANNI Coedart disegno parecchi insetti in tutti i
loro stati, rilevandone le trasformazioni (1662 e 1667). Non vi ha sistema nei suoi
'i Aggiungevano ancora i^li amici), che siccome qualunque opera rispettabile deve proporsi
un lini- tlegn nesto ed utili', solo questa intorno ad animali imperfetti inni ne accoglieva al-
cuno, ma si riduceva ad un grande spreco di tempo, 'li spesa e ili fatica.
1 1 CAPITOLO PRIMO
libri, n troppi insetti vi sono ritratti, ma la sua opera, in riguardo alle cogni-
zioni biologiche, certo molto importante.
Dal lato della morfologia merita riguardo il libro di .Iacopo Wolf (De in-
sedia in genere, Lipsia 1009) che accorda una specie di sangue, per quanto inco-
loro, a questi animali, ma nega loro la respirazione, mancando essi di polmoni.
Come si vede l'Anatomia, che con Andrea Vesalio (Witting de Wesel, 1514
1504), Bartolomeo Eustachio (m. nel 1574), Volcher Coitier (1535-1600), Fabricius
d'Acquapendente (1537-1619, professore di anatomia a Padova nel 150.". succeduto
al Falloppio); con Marco Aurelio Severino (n. in Calabria nel 1580, in. a Napoli nel
1050); eoll'Harvey (1578-1657) ; con Tommaso Willis (1622-1675) aveva fatto cos ri-
levanti progressi, perci che riguarda l'uomo e gli animali superiori, non era
gran fatto avanzata a proposito di animali pi bassi, compresi gli insetti.
Nei primi anni del secolo XY11 scoperto il microscopio, e la sua inven-
zione va attribuita, pi che ad altri, ad un italiano, sia esso il Galileo od il Fon-
tana o forse ad ambedue giunti allo stesso risultato ciascuno per proprio conto
e all'insaputa l'uno dall'altro ').
Xel XVI secolo si erano usati mezzi di ingrandimento per disegnare piccoli
animali nel loro insieme.
Un italiano, Francesco Stelluti, fu il primo che us, con metodo, il mi-
croscopio, ricercando e disegnando ingranditi gli organi dell'Ape (Apia/rium ex fruii
Uspiciis tlienlii principia Federici Goerii Jjynce depromptum, quo universa
mellificum favuli a a sui.s praegeiierihun derivata, in swas species ne differentias in
physicum conspectum adducitur Eomae 1625). Ma furono due uomini, il Mal-
pigli ed il Leuwenhoek i quali superarono di tanto i loro predecessori, che pu
ben essere detto datare da loro l'introduzione del microscopio in aiuto alle scienze
naturali.
MARCELLO Malpighi il fondatore della anatomia degli insetti.
Nato nel 1628 a Crevalcore (Bologna), studi a Pisa, allievo ed amico di
Alfonso Borelli. Fu poi professore a Messina. Xel 1666 professore di medicina
a Bologna e nel IO'.] medico particolare di Innocenzo XII, a Roma, dove mori
nel 1694.
L'opera di questo grande italiano, nel campo delle scienze naturali, difficil-
mente si pu riassumere in pochi tratti e la sola Bibliografia Malpighiana, com-
presa la postuma, richiederebbe parecchie pagine ''). Abbandonando le questioni
') Anclic (li questa acoperta vi ha bene ehi attribuisce il merito ad altri di altri paesi, risa-
lendo fino al 1590 e 1600, nel qua! tempo i due Ianssen, padre e figlio, di Middelburgo, fabbri-
canti li lenti da occhiali avrebbero inventato il detto istrumento.
Contuttoci le testimonianze pi degne di lede, ad es., Clemente de Nelli (Vita e Comm. lette}'.
,/, a. Galilei Losanna 1793); di I. Poggendorff (Hist. de la Phisque, Paris, 1883), di Raffaello Ca-
verini (Storia del Metodo spi riunii, in Italia, 1891) ecc., assegnano recisamente a Galileo od. al
Fontana l'invenzione lei microscopio composto (ila min confondersi eolle eos dette perline olan-
desi delle quali fu inventore il Viviani e che null'altro sono se non una seda lente ad uso di
microscopio semplice).
Galileo costruiva e regalava i suoi primi microscopi composti nel Itili e non ostante le af-
fermazioni dell' Huyghens non se ne pu seriamente attribuire la prima invenzione a ( lornelio Drebell
di Alkmaer. elle la taceva conoscere in Inghilterra nel 1821. Alleile il Boccalini, in un'opera :
Ragguagli d Parnasio, Venezia 1612, parla dei microscopi composti, come di cosa ormai nota assai
lune in Italia.
11 Fontana rivendica a s' la scoperta e prima costruzione del microscopio (dal telescopio di
Keplero invertito), ma solo a datare dal 1618, mentre certamente Galileo donava al Cesi di Roma
ed a Casimiro re di Polonia i suoi primi microscopi nel imi. lb'12.
) Vedi il libro di Aiti Gaetano, Notizie editi iti inedite tirila vita e delle opere di M. Mal-
pighi r !.. Bellini, 1847, dal quale riproduciamo la bella incisione raffigurante il grande Bolognese.
1REVK STORIA DKLL'kXTOMOI.ogIA
15
di medicina e li fisiologia studi, come si meritava, L'organizzazione degli ;i n i-
mali e dei vegetali, per s stessa. Pu ben essere detto che egli tu il primo a
lare della morfologia pura.
La sua Anatomia vegetale Ita posto i primi tratti della teoria cellulare dei
corpi organizzati, come pu essere detto elle tu egli il primo ad usare metodi di
tecnica anatomica, praticando la eottura, la macerazione e, appresa dallo Swain-
y,OL/i&tfa&na i//.j.
JZfZ-.tyftt / *ec&
M-AIRCTIXO MAIL]?IH3;
merdam, la iniezione nei piccoli vasi di materie liquide atte a solidificare. Se
unendo il suo concetto, che lo studio dell'organizzazione degli animali pi seni
plici deve essere mezzo a dilucidare quella dei pi alti e complicati, affermava
l'unit del piano fondamentale di organizzazione di tutti gli esseri viventi, dalle
piante, indie quali scoperse gli elementi cellulari {utriculi) e ne comprese l'impor-
tanza, attraverso agli animali pi bassi, fino ai superiori. I suoi lavori sul fegato,
sulla lingua e sull'organo del tatto, sulle mucose; quello classico e fondamentale
Iti CAPITOLO PRIMO
sullo sviluppo del pulcino ecc. rimangono quali insigni monumenti nella storia
delle scienze biologiche.
Celebratissima l'opera del Malpighi sul Baco da seta (De Bombyce Lon-
dini, 1669), del quale studi l'interna confonnazione, non soltanto nella larva, ma
ancora nella ninfa e nell'adulto, ed il primo lavoro anatomico completo condotto
su un artropodo. Malpighi mostr nel baco da seta, oltre alla particolare strut-
tura degli organi esterni, ancora la fabrica del tubo (linciente, descrivendo le
ghiandole di escrezione annesse, le quali hanno tuttora il nome di vasi maljri-
ghiani ; descrisse il tubo pulsante dorsale, che riconobbe pel cuore; il sistema
nervoso; le ghiandole sericipare e tutto il sistema tracheale, col (piale lece vedere
come gli insetti respirano. Scoperse nella larva i rudimenti degli organi sessuali,
che riconobbe completamente poi negli adulti e paragon gli organi pi impor-
tanti con quelli di altri insetti.
Dovremo tornare spesso a dire di queste scoperte del Malpighi, trattando
dei singoli sistemi.
Non si pu andare molto errati giudicando il grande di Crevalcore, come il
primo rappresentante della scienza moderna.
Un contemporaneo di Malpighi, cio Antonio di Leuwenhoeck, nato a
Delft nel 1(332 e quivi morto nel 1723, consacr cinquant'anni di sua vita a
scrutare col microscopio le curiosit della natura. Pi che uno scienziato, che
come il Malpighi usasse del microscopio con indirizzo scientifico e metodo, il
Leuwenhoeck tu un amatore, che chiedeva 'al microscopio un quieto piacere. Cosi
egli riusciva a scoperte importanti in molti rami della storia naturale.
Dal lato della Entomologia, il Leuwenhoeck studi le pulci, le mosche, di-
versi coleotteri, ecc. rilevando con cura la fabrica degli occhi composti, o fatti
relativi alla riproduzione degli insetti. Not la generazione agamica degli afidi, ecc.
Un insigne quanto infelice naturalista, a cui l'Entomologia deve assai, fu
Giovanni Swammerdam, che, conoscendo perfettamente l'anatomia e seguendo
con obbiettivo sicuro un programma di ricerche, investig l'intima conformazione
degli insetti, indagando in particolar modo il difficile problema delle metamorfosi.
Swammerdam, nato nel 1637 ad Amsterdam, di padre farmacista, fu laureato in
medicina nel 1667, ma, invece di esercitare la professione, si dedic interamente
allo studio della natura, ci che gli apport amarezze e dolori e lo condusse a
morire povero e deserto nel 1680. La sua vita non fu che un lungo martirio.
Fu inventore del metodo di iniezioni vascolari con liquidi, per facilitare lo
studio dei vasi.
In relazione agli insetti i lavori pi importanti dello Swammerdam sono l'a-
natomia della Mosca Asilo, quella dell'Efemera e della Libellula, del Pidocchio ; lo
sviluppo della Vanessa e le sue osservazioni sulle api, delle quali riconobbe le
tre forme sessuali.
Sopra tutte importanti sono le sue ricerche sulle metamorfosi degli insetti.
Il libro fu pubblicato nel 1669, un anno innanzi di quello del Malpighi sul
Bombice. Ne sono (presti i soli meriti scientifici dello Swammerdam. Oltre a ci
il suo libro postumo ') Bibita Naturae rimasto fino alla nostra epoca pressoch
l'opera pi considerevole di questa parte della Zootomia.
Si era tino allora creduto che il bruco si trasformasse bruscamente in crisa-
lide e quindi in farfalla. Swammerdam mostri che la farfalla contenuta nella
crisalide e che gli organi si trovano, in traccia, nel bruco. Nella metamorfosi
') Pubblicato inulto tempii dopo la morte dell'Autore, cio nel 17H7, per cura ilrl Boerhaave,
che nella prefazione fa una lunga biografia ilei naturalista olandese.
BREVK STORIA DELL'ENTOMOLOGIA 1"
udii veni trasformazione, ma semplicemente esposizione ili organi preesistenti.
Swammerdam distinse ancora le vere metamorfosi dai semplici cangiamenti
di pelle e fonilo su questi fatti la base di una classificazione naturale.
Duole rilevare per die. partendo da questi l'atti veri, lo Swammerdam ac-
cogliesse i' sostenesse la teoria erronea clic la farfalla fosse gi preformata nel
l'uovo.
Basterebbe, a perdonare questo neo dell'opera scientifica dello Swammerdam,
ricordare questa sua profonda conclusione:
Esaminando attentamente lo sviluppo degli Insetti, degli animali che
hanno sangue e dei vegetali, si riconosce clic tutti questi esseri crescono e si
sviluppano secondo una medesima legge e si rivela come sia falsa l'opinione
della generazione spontanea, che attribuisce a cause fortuite effetti cotanto rego
lari e costanti .
La ipotesi della generazione spontanea, clic faceva nascere dai piii strani
ambienti e specialmente dalle sostanze in decomposizione tutti i piccoli animali
ed auclic taluni dei pi grossi, era, si pu dire, il cardine fondamentale delle
scienze biologiche del tempo. Ed appunto contro questa ipotesi che si levo, con
tanto animo e fortuna, un grandissimo nostro, Francesco Redi.
Ma a ipiesto punto bene, entrando a trattare delle scoperte d'indole bio-
logica, accennare, anche di volo, allo stato delle cognizioni sulla vita degli ani-
mali in genere e degli insetti in particolare, che vigeva nell'epoca e ci servir
a comprendere la portata e l'opportunit dell'oliera del sommo naturalista aretino.
L'antica prudenza aristotelica, la (piale non dimenticava la critica nell'ac
cogliere le affermazioni volgari in fatto di cose naturali, sembra perduta nei suoi
successori. Si e gi detto che Plinio non fu certo occupato da questi scrupoli,
nel compilare la sua storia naturale, come di poi tutte le pi strane immagina-
zioni di poeti e di fantasie vivaci, le (piali ora stupiscono al solo pensiero di
dove possano aver avuto origine, passarono li bocca in bocca, di scritto in iscritto,
come fatti assolutamente certi.
Per verit lo spirito di controllo appare molto tardivamente e eerto ora si
pu considerare come una singolare anomalia ed aberrazione del pensiero amano
il fatto, altra volta cosi comune, di filosofi che si prendevano grandissima pena
per confutare, col sussidio di tutti gli artifici della parola e con uno sforzo di
erudizione meraviglioso, affermazioni alla mano, quando la semplice, facile e solle-
cita osservazione diretta, avrebbe fatto assai pi presto e meglio d'ogni altra cosa. Non
possiamo assolutamente comprendere ci oggimai, quando l'educazione attuale, anzi
forse la conformazione, (piasi direi materiale del nostro centro pensante, cosi orien-
tata che non vi ha rozzo nomo che a qualsivoglia, anche semplice proposizione, non
pensi immediatamente alla prova. questo senso di dubbio, che rappresenta la
base della scienza ed e caratteristica esclusivamente del tempo attuale, (pianto ne
e suo vanto grandissimo.
iacoli Thomasius che (1659) scrive un intero trattato, pieno di erudizione per
dimostrare che la talpa e cieca, senza peri) mai fare una sola osservazione in
proposito su questo animale; Wolfang Waldung (1619), che scrive un lungo
libro sulla lepre. ]iarla a lungo della sua propriet di ruminare e suppone quattro
stomachi come nei ruminanti, ma senza mai accertarsene direttamente, e
cento altri die potrebbero citarsi, con criteri conformi, mostrano bene questo
singolare indirizzo ed accrescono il merito del Rdi, che seppe liberarsi da cotali
ceppi scolastici per tentare la sola via giusta, quella dell'esperimento.
Con Virgilio non vi aveva chi non ammettesse che i bacili da seta possono
A Bekli.se, Gli Insetti, T. ;;.
18 CAPITOLO PRIMO
originarsi da un vitello putrescente, nutrito in vita con foglie ili gelso e ci
quando ognuno vedeva i bachi nascere da uova. Un gran numero di scrittori del
medio evo e dei primi secoli del moderno ammettono, come tatto certo, l'esistenza
degli uccelli arborigeni, cio nascenti dalle frutta di certe piante, o la speciali
conchiglie marine. I bruchi, secondo Plinio, sono prodotti da rugiada condensata,
e Plonston, sopracitato, non ne dubita punto. P. Romaici (1680), afferma chea
Friburg una femmina aveva espulso per bocca un gatto, e che il dott. Mattei
possedeva un'oca vivente sortita di pancia ad altra donna. G-io. Battista Porta
vuole che il rospo nasca dall'anitra putrefatta sotto il letame ; il gl'eco Scoliaste
di Teocrito, che dalla morta lucertola nascano le vipere. Avicenna sostiene che i
capelli delle donne tenuti in luogo umido e percosso dal sole si mutano in ser-
penti, ed Atanasio Chircher insegna sinceramente la maniera di fabbricare a mano
serpentelli di qualunque razza con terra ed acqua piovana; come con acqua, bassi-
lieo e detriti di scorpioni morti si formano scorpioni vivi. Plinio, Ebano ed altri
fauno nascere serpenti e vipere da cadaveri d'uomini, purch facinorosi, e ci
creduto anche da Fortunio Liceto, dimostrato poi con grandissima erudizione, come
verissimo, da Marco Aurelio Severino. Iacopo Ollend. medico di altissimo grido,
affermava che nel cervello di un eerto uomo Italiano nasceva uno scorpione per
avere il soggetto troppo odorato il bassilico ecc. ecc. Gli animali favolosi, come
il liocorno, la fenice, il drago ') ecc. sono oggetto delle pi alte discussioni, non
gi intorno alla loro esistenza o meno, ma circa la natura loro e le maraviglie
di cui sono causa.
Intorno ad animali temuti con ragione o senza, od altrimenti pi volgar-
mente noti, si crea tutta una letteratura di scrittori fantasiosi, i (piali sembrano
gareggiare nello attribuire nuove ed inaudite attitudini all'oggetto dei loro scritti
e discutono animatamente fra loro: ad es. intorno alle modalit pi opportune
per far nascere le api dalle carni putrefatte del toro, mentre la cosa in massima
e accolta come verit assoluta da tutti gli scrittori antichi e pi recenti, che hanno
avuto occasione di dirne e non solo da poeti come Virgilio, Ovidio, etra i pi recenti
dal nostro Rucellai, ma da scrittori di cose naturali come Varrone, Plinio e tra i
meno vecchi dal Gassendi, dal Crescenzi, dall' Aldovrandi, dal Liceti, dal Cardano,
dal Mouffet, dall'Ionston, dal Bartolini, dal Sachs, dal Chircher, dal Fabbri, ecc.
E (pianto al modo di nascere degli insetti le favole sono innumerabili e
non giova farne ulteriormente parola, quando si possono leggere nei libri del
Redi e vederne la paziente confutazione sperimentale e di tutte quelle che si ri-
feriscono alle vespe, ai calabroni, alle mosche, ai ragni, agli scorpioni, alle vipere,
alle rane, alle cavallette (che si affermava nascessero non d' altronde che dalle
caini di tonni morti e si trasformassero poi in quaglie) ecc. ecc.
Ma giova certamente riportare qualche brano tolto dalle prime pagine del
libro Esperienze nulla generazione degli insetti, dove in poche linee compendiata
tutta l'opera del Redi e ciascuno pu farsi esatto concetto della sua importanza.
FRANCESCO Pedi (nato ad Arezzo nel 1626, morto a Firenze nel 1697), scrit-
tore di eleganza insuperata, letterato ed erudito insigne, medico di corte del
granduca di Toscana, segretario perpetuo dell'accademmia della Crusca, oltre a
scritti letterari! lodatissimi, come il celebrato ditirambo: Bacco in Toscana, lascio
gran numero di scritti di cose naturali, tutti condotti con tanto retto discernimento e
scrupolosa, anzi mirabilmente paziente indagine, clic rappresentano tuttavia tesori
M Parecchi scrittori H CAPITOLO PRIMO
tutte quelle, che sono in procinto putrefacendosi li riconvertirsi in terra, e per
possente cagione adducono alcuni la putredine stessa; ed altri la naturale cozione;
e molti a queste cagioni, secondo la diversit delle loro stte, e de' loro pensieri,
ne congiungono molt'altre, che attive, ed efficienti appellano; come sarebbe a dire
l'anima universale del mondo, 1' anima degli elementi, 1' idee, 1' intelligenza dona-
trice delle torme, il calore dei corpi putrefatti, il calore dell'ambiente, e del
Cielo; e del medesimo Cielo il moto, la luce, e le superiori influenze; non essen-
dovi mancato chi abbia detto la generazione di tutti gli Entomati esser fatta
dalla virt generatrice dell'anima sensitiva, e vegetabile, della quale alcuni pie-
coli avanzi per qualche tempo dopo la morte rimangono, ed abitano nei cadaveri
degli animali e delle piante: e mentre quivi da un calor debolissimo rattenute
se ne stanno come in un vaso oziose, e (piasi addormentate, sopravvenendo il
calore ambiente, e disponendo la materia, si risentono quegli estremi residui d'a-
nime, e si risvegliano a dar novella vita a quella corrotta materia, e organizzarla
in foggia di proprio strumento. Egli c' ancora un'altra maniera di savie genti,
le piali tennero, e tengono per vero, che tal generazione derivi da certi minimi
gruppetti, ed aggregamenti di atomi, i (piali aggregamenti sieno i semi di tutte
quante le cose; e di essi semi le cose tutte sien piene. B che ne sieno piene lo
contessano ancora molti altri, dicendo, che s tatte semenze nel principio del
mondo tur create da Dio, e da lui per tutto disseminate, e sparse, per render
gli elementi fecondi, non gi d'una fecondit momentanea, e mancante: ma bens
(lure\'ole al pari degli elementi stessi: ed'in questa maniera dicono, potersi in-
tendere quello, che nei Sacri Libri si legge, avere Iddio create tuttelecose insieme.
Ma (pici grandissimo filosofo dei nostri tempi, l'immortale Guglielmo Arveo,
ancor'egli ebbe per fermo, che fosse a tutti (pianti i viventi cosa comune il na-
scere dal seme, coin da un uovo; o che venga (presto seme dagli animali della
medesima specie, o che d'altronde a caso derivi, e proceda : Quippe omnibus
viventiluis id commune est (dice egli) ut ex semine, ceu ovo. originem ducant:
sive semen illud ex aliis eiusdem speciei procedat, sive casu aliunde adveniat.
Quod enim in artes aliquando usuvenit, id idem quoque in natura contingit:
nempe, ut eadem casu, sive fortuito eveniant, quae alias ab arte emciuntur :
cuius rei (apud Arist.) exemplum est sanitas. Similiterque se habet generatili
(quatenus ex semine) quorumlibet animalium; sive semen eorum casu adsit, sive
ab agente univoco eiusilemque generis proveniat. Quippe etiam in semine fortuito
inest principimi! generationis motivimi, quod ex se, et per se ipsum procreet :
Ldemque, quod in animalium cngenerum semine reperitili'; potens scilicel ani-
mai etformare '). E prima avea detto, quegli invisibili semi, (piasi atomi per
l'aria volanti, esser da venti or qua ed or l disseminati e sparsi, ancorch mai
non si dichiari donde, e da chi abbiano la loro origine, solamente pare, che si
raccolga dalle suddette citate parole, che egli creda, clic (pici semi fortuiti vo-
!) A tutti i viventi ci i- comune, ohe essi traggono origine' da seme od uovo, sia che questo
seme proceda da altri viventi della medesima specie, sia ohe per caso derivi d'altra parte. Ci
ohe accade talora nelle arti, anche in natura avviene, clic le- stcss se cio succedano per caso
oppure per artificio, del che (secondo Aristotile) e- esempio la, sanit. Parimenti si comporta la
generazione (in quanto dal seme) di qualsivoglia animale, sa che il seme loro proceda dal caso,
sia die provenga da agente univoco e dello stesso genere. Poich anche nel seme fortuito ( -
eluso il principio movente della generazione, che da s e per se stesso procrei ; e lo stesso si in-
contra nel simili- degli animali congeneri, cio il potere di formare l'animale.
Come si vede questo ammettere la possibilit di una doppia origine al seme od uovo del
vivente, concetto abbastanza comune e diffuso di quel tempo, toglie moltissimo al merito del-
l'Harvey, clic diceva omne vivum ex 0V0, ma colla indicata clausola e lo concede tutto intero al
Redi, che fu il primo veramente, come appare dalle sue parole che riporto, ad affermare la gene-
razione dei viventi solo per semi od uova, derivati solo da parenti della stessa specie.
BREVE STORIA DELL'ENTOMOLOGIA L'I
lauti per L'aria, e trasportati dai venti procedano e nascano da un agente non
gi univoco, per parlar con Le scuole, ma bens equivoco; ed in miglior maniera
forse, e con pi soda, e stabil chiarezza detto avrebbe la sua opinione, se tra i
tumulti delle guerre civili non gli t'ossero andate male, con deplorabile pregiu-
dizio di tutta la republica filosofica, (incile molte osservazioni, che intorno a questa
materia egli aveva raccolte e notate
.... Non taceri) che per molte osservazioni molte volte ila me l'atte, mi sento
inclinato a credere, die la terra, da quelle prime piante, e da (pici primi animali
in poi, die ella nei primi giorni del mondo produsse per comandamento del so-
vrano, ed onnipotente l'attore, non abbia mai pi prodotto da se medesima u
erba, n albero, n animale alcuno perfetto od imperfetto, clic ci si t'osse, e clic
tutto ipiello, che nei temili trapassati e nato, e che ora nascere in lei e da lei
veggiamo, venga tutto dalla semenza reale, e vera delle piante, e degli animali
stessi, i (piali col mezzo del proprio seme la specie conservano. E se bene tutto
giorno scorgiamo dai cadaveri degli animali, e da tutte quante le maniere del
l'erbe, e dei fiori, e dei frutti imputriditi, e corrotti nascere vermi infiniti, io mi
sento, dico, inclinato a credere, che tutti ([liei vermi si generino dal seme paterno
e che le carni e l'erbe, e l'altre cose tutte putrefatte, o putrefattibili non facciano
altra parte, ne abbiano altro uffizio nella generazione degli insetti, se non d'ap-
prestare un luogo, <> un nido proporzionato, in cui dagli animali nel tempo della
figliatura sieno portati, e partoriti i venni, o l'uova, o l'altre semenze dei vermi,
i quali, tosto che nati sono, trovano in esso nido un sufficiente alimento abilis-
simo per nutricarsi: e se in questo non son imitate dalle madri queste suddette
semenze, niente mai, e replicatamele niente vi si ingeneri, e nasca .
Cosi scriveva il Redi, levandosi contro una credenza radicata ed universale,
certo di vedersi venir addosso, come culi diceva, la piena di tutti i filosofi,
di tutti i medici, e di tutti gli scrittoli della storia naturale, il che in buona
parte e avvenuto, ('io nonostante, e per (pianto ben pronti ed adunchi fossero
gli artigli della inquisizione, il Redi prendeva ad insegna il proverbio arabo citato
in calce al suo libro non mai abbastanza lodato, che suona: Chi fa esperienze
accresce il sapere: chi e credulo aumenta l'errore .
Fu veramente questo grande italiano il primo a muover guerra, con lunghe prove
ed efficaci argomenti al diffuso concetto della generazione spontanea, accolto
allora da tutti i filosoli di tutte le scuole e fu il Redi, che. portando in tutte le
sue ricerche un sagace spirito di indagine e di esperimento, che iterava e reite-
rava le prove con incredibile costanza '), degno successore di Galileo, introdusse
ed afferm il metodo sperimentale nelle scienze biologiche. Con Redi comincia ve-
ramente un nuovo ordine di cose.
Sorgevano intanto fuori d'Italia le tre pi celebrate accademie scientifiche.
La Societ reale di Londra (1662); l'accademia Naturae Curiosorum a Schwein-
furth (1652); l'accademia delle Scienze di Parigi (distinta e riorganizzata nel 1699),
e dietro a queste un gran numero d'altre, molte delle quali tuttavia sono in vita.
Cosi, collo spirito nuovo d'indagine e di critica, che si diffondeva grado
grado vittoriosamente, ricacciando indietro di continuo l'inscienza e l'errore, il
patrimonio di cognizioni intorno all'anatomia degli animali ed alle diverse specie
loro aumentava molto rapidamente e cominci a farsi sentire sempre pi la ne-
cessita di un sistema, che ordinasse le forme note, e di leggi generali di organiz-
') Leggami i libri sulle Esperienzt intono 'ili' vipere, quelli sui Lombrichi e quelli sulli
infiltrali, per conoscere con piale scrupolo sperimentava il Redi.
CAPITOLO PRIMO
zazione. Cos sorgono i grandi riformatori della zoologia ed i fondatori dell' ana-
tomia comparata.
Giovanni Rat (1628-1705), nato a Black-Nottley nell'Essex, considerati)
come il primo elie tent la riforma della zoologia, precisando fra l'altro il con-
cetto di specie. Bay fu il primo fra gli zoologi dei tempi moderni che seppe
abbracciare d'un colpo d'occhio sintetico i rapporti organici dei .mandi gruppi, e
pose le basi di un sistema, clic pel suo metodo, visse Ano quasi ai nostri giorni.
Non inoltre piccolo merito del Bay quello di essersi saputo finalmente li-
berare dagli animali favolosi, della cui storia sono inquinati tutti i trattati di
zoologia precedente, rome di essere stato ardente oppositore della generazione
spontanea, di essersi schierato tra gli <>ntlisti ecc.
Oltre all'opera capitale tassonomica: Historia plantarum, pubblic scritti siste-
matici sui maggiori gruppi di animali e sono tutti considerati di grandissimo
valore.
Quanto agli insetti, il volume relativo appare soltanto dopo la morte del
Bay (1710). Questo libro di una rilevante importanza, perch l'Autore tiene
conto, per la prima volta, della maniera di metamorfosi e, pi generalmente, del
modo di sviluppo per la classificazione degli insetti. Si rimane meravigliati rile-
vando, come i gruppi principali sieno stati felicemente compresi e definiti in un
sistema clic risale al X V 1 1 secolo.
Ray stabilisce due gruppi in seno agli articolati; cio delle, forme a metamorfosi (Metamorphota)
e in quelli senza metamorfosi (Ametamorohota). Nel secondo gruppo stillino gli apodi (vermi) e
quelli con incili, clic sono suddivisi a seconda ilei numero di questi arti in quelli con inulte
zampe (Polypoda), gruppo che comprende i Miriapodi (Julnx & Scolopendra, corrispondenti ai Chilo-
gnat e Chilopodi odierni); in quelli con otto zampe (Aracnidi) ed in quelli con tre zampe (Inietti
atteri).
Il primo gruppo ilei Metamorphota comprende quelli che non passano per uno state ili ninfa
immobile (Ametaboli odierni, Libellule, Cimici, Grilli, Locuste, Forficule). La sezione di quegli
insetti elle passano attraverso una niufa immobile (Metabolici d'oggid) si suddividono a seconda
dilla struttura delle ali anteriori in Coleotteri (ali ad astuccio) ed in Anelitra : questi ultimi
hanno ali farinose (Farfalle) o membranose, due (Mosche) o quattro (Api ecc).
Tutto ci che si sapeva nel secolo XVII intorno itila vita, anatomia e svi-
luppo degli insetti fu cosi bene utilizzato dal Bay. che saranno ormai sufficienti
lavori pia particolareggiati, ma, relativamente, meno importanti, per introdurre
nel sistema e circoscrivervi alcune specie mal note e condurlo al grado attuale di
perfezionamento.
I primi quaranta anni del secolo XVIII hanno veduto pubblicare lavori
molto importanti di Entomologia.
Antonio Vallisnikhi (n. 1661, a Trasihco presso Modena, m. 1730 in Padova)
lascili pregevolissimi lavori intorno ad insetti, tra i quali cito gli afidi, alcuni co-
leotteri, la tentredine delle Rose e sopratutto sugli Estridi, dei (piali scoperse le
metamorfosi e le peregrinazioni durante lo stato larvale, nonch le osservazioni
sugli insetti che vivono in altri insetti, e fu il primo a riconoscere ed illustrare
questa speciale forma di parassitismo, correggendo alcuni non esatti modi di
vedere del Redi. I suoi scritti hanno spesso osservazioni anatomiche e sono condotti
con una sapienza ed un acume meravigliosi.
Si pu rimproverare al VaUisnieri di essere stato meno felice sistematico
nelle sue proposte di un nuovo ordinamento degli insetti; ma, oltre ai ineriti
grandissimi chi' eoli ottenne nello studio di altri gruppi di animali, certamente le
sin- monografie sugli insetti sono tuttavia rimaste come l'ultima parola in proposito.
BREVE STORIA DELL'ENTOMOLOGIA 23
Maria Sibilla di Merian (nata nel 1(147, m. ael 1717) si recava nel
Surinam (1796-1701) per studiarvi La fauna entomologica, Invogliatane dalla vista
delle collezioni del borgomastro di Amsterdam. Celebrata meritamente come deli-
cata pitttrice, illustro gran numero di t'orine esotiche e pubblic una magnifica
opera sulle farfalle dell'America meridionale.
Giova ricordare, per la storia dei costumi degli insetti, i disegni di Eleazaro
Albin (insetti d'Inghilterra) : il piccolo lavoro dell'olandese Etienne Blankaai; t
sulle metamorfosi di un certo numero di insetti, ma principalmente l'opera di
F. Leonardo Frisoh (1666-1743) dal titolo: Beschreibung von (illirici Insecten in
Deutshland, in tredici parti (1720-1738), che con moltissime e diligenti osser-
vazioni e descrizioni contribu grandemente a far conoscere la vita e le metamor-
fosi degli insetti.
Il pi meritamente celebre entomologo di quel tempo fu Renato-Antonio
PERCHAULD, signore di Reaumur, nato a Roccella nel 1)683, morto nel 1753.
Insigne matematico e tsico, fu veramente un enciclopedista. Si occup di
molte (piestioni e sempre con pieno successo. I suoi lavori sulla metallurgica, la
fabbricazione del vetro e della porcellana, la tisica applicata, la sospensione delle
vetture, ecc. ecc., ingrandirono notevolmente il campo dei processi industriali.
Egli coltiv pressoch tutte le branche delle scienze naturali e particolarmente
la zoologia.
Il lavoro suo per noi pi importante la grande opera intitolata Mmoires pour
servir l'histoire des Insectes, in ti volumi (173-1 al 1742). Questi scritti rappresen-
tano un modello di pazienza e di sagace osservazione. Sono studiate le metamor-
fosi e le condizioni speciali di vita a ciascuno stato e tutto ci che si riferisce
alla vita dell'insetto.
Fu il primo ad usare arnie di vetro per studiare i costumi delle Api e riusc
a stabilire, con tutta verit, il ciclo delle tre maniere di individui. Xon semine
perii sono precise le sue indicazioni circa le specie studiate, cosicch per talune.
e purtroppo impossibile di riconoscerle esattamente.
I lavori entomologici del Reaumur eccitano Carlo Bonnet (1720-1793) a
studiare, tino dall'et di 1(1 anni, gii insetti e quattro anni pi tardi comunicava
al Reaumur le sue belle scoperte sulla partenogenesi degli alidi (Traiti' d'insec-
tiihii/ic, 1 745).
Carlo de Geer (1720-177S) compatriota di Linneo, pubblicava di questo
tempo (1 752-1778), in sette grossi volumi le Mmoires pour servir a l'histoire des In-
sectes, clic non trovarono rivali se non nell'opera del Reaumur, la quale, se non
raggiungono dal lato delle osservazioni di biologia, certo superano nell'ordina-
mento sistematico e per la illustrazione di specie inedite.
R.OESEL VON ROSENHOF pubblic dal 1746 al 1771 i suoi bollettini mensili
di Entomologia, clic costituiscono un vero tesoro di scoperte sui costumi e sulla
metamorfosi degli insetti e di alili animali inferiori.
D'altro canto il Roesel, a differenza di ci che mostrano gli scritti precitati,
(piasi contemporanei, arricchiva il suo opuscolo di tavole in rame (disegnate ed
incise da lui stesso) di una bellezza artistica e di una verit cotali, che non potranno
mai essere agevolmente superate. L'espressione propria ad ogni singola forma,
piasi la vita vi sono ritratte in modo che stupisce. Queste figure saranno sempre
un modello egregio al disegnatore di insetti.
Cosi, in un temilo breve relativamente, molti scritti, sia battendo meglio
le vie tracciate, sia aprendone nuove, anche per l'incremento grandissimo che agii
studi zoologici recavano le continue pubblicazioni monografiche di fanne di paesi
recentemente esplorati, molte opere, ripeto, avevano quasi rinnovato interamente
la zoologia e conferitole aspetto e dignit di scienza.
24 CAPITOLO PRIMO
Vedute sistematiche nuove si erano manifestate e gi il concetto di specie, per
oliera del Ray, si era venuto concretando. Anche la terminologia scientifica
era venuta acquistando precisione ed efficacia. Occorreva per di questi sparsi
materiali fondere un tutto omogeneo, ad evitare una sicura dissoluzione: ed
un uomo, il fondatore della sistematica attuale, che compie questo vasto pro-
gramma.
Cablo de Linn. tanto nomini nullum par elogium, come certamente super-
fluo presentarne la vita ed enumerarne le opere (1707-3 778) ha lasciato lavori, per
ci che concerne le scienze naturali, senza precedenti nella storia. Linneo trov
nullo il linguaggio scientifico, confuse o mal definite le specie descritte dagli
autori precedenti, rozzi ed incompleti i sistemi zoologici, u fondati su basi serie
di anatomia comparata.
Egli stabili esattamente il suo concetto di specie, cio la progenie di un solo
paio di sessuati originali di un androgino. Le forme attuali, adunque, sono rappre-
sentanti di quelle create (tot sunt species quot ab initio creatae) e devono seguirsi
nel sistema, come in natura, secondo una armonica disposizione, per affinit (na-
tura non facit saltus) di cui il sistema stesso deve essere l'espressione. Lo scopo
e dal Linneo, immaginando la nomenclatura binomio, perfettamente raggiunto.
La divisione degli animali per Linneo seguita secondo il concetto che
essa deve essere stabilita per la loro struttura ed cosi che si separano ad es.
gli Insecta dai vermi, per la presenza di arti articolati nei primi e di tentacoli
non articolati nei secondi. '
Le sezioni in cui si trovano divisi gli animali, sono, procedendo dal pi
vasto al piii circoscritto, Glasse, Ordini, Generi, Specie. E queste sezioni hanno
tutte un valore molto preciso, da gruppi indefiniti come erano per lo innanzi.
Le specie sono descritte con una frase breve e concisa e di una incisivit
tale, che una sola riga pi che sufficiente spessissimo a definire, con tutta
esattezza, quella tale specie, senza possibili confusioni con altre. Ci perch
messo in rilievo solo il carattere specifico pi saliente e particolare alla specie.
In tale efficacia scultoria Linneo non ha rivali. Le frasi diagnostiche dei
singoli gruppi maggiori, raccogliendo il complesso dei caratteri morfologici del
gruppo dimostrano come Linneo avesse avuto chiara la visione dell'ufficio della
morfologia in aiuto alla sistematica.
L'ordinamento Linneano degli Insetti migliorato di volta in volta dalla
prima edizione del Sistema Waturae alla dodicesima, che fu l'ultima. Xella prima
sono, della classe degli insetti, quattro ordini soli: Coleotteri, Angiotteri, Emitteri,
Atteri. Solo pi tardi gli Angiotteri si scindono in Neurotteri, Lepidotteri, Ime-
notteri e Ditteri.
Xel complesso, adunque, il sistema non troppo diverso da quello del Ray.
Nella seconda met del secolo decimottavo sorge uno speciale giornale, sotto
il nome di Magazin e pi tardi di Archives de VRistorie des Tnsectes (1794) per
opera di un libraio di Zurigo, Iean-Gaspard Fuessli (1741-1780) '), continuato dal
ROEMEB e dall'HEBBST. Il primo di questi illustro di figure anche gli scritti di
Linneo e Fabricius sugli insetti ((lenir insectorum Li/inori et Fabrici : iconibus il-
lustrata, Yitoduri 1 T.ss, curri -'!7 tab. col.).
StTL/KK e Schmiedlein commentavano il sistema Linneano (Scimi.. Speoimen
faunae Insectorum, Lipsiae L790), e Goeze vi aggiungeva speciali supplementi
entomologici e Carlo Clerck disegni di insetti rari, determinati secondo il
') Tradotto in francese, con 54 tav. color.
BREVE STORIA DELI. ENTOMOLOGIA
sistema Linneano. Eablonsky (1756-1787) descriveva pi estesamente gli insetti
secondo il detto sistema [Natursystem alter beWmnten in und auslaendtschen Insekten,
Berlin L785-1806, 23 voi. con tav. col. Coleotteri, Lepidotteri).
Anche pi importanti, per diligenza di ricerche, sono gli scritti del Sciiaef-
fer {Opuscolo entomologica, Regensburg, 1 7<4, ed Elementa entomologica, edit. Ili,
cimi 148 tali. aen. color. Katisbonae 1780), e l'opera di Et. L. GeOFFROI sugli
insetti dei dintorni di Parigi (Jlixt. abrge des insectes qui se troy/oent aux environs
de Paris, etc. L765-64), in cui tentata una particolare classificazione, basata sul
vario numero degli articoli del tarso.
GIOVANNI Cristiano FaBRICIUS, allievo di Linneo, nato a Tondoni nel
1745, morto nel 1808, lascia scritti fondamentali di entomologia, sia pel gran
numero di nuove specie l'atte conoscere, sia pel sistema proposto, clic si tonda
specialmente sulla diversa struttura, degli organi boccali (V. Entomologia sistema-
tica ciini supplemento et indicibus Hafniae 1792-99, Philosophia entomologica-,
sistens sdentiaefundamenta, Hamburg] 177S; MnntiK.su nsectorum, Hafniae L787), ecc.
11 sistema Fabriciano felicemente fuso col Linneano (che prende per carat-
tere fondamentale la struttura delle ali. per pera dell'lLLiGER (17.s5-l.si."".). Di
questo tempo pure un gran numero di monografie entomologiche relative a
faune locali, alcune comprendono opere di grande mole, illustrate da grandissimo
numero di figure, spesso colorate e rappresentano lavori fondamentali di entomo-
logia sistematica.
Cito l'oliera del Buc'hoz l ) sugli insetti della Francia, quella grandiosa del
Panzer su quelli della Germania 2 ), di Moyse Harris per l'Inghilterra :i ), del
Thunberu per gli insetti di Svezia '), di Scopoli su quelli della Carinola '), del
Paykull sul Coleotteri svedesi ''), del ROSSI per la tanna etnisca 7 ); e sono tutti
libri consultati di continuo anche oggid.
Trattati speciali su parecchi gruppi non mancano e sieno ricordati special-
mente lineili di G. Stoll sugli Emitteri ed Ortotteri di tutto il mondo s ), l'opera
fondamentale di Espeb 9 ) sui Lepidotteri e quella del Yoet sui Coleotteri '").
l'Entomologia dell'OLiviER n ) etc. etc.
11 grande numero di studiosi della natura, di societ e periodici scientifici,
di viaggiatori mossi ad esplorare le pi lontane regioni, determinano un pio
gresso ascensionale della zoologia, meraviglioso, nel secolo decimonono, tino ai
nostri giorni.
L'anatomia, per opera del Geopfroy S. Hilaire, del Blainville, ma sopra
tutti del Ci'vier, raccoglieva le sue sparse nozioni, per assurgere ad un complesso
armonico, mostrante il comune piano di organizzazione di tutti gli animali, quello
dei grandi tipi, diveniva insomma l'attuale anatomia comparata.
Intanto, dal Wolf (1735-1794), il primo fondatare della moderna storia dello
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26 CAPITOLO PRIMO
sviluppo, L'embriologia, per opera di Carlo Ernesto vom Baek (1792-1876), li
Cristiano Enrico Pander, del Meckel, del Ratiike, ecc. acquistava basi
certe e si collegava alla anatomia comparata per fissare le leggi fondamentali di
organizzazione e la parentela fra loro . 251 P., 57 incis., u Tav. 'la Straus-Ditrk-
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CAPITOLO II.
GRANDEZZA DEGLI INSETTI
I DETTO che la speciale conformazione degli animali
cos letti vertebrati, cio provvisti li uno scheletrii
interno non permette agli animali stessi troppo minu-
scole dimensioni e, per converso, nelle forme ricoperte
da involucro resistente, che torma lo scheletro esteriore
(dermascheletro, esoscheletro) non possibile quella ri-
spettabile grossezza alla piale possono giungere i ver-
tebra t i .
Io non trovo che questa sia una plausibile ragione
delle rispettive dimensioni le quali vediamo in atto e
temo che le argomentazioni in appoggio a cos fatto asserto sieno tutt'altro che
degne li plauso e persuasive.
D'altro canto non li cos fatte limitazioni soffre la natura. Intanto i Lini ulna.
come anche alcune gigantesche specie li Crostacei, tutti animali adunque a sche-
letro esterno sono li gran lunga pi voluminosi li un minuscolo Stira- tra i
mammiferi, <> li un Colibr tra gli uccelli, e aegli insetti stessi, i pi grossi di
loro sono ben altrimenti grandi che non i piccoli vertebrati sopracitati e molti
altri che insieme si potrebbero ricordare a questo proposito.
Sia comi' si voglia, attenendoci ora alla considerazione dell'argomento tutto
affatto oggettiva, come pare pi prudente, conviene dire die gli insetti, pianto
a dimensioni, sono compresi entro limiti molto pi ampi dei Miriapodi, ma pi
ristretti che non quelli assegnati agli Aracnidi ed ai Crostacei.
In questi ultimi poi i limiti, come ho gi accennato, sono Larghissimi, poich
accanto a l'orme gigantesche, die hanno gli arti anteriori lunghi tino a due metri
(I e ad es. : la Macrocheira Kampferi, il cui corpo lungo circa .'(> centim.)
bisogna pur annoverare altre appena visibili ad occhio nudo '). Per i .Miriapodi,
lai Pauropodi alcuni dei piali non superano il millimetro di lunghezza, si giunge
agli Spirobolidi, di cui alcuni sono Lunghi oltre 20 centimetri ed a gigantesche
Scolopendre sufiche, le piali non sono inferiori a questa misura. Negli Aracnidi
poi, dai pi piccoli Acari (Fitoptidi, Demodicidi), che possono essere anche meno
i) virimi Painurus fra i Macruri raggiungono da 70 ;i 75 centim. ai lunghezza; la
squilla uniriilalti fra gli Stomapodi pu oltrepassare i 35 centim., mentre fra gli Eucoiiepodi, Ostra-
codi, ecc. si notano tonni- quasi microscopiche.
32 CAPITOLO SECONDO
lunghi (li un decimo di millimetro, si pu giungere alle grosse Migale, le mag-
giori delle quali son larghe quanto una mano d'uomo adulto ed a Scorpioni, for-
tunatamente per noi, esotici, i quali sono anche maggiori. Fra gli insetti i pi pic-
coli si trovano certamente fra gli Imenotteri, nel quale gruppo del resto non si
< sellini specie di dimensioni cos cospicue come si hanno inveceni Coleotteri,
Ortotteri, Emitteri e Lepidotteri.
Fig. 1. Goltttliis regius King, in grandezza naturale.
Alcuni Imenotteri del gruppo dei Pteromalini (che vivono parassiticamente
entro altri insetti, e talora in gran numero entro un solo ospite) sono appena vi-
sibili ad occhio nudo, ed in questo caso si trovano appunto parecchie specie pa-
rassite, di maschi di cocciniglie, ospiti questi essi stessi talora non pi lunghi di
un mezzo millimetro e talora anche pi piccoli. Alcuni di questi Pteromalini
giungono a mala pena ad un quarto di millimetro (250 u) ').
Neppure tra i Ditteri si trovano specie di dimensioni cosi notevoli come in
altri gruppi, ma neppure soverchiamente piccole, giacch mai discendono alle di-
mensioni dei pi piccoli Imenotteri.
') Le misure al disotto del millimetro si danno in millesimi ili millimetro o micromillimetr,
elie si contrassegnano con una y greoa.
Tav.
i
\ \m
&
^ j
ra
m
*
Erebus (Thysania) Agrippina Cram.
(grandezza mttnrale).
)
'.
I
V
A. Bkkli -i C/i Inietti. Ve.!. I.
GRANDEZZA DK.lil.I INM I l I
33
Fra i Coleotteri si notano grandi variazioni nella dimensione del corpo. In
generale pu essere detto che le torme acquaiole non raggiungono misure notevoli.
La pi grossa specie, il connine HydropMlus piceus L., appartiene alle zone tem-
pia
Dynaste Hercules Limi, maschio, in grandezza naturale.
pelate (lungo al massimo 50 millim.): specie equatoriali invece sono pi piccole,
come ad es.: specie di [drofilidi del Brasile.
Anche i Coleotteri carnivori e predatori hanno dimensioni diocri. Le pi
grosse specie europee, appartenenti al genere Procerus, dell'Europa meridionale,
A. BEBLESS, Gli Insetti. T. 5.
34
CAPITOLO SECONDO
orientale e dell'Asia occidentale non superano i cinque o sci centim. di lunghezza
e li poco maggiori sono le forme tropicali ').
Grandissime sono invece Le siicele vegetariane e particolarmente quelle le
cui larve vivono nell'interno dei legnami. Nel gruppo vaghissimo dei Lamellicorni
si annoverano i giganti fra i Coleotteri. Il Megasoma Actaeon L. della Guiana misura
dieci cent, di lunghezza; il M. Elephas Fabr. del Venezuela da 115 a 120 niillim., ed
il Dynastes Hercules L. dello stesso paese, misurato col suo corno cefalico, va da 150
a l nillini.: il Goliathus
regius King della Guinea e
lungo da ino a 11)0 niillim.
Fra i Longicorni si trovano
specie esotiche gigantesche
pertinenti ai generi Macro-
toma} Enoplocerus ; Acroci-
min: Batocera; Macrodontia.
La Macrodontia cervicornis
L., misurata comprendendo la
mandibola, die molto lunga,
raggiunge i 150 millim.
Per converso i pi pic-
coli, ad es. : i Trichopteri-
gidi, i Corylofidi, ecc. sono
interiori al millimetro. 11
Ptenidium pusillum Er.
lungo da 500 a 700 ;j. (0,5 a
(1,7 niillim.). Lo Sphaerius aca-
roides Waltl. non pi di
400 y. ed il Xipmiics titilli
Newm. 350 u, come altre spe-
eie del genere Ptilium, ecc.
Fra gli Ortotteri non
si incontrano specie sovr-
chiamente piccole, come si
sono veduti in altri gruppi,
mentre invece nel gruppo
degli Acrididi e pi ancora
dei Fasmidi si incontrano
specie (esotiche) di lun-
ghezza ragguardevolissima
e sono questi certo gli in-
setti piii lunghi. Per il loro corpo e anche molto gracile e nei Fasmidi special-
mente, per verit, a t'orma di bastone. Sono specie queste molto singolari pel loro
aspetti) e ne abbiamo un campione nel Baeillus Rossii F. dell'Europa meridionale,
comune anclie in Italia, specialmente al Sud, lungo per non oltre i (io niillim.
Ma il Phybalqsoma aoanthopus Westw. delle isole Singapore, raggiunge i
262 millim. di lunghezza; una specie del Brasile {Diapheromera attrita Munii.)
Lunga non meno di l'i'.'! millim., ed una dell'Australia (Acrophylla Titan Gray)
misura in lunghezza 223 millim.
Pig. 3. Megasoma Elephas Fabr., in grandezza naturale (maschio).
Questo fatto dot minio- volumi' dei carnivori e predatori pare trovi riscontili anelli- negli
Ortotteri, perch i Mantidi pi grossi, ad es., sono tutti )iii piccoli dei pi grossi Fasmidi e di
molto. Cosi pure Locuste carnivore sono minori di que
erbivori
GRANDEZZA DEGLI [NSETT1
35
Fra i saltatori, 1<> Steirodon cifri/olia Thnbg. del Surinani misura L94 millim.
di apertura d'ali e VAcridium Lainillii Perty (del Venezuela), con im corpo lungo
da 103 a L06 millim. ha una apertura d'ali di l'.'o n 240 millim.
Fra i Lepidotteri, considerando l'apertura delle ali (anteriori), poich il corpo
Pia
4. ifacrodontia eerrieornis Limi, in grandezza naturale.
non d regola, si trovano limiti alle dimensioni molto ampi, giacch si passa
insensibilmente da specie minutissime, con 3 millim. ad ali aperte, tino alla pi
grossa, cio YErbus (Thysania) Agrippina Crani, che pu giungere ad una aper-
tura d'ali perfino di 280 millim. (corpo lungo da 30 a 03 millim.).
I L'd millim. sono raggiunti anche da Bombicidi, come ades., Attacus Gassar
Maiiss. delle Filippine. VAttacus Atlas L. (Indocina) fa 240 millim. e parecchie
36 CAPITOLO SECONDO
specie dei generi Saturnia, Actia, ecc. dell'America e dell'Asia oscillano dai 120
ai 14(1 niilliin. Fra i diurni, i maggiori si trovano nei generi Papilio, Ornithoptera,
Dniri/io, ecc. ad es. iwWOrnith. Priunms la femmina pn misurare, ad ali stese,
tino a 216 millim. e la Druryia Antimachus Drurv dell'Africa tropicale occidentale,
raggiunge i 226 millim. Anche i Morphidi dell'Asia e dell'America tropicale talora
sorpassano i 100 millim.
Per contro, i pili piccoli Lepidotteri, che sono appunto, allo stato larvale, mi-
nutissimi minatori delle foglie, ad es. nel gruppo dei Xcpticidi/li, hanno talora
aperture d'ali varianti fra i .'! ed i 3,5 millim., con un corpo lungo un millimetro
o poco pi. Di tali minute dimensioni campione la comune nostrale AntMspila
Bivillei Staint. minatrice delle foglie di vite.
Nel gruppo degli Emitteri Le maggiori specie frequentano le acque. Nel ge-
nere Belostoma si notano forme gigantesche. In Grecia nonch nella penisola bal-
canica, Dalmazia, ecc. si pu trovare il Blostoma europaeum Barensp., che misura
70 millim. di lunghezza, ma il H. ifaseo: Gst, id. sottnesofageo ; A y y, sistema nervoso della vita vegetativa ; NI, nervo
del labbro superiore: Xa, nervo antennale: F, laringe.
II. Torace Et. esofago; Gsl, ghiandole (dette) salivali : J. aorta; Mes, mesointestino; p l , p," p 3 , zampe del 1., 2.,
3. paio: al', ali del 1." paio; al-, id. del 2. paio; fi, t-, t 3 , gangli nervosi toracici.
III. Addome Ve, vaso pulsante dorsale (cuore): .-In, ano; Un, ghiandole genitali : Or, loro orifzio; Rt, retto; In. in-
testino; Mp, vasi malpigbiani (escretivi); Mes, mesointestino; a', gangli nervosi addominali.
A parte quello che ne insegner L'embrione, dove questa formazione per anelli,
anche degli organi interni e molto bene manifesta ed oltre alla configurazione
del corpo, nel suo esterno, clic abbiai letto evidentemente divisibile in anelli
distinti, almeno in tutti' le regioni ma meno bene nel capo, anche per gli organi
interni (se si eccettui il tubo digerente per l'intervento della parte endodermale,
ehi' si deve ritenere come accessoria ed aggiuntiva), la disposizione metamerica
pu essere sempre rintracciata.
('io sar messo in luce nelle pagine seguenti, dicendo di ciascun sistema di
organi.
L'insetto, adunque, e ormai cosi conformato chela regione anteriore (fig. 5, I)
del corpo (capo) ordinariamente bene distinta per un eolio dal restante tronco
contiene grandi masse nervose, delle quali una collocata -.(qua il tubo digerente
(Gs) e l'altra sotto (Gst) e sono riunite da commessure che abbracciano il tubo
digerente stoso. Adunque il sistem; rvoso perforato dal tubo digerente, ca-
rattere questo che non e nei vertebrati.
La testa reca organi del senso, specialmente le antenne {A} e gli occhi.
40 CAPITOLO TERZO
nonch appendici per la pressi e prima lavorazione degli alimenti, disposte attorno
alla bocca (B) ai lati e specialmente dietro la bocca stessa (Md, Mx v Mx t ). Inoltre
la stessa contiene la prima parte del tulio digerente (F), che si inizia alla bocca.
La seconda parte in cui il corpo diviso, regione media (torace, II) reca
specialmente gli organi di locomozione (al 1 , al 2 , p l , p~, y> 3 ), cio ali e zampe, e nel
suo interno contiene specialmente i muscoli motori di questi organi, nonch tre
masse ganglionari nervose, legate per commessure al ganglio sottoesofageo (t 1 , t*, t 3 ),
talora riunite in un'unica massa e che decorrono sotto il tulio digerente, tutto af-
fatto sulla faccia ventrale (interna); contiene inoltre, parte del tubo digerente (Es
e Mes) compreso fra le masse muscolari che muovono le appendici di locomozione
ed al dorso scoile la parte non contrattile (aorta) del vaso pulsante (Ah), che at-
traverso al collo penetra sino dietro al ganglio sopraesofageo. 11 torace sepa-
rato pi o meno bene e distintamente dall'addome.
La terza regione (111) in cui il corpo degli insetti si divide V addome. Esso
contiene specialmente gli organi di escrezione (Jl/jp) e sessuali (Gii), nonch la
maggior parte del tulio digerente (In, I\'t) che si apre fra gli archi dell'ultimo
anello (An). Le ghiandole sessuali stanno ai lati del tubo digerente, sospese agli
archi dorsali, ma coi loro condotti si portano al ventre, sotto il tubo digerente
medesimo e si aprono fra gli ultimi ardii ventrali dei somiti posteriori (Or). Inoltre
l'addome contiene, al dorso, la parte pulsante del cos detto cuore (Vs).
Oltre a ci, considerando che gli organi Iella respirazione (non disegnati
nella figura) consistono in tubi che si rataincano grandemente e dovunque negli
organi interni e recano l'aria dal di fuori, che vi penetra per aperture di cui
ciascun anello tipicamente munito (all'infuori di quelli cefalici); aggiungendo al
suddetto schema ghiandole in numero e con ubicazione varia, come un ufficio di-
verso ed inoltre masse adipose pi o meno abbondanti in tutti i vani lasciati
dagli organi suddetti si avr un primo e pi complessivo concetto della disposi-
zione generale degli organi dell'insetto.
Conviene ora vedere tutto ci davvicino abbastanza per saperne discreta-
mente ed ci che faremo nelle pagine successive, alle quali per deve precedere
un lapillo esame dei primi momenti dello sviluppo dell'insetto nell'uovo a ci si
sappia, almeno in compendio, come si iniziano quei sistemi e quegli organi, dei
quali dovremo occuparci in seguito, come insomma questo complesso organismo
che e un insetto sorge e si modella, con tanto meravigliosi processi, nel segreto
di quella piccola cella che l'uovo.
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4L' CAPITOLO TERZO
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."ili CAPITOLO QUARTO
Vediai -oiiic avvenga la segmentazione superficiale, che , come si detto,
la pi comune.
Solo recentemente si potato riconoscere che il primo nucleo di segmenta-
zione, suddividendosi successivamente, l orinine ad un certo numero di cellule,
le quali esse pure moltiplicano e che si spargono nel vitello.
Di queste, alcune rimangono nella massa del tuorlo (cellule vitelline) altre,
animate da un movimento centrifugo, si portano alla periferia e vi formano uno
strato continuo, che avvolge tutto il tuorlo e che prende il nome ili Blastoderma
(fig. II. /.'/)'). Le cellule vitelline rimanenti nel tuorlo si dividono fra loro il vi-
tello, divenendo ciascuna centro di un piccolo distinto ammasso di granuli vi-
tellini ed acquistano il nome di cellule vitelline (fig. II. Cv). Qui avviene vera-
mente un fenomeno di fagocitosi, inquantoch i granuli vitellini, attratti verso le
cellule vitelline ed impigliati spesso in sottili diramazioni del protoplasma delle
cellule vitelline, vengono da queste digeriti, cio trasformati in sostanza diretta-
mente assimilabile a tutto uso del blastoderma e questa la primitiva funzione
di digestione, che si mantiene nell'embrione tino a completa formazione del mesen-
teron ed alla sua entrata in funzione.
11 vitello, circoscritto ormai dal blastoderma, si trova cosi nello stadio di
Blastula, come per gli altri animali, ma di blastula riempita completamente dal
vitellus '-'). Sotto al blastoderma, tra questo ed il tuorlo, si forma una esilissima
membrana anista (senza struttura), la (piale separa le due regioni dell'uovo, la
superficiale in cui si compiono i processi li formazione dell'embrione e la centrale,
o stomaco primitivo, in cui avvengono quelli di nutrizione (Tav. I. II. njj-. Ili a
VII, ni). Io nominerei volentieri peritrofica primitiva questa membrana e ci per
richiamarmi alla morfologia ed alle funzioni digestive degli stati postembrionali.
Prime fasi embrionali.
Compiuta la segmentazione, seguono fenomeni molti e talora complessi, che
avvenendo nell'uovo appartengono allo sviluppo embrionale, tino alla maturanza
dell'embrione stesso, ossia all'inizio della vita postembrionale.
Questi fenomeni procedono spesso simultaneamente, cosi che una netta distin-
zione in periodi nella formazione dell'embrione non possibile per tutti gli organi
e per ciascun loro momento, pero a grandi linee possiamo segnare un periodo li
formazione della piastra germinativa e quasi contemporaneamente degli involucri
embrionali, come subito dopo si inizier la costituzione dei diversi foglietti embrio-
nali, per dare origine ai diversi organi che ne dipendono.
Durante questi processi L'embrione muter di orientamento in seno all'uovo, con
movimenti e rivolgimenti nel loro insieme appellati di blastocinesi (Webeler), dei
quali pure converr fare menzione.
Per qui non ci accadr di seguire lo sviluppo dei singoli organi, come delle
appendici esterne del corpo dell'insetto, perch di ci per ciascun organo e ciascuna
appendice diremo di volta in volta, cominciando a parlare degli organi stessi, pur
richiamandoci sempre ad alcune almeno delle figure che per comodit tipografica
ed anche per non lasciare monco un concetto d'insieme esponiamo qui.
') Da ri>> l'appellativo ili segmentazione endovitelliua proposto dal Claus.
') Adunque negli insetti superiori, a differenza ili altri Artropodi, lo stato di morula (Haeokel)
unii esiste.
EMBRIOLOGIA GENKIALE l
Piastra germinativa (doccili o fascia primitiva, linea germinativa, linea o fascia
embrionale, placca ventrale, ecc.) ').
Lo stato li uniformit nello spessore del blastoderma cessa (Tav. I. flg. Ili) per
dareorigine alle primissime fasi embrionali. Infatti la maggior parte delle cellule del
blastoderma si raccolgono in una regione dell'uovo, per formare una placca ven-
trale, spessa, composta di due met Longitudinali simmetriche, le quali danno poi
origine rispettivamente alla met destra ed alla sinistra dell'animale (flg. Ili, l'r :
ftg. IV VII. l-'vt) e che in sezione brasversa appaiono come a flg. IV, VII.
Le rimanenti cellule del blastoderma, essendo in numero ormai scarso, si depri
mono ed allargano e formano un sottile strato continuo (flg. IV. VII, S') nel rimanente
uovo, strato compreso tra la membrana vitellina e quella (peritrofica primitiva) che
avvolge il vitellus.
Negli insetti nei quali, come si e detto, il vitello occupa il centro dell'uovo, non e possibile
distinguere mi polo animale ed un ///e vegetativo nell'uovi), almeno differenziato in modo ricono-
seiliile. ci die invece ]m< i essere fatto benissimo nelle uova ricche ili vitello ili altri animali
< ani l li . pesci, uccelli, eee.), dove il plo animale e quello in cui si inizia la segmentazione o dove
si localizza ed il vegetativo e ni polo opposto, con un asse quindi passante fra i due poli.
siccome perii il pulii animale nelle uova in cenere corrisponde alla futura testa dell'embrione,
cosi, anche negli insetti, sebbene irriconoscibile prima della segmentazione, per tale deve consi-
derarsi il pulii dove la testa si t'urina.
1/llallez (1886) ha affermato che l'asse longitudinale organico dell'uovo corrisponde all'asse
Longitudinale della madre; che l'uovo, nell'ovario presenta una l'accia ventrale ed una dorsale,
corrispondenti a quelle della madre. Le osservazioni di Lecaillon sulla Clytra laeviuscola e le
esperienze del YVelieler suH'nuteca della Blatta confermano questa legge, che pu essere ritenuta
rigorosamente esatta.
Foglietti embrionali.
Avvengono in seguito modificazioni nella natura della placca embrionale, ten-
denti ad una differenziazione in tre ") strati di elementi cellulari ili natura e
con scopi diversi.
') KeimHreif degli anturi alemanni.
'-> Dopo le osservazioni del Kowalevski, su un gran numero di invertebrati (vermi, celen-
terati, artropodi, tunicati) sembrava urinai dimostrato che tutti gli animali, nel loro sviluppo
embrionale, presentassero distinti i tre foglietti gi messi in luce dal von Baer per i vertebrati,
cine l'ectoderma, il mesoderma e l'endoderma. L'Haeckel ne aveva fatto una legge fondamentale
di organizzazione.
Mentre e evidente la formazione di uno strato o foglietto mesodermale da quello ectoder-
niicu. min e, per gli insetti, generalmente ammesso un foglietto endodermico o vi si attribuisce
origine varia.
Tel Kowalevski il foglietto endodermico apparisce tardivamente per sfaldamento della la-
mina splancnica del mesoderma.
Per Paulo Layr (nonch Bobretsky, Balfour, Hertwig, Patten, Ayers. Korotneff) l'endoderma
sarebbe rappresentato dal complesso delle grandi cellule vitelline.
Kowalevski (1886) espose altra teoria, che fu pressoch generalmente accettata finora, che cio
dall'ectoderma, per invaginazione, si t'urini un mesoendoderma, il quale poi si differenzia in due
foglietti, il mesoderma e l'endoderma, e le cellule vitelline non avrebbero rapporto coll'endo
derma (opinione accettata dal Graber, Biitschli, Heider, Wheeler, Ticbomiroff, Grassi, Cliolod-
kovsky, Carriere, ecc.).
L'IIeyinuns (1895) nei Dermatteri ed Ortotteri, afferma che dell'endoderma Don vi ha i
se non molto tardivamente, quando tutti gli organi sono urinai formati (sviluppati urinai In Sto-
modeum e Proctodevm, apparirebbero cellule a formare lo strato di rivestimento interno del meso
intestino, che sarebbe per di origine ectodennica). Negli Apterigoti lo stessoAatore (1897) am-
mette un endoderma a formare il mesenteron, derivato dalle cellule vitelline ordinatesi ad
epitelio.
CAPITOLO QUARTO
Cio le due met della plaeea tendono ad invaginarsi al centro e l'invagina-
zione risulta composta di uno o pi strati cellulari, i quali fluiscono poi, come appare
dalla figura V, a mostrare (in sezione transversa) due o tre distinti strati di
cellule di due o tre diverse nature (e ci a seconda della regione dell'uovo dove
la sezione stata praticata), dei quali l'esterno
tuttavia composto dei primitivi elementi blastoder-
mici e prende il nome di ectoderma od esoderma (li-
gure IV- VII, Ect), l'interno, a seconda della regione,
corrisponde al mesoderma (figure IV, V, VI , Mes) od
all'endoderma (figure VI, VII, End) ').
Coin ,si vede io mi attengo a ci che ammette I'Escheriel)
nei Muscidi e che egli procura ili generalizzare a tutti gli
insetti, anelli- perch ho ripetute alcune delle sue osservazioni
appunto sulle larve dei Muscidi e mi sembra che non si possa
veramente dubitare della triplice natura dei foglietti embrio-
nali. D'altronde questa maniera di Sviluppo si rannoda eolia
generalit degli altri animali e non occorre quindi trovare
eccezioni per gli insetti.
Sezioni transverse (fig. VI) praticate alle due estremit
dell'uovo (secondo le linee (i , 6 a figura li) danno intatti due
soli strati di cellule di due diverse nature, coin le danno
amile sezioni transverse che cadano circa a met dell'uovo.
Ma mentre in tutti i casi lo strato esteriore e sempre
composto (li ectoderma (Ect), si vede che varia la natura dello
strato interno derivato da invaginazione.
Cio, nelle sezioni transverse estreme lo strato invaginato
interno rappresenta l'endoderma {End), mentre, nelle sezioni me-
diane IV esso rappresenta il mesoderma (.1/*) (linea 4-4 a tig. 6).
Se poi. si fanno sezioni transverse alquanto al ili sotto
dei due poli dell'uovo (secondo le linee 7 , della tig. (5) si
riconosce che gli strati sono tre ; l'esterno il solito ecto-
derma, di poi segue il mesoderma, che abbraccia la invagina-
zione centrale endodermica.
Tutto ci e mostrato dalle fig. 10, 12, 13 (4, ti, 7). ma
non si pu bene spiegare se non con altra figura schematica (fig. ti) che rappresenti, questa
volta di tccia, la primitiva placca embrionale colle sue invaginazioni.
Lo schema a fig. 6 preso dall' Escherich. Si riconosce dalla figura che l'ammasso di cellule
eiidodermali (Emi] si raccoglie ai due poli dell'uovo. Invece il mesoderma (ils) forma una inva-
ginazione continua lungo tutta la placca embrionale, della quale occupa la linea mediana e si
Fig. li. Schema , secondo E-
scherich, del complesso ilei fo-
glietti embrionali nella stria ger-
minativa veduta dal lato interno
ed in prospetto. (A questa figura
si richiamano le sezioni transverse
a fig. IV, VI, VII. tav. II, III,
cio lafig IV una sezione transv.
secondo la linea 4-4 ; le fig. VI, VII
sono sezioni transv, rispettiva-
mente secondo le linee fi. 7 della
figura presente.
tdt
mesoderma : Ect, ectoderma :
End. endoderma.
Rabito (1898 per la ilantis religiosa); Schwartze (1899 per un Lepidottero, Lasiocampa fa-
sciatella); Deegener (1900 per Hydropliilns) sono arrivati a conclusioni analoghe.
Questa opinione, che sembrerebbe la pi accettabile perch recente e messa innanzi da
persone del massimo valore in queste ricerche, lo per assai poco, negando essa uniformit alla
maniera di sviluppo di tutti gli animali in generale.
D'altronde essa e- combattuta efficacemente dall'Esoherich (1901), il quale, studiando lo svi-
luppo delle Mosche, riconosce nettissimi i tre foglietti embrionali, ammette la formazione molto
precoce dell'endoderma da una invaginazione dell'ectoderma, ai due poli dell'uovo e tenta di di-
mostrare, eolle stesse ligure degli autori pr denti, elle essi hanno avuto torto di sconoscere la
vera natura eniloilermale del foglietto clic originer il mesenteron in tutti gli insetti.
dal lavoro dell'Escherich che io desumo le figure schematiche, le quali pongo qui e dove i
foglietti, in numero di tre elicne distinti, sono segnati come appartenenti ad un'epoca molto
precoce. Ritorner sull'argomento quando dir dello sviluppo del tubo digerente.
') La introflessione ectodermica (quando esiste), la quale nella Lunghezza dell'uovo forma,
adunque, la doccia, considerata dall'Haeckel e dalla maggior parte degli autori come una inva-
ginazione a gastrula, della quale la fessura longitudinale sarebbe il olastoporo.
KMBRIOLOGU GENERALE 5H
biforca presso i due poli, wi modo da abbracciare il complesso delle cellule endodermali, min rag-
giunge peri ]>li stessi. Geco perch i tagli estremi (6) mostrano Bolo eotoderma ed endoderma,
quelli appena sotto i pedi (7) mostrano bene i tre foglietti iil mesoderma ai due lati dell'endo-
derma) ' quelli pi verso il mezzo (1) dell'uovo solo l'ectoderma ed il mesoderma.
Ciascuno l questi fere distinti complessi di cellule destinato a rappresen-
tare una notevole parte nella formazione degli organi dell'animale e ciascuno
sempre e costantemente solo determinati organi.
Specificher tra breve quali organi da ciascun foglietto derivano; per ora qui
il momento di accennare agli involucri embrionali.
Involucri embrionali.
Al momento test accennato dello sviluppo, la sottile assisa ili cellule (re-
siduo del blastoderma) formante il rimanente involucro all'uovo (S) fa due pieghe
(Tav. II. III. tgg. IV, VI, VII), in ciascun lato della placca embrionale, le quali
pieghe tendono l'una verso l'altra a congiungersi lungo la linea mediana ventrale e si
toccano infatti, dando finalmente origine (tig. V) a due esili strati di cellule, lidie
quali l'uno, il pi interno (im) decorre dall'uno all'altro margine esterno della placca
e prende il nome di Amnios, mentre cos limita, colla placca embrionale, una ca-
vit speciale, ripiena di un liquido trasparente (Mg. V Cam.), la (piale prende il
nome di cavit amniotica (nella tig. V indicata si vede in sezione trasversa). Il
rimanente del sottile strato derivato dal blastoderma forma un involucro con-
tinuo attorno a tutto l'embrione e prende il nome di Sierosa (8).
Tale lo schema generale della disposizione delle membrane di inviluppo,
ma vi sono grandi variazioni (nei singoli gruppi di insetti) rispetto alla maniera
in che si comportano verso l'embrione.
Uralici - (1888) ha pubblicato un lavoro speciale sugli inviluppi embrionali degli insetti, di-
stinguendo tipi diversi nella evoluzione delle membrane 1 ).
1." Negli insetti ectblaetiei (ectoptychici eli Graber) (ti;;. 7, A, B, C) le pieghe delle due
membrane si chiudono compltamente al ventre e si separano completamente fra di loro ne
si rompono altrimenti. Una parte del vitello penetra anche fra l'amnios e la sierosa, in modo
In- l'iusett completamente avvolto nel vitello. Le due pieghe dorsali dell'amnios si congiun-
gono al dorso (nei soli Lepidotteri, e secondo Graber anche nei Tentredinei), mentre l'ectoderma
coi suoi due prolungamenti dorsali (cefalico e pigidiale) si congiuugouo per formare il dorso del-
l'insetto. Cos l'embrione completamente libero nella cavit amniotica e finisce per mangiare
anche le membrane che lo avvolgono, di qui le uova eia grigid-brunastre si vedono, negli ultimi
momenti diventare pallide, come ad es. ned baco da seta.
Ma nello Stenobothrus (Ortotteri) non sembra avvenire la congiunzione dorsale dell'amnios.
Su questo tipo si modellano anche gli Imenotteri pi alti, per quanto su questo punto vi
sia disparere, attesoch il Biitschli, Weismann e il Grassi ad es., contrariamente al Koivalevsky
ammettono per l'Ape e pei Cinipidi una sola membrana di inviluppo. Invi Graber per le Vespe
(Polistes) e Formiche ammette condizioni di cose conformi a quelle indiente per i Lepidotteri
anche per i Tentredinei.
In altri gruppi di insetti, che si comportano in principio come quelli indicati ora, avviene
') 11 Graber chiama eetoptygma la sierosa ed entoptygma l'amnios. Di qui poi gli accomoda,
per ciascuna maniera di rapporti fra le elette membrane e l'embrione, vocaboli cosi ostici (per
quanto eli origine greca) come ad es.: eetoptygmatorhegmogna ed altri simili, dei < i " : * ' r conve-
niente far grazia al lettore, che sono certo molto pi duri e complicati della stessa cosa che
intendono designare.
54
CAPITOLO QUAKTO
invece la rottura della sierosa (Ditteri, Simulici, Chironomua) ed i frammenti si raccolgono al dorso
Questo fatto dalle ripiegature dorsali dell'amnios.
N'ei Crisomelidi {Lina, Donatici) le membrane non si rompono, ma l'ainnios si stira ed i suoi
margini, riunendosi, vanno a formare la pan-te dorsale.
In Coleotteri dei generi Bydrophilus e Melolontha le due membrane si rompono sulla linea
mediana ventrali' e si piegano sul dorso. L'amnios ingrossando diviene L'ectoderma del dorso e
la sierosa si invagina nel vitello per formare il cosidetto organo o tubo dorsale (da non confon-
dersi col vaso pulsante dorsale che l'organo principale della circolazione in tutti gli insetti:.
il quale (tig. 8) si trova in parecchi insetti e secondo
il Graber sarebbe un apparecchio di digestione del
vitello ; le sue cellule diverrebbero ameboidi e si
spargerebbero nel tuorlo.
In altri insetti (hemiptychici del Graber) le mem-
brane non si chiudono sulla faccia ventrale e sono
incomplete.
Cos in Ditteri dei generi Musco, Ceciclomyia. Il
dorso ( formato in parte dall'inviluppo esterno ed in
parte dalla porzione pigili ial e dell'inviluppo interno.
In altro vasto gruppo di insetti, come ad es.
nelle Libellule e nella maggior parte degli Emittori,
(entoptychici del Graber) la chiusura dell'amnios si
effettua in vicinanza della testa del l'embrione (fi-
gura 7, D, E, F). Pii tardi, in questo punto, le mem-
brane'si rompono e l'embrione ne sorte per compiere
il rivolgimento.
Un terzo gruppo di insetti non avrebbe che un
sedo inviluppo embrionale e sarebbero questi i pi
bassi Imenotteri come l'teromalini. falciditi. Cinipedi,
e forse anche Icneuinonidi (secondo Metchnikoff anche
alcune formiche).
Secondo il Gann (1869) le uova di Platygaster
(parassita della Cecidomia del Salice), al momento
della deposizione sono contornate da un chorion anisto
e contengono un grosso nucleo contornato di proto-
plasma (manca il vitello nutritivo). Poco dopo esse
contengono tre cellule, delle quali la centrale, molti-
plicando, d origine allo embrione e le altre, molti-
plicando (per divisione), danno origine ad una mem-
brana che pu essere assomigliata alPamnios. Poco
tempo prima della schiusura dell'embrione le cellule molto grandi formanti questa membrana si
staccano l'ima dall'altra, degenerano (Henneguy) e cos rimangono entro l'uovo.
Finalmente, negli insetti pi bassi (Apterigoti, Collemboli, Tisanuri) sembra che facciano
difetto le membrane embrionarie. Pure v'ha chi ammette una (Lemninc, 1882, negli Anurophtte)
ed anche due (Claypole, 1898, nell'.4mtruta martimd) membrane aniste, originate dallo strato
superficiale del blastoderma, da cui sarebbero derivate per sfaldamento.
In un bel lavoro sulla Lepisma saccharina, l'Heymons (1897) (come pi tardi l'Uzel, 1898) trova
ohe la placca embrionale, affatto ventrale, ha forma triangolare, mentre tutto il rimanente vitello
compreso in una membrana (fig. 9, A) a cellule larghe e molto piatte, da considerarsi come sie-
rosa. In uno stadio pi avanzato, allorch e gi presente il mesoderma, la placca embrionale tende
ad infossarsi profondamente nel vitello, lasciando libera una cavit (ampulla) comunicante collo
spazio sottostante al chorion per mezzo di un poro rotondo, che l'autore chiama poro amniotico.
Con questa retrazione la placca embrionale si trascina, introflettendola entro il polo, una por-
zione (tig. 9. B) della membrana sierosa, la quale porzione pu essere considerata come un
amnios primitivo. Pi tardi poi (tig. 9, C) dal poro amniotico l'embrione fuoriesce.
Le cose sarebbero conformi anche nella Macrotoma, secondo l'zel.
Adunque la prima traccia degli inviluppi embrionali, (die apparirebbe negli Apterigoti (gli
Fig. 7. Disposizione delle membrane di
involucro embrionali in insetti Eetoptychiei
(A, B, C), ed Endoplychti (D, E, F).
La linea tratteggiata . (subito sotto il chorion) in-
dica la sierosa: quella punteggiata l'amnios. Lastria-
gerrninale o l'embrione sono in nero. (Fignre sche-
matiche ilal Graber).
i M BRIO] OGIA GKXEB MI.
insetti pi bassi) sembrerebbe risultare da una precoce invaginazione dell'embrione nell'interni
del vitello.
Vcz. s. Schemi ilrlla formazione del tubo dorsali) nell'embrione di Hydrophihts (sezioni transverse
dell'embrione a diversi stati ili sviluppo ila 1, tino a >i. dovi 1 maturo .
V", vitello; Ed. ectoderma; F.n. endoderma ossia ine.si-nti.Ton primitivo; A, amnios ; S, sierosa; n, sistema nervoso;
Mes. a fij:. 6. niesenteroii ormai formato ; O. onore.
La sierosa S, intera a fig. 1. si rotta a te. 2, etl raccolta al dorso ed ingrossata a fiir. 3, comincia ad introflettersi
a flg. 4. ed a tin. ' ha eia formato un orsrann tubolare die a tg. fi si vede compreso nel mesenteron esso pure
ormai tutto olii uso ed occludente il residuo vitello (Dal Graber e Kowalewski).
l>;i questa diversa maniera ili comportarsi ilei
foglietti involgenti l'embrione il Graber si ritiene
autorizzato a concludere i-In- insetti, anebe affini ila'
limito ili vista sistematico, possono presentare rile-
vanti differenze, circa il loro modo di sviluppo < la
disposizione delle membrane involncrali, nonch circa
la formazione della parete dorsale dell'embrione ')
'l'ali differenze potrebbero convenire con quelle re-
lative alla ricchezza del tuorlo, a cni si e gi ac-
cennato.
Indusium. Una speciale ed allatto singolare
produzioi mbrionale ha segnalato il Wheeler (1890
i L893) iodio sviluppo del Xiphidium ensifemm, locu-
stide dell'America del Nord.
l'inora c|iiesta produzione non e stata constatata
elo- nell'ortottero suddetto, per quanto vi sia ehi
ne pretende rudimenti anche in Apterigoti, i quali
rudimenti sarebbero - l'organo procefalico (Claypole) dell'ai nurida o l'organo dorsale (indili
transitorio, delle Campodea e Macrotoma, secondo l'Uzel, od il cos letto micropilo delle Podure.
N'olio Xiphidium, poco dopo l'apparsa della stria germinativa, si nota all'innanzi dei lobi
i. Schema della formazione dell'em-
brione e delle membrane embrionali in Tisa-
mtri * Depistila) secondo l'Heymone.
V, vitello: l'I. placca germinativa; F. embrione;
N. sierosa r A. ripiegatura interna della sierosa da
considerarsi per amnios ; ir, ampululla ; pa, poro
amniotico.
1 su questo punto per, come nella questione della diversa maniera di membrane d'invi-
luppo, l'Henneguy .ride di tare delle riserve alle conclusioni del Graber ed opina chesarebbero
utili ulteriori studi in proposito.
56 CAPITOLO QUARTO
procefalici, mi ispessimento discoidale dell'ectoderma (indusium). Allorch cominciano a formarsi
gli inviluppi embrionali (per ripiegature del blastoderma, come noto; analogamente si formano
pieghe iil livello dWindmium. Si ba cos una vera Berosa ed un amnios Ael'indusuni ed una
cavit indusiale.
In questo momento avviene un singolarissimo fenomeno, cio l'emigrazione, pi che rivolgi-
mento dell'embrione, dalla faccia ventrale alla dorsale dell'uovo, in modo da riuscire in posizione
assolutamente inversa a quella tenuta prima.
Intanto l'indusium si estende sotto la sierosa, in tutti i sensi, tino ad abbracciare al dorso
l'embrione. Attorno a questo allora si trovano non meno ili otto involucri, cio (dall'esterno) :
1. cborimi ; 2." membrana blastodermica anista, segregata dalla sierosa; 3. sierosa; 4. iudu-
xhini esterno; 5. una cuticola segregata &&V indusium interno; t." uno strato di granulazioni,
probabilmente di urati ; 7. indusium interno; 8. amnios.
Al livello dell'embrione l'indusium interno saldato all'amnios.
Al polo anteriore dell'uovo le membrane cellulari si riuniscono in una massa cellulare unica,
che il Wheeler chiama columella. Crescendo l'embrione l'amnios e l'indusium finiscono per dege-
nerare e ridursi ad un ammasso di cellule situate sopra la testa.
Significato delle membrane embrionali. Varie ipotesi si sono messe in campo
per spiegare il significato di questi involucri.
Secondo il Grassi essi si richiamano ad un carattere ancestrale, dipendendo
gli insetti attuali da progenitori in cui tutto il blastoderma entrava a far parte
dell'embrione. Pi tardi una porzione non entrando nella composizione dell'em-
brione si sarebbe sviluppata maggiormente in superficie, tino ad avvolgere tutto
l'embrione. '
Poco diversamente opina l'Henneguy, dietro considerazione dei lavori di Will,
Wheeler, Heider sui Miriapodi e Lo studio dello sviluppo embrionale dei Geophilus.
Si potrebbe ritenere che la formazione dell'amnios e per conseguenza anche
della sierosa, risultasse da una diminuzione in lunghezza dell'embrione, passando
dai Miriapodi agli insetti 1 ). Meno facili ad essere accolte sono le ipotesi del
M Pero l'Heymons nega alcun rapporto filogenetico tra le membrane embrionali degli insetti
e quelle di tutti gli altri Artropodi ed afferma c'ie essi' sono acquisizioni nuove dei Pterigoti.
Il Willey (1S99) d una speciale interpretazione al significato delle membrane embrionali, rife-
rendosi a studi sullo sviluppo di Onicofori (Peripatns Novae-iritanniae), nei quali ritiene che la por-
zione del blastoderma che non prende parte alla formazione dell'embrione, corrispondente alla
porzione extraembrionale dell'ectoderma dei mammiferi (trofoblasto di Hubrect) sia divenuta un
organo provvisorio di nutrizione dell'embrione. Cos negli insetti il trofoblasto ha cessato di
funzionare coin membrana assorbente ed e trasformato in blastoderma e sierosa. L'organo dor-
sale delle Poduride e l'indusium del Xiphidinm (che, del resto, si carica di granulazioni uriche)
sono tuttavia vestigi del trofoblasto.
Fisiologicamente a me sembra che gli involucri embrionali degli insetti debbano essere con-
siderati come sede di escrezione e pi precisamente: la sierosa pi- liberare il vitello dai prodotti
urici conseguenti alla digestione del vitello stesso, l'amnios invece con ufficio pi diretto in
pr dell'embrione, per togliere i prodotti di deassimilazione che derivano dal lavoro cellulari' elu-
si compie nell'embrione stesso. .Molte considerazioni possono l'arsi in favore di questa ipotesi,
oltre a quanto mostra l'indusium che si carica di granulazioni uriche.
Anzitutto gli organi escretivi sono tra i primi a comparire nell'organizzazione degli animali.
ionie di prima necessit e nell'embrione non si vedono altri organi appositi a oi, perch gli eno-
citi ed i malpighiani (organi esentivi) nella vita postembrionale, compaiono molto pi tardi, ad
embrione quasi totalmente evoluto; in secondo luogo l'ipoermide, sede certa di depositi escretivi
(pigmenti) non si carica cosi che negli ultimi momenti della vita embrionale (o di poi nelle
larve), quando orinai il vitello e tutto compreso nel mesenteron evi e chiuso al dorso l'embrione
stesso. Quindi ripudi niiicte riprenderebbe per suo conto l'ufficio escretivo, tenuto per lo innanzi
dalla sierosa sedo quando il vitello non e pi in comunicazione colla sierosa stessa. 1 l'altro canto
i prod. . ti i escretivi devono essere abbondanti nell'embrione, sia per l'attiva opera digestiva del
vitello sia per quel lavoro attivissimo che si compie in seno alle cellule nella grande opera di
costruzione d'un intero organismo. D'altra parte le cellule vitelline non hanno die attivit di-
gestiva e non quella di raccogliere prodotti miei. Studi pi diligenti e del resto non difficili
potranno dimostrare agevolmente se in realt questi involucri embrionali sono sede di funzione
escretiva od almeno fungono da depositi dei prodotti urici che devono essere abbondanti
Tav. II.
Schemi di sezioni trasverso d'uovo l'Insetto n vari stadi! di sviluppo. Vg vescicola germinativa:
Vii vitellua di nutrizione; Vf vitellua formativo; Mv membrana vitellina; On corion. Bl blaatoderma ;
ni intima primitiva; Po stria germinativa. J/ mesoderma; Ect ectoderma; A m ripiegatura amniotica;
S sierosa. Cam cavit amniotica; V vitellus {Colori come a figure seguenti); il vitellua non colorato che
nello figg. I e II, ma si intende anche nelle figg. Ili, IV, V e nelle figg. VI, VII a tav. seguente, conio
a 6g. II.
A. BEttMEBK. Oli Insetti. Voi. I.
\w. in.
Vitellus (l'.i
Mesoderma - lf< > i
Endoderma {End.)
EBctoderma (Ect.\
vi vii, sezioni trasverso
d'uovo di insetto (su'. Escherich).
"End endoderma ; ]< altre li
come a figure prt cedeuti.
Vili- XI Sezini schematiche
longitudinali di embrione n vari
sludli di sviiup|M< : la flg. Vili
corrisponde alla fig. V.
Ac aci on ei S M
accenui iti. - Voi I.
EMBRIOLOGIA GENERALE
Balfour, ilei Hennel, Xusbuum. Emery, Ryder, per tutte le quali il lettore, che
volesse rendersene conto, pu consultare o i lavori originali od il Libro dell'Hen
neguy (pag. 345) sagli insetti (Bibliog. dei lavori generali, pag. 26).
Blastocinesi (Rivolgimento dell'embrione)
L'embrione, durante il suo periodo li sviluppo, non mantiene costantemente
la medesima posizione e direzione entro l'uovo, ma subisce degli spostamenti, in
misura varia, i quali possono andare dalla semplice torsione in senso inverso, che
si osserva nella maggior parte degli insetti metabolici, tino alla dislocazione coni
piet (la una posizione ad un'altra tutto adatto rovescia, da una faccia dell'uovo
all'altra, per poi' ritornare similmente nella posizione primitiva, come si vede in
molti insetti ametaboli. Pi specialmente queste maggiori dislocazioni sono dal
Wheeler significate colla parola blastocinesi, mentre quella di rivolgimento pu
essere applicata al caso- pia semplice.
Xel caso di rivoluzione completa e quindi ritorno alla posizione primitiva si
possono distinguere tre periodi, che dal Wheeler sono indicati con voci speciali;
cio anatrepsi, dislocazione dell'embrione dalla faccia ventrale a quella dorsale;
diapausa un periodo successivo di riposo e catatrepsi il ritorno dell'embrione dalla
taccia dorsale a quella ventrale.
Si veduto come si comporti il Xiphidium a questo proposito, con sposta-
menti dell'embrione entro il vitello certamente molto notevoli, ma anche gli
Ortotteri, Libellulidi e forme afflili sono citate come esempi di amplissime disio
(azioni dell'embrione durante il suo sviluppo.
Molto meno sensibili sono invece questi moti negli insetti metabolici e questo
deve dipendere dalla minor ricchezza del tuorlo. Anzi, in taluni a tuorlo pove-
rissimo, come sono, ad esempio, le mosche, si pu dire che non vi ha sensibile
dislocazione dell'embrione. Tanto nei lepidotteri, che nei ditteri, imenotteri, co-
leotteri, l'embrione si mantiene sempre col suo capo al polo cefalico e la sua
faccia ventrale addossata alla faccia ventrale dell'uovo.
Solo avviene clic il proctodeum, cio la prima invaginazione ectodermica del
l'estremo addome, dalla (piale si former l'intestino posteriore, e quindi l'ano, si
t'orinino in regione affatto dorsale, dimodoch, nei primi stadi, l'embrione convesso
al ventre, seguendo colla sua faccia ventrale la curva dell'uovi) al ventre e poste
riormente. .Man mano per che lo sviluppo procede, l'ano tende a guadagnare il
polo opposto al cefalico e quindi addirittura la faccia ventrale. Cosi avviene che
l'embrione si trovi finalmente arcuato in modo die la linea convessa la dorsale
e quella concava la ventrale. Tutto ci e bene espresso nelle figure IX, X, XI
(Tav. IH) alle (piali rimando il lettore.
Prendendo invece ad osservare, ad esempio, una Libellula dinante lo stadio
embrionale, come tipo degli insetti ametaboli (die seguono una blastocinesi molto
cospicua, si vede, come dimostrano le figure schematiche LO (dall'I al 6), (die
dapprima ( 1 1 la stria germinativa si mostra col polo cefalico corrispondente al polo
cefalico dell'uovo e la faccia ventrale (lidia stria stessa addossata alla faccia \cn
frale dell'uovo; avviene (2) una prima introflessione della stria germinativa medesima,
per la (piale il capo primitivo tende a scorrere in liasso verso il polo vegetativo
dell'uovo e quindi la faccia ventrale dell'embrione ('>. I) corrisponde a ((india dorsale
dell'uovo stesso. In questo caso, sicc le due membrane amnios e sierosa si
congiungono (4) in corrispondenza della festa dell'embrione e precisamente quivi che
V 1'.. KLESK, Gli ItlSi 'li. I. 8.
58
CAPITOLO QUARTO
PJ. tefalia
*
avviene una rottura ore, e consimili solchi, procedenti invece dalla parte posteriore e disti
nati ad incontrare i precedenti per limitare la doccia primitiva, non compaiono che a 15 ore e
mezza. A 47 ore i margini della doccia sono venuti ormai a contatto. In questo momento appa-
risce la ripiegatura amniotica caudale die, alla fine del secondo giorno, si svolge, progredendo
verso l'innanzi, con prolungamenti (die solo nel terzo giorno hanno ricoperto la regione cefalica,
lasciando libero solo un orifizio, cio Vombilico amniotici,. Solo a 66 ore la fusione e chiusura degli
involucri embrionali e completa, ma gi da tre ore Bono apparse le pri in.]. osta/ioni delh
antenne e gi la doccia nervosa apparisce nel mezzo della placca ventrale e qui finisce la prima
fase.
OH C'Al'IToI.il IJCARTO
In generale, coll'apparsa delle prime appendici, ohe sono le boccali e le loco-
motrici, avviene la invadi nazione dell'intestino anteriore.
EeYSydrophilws questa fase si manifesta dopo 4 giorni e 10 ore.
Nella Blatta ci solo dopo giorni.
Poco pii tardi (nLVIIydropMlus, dopo 5 ore dallo stadio precedente) si forma
l'invaginazione posteriore dell'intestino primitivo (Proctodeum). Pi tardi (dopo
20 ore neWHydrophilus) appaiono le prime introflessioni, che devono dare origine
al sistema tracheale. In seguito si mostra la prima doccia nervosa (dopo 5 giorni
nell' Idrofilo) e finalmente si rompono le membrane di inviluppo (nell'Idrofilo dopo
7 giorni, nella Blatta dopo 14 giorni) e l'embrione libero entro l'uovo, ma solo
pi tardi avviene la chiusura delle pareti dorsali e l'embrione pronto a rom-
pere il suo guscio. (Nella Blatta dopo 30 giorni).
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CAPITOLO V.
MORFOLOGIA GENERALE
BMAI, dato uno sguardo generale a quelle prime fasi
0/ di sviluppo dell'embrione, delle quali non pu essere
detto parlando specificatamente dei singoli organi e si-
stemi di organi, bene entrare a dire appunto di questi?
ci che veramente il tema della morfologia.
Converr ]fer, organo per organo o sistema per
sistema, richiamarsi, di volta in volta, allo sviluppo
embrionale, sia per averne la dovuta cognizione tutta
intera, sia per impiegarci modificazioni posteinbrionali
sia per non travisare quanto si riferisce alla anatomia
comparata, almeno nel gruppo elle prendiamo a studiare.
Inoltre converr conoscere ciascun organo nei tessuti che lo compongono, il
clic e campo della Istologia, altrimenti la pura cognizione macro-morfologica
incompletissima e spesso affatto inutile.
Certamente per anche nella trattazione dei futuri capitoli, devesi ammettere
nel lettore una sufficiente conoscenza e di anatomia comparata e di istologia sc-
uciale, altrimenti essendo, lo studio oggettivo delle forme, che qui si considerano,
non pu essere u chiaro n utile.
Quindi, a partire da quelle nozioni generali, ad es. istologiche '), le quali si
presuppongono nel lettore, si potranno mostrare quali speciali adattamenti ap-
partengono agli insetti e gli effetti di funzione ed in generale di vita che ne
conseguono. Quanto all'ordine, poi, che intendesi tenere nella illustrazione dei sin-
goli sistemi ed organi, sembra che non convenga per nulla, ne per seguire
un aggruppamento con richiami alla embriologia, che pure avrebbe la sua ragione
scientifica, ma alquanto remota ed astrusa, n per altre vedute certo meno razio
nuli discostarsi da quell'ordinamento clic risulta da quello stesso delle funzioni
inerenti alla vita dell'individuo ed alla esistenza della specie.
Cos l'individuo primieramente si presenta al nostro senso perci appunto
che esso e e si manifesta, cio stabilisce rapporti fra s ed il mondo esterno ed
e perci solo che noi stessi ne abbiamo percezione.
b Tra i imi recenti e i>iii lodevoli trattati di Istologia cito il seguente, recentissimo e molto
particolareggiato: Tratte d'Mietologie per A. Prenaut, 1'. Bonin e L. Maillard, tomo I (Cytologie
generale et speciale, Paris, Librarne C. Reinvrald Schleicie Frres et e. Editeurs, Rue des s.-iint?.-
Pres 1."'. 1904, in 8., pag. 'TT. con 791 ligure. Prezzo L. 75).
MORFOLOGIA GENEKALE
Questi rapporti coll'ambiente interessano speciali organi ed implicano parti-
colari funzioni che sono detti di relazione e (tossono essere solo perch l'individuo,
occupando per un tempo circoscritto uno spazio circoscritto, in queste circostanze
esiste in seno ad un ambiente, che lo accoglie e col quale e nel quale sta.
Questo bene di tutti i corpi, ma l'organismo animale ha poi i suoi speciali
modi tli azione e subisce particolari reazioni da parte dell'ambiente, (die variano
ancora per gli insetti, sotto taluni punti di vista, in confronto a ci clic per
altri animali e finalmente specie per specie, individuo per individuo mutano anche
in rapporto al mutare delle circostanze ambienti.
In questo gruppo di organi e funzioni sono adunque tutti quelli e tutte quelle,
che circoscrivono l'essere ad un dato spazio (configurazione esterna), favoriscono
e rendono possibile la percezione dell'ambiente medesimo a ci l'organismo vi ri-
sponda come gli si conviene per la sua esistenza (sistema nervoso sensoriale, l'un-
zioni sensorie) e reagisca anche secondo una massima caratteristica dell'animalit,
cio colla locomozione ed altri movimenti ed in altri modi (funzioni di locomo-
zione, sistema scheletrico e muscolare, sistema ghiandolare ecc.).
Per la vita sua poi l'organismo ha bisogno anche d'altro, esso deve poter
ritrarre dall'ambiente un numero di particolari sostanze, le quali esso poi deve
poter in s modificare abbastanza per trasformarle in parti di s (funzioni di nu-
trisione) rigettando poi all'esterno quello, che al proprio organismo, per la buona
sua salute, non conviene. Ci implica la necessit di organi e funzioni, che sono
in rapporto stretto colle precedenti e non ne fanno che una suddivisione, (die ab-
braccia gli organi e le funzioni di escrezione.
ila l'individuo non vive solo per s, ma ha ben pi importante compito in
natura, (die e poi quello di essere elemento necessario di conservazione della
specie, per cui accanto alle suaccennate funzioni, che tutte concorrono alla conser-
vazione dell'individuo per se e come coefficiente della esistenza della, specie, de-
vono poi, in seno all'individuo stesso, trovarsi organi destinati alla conservazione
didla specie, secondo un gruppo di funzioni che sono dette di riproduzione e queste
ci condurranno fino alla formazione del nuovo individuo, che si trover compreso
nel germe unico di tutti i metazoi, cio nell'uovo, di quell'uovo appunto dal (piale
abbiamo preso le mosse per intessere lo studio dell'organismo, da poi (die esso
acquista dignit di essere a se. ormai indipendente dalla influenza del genitore.
A. Beri ; Gli 1 i. 9.
CAPITOLO VI.
ESOSCHELETRO
l VEDUTO, dal piano generale schematicamente e
con molta brevit esposto gi innanzi, che gli insetti
appartengono ad un gruppo di animali in cui manca mio
scheletro indipendente interno ed invece le esterne parti
del corpo loro, indurite pi o meno conforme si conviene
alla specie, avvolgono e proteggono tutto l'individu
di dentro esse danno attacco ed inserzione a tutto il
complesso muscolare interno, mentre pur lo riparano
dalle offese dell'ambiente, cos che questo involucro
non soltanto una pelle ma, fisiologicamente, anche uno
scheletro, giacche questa parola si usa per definire il complesso di parti bue che
servono d'impalcatura ed appoggio alle pi molli in un animale.
Si tratta cio di un dermascheletro, come esattamente si dice, nel quale per
giover distinguere una parte esteriore, con ufficio, pi che altro, protettivo (eso-
scheletro) ed una interna, con ufficio quasi esclusivamente di appoggio ai muscoli,
cio di endosclieletro, certo questa molto pi limitata ed assai meno complessa
della precedente.
Della natura chimica ed istologica dell'involucro tegumentale, come delle sue
particolari produzioni appendicolari, diremo poi, non appena avremo conosciuto
abbastanza come, in generale, si presenta, nel suo insieme e nelle sue pi cospicue
parti, questo involucro esterno limitante il corpo dell'insetto.
S o m i t
Ho .ui detto come e per quali ragioni si ritenga universalmente che gli in-
setti (cogli altri Artropodi, cio Pantopodi, Tardigradi, Crostacei, Merostomi,
Aracnidi, Onicofori, Miriapodi) hanno rapporti stretti di parentela cogli Anellidi.
Ma gli anelli in cui il corpo diviso, o somiti come si dicono l ), special
mente negli insetti, che vanno considerati come gli Artropodi pi elevati, hanno
perduto il loro carattere di uniformit nella configurazione facilmente riconosci
M si chiamano ancora segmenti, metanieri, meridi, : che pel procefalo, che si comporta in modo
speciale, come m dir parlando del capo.
Questa maniera, per \ ia maorosomica ili seg citazione primitiva dell'embrione, che l'Ayers
ammette per VOecanthus, il Graber per lo Stenobotrus ed il Nusbaum (1889) per la Meloe prosca-
//'... non i' generalmente accolta dagli autori e sembra, ad ogni modo la maniera piti rara ili
divisione metamerica embrionale.
Fig. 13. Fig. 14. Fig. lo.
pig, 13. Stria germinativa ili Pieri* Brassieae molto giovane (Fino a Kg. Irt continua lo sviluppo della
-tini germinativa ili questo insetto).
pjg. ii. _ luizio ilella distinzione fra la regione cefalica (1) e la regione toracale (2); la regione addomi-
nale (3) elie non mostra ancora metanieri : ih-, ih', microaomiti torneali ancora non completamente
distinti fra di loro.
pjg. i.-,. Lettere a numeri come a figura precedente, ma G corrispoude al primo macrosomite cefalico
ih. n perancn suddiviso, come .1 a quello addominale. I mierosomiti toracali sono orinai distinti fra ili
loro(Tutte t- dette lignn- eie seguenti lino alla .".1 sono egualmente ingrandite e tolte dal Graber, 1890).
D'altro canto, per citare un esempio li divisione metamerica secondo altro
indirizzo, tolgo dal Graber (1890) le belle figure clic si riferiscono allo sviluppo
embrionale della Pieris Brassieae, la comune cavolaia e riassumo brevemente
quanto l'Autore espone in proposito.
Forse l'esempio non e dei classici, ma si richiama ad un insetto molto co-
mune ed a sviluppo molto rapido e die quindi imo essere agevolmente ristudiato.
Dallo stadio indicato aella fig. 13 (nel (piale gli strati cellulari della stria
germinativa cio quel complesso clic il Graber chiama Ptycoblasta, non sono
peranco differenziati) si procede a quello disegnato a t\tx. 14, nel (piale si vede
la traccia lidia primitiva doccia (linea Longitudinale piti chiara) e la segmenta-
zione si inizia nella regione media toracale. con ammassi cellulari, i (piali per
mosti-ano subito una tendenza a suddividersi in gruppi, e ci per angolosit la-
terali, per cui si possono contrassegnare (th X tli 2 , tlij tre Iobulazioni, clic si ve-
dranno corrispondere piii tardi a tre mierosomiti.
I.a stria germinativa mostra anche due leggieri strangolamenti sui lati, die
la dividono in tre regioni (1. 2, ".). corrispondenti alle tre regioni massime incili
si divide il corpo degli insetti.
In uno stadio successivo (li"-. 15) i tre mierosomiti toracali 'Ih,. th th t ) sono
completi e separati fra di loro da incassature trasverse ass^i larghe. Si vede an-
cora un unico macrosomite (C) cefalico ed uno addominale {A), a l'orma presso a
poco cilindrica.
TU
CAPITOLO SESTO
Pi tardi (flg. 16) il macrosomite cefalico si vede suddiviso nettamente in
lue submacrosomiti (1 2), dei quali il posteriore {Mxp 1 + 2) corrisponde alle future
due paia di gnatiti (appendici boccali) posteriori; l'altro, anteriore comprende tutto
il macrosomite procefalico, pi il primo microsomite gnatale (Md/p.), che per co-
mincia a differenziarsi, come dimostrano i lobi laterali.
w*?
^-Mir
v '-'-r3*' | ;.2
H
Uh,
".
Fig. 1(1.
Fiz. 16.
Fig. 17. Fig. 18.
Continua la divisione della stria embrionale iu mierosoiuiti.
Fig. 19.
1 Regione procefalica: 2, gnatocd'alica; 3, toracica; 4, addominale. Si inizia la suddivisione della regione procefalica
in due, cio : Pc -f- g.
Fig. 17. Stadio ulteriore.
Nella regione procefalica si inizia la impostazione del labbro posteriore e delle antenne (A); i tre mieroso-
iuiti guatali sono distinti fra di loro e comiuciu la divisione misooromitica dell'addome.
Pig. 1*. Sviluppo del microsomite del labbro anteriore.
EstroHessioni delle anteone (A) ; delle mandibole (1. paio di guatiti) (Mdl ; delle mascelle del primo paio (J/j <) e del
secondo Olx-); delle z impe vere o torneali IP,, P.. P s ) ; "dei orniti addominali (a,, a,): primo accenno del proo-
todenm IPr).
Fig. 19. Ulteriore accrescimento di sviluppo della stria germinativa.
Impostazione (doppia) del labbro superiore (ir); del poro boccale (B), degli stigmi (SI,. SU,.... /> e prima estrotiessione
delle 4 paia anteriori e dell'ultimo di zampe (false) addominali (nei somiti ir t . a,, ra s , a R , a u ).
Comincia ad accentuarsi il primo microsomite addominale a ma il rimanente
del macrosomite addominale tuttavia indifferenziato.
La tiii". 17 mostra uno stadio ancora pi avanzato, nel (piale si nota una
prima impostazione (al sommo apice anteriore) del labbro superiore ed ormai tutta
La regione cefalica suddivisa iu microsomiti, dei quali appare bene quello delle
l SOSCHKLKTRO
71
antenne {A) ed i tre gnatali [Mdp; Mxp X) Mxp t ), distinti fra ili loro e dal pre-
cedente.
L'addome mostra ui una netta divisione microsomitica in ondici microso
miti (a, .... a,,), salvoch tuttavia i lue microsomiti posteriori (.1 lo -\- A 11) sono
assieme contasi.
Nelle agore 18, l'.t, nelle ((itali gi iniziata la estroiiessione delle appendici,
la stria germinativa ni in uno stadio molto avanzato e si vede eoe i microsomiti
sono tutti tra di loro separati, anche nel senso longitudinale ').
Cominciano ad apparire le estroflessioni delle appendici cefaliche, toracali ed
addominali, nonch altri organi esterni pertinenti al sistema respiratorio ed al
digerente, ma di tutto ci sar luogo di parlare pi tardi, sia a proposito delle
appendici elio dei diversi sistemi ed organi, conforme si promesso; per ora la
divisione dell'embrione nei varii soiniti ormai terminata.
Il Graber, a questo proposito, trae le seguenti conclusioni :
1. La segmentazione primaria non sempre microsomitica, ma spesso (al-
meno in parte, ad es. nel gen. Lina, all'esterno) macrosomitica.
li. Le segmentazioni esterne ed interne non si corrispondono sempre.
.'}." I primi microsomiti non si trovano sempre nella regione anteriore (ce-
falica), ma, alle volte, in quella mediana (torneale).
i." Specialmente in riguardo alla prima segmentazione interna non vi
alcuna corrispondenza tra i rappresentanti dei diversi ordini d'in-
setti e quindi non si pu, iter ora, dare alcun tipo comune di set;
incitazione.
L'Ileymons, in uno dei suoi begli studi di embriologia degli
insetti (Die Segmentirung d. Insecterikorpers), riprendendo le ricerche
sulla segmentazione della stria germinativa approfondisce le osser-
vazioni, specialmente intorno alla regione procefalica ed alla estrema
posteriore addominale, studiando lo sviluppo di tre Ortotteri, cio
Periplaneta, Grillotalpa e Forficnn.
Egli giunge alla conclusione che la regione procefalica risulta
da noti meno di cinque somiti oltre ad un pezzo orale (corrispon-
dente ad uno anale) i quali pezzi non sarebbero veri somiti per ci
die non portano mai appendici articolate e non si forma in essi
alcuna cavit celomatica.
In tutto adunque, conforme indica lo schema qui unito, si
contano i'i segmenti nella composizione del corpo embrionale degli
insetti, cio :
Fif;'. 2U. Schernii
1. Tezzo orale detto anche Acron ; 2-6 somiti cefalici (cinque); delia segmenta-
7-9 somiti toracici (tre); 10-20 somiti addominali (undici); 21 pezzo ^^'^'"^'
anale o Telson. oondo l'Heymons.
L'Ileymons ritiene clic sia questo il modulo di segmentazione
di tutti gli insetti e noi vedremo (a proposito dell'addome, clic, infatti, il minor
nomer, in confronto del tipico di 11 (eseluso il Telson) del qoale si hanno nu-
merosi esempi non pu essere considerato come primitivo e tipico.
Non crcdii conveniente di procedere oltre setiza prima aver accennalo a spe-
iali modificazioni che avvengono nella formazione embrionale dell'insetto, le quali
') Bruci- afferma elle la divisione longitudinale dei microsomiti ha luogo prima di quella
trasversa, ma nel presente caso si vede chi le ,,-,- corrono precisamente in modo opposto.
72
CAPITOLO SESTO
se pure dovranno essere trattate in capitoli relativi alla organizzazione interna,
non possono non essere accennate, anche brevemente, qui, se non si vuole correre
il pericolo di non esplicare conveniente mente l'insieme della configurazione este-
riore dell'insetto ed il complesso di quelle deformazioni nella omonomia dei gomiti,
le (piali hanno condotto alla complicata eteronomia presente.
'NWAcron, come nel Telson, si nota rispettivamente un'area rotondeggiante, af-
fatto apieale [area stomodeale ed area proctodeale), le quali prenderanno parte alla
formazione del prointestino da un lato e del postintestino dall'altro, e per intanto,
non dovrebbero essere considerate come anelli a se, distinti. Senza entrare a dire della
formazione dell'intestino anteriore e del posteriore, il che argomento in relazione
col sistema digerente, devo per avvertire, sin d'ora, (die l'area orale precitata
pu considerarsi come destinata ad una nuova suddivisione in segmenti '), i quali
dovi-anno introflettersi nell'interno del corpo, per dare origine alla invaginazione
stomodeale ') all'innanzi e della proctodeale all'indietro.
In un caso e nell'altro lo stomodeum ed il proctodeum dovrebbero risultare
dalla invaginazione di forse due segmenti.
Schematicamente imi possiamo rappresentare, per farcene un chiaro concetto, colle figure 23,
24, 1' insieme di queste modificazioni nella conformazione dell' insetto, a partire da una
forma con metanieri quasi omonomi (fig. 21) e tutti estroflessi (quindi eolle aperture boccale ed
anale subapicali) per giungere a quella attuale con sonati eteronomi, dei quali i due estremi d'am-
bedue gli apici sono ormai introflessi < comprendere ancora gli spostamenti subiti dai centri ner-
vosi anteriori.
Nella fig. 21 rappresentato un organismo ipotetico, a segmenti quasi omonomi e tutti estro-
flessi, dei quali i due primi (1.". i'.") rappresentano i due somiti stomodeali, come i due ultimi
(2.", l.) significano i due proctodeali. In questo caso dobbiamo supporre che il tubo digerente non
abbia parte alcuna di origine ectodermica. La catena nervosa, tutta affatto ventrale e con centri
ganglionari ben distinti l'uno dall'altro ed un {.aio (trasversalmente) per ciascun segmento, de-
corre da un estremo all'altro del corpo, sotto il tubo digerente.
I due segmenti .stomodeali ed i due proctodeali diventano ventrali. Sono per sempre estroflessi.
Il primo segmento cefalico assume grande sviluppo in confronto degli altri, nella regione lat ero-
dorsale e quindi il ganglio suo nervoso si accresce e si sposta al dorso.
Lo stadio a fig. 21 tuttavia ipotetico, ma non lo e pi uno intermedio fra 21 e 22. che
nova benissimo riscontro nelle prime fasi embrionali, in cui i somiti stomodeali e proctodeali
giacciono ormai nel piano ventrale e subito cominciano a ritrarsi invaginandosi.
A fig. 22 si vede che i segmenti cefalici 1, 2, 3, mentre acquistano una larga superficie
(specialmente il 1.) latero-dorsale, si riducono cosi stretti india regione ventrale (postorale) che
i loro gangli nervosi vengono spinti affatto dorsalmente. Comincia la introflessione ilei somiti
stomodeali e proctodeali. I gangli nervosi ili questi ultimi, scompaiono, ma quelli dei somiti sto-
modeali, per lo spostamento dei tre primi cefalici (procerebro, deutocerebro, tritocerebro) som,
costretti ad introflettersi, disponendosi sotto i cerebrali e sopra i due segmenti introflessi, dando
cosi origine al sistema nervoso della vita vegetativa.
I gangli nervosi dei segmenti cefalici L". .">.", 6. (guatali) rimangono tuttavia sotto i so-
miti stomodeali. sicch questi passano attraverso alle commessure nervose clic uniscono il trito-
cerebro al ganglio nervoso del primo guatale (collare esofageo).
I tre semiti guatali acquistano le loro appendici ((inutili, gt), die avranno ufficio mila
|ncsa. ecc. degli alimenti, come i tre toracici successivi acquistano le appendici ambulatone (/>', p", p s )
lol
L ) Si vedr che lo Jane! [Costitut. morphol. <>rt:i nella
prima regione la fusione dei
gangli cefalici in dm- grandi
massi', l'una sopra, . (' s >)
l'altra sottoesofagea (St) cos
come 6 in realt, mentre i
Bomiti 1.". -.". 3., perdono
(apparentemente) la porzione
ventrale postorale (sternit),
rimanendo i >i fi o meno svilup-
pati al dorso.
I somiti sono cos diven-
tati profondamente eteronomi,
tanto pi quanto meglio essi
appartengono a regioni ante-
riori ilei corpo, e questo ,
in -11' insett o adulto, diviso nelle
tre regioni fondamentali.
Converrebbe ora trat-
tare particolarmente della
figura del somite e della
.sita composizione, sia con-
siderandolo nel suo tipo,
sia nelle varie alterazioni
che sul lisce nel suo svi-
luppo.
.Ma tutto ci varia
assai nelle diverse regioni
del corpo, dimodoch, ad
esempio nella testa, la
sua struttura tipica
aflatto larvata. meglio
adunque riprenderne lo
studio trattandone nelle
due regioni successive, dove esso studio pi agevole ed ci che taccio rea]
mente, mentre ancora indicher brevemente, eoi soccorso di ci che insegna l'em-
brione, in quale maniera sorgono appendici ed organi varii.
Appendici in generale.
Appendice tutto ci che, appartenendo ad un organo, non fa parte inte-
grante dell'organo stesso, ma vi si connette con una specie di giuntura, per la
quale pu venirne separata e distinta.
Prominenze o processi comunque configurati, ma facenti parte integrante del
l'organo converr piuttosto chiamare (ipofisi.
Cosi, ad esempio, il corno o le corna cefaliche di molti coleotteri lamellicorni,
(fig. S2) sono vere apotisi e nel solo Odonthaeus moUlicornis il corno cefalico.
perch articolato, si dovr chiamare appendice.
fi
Fig. 23.
21-23. Passaggio di una forma (ipotetica! a segmenti omonomi
e tutti estroflessi ad un insetto (adulto) attuale.
22, Bc. bocca; An. ano. 23, Oc, occhio; Ls, labbro superiore; .", guatiti,
tre paia; Or, cerei. Le altre lettere come a fig. 22 e vedi Del testo.
A. Beklese, < i
71 CAPITOLO SESTO
Nella cuticola scabra o variamente scolpita li moltissimi insetti, troveremo
apoflsi (prolungamenti, tubercoli, spinette, eee.) intercalate a vere appendici, come
sono, ad esempio, i peli che hanno una articolazione basale.
Le appendici, cos varie e numerose, che si notano sul corpo dell'insetto, di-
pendono tutte, in oii.o-ine, da estroflessioni o delle cellule cutanee (appendici cu-
tanee, peli, squame, ecc.) o di parte dello strato cellulare ipodermico; sono adunque
in origine, delle vere apoflsi, le quali, soltanto in processo di tempo e di evolu-
zione, non solo hanno acquistato un'articolazione basale, ma anche articolazioni
diverse nel senso della loro lunghezza e muscoli adatti a muoverle nel loro in-
sieme e nelle loro parti.
Questa distinzione fondamentale dovrebbe essere sempre presente, non solo al
morfologo, ma alla speciografo ancora, perch il trascurarla ingenera confusione
nel concetto delle cose. Perci, quando, ad esempio, si chiamano grossi peli i pro-
cessi dorsali delle larve di Vanessa si confonde coi veri peli, i quali sono ap-
pendici e non estroflessioni ed il significato morfologico di questi organi affatto
travisato.
Tutte le appendici, sia nell'embrione che nello stato di ninfa (insetti meta-
bolici) si iniziano con rilievi dello strato ipodermico. Questi, che si conducono
in modo speciale nelle ninfe suddette, prendono quivi il nome di dischi immagi-
nali o meglio istdblasti ; negli embrioni invece si appellano, meno specificatamente,
protuberanze, rilievi, tubercoli, ecc.
Lo strato ipodermico continuo e dovunque di eguale spessore ed i processi
sono e si conservano sempre cavi, per una cavit celomatica che li distingue e
si conserva.
Essi aumentano di volume e di lunghezza quanto lo richiede il bisogno e di
poi comincia alla loro base (come talora in altre regioni) quella differenziazione
dell'ipodermide e della conseguente secrezione cuticolare, per cui si formano le
articolazioni alle quali si accennato.
Nella morfologia, specialmente delle larve degli insetti metabolici, pi che
di quelli ametaboli, si incontrano esempi di tutti gli stadi dello sviluppo delle
appendici somitiche ') da semplici e appena apprezzabili rilievi sulla superficie
pianeggiante del metaniero, come possono essere, ad esempio, le antenne rudimen-
talissime delle larve di Imenotteri (Apidei, Vespidi, ecc.) o le pseudozampe mam-
mellonari di molte larve di Coleotteri, Ditteri, ecc., attraverso a prolungamenti pi
vistosi e complessi, ma sempre non articolati n alla base n altrove, come sojio
ad esempio le false zampe dei bruchi e delle larve di Tentredinei, tino alle vere
appendici vistose, articolate pi volte, ecc. che appartengono ai somiti degli in-
setti in genere.
In altri termini non vi ha differenza morfologica tra i parapodii degli Anellidi e le
apoflsi o processi non articolati ma mobili, siano essi con ufficio locomotorio o con
altro, che si osservano specialmente negli stati larvali degli insetti ed quindi
logico il ritenere che le complesse appendici od arti articolati attuali degli ar-
tropodi non abbiano diversa origine, ma si debbano considerare n pi n meno
che come parapodi differenziati notevolmente. La caratteristica degli Artropodi in
confronto degli Anellidi si appunto quella (oltre al fatto dei somiti eteronomi)
della presenza ili appendici articolate.
Citeremo (org. respiratori) notevoli esempi, sebbene rari, di speciali modifica-
zioni delle apoflsi dorsali vistose, cosi comuni sul dorso e sui lati di parecchi insetti.
') Con parola che le distingua tla!l<- cuticolari <> cutanei'.
KSOSCKELKTKO. CAPO 75
specialmente larve (ho gi citato lincile di Vanessa) in vere appendici articolate,
come sono state scoperte in larve acquatiche ').
Suini per mollo rari gli esempi ili appendici articolate sul dorso o sui lati
dei somiti negli insetti e ci, probabilmente, perch non avendo col un ufficio
qualunque nella locomozione, i-cr. non Inumo ragione li essere molto e complica
tinnente mollili '-').
b soltanto in epoca avanzata dello sviluppo embrionale che le appendici co-
minciano ad apparire sotto l'orma di mammelloni, che grado grado allungano e
acquistano articolazione. Ci pu far credere che esse siano di origine meno an-
tica, come organi acquisiti.
Ciascun somite degli insetti reca, tipicamente, almeno un paio di appendici.
Queste mancano (con dubbio) nel primo somite cefalico: eerto mancano nel terzo
e, nella maggior parte dei Pterigoti adulti, in (piasi tutti i somiti addominali.
Nel solo nicsotorace e inetatorace (nell'adulto) esse sono, tipicamente in nu-
mero di due paia, uno dorsale (ali) l'altro ventrale (zampe).
Ricapitolando :
Appendici somitiche ed apofisi presentano egualmente, nella loro struttura, uno
strato cuticolare ed ipodermico non dissimile, fondamentalmente derivato da quello
circostante, appartenente al somite; inoltre una cavit interna (dipendente da un
sacco celomatico primitivo), che contiene organi di nutrizione (e respirazione) e nervosi.
Delle appendici cutanee si dir a proposito del tegumento e della sua struttura.
Capo.
Somiti, schieriti e regioni.
Il capo o testa, la prima grande regione in cui il corpo degli insetti di-
viso, occupa una posizione affatto anteriore. Esso, negb insetti, risulta composto
di sei somiti : j, secondo la pi recente opinione, la quale ha buone ragioni per
essere accolta 4 ).
L;i questione del numero < 1 <- i somiti cefalici complessa e morfologicamente molto importante.
Tuttavia gli autori souo anche o^k abbastanza discordi. Burmeister trov due soli somiti
') Il Kolbe cita una larva aquatica ili specie non determinata, scoperta in China da M. Fidile
(Proceedings of the Acati, of Nat. Sciences of Filadelphia, 1888).
Non occorre per aiutar tanto lungi per trovare altri esempi ili appendici articolati' (non am-
bulatone) -ni dorso ili larve, e pi innanzi (sist. respiratorio) riporto appunto una, figura tolta
dallo Schiodte.
-) Le antenne, se vere appendici al dorso degli insetti, sono ora in regione che appartiene al
dorso, ma la loro origine, a giudicare dallo sviluppo embrionale, fe piuttosto ventrale. Lo sposta-
mento e venuto in seguito, pi ohe altro per lo sviluppo della capsula cefalica. Almeno su questo
punto pu cadere dubbio. Le sole ali sono veramente appendici dorsali, poich sembra certo (se-
condo le affermazioni dell'Heymons) che gli epimeri si formino per differenziazione lei tergite o
pezzo dorsale del somit 1 esse sono appunto comprese fra il tergite e gli epimeri. Anche sin
""< pu cadere discussione, quantunque sia bene ritenerli veramente dorsali, come si dir a suo
luogo (Addome).
') Per lo studio tacile dei segmenti degli insetti nella loro parte esoscheletrica ed endosche
letrica, giova molto la macerazione con bollitura abbastanza prolungata in soluzioni di poi
o ili soda caustica, nelle quali si lasciano poi gli insetti interi o meglio i pezzi per un giorno.
l>i imi lavature con acqua pura e l'uua e l'altra operazione fino ad asportazione completa delle
parti molli. Giova anche talora la decolorazione con acido cloridrico e clorato .1: potassa.
' Menu, autori ammettono solo quattro somiti nella composizione della testa, cio il pruno
(cefalico), comprendente tutta la regione involale, nonch i tre gnatali. Altri, distingueud
Bomite procerebrale da uno antennale, ne accordauo solo cinque (ad es. Kolbe). Mail Wlieelei
trova , m se g me nto rudimentale nell'embrione del Xiphidium ensiferum, sito immediatamente dopo
l'antennale e prima del protognatale, segmento che egli chiama intercalare. L'Heymons (1895)
conviene egli pure nella presenza ilei segmento premandibolarc e del resto il Viallanes ammette
l'origine 'lei ganglio sopraesofageo da tre gangli primitivi. Cos i - iti e ponenti il capo sa-
rebbero sei.
7H
CAPITOLO SESTO
cefalici; Carila ed Audouin tre soltanto; Mac Leay, Newport, Newmann ne definirono quattro;
Strauss-Durkeini sette.
Kolbe ammetti 1 cinque soli somiti cefalici, dei quali il 1." recante le antenne, gli occhi ed il
labbro supcriore; 2. colle mandibole; 3." colle mascelle; 4." colla ipofaringe; 5. col labbro in-
tcriore.
Huxley, Viallancs. Cholodkowsky, Packard ne ammettono invece sei.
Quest'ultimo li enumera nel modo seguente :
1. Oecellare (protocerebrale); colle regioni epicranio, clipeo, labbro ed epifaringe e cogli occhi
per appendici.
2." Antennale (deutocerebrale); colle antenne per appendici.
3." Premandibolare (intercalare) scomparso nello stadio postembrionale fuorch indie Campodee ;
colle appendici premandibolari nelle sole Campodee.
i." Mandibolare; colle mandibole per appendici.
5." Primo mascellare (col tentoriiim quale steruite i); appendici : mascelle.
ti." Secondo mascellare o labiale (occipite) ; appendici : seconde mascelle o labbro intcriore
(postgola, gola, submento, mento, ipofaringe, paraglosse, filiere).
Heymous (95) conclude che il capo degli Iusetti si compone di sei sezioni del corpo cio :
Pezzo orale e dai segmenti autennale, premascellare, e da tre mascellari.
E questo il massimo numero ammesso in base ai dati embriologici. Vedremo in appresso
come il Folsom, per ammettere un segmento speciale da cui dipendano le super-lingue (paraglosse)
e ci a conforto dell'opinione dell'Ausen che le vuole omologate alle prime mascelle dei crostacei,
come anche lo Janet ed il Verlioeff per suddividere l'acron (segmento preorale) aumenteranno il
ninner dei Ninniti cefalici e lo Janet arriver tino a. nove.
Ecco perch attualmente conviene attenersi ni numero di somiti pi gene-
ralmente ammesso, secondo lo schernii a pag. 77 :
Fronte
Ma questi metanieri
si trovano ormai ad es-
sere, nella composizione
della capsula cranica,
cos strettamente ed inti-
mamente fusi e saldati
insieme, senza interposi-
zione di membrane arti-
colari o senza profonde
suture degne di essere
prese a base di una di-
stinzione somitica, che il
riconoscerli e definirli,
senza il soccorso dello
studio dello sviluppo em-
brionale, riesce impresa
assai malagevole e ci
giustifica le molte e con-
troverse opinioni che si
sono avute in proposito
al loro numero, relazioni,
appendici, ecc. ').
1 gangli nervosi per-
tinenti ai tre primi somiti compongono, conglobando insieme pi o meno preco-
cemente, la grande massa cerebrale sopraesofagea.
t'iu. 24. Testa di adulto (operaia) di Formicide ( Mirmiea scabrinodis)
veduta di fianco, nella incile sono segnati i confini dei diversi somiti
cefalici (secondo Janet).
Si avverte per che quello indicato qui (aec. Janet) per clipeo invece !;< prfi <>uf<- ;
la ironie diviene postfronte ed il labbro .superiore invoce il clipeo.
M Le espressioni: pezzo frontale, parietali, temporali, occipitale vorrebbero avere un carattere di
fondamento pi strettamente anatomico, ma sono applicate a regioni in nessuno o scarso rapporto
I -,.-. NI 111 RI I.
(A l'( 1
77
Cosi si ritiene composto il procefalo. Segue il gnatocefalo, cio la porzione del
oapo recante gli organi boccali, posteriore, composta ilei tre ultimi somiti.
Sul nnmero li questi tir ultimi somiti non stato mai recato innanzi dubbio,
concorrendo le appendici a riconoscerli esattamente )
Il seguente specchietto esprime senz'altro come pu essere diviso il cai
degli insetti iu somiti, regioni, ecc.
Vinile del segmento.
Tez/.i che vi appartengono.
Regioni
,\ ppendic! ecc.
1." Somil
.- Acron. pezzo
li
preora
r. segmento oc-
cella
ri', protocere-
fi
brale,
eco.
o
o
" Somite : Antennale,
dentocerebrale.
p, 3." s, uniti : Postanten-
r< rgiie: l'ai vertice alla \
bocca.
Sterilite : Paraglosse ').
lingua (?).
/'. rgite : anello incom-
pleto attuino al t'oro
occipitale (dorso e
lati).
striniti : parte basale
ilei tentorinm.
Vi rgiii : anello incom-
pleto attorno al foro
occipitale ni orso e
lati).
.Vi ruitr : Lamina ili at-
tacco ilei labbro in-
feriore.
Guancie
e
Vertice
Mandibole
Vertice,
Tempia ,
Occipite
Mascelle.
Labbro inferiore.
eolla vera divisione dellatesta, secondo ci elle insegna l'embriologia. Cos pure, o presso a poco,
pini essere detto delle voci epistema, clipeo, postepistoma, epicranio, basilare e prebasilare.
I.a pih corretta maniera ili definire, con criterio morfologico, regioni della testa e limila ili
indicarle con nomi speciali bens, ma rielii.iiiiainl.ile ognuna esattamente al somite ila cui dipen-
dono, -.rullilo .pianto insegna la embriologia.
i) Secondo Heymons le paraglosse derivano dallo sternite del segmento mandibolare e la glossa
(lingua') dallo sterilite ilei segmento ma-. .Ilare . parte de] mandibolare.
- \,, ,. accettata l'opinione del Folsom (Derelopm. mouth-parts of Annrda manti
Ai,, insiste pei accreditare il segmento re. -aule la lingnae o paraglossi i te primitivo, mi
in\.ce comparisce solo pi tarili, nell'embrione, per differenziamento del -.-melilo mandibolare.
|i,l resto, il iiiiiii.ro qui indicato, ilei somiti cefalici conviene anche con quello ebe, secondo
licita parvenza ili essere il vero e affermato .la Silvestri (Dipi, .poeta in A. Berlese. Atavi, Myr.
Scorp. Hai.. Portici 1903) anche pei Miriapodi ci per osservazioni proprie .li embriologi del
calore dell'Heyi se .li altri (Nei Chilopodi l'Hey ns, studiando lo sviluppo della Scolopendra,
trova oltre ai cinque -..unti postorali, un sesto immediatamente preorale, accenno rugace
appendici proprie, ci".- le preantenne, ma questi risultati recentissimi nonsono interinati.
si ni. .nieia sull'argomento a proposito degli organi del senso).
Nei Diplopodi il silvestri (lue cit. -li,,,. .-ira ci..- lo scutello, collo o pruno -.-mio dorsale aei
tronco, corrisponde al tergite dell'ultimo postorale degli insetti ci il suo sterilite entra ueua
composizione ilei capo (basilare dell'ipostoms
78
CAPITOLO SESTO
Anche intorno al significato morfologico dell'acron ') sono in atto opinioni diverse delle
quali bisogna tenere il dovuto conto. Per l'Heymons, come si detto, il pezzo orale rappresenta
un solo pezzo ed prediale ed ha per centri nervosi il protoeerebro ed i gangli ottici.
Ma lo Janet (99) esprime ben diversa opinione. Egli ritiene l'acron risultare da ben quattro
somiti. i quali debbono prendere tutti una posizione circumorale. L'autore francese ascrive al-
l' Acron tulio .i.. che precede il segmento antennare e quindi la fronte cogli occhi e gli occelli,
il clipeo, il labbro superiore, una prima parte del tentorium ed inoltre tutto il prointestino.
Per di iiii . riferendosi alla innervatura, lo Janet riconosce che le parti innervate dal protoeerebro
sono: gli occhi; gli occelli: una parte del tentorium, che fornisce l'inserzione fissa al grande
dilatatore inferiore della faringe : il labbro superiore : una grande parte della faccia inferiore
della faringe : il grande dilatatore inferiore della faringe.
A questo insieme lo .Janet attribuisce
valore di un somite e lo chiama appunto
v. s - somite protocwtebralc o somite dei labbro.
'.. 25. -- 1 .letti somiti, come a rig. precedente, stac-
cati l'uno dall'altro (il solo 2." tuttavia riunito
al 3.); mancano le appendici. (Figura desunta
dalla precedente i.
Fig. 26. Testa come fig. 24. veduta dal dorso,
mostrante i contini dei vari somiti secondo
Janet (dallo Janet).
2." Il ganglio frontale poi innerva una piccola fascia mediana che prende parte alla forma-
zione della faccia inferiore dtdla faringe : una meta della faccia superiore della faringe eolla re-
lativa muscolatura: una met del clipeo; la meta della fascia trasversa che si trova dietro il
clipeo. Questo complesso forma il somite che precede quello del labbro ed detto dallo Janet
somite clipeo-faringeale.
Oltre a questi lo Janet ammette: 3." un somiti dell'esofago, innervato dal ganglio esofageo, e
4." un somite stomacale innervato dal ganglio stomacale.
In conclusione, secondo Janet, la composizione della testa d'un insetto sarebbe la seguente :
g | 1. Somite stomacai.- o proto-stomodeale.
2 i -'." Somite esofageo o deuto-stomodeale.
1 j M." .'somite clipeo faringeo tritostomodeale.
l 4." .Somite del labbro o protocerebrale.
_ I 5." Somite antennare o deutocerebrale.
< I ti." Somite postantennale o tritocerebrale.
I
I
7." Somite mandibolare .. protognatale.
!S." Somite mascellare o deutognatale.
9." Somite labiale o tritognatalc.
Nei Crostacei il vero capo embrionale . formato egualmente da sei somiti primitivi e solo
secondariamente si unisce alla regione cefalica il primo segmento del tronco.
Aberrano da questa regola solo i Chelicerati ed i Peripatiis (Onicofori), ma forse non si sa
abbastanza circa il loro sviluppo.
') Questa \oce e proposta dallo Janet e mi pare convenientemente. Egli, considerata la for-
mazione embrionale dell'estremo addome dell'insetto, la quale regione gi l'Heymons appellava
Telson, .-oii richiamo ai Crostacei, propone, sembrami giudiziosamente. \\ nome di Aerini alla cor-
rispondente parte anteriore dell'embrione.
ESOSCHEI-ETRO. CAPO 7!)
Secondo Verhoeff (904), li pezzo orale veramente preorale, ma si compone ili soli tre se-
miti. Egli ritiene ohe il detto pezzo orale tonni la parte di chiusura anteriore del cilindro in
ni si sii]i]ii.nn foggiato l'insetto; non riconosce per distinti il i." e 2. somiti dello Janet e di-
stingue nell'acron tre segmenti: cio il labrale, il clipeo-faringeale ed il fronto-ocellare.
Al segmento labrale appartengono lo schlerite labrale dorsale, la membrana ipolabrale
ventrale, l'inquadratura preorale, muscoli dorso ventrali e muscoli labrali della detta inquadra-
tura. Queste parti formano un cilindro appiatti tu, davanti chiuso, che il segmento primo del
corpo.
Al segmento clipeo-faringeale appartiene il clipeo (schlerite dorsale, anteclipi postclipeo)
la membrana ipoclipeale oolle aree palatine e eollii fossetta, ilill.i epifaringe, due paia ili muscoli
clipeali della speciale inquadratura ed i muscoli clipeo-faringeali.
Il terzo somite ha per schlerite dorsale la fronte (prefronte, postfronte) ventralmente la fa-
ringe, colla quale si oongiunge per muscoli fronto-faringeali. A questo somite apparterrebbero anche
gli occhi.
Coin si vede questa ipotesi desunta da quella, dello Janet presenta molte attrattivi', parti-
colarmente per ci elio spiega come dorso-ventrali i muscoli ^labro-epifaringei, clipeo-palatini e
fronto-faringei, ma ci ben poco anche perche ili molti altri muscoli non sarebbe tacile dare
cos ragione ; mentre invece e l'una e l'altra ipotesi non spiegano, a mio minio ili vedere, la
speciale retroflessione degli estremi gangli nervosi, andati a comporre la catena del sistema ner-
voso della vita vegetativa. D'altra parte, come si vedr tra breve, lo Janet ed il Verhoeff non si
possono certamente accordare intorno alla omologia ili alcune parti, perch sebbene essi asino
ambedue delle stesse voci di clipeo, fronte, ecc., pure certo che per tali, l'uno autore definisce
alcuni pezzi che non sono per nulla omologhi a quelli chiamati con eguale nome dall'altro. Ci
sar detto |iii innanzi. Ci spiega perch io non sia del tutto tranquillo intorno :i queste due
teorie M.
Ad ogni moilo, lasciando per ora impregiudicata la questione della suddivisione dell'acrou
in vari somiti, la quale mi sembra tuttavia soggetta a. discussione, si pu ammettere come un
unico somite l'aeron stesso, modificando alquanto la supposizione dell'Heymons, il quale non gli
attribuirebbe valore di segmento pi che altro per la mancanza di cavit celomatica (conclusione
questa combattuta dal Verhoeff e da altri, probabilmente con ragione), con che i somiti cefalici
potrebbero essere giudicati in numero di sei, conforme pi generale convinzione fra i morfologi
e gli embriologi.
Consideriamo partitaniente ciascuno ili questi sci somiti, come ho detto che
pi comunemente si ammettono, secondo la succitata tabella (pag. 77).
'i Se non l'osse che giova poco esprimerne altra in proposito, perch qui conviene recare
piuttosto tatti concreti, io mi sentirei ili accogliere diverso parere. Infatti perch non conside-
rare anche l'apertura orale, come la amile, come intercalata fra un tergite ed uno sterilite del
segmento estremo 1 II clipeo col labbro supcriore e probabilmente colla prefronte sono pezzi cer-
ranieiite pi-corali e liasta velieri- come sorgono al ili sopra dell'apertura orale nell'embrione per
non trovare alcuna difficolt ;i considerarli come tergali affatto ed i primi due almeno non ri-
sentono che pi tardi una differenziazione che li distingue in due pezzi.
Ora, tutte le ligure ili embrioni e lo stesso schema a tig. 20 che ho desunto dall'Heymons
e dallo Jane! ammettono che il resto dell'acron (secondo lo intende Janet), cio i lobi cefalici
sieno di origine postorale, per quanto molto precocemente guadagnino dapprima i lati, di poi la
parte anteriore alla bocca.
Di questa guisa, la placca orale, da considerarsi coin una piastra ectodermica die introflet-
tendosi dura origine al prointestino, viene a trovarsi, originariamente, fra un tergite (clipeo e labbro,
tlse prefronte), ed uno sterilite, il resto del primo segmento. In altri termini se si considera la
postfronte come uno sternite del primo segmento, migrata solo successivamente in regione dorsale
come t il segmento antennale coi suoi steriliti), si pu convenire clic l'apertura orale, allatto
terminale come quella dell'ano, viene ad aprirsi tra uno sternite ed un tergite. che sono appunto
quelli del primo segmento. Le ragioni embriologiche non si oppongono per nullaaquesta ipotesi
e d'altronde Ha introflessione della placca orale (e ideila anale nel Telson) si]. Ur ragione
Iella introflessione della parte estrema del sistema nervoso per fare il cordone della \ ita vege-
tativa, ci che colle anzidette teorie o min e spiegato lo e molto i niperl'et I a ini-ii t e. Cosi anche
il primo somite avrebbe un tergite ed uno sternite che altri nti considerando 1 ise e molto
difficile rintracciare.
80
lAI'I Kil.o SKSTO
/~T
1. Il primo o preorale o procefalico (Acron), corrispondente al Prostomio degli
Auellidi, si fonila assai precocemente nell'area anteriore della stria germinativa
embrionale ed appare come una
larga area, eomposta di elementi
cellulari ectodermici, derivata
per da due prolungamenti, a
guisa di lobi (detti appunto lobi
procefalici), che si avanzano ai
due lati della linea mediana e
finiscono per toccarsi e fondersi
insieme, dopo aver abbracciato
la placca orale. Ci accennato
a flg. 20.
In processo di tempo sorge-
ranno, ai lati del somite, le
cornee degli occhi composti, che
taluni autori considerano come
le appendici di questo articolo
ed inoltre, al di sopra della bocca
verr a formarsi, conforme si
accenner di poi, il labbro su-
< periore col clipeo.
A sviluppo completo tutto questo somite occupa gran parte, e pi precisa
inente l'anteriore (faccia), del capo, come si vede, ad esempio, a figure 27 (Stauro-
notus, Ortottero) e 28 (Periplaneta), che rappresentano appunto il capo di due in
setti masticatori veduto di faccia.
Fig. 27. Capo di Slau-
ronolus maroceaniis ve-
duto di faccia.
L, (labbro sup.): C, (Clipeo);
F, (fronte) componenti V A-
cron; G, gnancie; V, vertice:
O. ocelli composti ; Oc ; ocelli:
Md , mandibole : A, antenne
(dal Silvestri).
Fig. 28. Capo di Periplaneta
veduto di faccia. Lettere come
a fig. 27.
Inoltre sfv, satura i'roiito-verticale
(ebe passa sotto gli occelli e sopra
il foro antennalei; ani, sutura me-
topica (da Miall e Denny). Notisi
ebe F, significa fronte secondo gli
autori, cio prefronte ed anten-
nale. Cosi anche a fig. 27.
Tale l'opinione dello Janet il quale accorda all' acron una cosi grand estensione, ma per
altri invece solo il labbro superiore ed il clipeo dovrebbero rappresentare parti dell'aeron, mentre
la fronte entrerebbe a far parte della porzione dorsale dei segmenti postorali.
E qui conviene rilevare una notevole difformit nella interpretazione dei pezzi componenti
la faccia negli insetti, anzi una confusione, per cui sono talora applicati fuor eli proposito gli
stessi nomi a parti molto diverse. L'argomento e cosi importante che e d'uopo sviscerarlo com-
pletamente.
Ammettiamo col Verlioeff i pezzi seguenti, che costituirebbero per noi il primo somite com-
prendendovi l'aeron per brevit (come si e fatto nella tabella a pag. 77) cio : labbro supcriore
(divisibile in antelabro e postlabro); clipeo (divisibile in anteclipeo e postelipeo) ; fronte e so-
mite oculare e riconosciamone dapprima i limiti secondo i vari autori, di poi lo stato reale
delle cose (lig. 36).
Inforno al labbro superiore non cadr agevolmente discussione a meno che non si confonda
colla epifaringe, come sembra che taluno possa aver fatto, ma se si passa al clipeo le cose non
saranno pi cosi chiare. Il Burmeister, che certo fra i primi accenna ad una divisione in parti
della faccia, per quanto prenda ad esempio una testa di Carabo adulto, forse non troppo atta
alla bisogna, pure essendovi cos bene distinto il clipeo lo definisce esattamente, limitandolo con
una linea trasversale che cade innanzi alla inserzione delle antenne. Adunque la maggior parte
degli autori che si attengono a questo modo di vedere sono nel vero, secondo le prime idee del
Burmeister. Packard, Kolbe, Verlioeff, ecc. (fig. 36, A), giudicano bene per clipeo questa regione nei
pi svariati insetti ed a questa interpretazione ci atterremo pure noi. Ma dopo questa prima distin-
zione il Burmeister non pi altrettanto felice colla sua frammentazione della regione facciali
degli insetti. Intanto questa maniera di vedere e travisata adatto dallo Janet. Questo autore non
riconosce, negli Imenotteri, il vero clipeo e ne siano prova le figure (29, 31) che io tolgo dal suo lavoro
dove egli per tale definisce una grande placa seguente, nel suo giudizio, al labbro superiore e
che < apa un buon terzo della faccia anteriore, stendendosi lino sotto e fra gli occhi composti
KSOSCHKLETRO. CAPO
8]
,. giungendo molto virimi al l<- antenne. Inoltri', sui lati, Lungo la sutura che divide questa placca
dai pezzi laterali giungono i punti di partenza del tentorium e sono indicati nella fig. 42, T. Ora
questa piastra, detta clipeo dello Janet, non per nulla omologa al clipeo, quale si considera
dalla maggioranza degli autori, ma corrisponderebbe invece alla fronte e pio precisamente alla
cos detta prefronte (fig. 36, C).
lt/J>Sf
Fig. 29. Capo di Vespa ve-
duto li faccia e mostrante il
[ somite (bianco), il II e III
(punteggiato) edil IV (bianco).
O, occhi composti: Oc, ocelli; F,
fronte; C, clipeo; Md, mandi-
bole ; A, foro delle antenne
(Scemilo .Tauet).
Fig. 30. Lo stesso come
figura 29, colla delimitazione
corretta (lei somiti.
Cio Pf, prefronte ; Puf, postfronte;
2t, tergite del 2.; Ss, stornite
del 2.'.
Fig. 31. Primo somite
isolato cefalico di Vespa
con gli organi visivi in
nero, veduto (li faccia,
(secondo Janet).
Fig. 32. Lo stesso come
a 6g. 31. ma emendato.
/''. clipeo : /.. labbro snp. in;'
scosti) : Pf, Psf, come a 11
snra 30.
Fig. 33. Secondo somite
(di Vespa) isolato dal pri-
mo, mostrante la cavit
delle antenne (A) (pun-
teggiato), veduto di faccia
(secondo Janet).
Fig.
34. Come a ti;:
ma emendato.
33.
.1, foro delle antenne: St, 9, ter-
gite e sternite del 2 u somite
(antennale).
Nelle vespe, esemplificate dallo Janet, il clipeo interno ed e rappresentato da una piastra
non troppo piccola, trasversa, intercalata fra la prefronte dopo l'orlo ripiegato e da questo clipei
procede il singolare labbro superiore (fig. 39).
Negli Imenotteri pi alti il clipeo . fuso colla detta prefroute, ina si conserra una abba-
stanza visibile traccia di separazione ed in questo caso esso sarebbe libero ed esterno, e se ui
vede esempio nella Xilocopa che disegniamo (fig. 4:2). Il labbro (diviso in prelabro e postlabro,
quindi libero e disposto all' innanzi del clipeo stesso (fuso colla prefroute).
Confrontando il capo ili una larva eueefala di Imenottero, ad esempio di Tentredini
con quello dell'adulto, si vede bene che il vero clipeo, cos tiene cospicuo nella laica, si trova ap-
punto fra il labbro superiore e quel pezzo die si e convenuto di chiamare prefronte ci anebe
gli attacchi del tentorium (T) sono esattamente allo stesso Luogo. Ed ora vediamo di definin
precisione i limiti della fronte, per liuteria poi suddividere in prefronte e postfronte, secondo cri-
teri razionali.
\. Bbblese, Gli insetti, I.
82
CAPITOLO sesto
Pel Verhoeff, che ultimamente ne disse e prese ad esempio (poco felicemente) ') le Fornente
e le MacMlis, la tronte limitata dalle due braccia anteriori della sutura ad Y.
Se si esaminano di taccia i crani di vario specie di insetti, ma particolarmente di quelli
abbastanza bassi (e pure anche di Coleotteri, come si vedr, e loro larve o larve di Lepidot-
teri, ecc.), si riconosce che la faccia e marcata da una sutura in forma di Y. Fu altri termini la
regione al disopra del clipeo, fino all'orlo posteriore della testa e marcata da tre suture concor-
renti come le bisettrici di un triangolo e di queste, una impari procede dall'orlo posteriore del
capii e viene in mezzo della faccia, le altre due partono da questo punto e si dirigono ai lati
del capo stesso. La sutura impari longitudinale sia la metopiea e le due pari le antim antenno-
postfrontali oppure, in altri casi, le suture prefonto-antennal.
Infatti per quanto l'aspetto ad Y di queste suture sia comune in vario specie di insetti ed
in vari stadi, pure le suture stesse, meno la metopiea, non sono sempre omologhe, come e stato
creduto generalmente dagli autori.
Per verit, in taluni casi (ad esempio, nelle larve di Lepidotteri, di
Imenotteri encefali, di Coleotteri, fig. 35, ecc.), le due suture pari cadono
all'innanzi delle antenne, in altri casi invece, come e generalmente
negli adulti degli insetti metabolici ed in tutti i casi negli ametaboli,
rs M . radono al di dietro delle antenne stesse, cio queste, nel secondo
caso sono comprese tra, le branche dell'Y assieme allo schlerite pari
che segue al clipeo, nel primo caso ne sono affatto escluse.
In tutte le larve di insetti metabolici, nelle quali la sutura ad Y
della faccia e visibile, essa si trova risultare dalla topica pi dalle
due prefronto-anteuuali e queste comprendono il pezzo detto prefronte.
Invece, in tutti gli adulti degli insetti metabolici ed in tutte le
forme di quelli a metamorfosi incompleta, la sutura ad Y si vede com-
posta dalla, metopiea e dalle due antenno-postfrontali ed il pezzo che
ne abbracciato e appunto la, prefronte pi il somite antennale.
Questi due pezzi sono spesso confusi assieme (ad esempio, nel
cranio di quasi tutti gli Ortotteri, Dermatteri, di molti Coleotteri
in cui la, sutura si vede, ecc., formando un pezzo unico, il quale dal
clipeo se ne va lino alle dm- branche della sutura, (antenuo-postfrontale)
e comprende le fosse antennali ed ancora l'eccello impari, quando esiste.
E questo pezzo che il Yerhoetf chiama fronte e ohe poi, tanto a torto, procura di dividere in pre.
frnte e postfronte, mentre esso si compone, come si vede, dalla prefronte e dai basali delle
antenne (somite antennale) e quanto alla postfronte. giacch lo stesso Verhoeff le assegna per
caratteristica la presenza degli uccelli, si vede che, almeno in parte, deve corrispondere ad
una, regione al di l della sutura antenno-post-frontale e quindi nulla ha a che vedere coll'altra
parte compresa, fra le dette due branche dell' Y.
In altri casi gli stessi due pezzi (prefronte, basale delle antenne) sono nettamente distinti.
come appunto si rileva nei Pseudoneurotteri, negli Imenotteri e nei Ditteri (adulti), negli
Omotteri, ecc. In questo liso sono apparenti le due suture prefronto-antennali e le due altre
antenno-postfrontali ed insieme alla metopiea, non formano pi un Y ma una figura di Y a doppie
branche laterali (fig. 36, D) delle quali le due anteriori comprendono la prefronte e li due po-
steriori il somite antennale.
Lo Janet dunque, il quale chiama clipeo appunto la prefroute degli Imenotteri adulti erra
positivamente nella sua interpretazione delle parti del capo. Le seguenti figure schematiche mo-
strano questa diversa maniera di interpretazione dei pezzi della faccia e giustificano quanto
qui dico (fig. 36).
L'esempio, inoltre che io reco pi innanzi del cranio di un Dittero e di quello di un Imeuot-
tero mostra egregiamente tutto ci. La prefroute, quando cos bene distinta dai pezzi circo-
stanti, come nei casi che ho indicato, apparisce generalmente come uno schlerite unico, uni in
realt esso , originariamente, derivato da, due met laterali (sutura dorsale embrionale). General-
mente per non si riconosce traccia di sutura longitudinale, che sarebbe quindi in continuazione
colla metopiea.
Fig, 35.
Capo di larva di Orietes.
L. labbro super. ; A , antenne ;
ild. mandibole: C. clipeo;
F, fronte sec. gli autori, cio
questa, volta (a differenza
delle fig. 27 e 28) ugnale
alla sola prefronte. F, vertice
Segli autori, eguale alla post-
fronte pili 2..3.-4. somite.
') Infatti, nelle prime non esistono uccelli e nelle seconde gli occhi conquisti, a contatto fra
loro, turbano alquanto il giudizio, essendo un tipo questo meno che frequente.
KSOSCHELETRO. CAPO
83
Pure mi solco, per quanto incompleto, si rileva in certi -;isi . come, ad esempio, nella larva
ili Dy liscivi e corrisponde a leggerissimo apodema endosoheletrico.
Un molto migliore esempio si rileva nel capo delle larve ili Cerambicidi, ili cui una parte
(la postfrontale) e, come si sa, immersa nel corpo. In questi animali la fronte e tutta (anche
nella prefronte) per Lungo, nettamente divisa da una profonda sutura longitudinale, a cui corri-
sponde, internamente, un robusto apodema squamifbrine (cresta metopica ; vedi endoacheletro).
ABI D
Pig. 36. Divisione della faccia secondo diverse interpretazioni.
A Dal Burmeister al Verhoeff (per le Forfloule); B, Verhoeff pei Mantidi: O, .Tanet per gli Imenotteri;
T>, Berlese per tutti sii insetti.
L. l.iblii.. superiore; C, clipeo: F, fronte: V, vertice: A, antennale (2. somite): Pf, prefronte; Psf. postfronte.
La linea sagittale la sutura metopica. Figure schematiche.
Negli .nlnlli degli insetti a metamorfosi completa, come in tutte le furine di tinelli a meta-
morfosi incompleta, Begne alla prefronte appunto il somite antennale. Di questo peri, si dir
abbastanza parlando del secondi) smnite, e quindi ora basti accennare che esso, occupando la re-
gione die segue alla sutura prefronto-antennale si interpone fra la prefronte e la fronte. Accen-
neremo a suo luogo alla ragione di questo spostamento : per ora conviene trattare invece del
restante primo somite cio della postfronte cogli ocelli
e gli oecelli pari.
Questo pozzo e diviso in dite met laterali dalla
sntura metopica e ciascuna met comprende imo schle-
rite pi o meno largo, che abbraccia un occhio composto,
distalmente, ed un occello pi accosto alla linea sagit-
tale, ossia alla sutura metopica.
Il comprendere, come fa il Verhoeff con altri autori.
(anche lo Jan et) tutti e tre uli -olii in un'unica re-
gione e chiamarla fronte o postfronte o regione uccellare
e un vero errore, che facilissimamente si dimostra liei-
tale.
Il |iiu sollecito esame di capi di insetti adulti od
a metamorfosi incompleta (ad esempio di Psocidi, di
Urylliis. e ime io mostrai lino dall'Sl . di ninfe di Cicala.
le 'ni Nim^lie \ unte COS comuni sono in ci molto dimo-
strativo, ed ancora di Ditteri, di Imenotteri adulti, ecc."
dimostra che il punto di triforcazione della sutura
ad V (cio metopica-antenno-postfrontale) cade appunto
nel centro del triangolo formato dai tre oecelli. di modo
che l'uccello impari spetta al somite antennale e quelli
pari al primo s ite od Decollare.
Pij,. 37. _ Testa di Psocide da Enderlein,
lino colla denominazione dei pezzi emendata.
L, labbro supcriore: CI. olii clipeo!
Pf prefronte(Clipeodi Enderl
V v.-rticc (4.' .min jjoi.occello impai
pan: .1. antenne: 2t, tergite dell' antennale;
2, sterilite ilello stesso.
*4 CAPITOLO SESTO
Come mai una. cosi semplice osservazione che, cio, non possono appartenere ad cu a stessa
regione ed allo stesso schlerite pezzi distintissimi per sutura molto marcata e ohe infatti, nelle
inule si separano spontaneamente, stata negletta, dagli autori ?
La postfronte adunque confina, merc sutura posteriore trasversa e pressoch diritta, la quale
passa dietro agli occhi ed agli occelli, colla parte pi alta del capo, quella che gli speciografi
chiamano vertice.
Cos, dato che il secondo (-f- 3.") solititi si intercalano tra le varie parti del primo, questo
e, dia sua prefronte, ma ancora pi colla postfronte deve trovarsi confinante col quarto somite,
ossia ecd mandibolare, che lo margina tutto all'intorno sui lati ed anche posteriormente.
La prefronte, infatti, confina posteriormente col somite an termale, ma. ai lati, specialmente
nelle forme nelle (inali le antenne sono molto avvicinate alla linea sagittale della l'accia, issa
confina, sotto gli occhi composti, col quarto somite. L'esempio piti cospicuo e piano < dato da
molti Ortotteri (vedi capo di Pvriplanete veduto di fianco, tg. 43) nei quali una sutura di-
rittamente procede dall'orlo inferiore dell'occhio composto lino all'atrio fioccai Ustingue quindi
la prefronte dal quarto somite a cui spettano le antenne. Nei Ditteri adulti si vedr come, il
quarto somite e stretto e ridotto e come abbraccia quasi totalmente, sui lati, appunto la prefronte
cosi e pure negli Omotteri (vedi Cicada) ecc.
Quanto alla postfronte, essa circonda sottilmente, come si detto, tutto l'occhio composto e
quindi al di l di questo si trova in conline col quarto somite, che grande nei bene mandibo-
la! . oppure col quinto addirittura, ionie nei Ditteri ed Omotteri, stante appunto la grande ri-
duzione del quarto somite, clic ormai ha abbandonato la regione postulale per ritirarsi nella sola
facciale, come si e dello.
In questi insetti, appunto, avviene cos che. anelie al vertice, il primo somite colla sua post-
fronte confina non pi col quarto somite. come si, e detto essere nei mandibolati, ma addirittura
.ol quinto o meglio col tergile ile] quinto ilig. 48, 2).
Iti conclusione :
La fronte la regione compresa tra il clipeo ed il vertice (quarto <> quinto
-orniti) e che abbraccia gli ocelli composti, i due occelli pari ed divisa in due
parti successive, per interposizione del somite antennale colle antenne e coll'oc-
cello pari. La porzione anteriore, compresa fra il clipeo ed il somite antennale
la prefronte; quella posteriore, compresa fra il somite antennale ed il quarto o
(plinto cefalici, e la postfronte generalmente divisa in due met laterali e che
reca gli occhi composti e gli occelli.
Clipeo. 11 clipeo, come il labbro superiore, non presenta mai traccie di
divisione sagittale e ci appunto in rapporto colla origine embrionale, perch
ambedue questi pezzi nascono insieme e dapprima indistinti da un unico rilievo
preorale, impari.
Questo pezzo si intercida tra la preti-onte ed il labbro superiore ed e distin-
tissimo il pi spesso da ambedue. In generale si tratta di un pezzo transverso,
die non ha rapporti lateralmente, Lnquantoch esso libero sui Manchi e (piasi
sempre manifesto dalla taccia dorsale ')
Anche il clipeo, come gi vide bene il Packard, spesso suddiviso (parti-
colarmente negli Ortotteri, Dennatteri, Pseudoneurotteri), molto distintamente in due
met successive, delle quali la prima si chiama anteclipeo e la seconda postelipeo.
Labbro stipi fiore (Labrum, labbro), che prende parte alla prima funzione li
digestione. totalmente libero all'ingiro, solo connesso posteriormente al clipeo,
sul (piale articola non troppo bene.
') Un esempio di Clipeo totalmente nascosto e poco bene distinto dal labbro superiore si
rade nelle larve di Dytiscus dove esso, col labbro, forma un pezzo celalo del tutto sotto la fronte
sotto questa ripiegato. In queste forme un solco incompleto, transverso, ina con due aree mem-
liranose laterali molto cospicue distingue il clipeo dal labbro superiore con cui sembra for
une un corpo unico, in forma di squama molto larga, elittica. Nella Vespa egualmente il clipeo
e introflesso e sta dopo la marginatura intoma apicale della prefroute, ma e distinto bene dal labbro;
negli Apidei esso e l'uso eolla pivtVonte, iiero all'esterno se ne distingue per sutura incompleta.
KSOSCHKLETRO.
85
K considerato come un pezzo unico.
Tuttavia IO ho osservato pi volte che esso si compone rea! ntc ili lue
met longitudinali. La terminale, pi ampia, pi o meno semilunare, abbraccia
completamente la superiore die, rettangolare {Acridium) o biloba (larve di Cimbex)
o rotondata, si intercala, nella linea sagittale, tra la esterna ed il clipeo.
Conviene perci chiamare antelabro la parte terminale e
postlabro la basale, come pel clipeo e per la fronte si e tatto.
Begli esempi (li labbro superiore duplice nel senso trasverso
si possono trovare in Coleotteri adulti. Citer brevemente due
esempi, l'uno di labbro nascosto, l'altro di labbro duplice.
Nella Vespa crabro (adulto) (n; postlabro,
fronte: segue poi il labbro superiore a forma ili V con molti peli.
Nel Proeru8te8 coraeeuH (ed altri Garabidi) (fig. -io), solo il postlabro visibile
all'esterno ed in forma di squama larga rettangolare, con cui sembra finire la
faccia anteriormente: l'antelabro rettangolare, articolato col postlabro ed inflesso
normalmente entro la bocca, addossato alla prima parte del palato.
> _^C
Fig. 38. labbro
superiore ili larva
di Cimbicide.
l!. 11 secondo somite, in generale molto stretto nel successivo sviluppo, di
origine assolutamente postorale, giacch la lmcca primitiva si apre tra il somite
di cui qui si dice eil il precedente.
K questo il somite antennale. die per una speciale migrazione, come si dir,
e giunto ad intercalarsi (negli adulti) appunto fra la prefronte e Ut fronte.
Anclie circa questo somite devonsi rettificare talune asserzioni.
Lo Janet, nella divisione del capo della Vespa, lo considera come interrotto
nella linea sagittale, ina lo riunisce di poi al dorso, dopo la postfronte.
Il Verhoeff afferma (die. in taluni Dermatteri, il somite antennale palese e
distinto e lo chiama pezzo bastile delle antenne, ma questi due pezzi sarebbero,
pel Verhoeft stesso, discosti fra di loro nella
linea sagittale. Xon mi pare die altri ne
abbia detto di pi.
Ora, rifacendosi ai dati della embriologia,
tutti uli autori ammettono per le antenne
un'origine ventrale, sarebbero cio appendici
\cntrali omologhe dei gnatiti e delle zampe.
per quanto, a vero dire, nell'embrione le an-
tenne sorgano non precisamente sulla linea
dei guatiti e delle zampe, ma alquanto al di
fuori, ma ci pu dipendere dalla notevole
ampiezza del procefalo, certo molt aggiore
di quella del gnatocefalo e del rimanente
della placca germinativa.
D'altro canto per gli autori stessi molto si impensieriscono circa l'esito
dello sterilite di questo somite, di cui taluno ammette die esso si sia trasformato
in parte del tentorium (principale formazione endoscheletrica del capo), altri ha
diversa ipotesi, mentre si comprende die se le antenne sono appendici ventrali,
il pezzo die le porta e appunto uno sterilite e nulla importa la sua posizione
attuale dorsale, come non importa per le sue appendici.
Adunque il pezzo basale delle antenne rappresenta veramente lo sterilite del
secondo somite. Bisogna invece ricercarne il termite.
Fig. S9.
Pie. 40.
Fig. 3i'. Labbro superiore di Vespa er>thr>>.
CI clipeo : L, labbro.
Fig. 40. Labbro superiore li Procrusles
coriaceiiB adulto (col clipeo); Lettere come
.. fig. 39.
La linea ad angoli), punteggiata segna la posizione
dell'antelabro allo stato aormale.
86
CAPITOLO SESTO
Fig. 41. Capo di spoglia di ninfa della Cicala, ve-
duto li sopra e che mostra la .spaccatura fra il
somite antennalc e !a postfronte- nonch lungo la
sutura metopica. Lettere come a fig. 37.
Considerando, ad esempio, una ninfa ili Cicala nella spoglia che lascia (fig. 41). si vede con
tutta chiarezza, che la sutura metopica si arresta appunto al segmento antennalc, che- e quel pezzo
largamente triangolare, compreso fra la grande prefronte (pezzo convesso, striato) e la sutura antenno-
postfrontale, che nella muta si apre del tutto. Questo pezzo triangolare porta, ai suoi angoli
est. -mi. Ir antenne e nel centro Poccello impari (rudimentale).
Si pu giungere, per via di macerazione, a staccare' anche, nella parte pi ristretta del detto
pezzo tra la mediana e le antenne, ancora
una parte centrale impari e due laterali, che
sono i pezzi basali delle antenne. Adunque
la parte mediana di questo pezzo, compren-
dente Tot-cello impari, rappresenta il tergite
del segmento antennalc.
Negli Imenotteri adulti, secondo l'esempio
della Xylocopa (lig. 42), si vede una sutura che
divide in due met laterali il pezzo antennifero
e sono questi i pezzi basali delle antenne e
procedendo all'indietro giunge alla metopica,
circuendo l'occello impari. In questo caso il
tergite del secondo somite ha subitola massima
riduzione, poich si ristringe ad una strettis-
sima piastra che contiene l'occello impari, e
che per sottile lista chitinea sagittale e poi unita ai pezzi antennali, ossia ai suoi steriliti (vedi
capo di Xi/litcopa).
Quanto poi ai processi tentoriali essi appartengono in realt agli stessi steriliti (pezzi basali
delle antenne) come facile riconoscere dagli esempi di Machilis (sec. Verhoeff, e quello che de-
scrivo pii innanzi di Libellule, e quindi essi sono omologhi delle furea degli steriliti toracali e
nulla pi.
Per comprendere il notevole spostamento del somite antennalc. che in-
tercede ormai tra Iti prefronte e la fronte
giova ricordare quanto segue.
Nelle larve metaboliche le antenne sono
tuttavia affatto sui lati della testa, ma negli
adulti loro od in tutti gli stati li quelli a
metamorfosi incompleta, invece, le antenne
guadagnano, coi loro steriliti (pezzi basali) la
faccia ed a poco a poco si interpongono fra
la fronte e la prefronte. Dapprima tuttavia
discoste fra loro e dalla linea sagittale, come
il Verhoeff riconobbe nei Dermatteri anzidetti,
li poi sempre pi si accostano, finch si toc-
cano fra loro nella linea sagittale, dove si
distinguono tuttavia per una sutura sagit-
tale in continuazione della metopica e cos
riescono a spostare allo indietro il loro ter-
gite coll'occello impari. Nelle Cicale ninfe
se visto che essi hanno ormai raggiunto il
tergile loro e si trovano appunto sulla stessa
sua linea trasversa, e cosi pure nei Pscu-
doneurotteri adulti, dove anzi una assai di-
stinta sutura separa i pezzi basali Ielle an-
tenne, eoi loro occello impari in mezzo, dalla postfronte cogli alt:
pari, i
ne:
Fig. 42, Capo veduto anteriormente di
Xylocopa violacea .
h. labbro superiore diviso in : al, antelabio :
pi, postlabro; CI, clipeo: Pf, piefronte; md, man
dibole; Paf, postfronte; Y, vertice; o, uccelli;
a, residuo lineare del tergite del 2." somite:
/>, sterilite dello stesso ; A , foro antennule :
0, occhi composti : T, punto ove affiorano le
branchedeltentorium; l-2-4. numero ilei som iti.
lue
nei Ditteri hanno ormai ricacciato indietro l'occello impari ed ancor pia
Imenotteri.
BSOSCHEUCTRO. CAPO 87
In taluni Ditteri i due pezzi basali delle antenne (vedi esempio del cranio di Ta-
banide, api, boccali ), sono ormai a contatto e formano un tubercolo, per tuttavia
segnato nel mezzo da sutura sagittale ed in altri Ditteri manca anche questa ed il
tubercolo molto elevato, cos che le antenne eolla, loro base sono molto accostate.
Tutte) ci dipende da ragione fisiologica, perch appendici ventrali, le quali
acquistano ufficio sensorio e tendono ad indagare quanto precede l'insetto del
liono assolutamente acquistare una posizione la pili conveniente allo scopo, cio
affatto anteriore, e ci si raggiunge meglio che inai nelle forme pi alte.
Quanto poi alla grande riduzione del somite secondo, ci non deve meravi-
gliare pensando appunto allo sviluppo delle appendici, che avviene e cresce a .spese
dello schlerite che le reca, come la legge generale ed avviene in proporzione asso-
lutamente inversa, tanto che i capi con faccie grandissime, come sono quelli delle
larve cucchile metaboliche, in cui l'appendice minima, cos sono anche pel grande
sviluppo del secondo somite (quantunque non si possa circoscrivere), ma non pos
sono pi esserlo in forme con antenne vistose e meno che mai in quelle con an-
tenne grandissime.
Cos, anche pel secondo somite, facilmente, si trova lo sterilite ed il tergite
suo. senza necessit di ricorrere al tentorium, che pezzo endoscheletrico, il che
turberebbe tutte le possibili omologie, e ci non giover neppure per altri somiti
cefalici, come non pu essere tirato in campo certamente pel torace ').
'!." Il terzo somite non reca appendice alcuna e nell'embrione apparisce, come
si e detto, molto fugacemente, per poi confondersi subito con quello che lo pre-
cede; molto difficile quindi riconoscerlo bene negli epicrani ormai formati.
F. questione intorno :i questo segmento fra gli autori, non solo perche, come ho gi detto,
vi ha ehi gli nega autonomia, ma perch mettendo la questione della sua presenza in rapporto
colle omologie delle appendici in confronto di altri artoprodi ne riescono due distinte maniere
ili apprezzare le cose.
Per quegli autori che ammettono l'omologia del labbro .superiore (del che si dir pi suite.
nel capitolo delle appendici) degli Insetti, ecc. eolie antennule dei Crostacei e quindi delle an-
tenne degli uni eolle animili- degli altri riesci un segmento proprio dei soli Insetti. Per altri,
invece i quali sostengono (e ci sembra piii generalmente accettabile) essere le antennule dei
Crostacei e bighe alle antenne degli Insetti e dei Miriapodi, questo segmento intercalare riesce
omologo a lineilo antennale dei Crostacei. Ma negli Insetti, meno qualche accenno embrionale
constatato in alcuni casi, questo segmento, che riesce poi strettissimo, non reca appendice al-
cuna nella vita postembrionale e non e chiaro nemmeno alla formazione di quali regioni concorra,
quando non sia del vertice e delle guancie.
Il Folsoni (1900) discute a lungo intorno al segmento intercalare ed alle sue omologie, con-
forme si e indicato, ma ancora, convalidando le osservazioni dello Claypole, dell'Uzel, ilei
Wheeler e di altri, rileva la presenza di appendici piccole e fugaci (nell'embrione) sul segmento
stesso, le ipiali apparirebbero a guisa di piccoli rilievi mammellouari (in Anuriilu) appunto subito
dietro alla granile impostazione delle antenne e prima di quella delle mandibole.
La presenza di simili accenni di appendici del tutto transitoria e non ha ulteriore pro-
gresso in seguito, ne accenno negli stadi pnsteinhrionali.
L'I'zel (1897) ricorda appendici distintamente intercalari per la Campodca e ci nel semiti
postautenuale (3.), che e bene distinto eil afferma clic dette appendici rudimentali si conservano
tino nell'et sessualmente matura, ove l'ungono come parti dell'apparecchio boccale. : questo
runico caso noto fra gli insetti e se ne l'ormano lobi in posizione preorale, ai lati della basi ilei
labbro superiore. Cotali impostazioni mancano nelle Lepisma. Se ne pu imi iti nei
Miriapodi (GeophiluH, sec. Zograf) e forse anche in Collemboli (Tomocerus, Orchcnella), secondo il
"olsoill.
Per quanto anche i pezzi endoscheletrici sembrino comportarsi come le appendici, cio au-
.ino a spese ed in ragione inversa dello schlerite esoscheletrico che li porta.
88
CAPITOLO SESTO
Al somite intercalare corrisponde un ganglio nervoso (neuromero) speciale, il quale poi viene
a fondersi col deutocerebro, per prendere parte alla formazione del ganglio sopraesofageo.
Anehe Biitselili (1870) e dipoi il Grassi (1885) avevano osservato un simile paio di appendici nel
segmento intercalare in embrioni di Apis, per quanto Packard (1*!*) dubiti si tratti di appendici
segmentali.
Heymons (1895) rieonoblie il segmeuto premandibolare negli Ortotteri, per quanto impostato in
maniera rudimentale e senza dare origine ad appendici; conviene che il ganglio relativo, spo-
standosi poi in avanti, concorre alla composizione del ganglio sopraesofageo.
4. Il quarto soinite , ordinariamente (masticatori), fra i maggiori del capo e
talora, per verit, il pi grande, specialmente nei mandibolari forniti di poderose
mandibole.
Esso anche molto agevolmente definibile, sopratntto in taluni Apterigoti e
nei Pterigoti pi bassi.
Cos, ad esempio, negli Ortotteri (fig. 43), Derma tt eri ed in altri, il solco procedente dagli occhi fino
al limite orale distingue bene, anteriormente, il quarto somite, che circonda poi l'occhio posterior-
mente e raggiunge il vertice. Auche pi netta e frequente la delimitazione del detto somite
protognatale col seguente quinto e ci merc sutura che decorre dal margine orale fino al vertice.
Inferiormente il quarto somite e limitato dalla linea che decorre tra i
due condili della mandibola, ossia tra le due cavit articolari destinate
ad accoglierli ed anzi questi condili, almeno il posteriore, limitano, eoli
tutta precisione, l'angolo infero-laterale del quarto somite.
Negli insetti suechjatori manca l'aiuto della mandibola pei delimi-
tare questo segmento, ma esso, anche negli Omotteri ed in molti
Emittori, e benissimo riconoscibile nei suoi contini.
Perii negli Omotteri, Emitteri e Ditteri (fig. 48, 2), il quarto so-
mite presenta singolare posizione ed aspetto. Primieramente esso non
raggiunge il vertice, ma ne rimane anzi assai discosto, di guisa che
apparisce come due met laterali molto strette, le quali si attenuano
verso la regione verticale e si perdono sollecitamente all'altezza del
segmento antennale, di guisa che pu essere sospettato che, in detti
insetti, ilei quarto somite manchi veramente il tergite e le due parti
residuali sopracitate non rappresentino pi che quel pezzo basale delle
mandibole di cui si dir in seguito, cio una parte neppure sternale,
ma appendicolare.
Inoltre, questi residui del quarto somite si trovano iu modo speciale
e singolare addossati e stretti contro le parti dell'acron, cio labbro e
clipeo, ai lati di questi pezzi e si comprendono cosi tra l'aerou ed il
quinto somite, apparendo in regione facciale od appena laterale.
Nei mandibolati (fig. 18, 1. 3) le due met laterali del quarto somite
si congiungono fra di loro al vertice, dove e presente, pi o niello visibile,
la gi accennata sutura nietopica, la quale appartiene, per la massima
parte, al detto segmento.
l'ero queste porzioni dorso-laterali, di cui si dir ancora a proposito
delle mandibole (vedi Appendivi boccali), rappresentano il solo tergite
del quarto segmento e quanto allo sternite le opinioni degli autori
uou souo eoucordi, perch taluno per tale considera parte del grande pezzo endoscheletrico del
capo (vedi Tentoriwu), altri invece (ad esempio l'Heymons), come derivati dallo sternite del
quarto segmento ritengono le paraglosse e la lingua.
In bassi insetti Pterigoti (Grillidi, Dermatteri ed anche nei Locustidi ed Acrididi), si rileva
un pezzo interposto fra i lati del quarto somite e la mandibola, pezzo gi descritto e dgurato
dal Berlese (1881) col nome di temporale e pi recentemente dal Verhoeff (1904) col nome di baiale
delle mandibole. Di questo pezzo sar detto abbastanza parlando delle appendici boccali, perche, a
mio credere, contro l'opinione del Verhoeff, esso appartiene veramente a queste appendici e noi
al cranio.
Fig. 43. Capo di Pe-
riplaneta veduto ili fian-
co (da Miall e Deiin.v).
1, 2, 4, 4, numero dei
sonati. Per altre lettere
come a fig. 28. Inoltre :
G, guaucia; Mx, mascelle;
Pm, palpo mascellare; Pg,
pregaleare (mascelle); G,
galea (mascelle); Li, labbro
inferiore; PI palpo labiale;
C, collo.
1 1S0S< HI l I I BO.
89
.">." vomite. questo uno dei meglio definibili anche nel capo ili adulti
molto elevati, per ci che la difterenziazione degli articoli cefalici, , come si disse,
pi accentuata all'innanzi che non all'indietro.
Ordinariamente, una sutura molto bene distinta, decorrente Lungo tutto il
cranio nella regione posteriore, dal condilo posteriore lolla mandibola al vertici-,
separa nettamente il quinto segmento da quello che lo precede.
Varia lo sviluppo del quinto somite ed anche la sua disposizione rispetto
alle altre parti del cranio. In generale peri) esso forma la parete occipitale del
cranio stesso e circonda il foro occipitale, in basso, col suo sterilite, concorrendo
alla formazione del ponte interior, del cranio, come chiama il Verhoeff quel tratto
di parete occipitale che separa il foro occipitale dalla finestra orale.
Negli In-, iti che hanno grandissimi occhi composti (Ditteri, Imenotteri, Libellulidi, ed anche Le-
pidotteri ; figg. 52. 56) e quindi il capo molto largo anohe di dietro agli occhi medesimi, il quinto
somite assai grande, perch esso forma quasi tutta la parete posteriore del cranio medesimo. Pei
questo segmento, a differenza del precedente, si distingue sempre bene un tergite ed ano stei
aite. 11 primo un pezzo a forma ili ferro ili cavalle, che circonda al dorso e sui lati il ter..
occipitale; il secondo una spranga trasversa che si intercala fra le braccia lei detto lem. di
cavallo, alla parte inferiore del foro occipitale, costituendo cosi il ponte inferiore, almeno in parte.
Per, a proposito li questo ponte inferiore del crani bisogna procedere molto cautamente
nel giudicarne.
Putii esso composto lei quinto sterilite pi clic lai seste, specialmente nelle terme non aventi
tentennili in t'orma li processo sagittale procedente dallo estremo cranio. Cosi mite teste di bruchi
(fig. 151 e li lancili qualche Coleotteri (Orictea) (fig. 4-1 > ecc.,
che non hanno il detto tentoriiim, lo sti'i'iiite did quinto
segmento (5) e intatti a t'orma diponte, come una lista
larga intercalata fra i rami inferiori del termite foggiato a
t'erro di .-avallo. Ma nelle forme che hanno il tentoriunt
secondo la figura classica, cio comi- mi Y longitudinale
entro il capo, la base estrema del detto pezzo e appunto
formata tutta dallo sterilite del quinto segmento. E molto
taeih- assicurarsene in parecchi Ortotteri (Acrididi, Locu-
stidi, Grillidi) (figg. 46, 17) ed in moltissimi altri insetti ').
In generale per, meno che mi capi meno complessi
ib-lb- larve, lo sterilite eie- l'orma cosi la base del tintorio
g continua col suo tergiti-, che forma un anello continuo
o quasi attorno al foro occipitale.
Allo sterilite appunto lei quinto segmento apparten-
gono le superfici articolari sulle quali vengono ad agire
i colutili (del cardine) delle mascelle, anzi queste superaci
appunto sono quelle che distinguono nettamente il quinto
somite cefalico.
Questo poi vali. ni. ~i indette in dentro, nella testa.
nelle specie i-In-, come sono gli Imenotteri (v. figura Del-
l' endoscheletro) ed anche i Pseudoneurotteri adulti od i
Lepidotteri, portano molto in dentro l'attacco delle mascelli
,,,.< -i forma con pareti dipendenti appunto lai quinto
somite quella specie di atrio in cui si celano i detti organi
boccali ed altri e ssi. Noto lilialmente che in taluni ciani, ad esempio ili larve di Lepidotteri,
(fig. 15) vi ha interruzione fra lo sterilite ed il tergile del quinto segmento e ci" ver
mezzo del contorno del fui- -eipitalc. ma e caso questo non frequente.
Fig. 4t. Cranio di larva di-
veduto di dietro e tolta parie del 6.
-tenute e del labbro inferiore.
I nnuieri indicano i semiti i.V, tergitede] 5.;
58, Cernite dello stesso). A, Antenni
mascelle; Sbm, m, PI. Li. parti del labbri
inferiore (submento, mento, Palpi labiali,
lobi intomi). Nel fondo i itale s
verte la sutura art !", clic appartiene alle
taccia.
') Dopo Lunga bollitura e macerazione in soluzioni concentrare di soda e p -lice
nube permanenze in acqua pura, avviene il distacco delle parti costituenti il l
i. .riun se ne reca escili]. io con figure ili".. IT dicendo piti innanzi del cranio Iella Grillotalpa.
Beki.i ' Insetti.
DO
CAPITOLO SESTO
<;." somite. Anche questo bene distinto nel maggior numero dei casi,
ma per riconoscerlo sempre esattamente giovano assai quei trattamenti di mace-
razione che ho sopra indicati.
In taluni insetti (ad esempio, Formicidi) questo somite si eleva intorno al
foro occipitale a guisa di annido duro, collo come
si dice (flg. 24) ').
Ma caso meno frequente.
Nelle forme che non hanno tentorio, come si
accennato, spesso lo sterilite del sesto segmento
si intercala veramente fra due met in cui si divide
il quinto (larve di Cerambici, di Lepidotteri, ecc.,
figg. 44,45), ma pi spesso tanto in lineile a ten-
torio nullo, quanto in altre a tentorio molto bene
sviluppato (ad esempio, in Ortotteri, ecc.), il sesto
somite forma un anello, il pi spesso intero, che
si addossa tenacemente dietro il quinto, almeno
nell'orlo estremo attorno al foro occipitale e pi
comunemente ricopre affatto lo sterilite del quinto.
Fig. 45. Cranio (pantotremo) di
larva ili Acherontia, mostrante gli
apodeuii, visto di dietro.
Om. cresta uietopiea ; Fa, apodema i'ronto-
antennale ; T, teotorium); A, antenna :
Hd, mandibola. Si vedono bene la parte
posteriore del somite 2 -4- (3 1 -f- 4 ed i
tergiti (() e sterniti l) del 5. e del 6..
Confi, il condilo a coi articolano le
mandibole (4. somite).
Le ligure 44, 47, che si uniscono qui spiccimi beue
questo stato di cose, che e facilissimo riconoscere in crani
di Acrididi, Lucustidi, ecc.. che abbiano subito le opportune
anzidette macerazioni.
Nei Ditteri ciclorafi (fig. liti) e negli Imenotteri (Apidi),
come in Libellulidi (fig. 52) il sesto segmento si vede be-
nissimo intercalarsi col suo tergite, talora stretto, lineare
secondo la linea sagittale nel mezzo dell'occipite, dal vertice
al foro occipitale.
La condizioni' di cose sovraesposte, del contatto cio molte tenace del seste sterilite sul
quinto, e degna di molta, attenzione perch se ne conelude che il ponte interiore del cranio ri-
sulta dall'insieme della base del tentoriuni. cio quinto sterilite (nelle torme che hanno tintorio)
e del sesto sterilite che vi si addossa.
Il Verhoeff (19041, non avendo riconosciuto questo fatto nei Dermattcri ed in altri insetti che
gli ha studiato, giunge alla conclusione che il limite inferiore del cranio, ossia lo sterilite del
sesto segmento, e invece, lo sterilite del quinto a cui appartengono le mascelle e quindi, con-
clusione anche piti ardita e meno giustificata, che le mascelle rappresentano le appendici del sesto
somite ed il labbro inferiore invece del quinto, con mia incredibile trasposizione 2 ).
Il sesto somite caratterizzato dalla presenza, nel suo sterilite, dei capi ar-
ticolari a cui articolano i condili del labbro inferiore, clic sono due.
Si comprende che l'intima aderenza dei due sterniti quinto e sesto implica
la stretta vicinanza dei capi articolari delle mascelle e del labbro inferiore, tanto
clic qualche volta e malagevole il distinguere i diversi punti di articolazione. 11
sesto somite reca inoltre, nel suo orlo marginante il foro occipitale, anche i capi
articolari a. cui giungono i pezzi iugulari (v. Collo), ed inoltre, nelle forme aventi
una cresta metopica che procede dal sommo vertice, fuori di dubbio che il sesto
tergite prende parte alla formazione della cresta stessa.
In generale, negli insetti masticatori (e nelle larve niast icatrici) il massimo somite il quarto,
mentre il quinto ed il sesto s > pochissimo sviluppati e ridotti ad anelli pi o meno stretti
') Dovrebbesi aggiungere collo rgido in confronto di quello membranoso che e comune.
2) Troppi argomenti e troppo facilmente si potrebbero recare in campo, anche al di fuori di
quella embriologia, alla quale il Verhoeff' non presta f<-<<- assoluta, per dimostrare la inanit di
tale ipotesi.
KSOSCHKLETRO. l'Arci
91
specialmente il Besto) attorno al foro occipitale; ma negli insetti succhiatori il quarto Bomite
molto strettii, mentre invece il quinto pu essere assai | > i ampio (particolarmente negli insetti
Pig. 4ii. Fig. 47.
Fig. l'i. Cranio (acrotremo) di DecticuB albifrons veduto di dietro.
t'oro occipitale; L. laliliro superiore (inclinato a sinistra) ; Afri, mandibole col loro condilo veto \cuul} : <). occhi
composti) : F, vertice : ti. termite del 6 soniite : lo sternite interrotto nel ponte ; cma?. il condilo pel labbro
Fu, t'oro
composti]
interiore. 5 somitc : Ti, base del tentorinm ; cmxt, condilo per le mascelle.
Fig. 17. Cranio (acrotremo, plagiostomo) di Grillotalpa veduto di dietro e coi somiti 5. e (>." staccati fra
loro e ila! 4.". Cos il tentorinm frazionato nelle sue parti.
Om, creata metopica : T. tentorium : O. occhio composto veduto nel l'ondo del cranio: 5t, 61, tergiti del fi. e del fi. ,
5, o's. steriliti degli stessi; 58, base del tentorinm: tn ponte a ridosso delia detta base; 4t, termite del 4..
a ciani ines.iti'emi I. 11 sesto per quasi sempre piccolo, talora piccolissimo e ridotto, nel termite,
a sottilissimi) l'ascia attorno al foro occipitale nell'orlo estremo (lig'. 48, 4.5).
Regioni del cranio. Molto pi vaghe ed indefinite sono lo espressioni, pi
specialmente ad uso dello speciografo, colle quali si indicano varie regioni del
capo e non convengono quasi mai colla ragione morfologica. Si distinguono, da
parte dello speciografo, nel capo, la faccia, il vertice, le guancie, le tempie, l'occipite.
La /uccia comprende tutta la superficie tergale della testa ed abbraccia quindi
il labbro, il clipeo, la fronte e parte maggiore o minore del vertice.
11 vertice {V) rappresenta la regione affatto dorsale della testa, la pi alta guar-
dando il capo ili faccia, compresa cio tra le guancie in basso, la fronte in avanti
e l'occipite indietro.
l'ero il vertice risulta dalla fusione dei tergiti di pi segmenti, inquan-
toch, come si vede dalle figure antecedenti (scollato con V). entrano a formarlo
lutti i somiti cefalici meno il primo e talora meno l'ultimo. Tutti questi (come si
e veduto nello sviluppo dell'embrione, non diversamente da tutti gli altri del corpo),
formatisi al ventre, si allungano a poco a poco sui Ititi, per poi congiuugersi al
dorso lungo la linea mediana, la quale reca le traode di questa saldatura, a guisa
di tcnuissimo solco o sutura, detta metopica per richiamarsi a quella del cranio
del vertebrati.
i.iuaiiT.. alla grande indecisione della parola, si noti che mentre, ad esempio, ii vi
Ortotteri, Dermatteri ed anche Coleotteri, composto essenzialmente dal quarto somite, non avendovi
parte ne la fronte (regione occellare), ne il quinto ed i! scs1 [uesti due solo pochissima parte,
invece, nei Ditteri ad esempio, per la riduzione del quarto somiti che non raggiunge il vei
questo risulta e posto dalla sola regione occellare, a cui si accoi i ora parte del sesto
92
CAPITOLO SESTO
tergite (mentre la maggior parte dello stesso occipitale), li modo che la regione occellare viene,
:tl vertice, in contatto diretto col sesto tergite, senza che n il quarto n il quinto vi abbiano
parte alcuna. Negli Omotteri invece (Cioada) la regione occellare confina col quinto ;il vertice ed
il sesto affatto occipitale e ridottissimo.
Fig, 48. Schemi mostranti la disposizione dei somiti sia nella regione facciale che in tpiellfl occipitale
ili cranii .
che concorrono a tonnate Le tempie.
Quanto all'occipite, esso dovrebbe abbracciare tutta La faccia posteriore del
cranio, uegli insetti in cui esso libero, e circondare il foro occipitale. A questa
regione pu concorrere anche il quarto somite, quando essosia inflesso al ili sotto
verso il foro occipitale, ma i>iit spesso sono
il quinto ed il sesto somiti che concorrono
a formare la detta regione.
Finalmente, alenili autori rammentano
anelie un'altra regione, cio la gola, che
sarebbe sotto il foro occipitale tino al labbro
inferiore. Si tratta dello sterilite del sesto
segmento e se ne dira qualche cosa di pi,
subito, a proposito delle varie maniere di
crani.
('osi e costituito il cranio capsula
cranica degli Insetti.
Varie maniere di cranii (pantotremi, acro-
tremi, mesotremi). La diversa maniera di
esser li posizione del foro occipitale,
importando speciali disposizioni dei somiti
circostanti, inducono anche diversit note-
voli nella fabrica e modo di state del cranio,
rispetto al torace.
('nini pa litui nini, cio con t'oro occipi-
tale cosi ampio che lascia pochissimo spazio
agli organi boccali e nulla poi all'ingiro del
loto -stesso che apparisca airi-sterno. (Dotali
sono, i ciani di molte larve di Lepidotteri
(fig. 45), di Imenotteri terebranti e di qual-
che Coleottero nonch di Omotteri, ecc.).
In questi casi, mentre il quarto somite forma la massima parte del cranio,
sono, invece, ridottissimi il quinto ed il sesto e nascosti ordinariamente dalla pelle
che appartiene al torace. Le figure 45, 50, 44 che si riferiscono ad una larva di
Lepidottero, ad una di Tentredineo e ad una di Lamellicorne segnano gradi vari
di ampiezza del foro occipitale rispetto all'occipite, 1 crani di molte larve (Dir
feri. Coleotteri, ecc.) in Intona parte Coperti dalla pelle del torace, che si attacca
molto innanzi attorno al cranio stesso, tanto che buona parte ne rimane celato
nel corpo, sono tutti pantotremi.
Una molto particolare maniera, sebbene da riferirsi a questo gruppo, e quella
mostrata dal capo tutto Libero della larva di Dytiscus (fig. 19) nella quale per il
quinto ed il sesto s ite (quest'ultimo sottilissimo! sono l'uno di seguito all'altro
e formano nn curioso manicotto in maniera di collo.
di altri crani si comportano diversamente, pure, pei- gradi, procedendo dai
pantotremi, come >i vede, ad esempio, nelle larve di Tentredini-i (fig. 50) che formano
passaggio al t'oro pih ristretto, per quanto sempre ampio, degli Ortotteri, ad es., di
Fig. 4H. Cranio ili larva ili Dytiscus veduto
ili faccia, illustrante la sutura prefronto-an-
i rimale.
0, uccelli che corrispondono ai futuri occhi composti:
Pf prefronte : Psf 2 -f- 3 + 4 scoiente clic
comprende la prefronte, il -somite antennale [piti
il :.) nonch il mandibolare: PI, palpo labiale:
Mx. mascelle : A , antenne : Md, mandibole. Inoltre
somiti . n e fi. .
94
CAPITOLO SESTO
Grillali, Acrididi, Locustidi (fig. 40), ecc. Si hanno due
modi bene distinti del come e del dove il foro occi-
pitale si apre, con progressione dai pi bassi, in cui
il foro occipitale molto vicino al dorso (acrotrem)
fino a quelli pi alti, nei quali il foro stesso cen-
trale, cio si apre nel centro della faccia posteriore
dell'occipite e sono questi i mesotremi.
Non si pu dire che il suddetto sia un carattere
sicuro di maggiore o minore elevazione degli insetti
nella scala loro, ma lo pi probabilmente quello
dell'ampiezza del foro occipitale, che nelle forme alfe
e sempre molto piccolo.
Intanto, nei crani acrotremi (ad es., quello di
Dytiscus adulto, fig. 51), un gran tratto decorre dal
foro occipitale al labbro inferiore e questo tratto
occupato dallo sternite del sesto segmento, molto
grande, il che importa la presenza di quella regione
che il Packard, con altri, chiama gola.
Per converso, il cranio di un Dittero ciclorafo
(fig. (ili) o di un lmenottero apideo o di Libellulide
adulto (fig. 52), nei quali il foro occipitale molto basso,
nel centro dell'occipite (mesotremi), una lunga lista sagittale decorre dal vertice
al foro occipitale, intercalandosi fra il quinto ed questa lista la porzione tergale
dell'ultimo sternite (fi t).
Crani aperti e crani chiusi. Il Verhoeff (904) distingue i crani degli in-
setti a seconda del postcranio aperto o chi imo, affermando che il primo carattere.
Fig. 50. Cranio di larva di
Cimbex veduto di dietro, tolta
met del labbro inferiore per far
vedere aleuni apodemi.
Fo. foro occipitale ; 4, 5. C. soniiti :
eli condilo pel labbro interiore ; nnx,
condilo per le mascelle : cmd. condilo
per le mandibole; Mx, mascelle:
Mi. mandibole : Li, labbro inferiore
Apodemi ; M, mandibolare : Cf,
clipeo-frontale ; T. tentorium.
Fig. 51.
Fig. 51. Fig. 52.
Cranio acrotremo (ortostonio) di Dytiscus adulto, veduto di dietro.
/'<>, lido occipitale: O, occhio (manca a sinistra la cornea): Sm y submento : jlia. mascelle con fin, palpo mascellare. Si
vode La disposizione del 4., 5. e 6. som iti : quest'ultimo con un grande sternite ;c,^ sono apodemi del tergite del 6, c .
Fig. 52. Cranio mesotremo (ortostomo) di Libellula (Aesckna), dal di dietro.
Lettere come a figura precedente, Oim i la n-inn. ilove si annette il condilo vero mandibolare.
di inferiorit e clic solo gradatamente dal postcranio aperto dei pi bassi insetti
(Tisanuri, Dermatteri), si procede a quello chiuso degli insetti superiori.
Questo diverso grado di apertura dipende dall'ampiezza della finestra orale
(i quadro male che dire si voglia o, per essere pi esatti, della finestra clic com-
prende le mascelle ed il labbro superiore.
BSOSCHEI.E I UO.
95
Pi correttamente si potrebbe '. cranio
plajr. di Ortottero (e Dennattero): il condilo per la mandibola ormai pi in basso per la riduzione del pezzo basale
delfe mandibole ; ma il condilo per le mascelle e pel labbro inferiore {.">, 6) sono tuttavia molto in su, in piano molto
pii alto della divisione tra clipeo e fronte. C. cranio ortostomo, con a, perpendicolare a b, e con linea di divisione
ria clipeo e fronte nonch condili pei guatiti tutti nello stesso piano.
. semiti cefalici.
;i cranio chiuso tutte le. appendici boccali sono inserite su uno stesso piano, pressi,
ii poco perpendicolare all'asse longitudinale del capo, negli altri invece (cranio
aperto), le mascelle ed il labbro inferiore, essendo inseriti
molto pi indietro delle mandibole, la finestra orale ha
una direzione pi o meno obliqua, talora assai obliqua
rispetto all'asse sopracitato.
Cos possono essere detti Insetti ortostomi i primi
etl Insetti plagiostomi i secondi, come si esplicher pi
diffusamente, dandone ragione, a proposito delle appendici
boccali e della bocca.
Crani sciolti e crani rigidi. 11 Verlioeff riconosce
nelle Machilis, anzich un braccio tentoriale delle an-
tenne t'uso col rimanente tentorium e quindi immobile
vedi endoscheletro), come negli altri insetti per la mag-
gior parte (Pterigoti), invece, due pezzi in forma di apo-
demi liberi, con un lungo processo filiforme, il quale il
tendine di un muscolo espanso in vicinanza degli occhi
faccettati. Cos nelle Machilis si vede tino sviluppo
primitivo, straordinariamente basso, del segmento antennale
ed inoltre una mobilit dei pezzi del primo somite in
rapporto coll'antennale. La presenza di muscoli franto
clipeati dimostra ancora la mobilit del clipeo colla fronte.
insomma la mobilit del rinocefalo (parte rostrale della
festa) col rimanente del capo.
Xon si trova adunque nella Machilis ancora nini scatola
cranica del tutto rigida, come nei Pterigoti si vede, dove
il solo labbro superiore gode tuttavia di mobilit sul restante del primo somite.
Cotale cranio il Verhoeff chiama sciolto (solutum), per confronto di quello rigido
(coalitum) dei Pterigoti.
Fig. 54. Labbro superiore
clipeo, prefronte, segmento
antennale e postfroilte di
adulto di Aeschna, veduti
internamente per mostrar
gli apodemi in cranio >
L, labbro inferiore (llp) epiffl
CI, clipeo con apodema
verso a; P/ ( prefronte
apodemi tra la prefronte i
l'occhio ; 3, inizio delle braccia
frontali del tentorium : ,
demi antennali con muscoo m -.
y, apodema antenno-postfron-
occello
impari; Pf, prefonte : /'.
fronti'.
96
CAPITOLO SESTO
Le condizioni di cose messe in rilievo dal Verhoeff per la Machilis sono. per,
almeno in gran parte, presenti anche in bassi Pterigoti, come, ad esempio, nei
Pseudoneurotteri, perch anche in questi le parti del primo somite (anteclipeo,
postclipeo, prefronte e postfronte) sono ancora sufficientemente mobili fra di loro
ed il segmento antennale, che si intercala colle sue strettissime met fra la pre-
fronte e la fronte uccellare, reca internamente due apodemi tentoriali liberi, ed
affatto conformi a quelli descritti per la Machilis dal Verhoeft' ed egualmente
provveduti di muscoli.
Adunque questo cranio sciolto si trova anche in bassi Pterigoti ed carat-
tere ancestrale. Cosa molto singolare si , che mentre tale fatto si rileva benis
simo negli adulti di Libellulidi, invece nelle forme giovani iltentorium e affatto come
nella maggior parte dei Pterigoti ed il segmento antennale affatto immobile e fuso
on tutti gli altri formanti la scatola cranica, del tutto come si vede essere ne-
gli altri Pterigoti. Adunque, sotto questo punto di vista nei Pseudoneurotteri
l'adulto rappresenta uno stato di cose pi ancestrale che non le sue forme giovani.
Ecco alcuni tipi principali di crani.
Gryllotalpa vulgarie. Il capo della Grillotalpa somiglia cosi bone a quello delle Forficule
che piuttosto (li descrivere quello di queste ultime, cosa
gi fatta recentemente dal Verhoeff (1904) conviene ricor-
rere alla Grillotalpa, nella quale le dimensioni sono molto
maggiori. *
Cranio acrotrenio, plagiostomo, tronco-conico, pi largo
all'occipite. .Simo appena visibili o quasi invisibili la
sutura metopica e le antenno-postfrontali. Occhi composti
piccoli, discoidali, quasi dorsali, molto bassi. Due oceclli
(Va questi ') Clipeo in t'orina di Slittile t'ascia trasversa,
non diviso in ante- e postclipeo. Fronte indivisa e,
come si e detto, appena distinguibile dal vertice. Vedesi
un distintissimo basale delle mandidole grande, triangolare,
abbastanza discosto dagli oecbi composti, sito dietro a questi
e coll'angolo acuto all'insu, col lato corrispondente lungo
l'articolazione della mandibola.
Il quarto somite (mandibolare) non e nei nulla di-
stinto dai precedenti e. si indette pochissimo nella regione
del vertice, verso il for -cipitale, ma assai pi sui
lati, dove, merce una lunga linea marginante tutto il
bile posteriore del cranio, si annette e salila al quinto
somite.
l'ero, all'angolo inferiore esso si salda coli' apice
orale del quinto somite e d quivi luogo alla cavit glenoide in cui articola il condilo posteriore della
mandibola. Il quinto somite e quindi tutto nella regione occipito-labiale del capo ed una striscia
larghetta a forma di ferro di cavallo, clic, in corrispondenza del ponte occipito-orale, manda due
processi brevi eoi nuali si salda al sesto. Attorno al loro occipitale il quinto somite si allarga
in apodemi squamiformi (laterali al foro) e di poi concorre alla formazione della cresta metopica.
Il sesto somite si compone del ]ionte occipito-orale, molto tenacemente addossato alla base del
i .-ut uri uni ed inoltre di un anello (incompleto) clic abbraccia il foro occipitale, addossandosi esat-
tamente all'orlo interno del quinto.
Quanto all'endoscheletro, la cresta metopica e in realt un apodema indipendente dalla re-
gione anteriore del capo, poich procede come un vero coltello dal vertice stesso, liberamente
nella cavit cefalica. Il Teli ti ni uni , oltre alla parte basale, si dirige con una parte impari mediana,
Fig. 55. Cranio ili GvyUoUUpa vul-
iim-ix velluto ili dietro (tolti gli organi
boccali).
1. .". li, somiti .- T. teutorium; a. creata me-
topica; , braccia del tentorium; O, cornea
oculari-.
') Il Packard (Orthopt.) ne disegna tre (!).
KiSOSCHF.LKTEO. CAPO '*'
verso L' avanti della testa e d origine a larghe ali anteriori risaltanti dall'insieme degli apodemi
mandibolari, antennali, abbracciando un l'oro rotondo pel quale passa la faringe. A.podema clipeo-
frontale grassetto; perioonlare quasi nullo.
Caratteri stich e principali di questo capo (coin ili quello dei Dermatter) sono la ampiezza
della finestra orale, di modo che l'orlo articolare del quinto
e sesto Munite eoi tnaxillipodi e labiopodi e molto pi in-
dietro dell'orlo articolare della mandibola, quindi il tentorium
appare quasi tutto dalla finestra orale; una conformazione
adunqne che, il Verhoeff invoca a caratteristica del omnium
apertimi. Inoltre il pezzo basale della mandibola assolutamente
distinto e molto vistoso, l'apodema metopico libero in gran
parte, etc. danno a questo cranio un aspetto molto singolare.
Aeschna grandis 1.. Nell'adulto una condizione di cose
adatto primitiva. Testa in forma di mezza sfera, concava
posteriormente, convessa anteriormente. Spiccano sopratutto
gli enormi occhi composti, che si toccano al dorso lungo la
linea sagittale per notevole tratto, lasciando di dietro tra
, ., , . , . .. . , Fig. 56. Cranio, veduto di faccia.
.ss, ed il vertice una stretta regione triangolare (vertice) che (il Aesehna (Libellulide) adulta,
appartiene al -1." SOmite. Nella taccia (tg. 5(5), gli ocelli sono Lettere e numeri come a fig. 48, A. Solo
* - abbracciano tutta la fronte ed il clipeo. Labbro * *? tfiaMtata
semilunare, non bene distinto in due parti successive. Clipeo ocello impari.
doppio (ante-e postelipeo) colla parte posteriore pi ampia.
rettangolare. Prefronte grande, trapezoidale, convessa, formante la massima parte della faccia fra
gli occhi.
La fronte anteriore confina superiormente col segmento antelunile e questo contine e con-
trassegnato da una profonda depressione trasversa molto stretta. Il somite antennale scomposto
in due met laterali, strettissime, che stanno tigli angoli laterali della detta depressione eil in
mezzo abbracciano il tergitc coll'occello impari maggiore del pari, ."segue la post-fronte rilevati! a
tubercolo, compresa fra il detto solco e gli occhi composti. Tutte le dette diverse parti della
taccia tra gli occhi composti sono leggermente mobili fra di loro (cranium solution).
La regione occipitale (fig. 52i e concava ad imbuto. Il 4. somite forma una strettissima fascia
dietro gli occhi ed appartiene alla regione occipitale ir IJhillitn e in parte laterale). Si interrompe
quasi al vertice pei accogliere lo stretto tergitc del sesto segmento. 11 foro occipitale e allatto
centrale (cranio niesotreino i e tutto lo spazio Irti la stretta fascia postoculare fatta dal
quarto ed il foro stesso. < occupato dal quinto somite cosi grande, il quale e inciso ad angolo,
inferiormente, per marginare il foro occipitale e porta unti piccola cavit articolare per la ma-
scella a circa un terzo (inferiore del lato della detta incisura). (Su questa, nella faccia del so-
mite si trova una zona ovale striulatoria, ricca di numerosissime e fittissime spinette. Vedi or-
gani stridulanti).
Il quinto somite e pero spaccato longitudinalmente, lungi) la linea sagittale, dal vertice alla
lite -tra orale, per dar posto ad una sottile linea chitinea (corrispondente itilo interno ad un apo-
dema linearci, clic rappresenta il tergitc del sesto e che si allarga appena al vertice. Lo sterilite
del sesto e sottilissimo e margina, in forma di stretta fascia, quasi tutta la vlta superiori del
foro occipitale. Questo sternite ha <\ur deboli processi appena rilevati, sui quali articola il labbro
inferiore. Manca un vero ponte interiore de! cranio, cosicch foro occipitale e finestra orale for-
mano una apertura unica').
Caratteristiche di questo cranio sono l'essere esso in parte sciolto, ed inoltre la mancanza
di un vero ponte tra il foro occipitale e l'orale, nonch, nel suo insieme, con questi caratt
inferiorit, quello invece di superiorit pel foto occipitale centrale e di conseguenza li
fabbrica dell'occipite (grande sviluppo del quinto somite), da paragonarsi a quella dei ditteri ci-
elorati. ossiii degli insetti pi alti, ed e questo un carattere acquisito < di concorrenza
dell'enorme sviluppo degli occhi, paragonabile solo a quello di alcuni Imenotteri e di Ditteri fra
i) Due processi bacilliformi, partenti dalla inserzione del labbt tiretti uno di qua e
l'altro di l verso il mezzo del foro occipitale appartengono essi pure al ponte: vi si arti-
colano gli iugulari (V. t'olio).
A. BBKLKSI . '..', Insetti, I. 13.
9
CAPITOLO SKSTO
in parte.
4'\ 5, 6, somiti ; cinz, condilo mascellare: Md,
mandibola. ; Hy, ipofaringe (lingua) ; Ip, lamioa
paiastomatica ; Mx. mandibola; L, labbro supe-
riore ; T, tentorium.
i precitati. Con tuttoci il cranio sempre plagiostomo perch la inserzione delle mandibole
molto pi bassa che non sia quella delle mascelle e del labbro inferiore, ma non lo tanto
quanto nelle forme giovani.
Stufa. La ninfa ha gli occhi molto pi piccoli e le mandibole assai pi robuste del-
l'adulto, perci il suo cranio conviene esattamente
(acrotremo, plagiostomo, ecc.) con quello di Pteiigoti
bassi, ad es. con quello della Grillotalpa gi veduto.
Anche nella ninfa manca il ponte fra la finestra orale
ed il foro occipitale.
Inoltre, si gi. detto come i pezzi della faccia
(fronte, anteunale, clipeo, ecc.) siano fra di loro
intimamente fusi e saldati ed il tentorium non diversi)
da quello che comunemente si vede nella maggioranza
degli altri insetti.
Cieada plbeia L. (adulto). Sia tipo degli <>uiot-
teri e. giovi per conoscere la speciale fabbrica del
cranio negli insetti succhiatori, specialmente se con-
frontato con quello dei Ditteri ciclorat. Cranio acro-
tremo, plagiostomo, largo, piramidale con grandissimo
foro occipitale. Prefronte che forma un grande pezzo
ovale convesso, striato di traverso, che occupa il centro
Fig. 57. Cranio, veduto posteriormente, di della faccia. Clipeo rettangolare, carenato, bene distinto
ninfa di .Uscitila, tolto il labbro inferiore dalla prefronte e per sutura distinto ancora dal labbro
snperipre breve, esso pure rettangolari', villosetto.
Soniite anteunale assai stretto, specialmente ai contini
tra il tergite e gli steriliti che sono molto piccoli, e
recano ciascuno una piccola antenna. Questi pezzi
sono male distinti dai circostanti.
Da questi pezzi si pu supporre proceda una linea (punteggiata a flg. 58), che va trasversal-
mente agli occhi e che separerebbe la fronte del quarto somite, il quale occupa, col suo tergite,
tutta la parte inferiore e quasi tutta quella posteriore del grande cono oculifero. Il quarto so-
mite jioi I- distinto, per sutura
obliqua facciale (decorrente sotto
le antenne), da un pezzo molto
importante, allungato, che fian-
cheggia strettamente la prefronte
e si nasconde in parte sotto
questa e sotto il clipeo ed il
labbro. Ciascuna meta del detto
pezzo tocca la corrispondente del-
l'altro lato e con essa si fonde
abbastanza corneali he si annette
indentro al complesso di apo-
demi perifaringeali. Questa
eerto una porzione del quarto so-
mite, ma siccome non pu essere
considerata per appendice (stan-
tech le mandibole sono pi in-
dentro e senza stretti rapporti
eoo questo pezzo), cos si deve
ritenerlo per un vero e proprio
basale delle mandibole, cosi spe-
cialmente configurato, tanto pi che trova il suo omologo nella appendice del quinto somite di cui
si dir tosto e che rappresenta senza dubbio il cardine pi stipite mascellare.
Infatti, nella regione occipitale (fig. 60) del cranio si vede il quinto somite e si pu in parte
delimitarlo ipoteticamente come un pezzo a forma di ano che fa la regione posteriore del vertice ed
Fig. 58. Capo ili Cieada plebeia. visto ili faccia.
01, clipeo: L. labbro superiore; M<1. mandibola (e. basale della mandibola);
Oi, uccello impari: Pf, prefronte. Le altre lettere come a fig. 48.
KS0SCHK1 II RO. CAPI)
99
ai Lati confina ool quarto, come auperiorinente colla fronte. Inferiormente, da questa regione pr-
oede appunto un pezzo aquamiforme, allungato, parallelo e oontiguo a quello che si disse basale
delle mandibole, procedente limi alla bocoa. Per questo u fuso col corrispondente dell'altro
hit... ed in In ritengo quale cardine pi stipite delle mascelle (di cui La parte appendicolare e
rappresentata dallo stilo mascellare).
Considerando adunque per limiti ili articolazione del quinto colla sua appendice Le suture
trasverso, >i vede ohe il cranio deve essere considerato per plagiostomo, per quanto il labbro in-
feriore articoli, invece, molto in basso ed a livello della apertura orale. Il sesto somite rappre-
sentato da un tergite sottilissimo cbe margina, a guisa ili esilissima striscia, la parte superiore
del l'oro occipitale ed in corrispondenza della sutura del quinto colla sua appendice, si allarga
alquanto in un rilievo aquamiforme su cui articolano i pezzi iugulari. Lo sterilite del sesto ,
ridotto .piasi a nulla M ed rappresentato da una piccolissima squametta molto vicina al pro-
Fig. 59. Fig. 60.
Fig. 5U. l'arte destra dello stesso clie a figura precedente ma tolta la prefronte, il clipeo ed il labbro
superiore per vedere i pezzi sottostanti.
m, mandibola (stilo): oc, ocelli.
Fig. tu. Parte sinistra dello stesso veduta dal di dietro per illustrare la disposizione dei stimiti.
5 (a) lo stipite mascellare pertinente al 5. somite.
mento e quindi discostissima dal suo tornite e che facilmente sfugge all'occhio, perduta nella
membrana che regge posteriormente il succhiatoio.
Ninfa. La ninfa merita studio por pi ragioui. Anzitutto per lo sviluppo maggiore dei
pezzi anteunali, che si distinguono abbastanza ai lati come due triangoli allungatissimi e ili.
dietro la prefronte, al sommo del capo, si congiungono strettamente col loro tergite in forma di
largo triangol Ila traccia del futuro occello impari. Inoltre, perch il pezzo basale delle man-
dibole .- 1 anche quell rrispondente al corpo delle mascelle sono superiormente spostati nella
faccia tino a penetrare tra il clipeo e l'antennale.
Beostomma tp. (adulto). Cranio acrotremo. In questo ed in altri Eterotteri apicca subito
il fatto che del quarto somite non appare traccia alcuna. possibile aia contuso col quinto. Il
eli] rappresentato da uu pezzo ellittico, allungato, che si trova nella regione anteriore della
faccia e dista molto dagli occhi composti. Tutta la rimanente regione fra gli occhi stessi rap-
presenta la fronte, dove non sono ocelli e si protende molto indietro, ina . separata, in grazia
di una sutura trasversa molto visibile, da uno stretto anello t'orinante il vertice, alla composi-
i) Anche qui si conferma quello che l'Heymous dice a proposito di appendici in generale,
che cine lo .sclerite che le porta si riduce tanto pi quanto maggiori sono le Bue appendici, tan-
toch in taluni casi (come si ve Ir anche nelle appendici dell'addome) I" 9i e totalmente
scomparso a benefizio delle appendici vistose.
1(111
CAPITOLO SESTO
Fig. 61
Fig. til e 62. Cranio tli Belostomma sp. veduto in parte
di taccia (tig. 61) eil in parte di dietro (tig. 62).
J/j, corpo delle mascelle ; L, labbro inferiore ; le altre sono le solite
lettere colle consuete indicazioni.
zione del quale devono prender parte il quinto e sesto tergiti'. Si t'orma cosi un arco post-ocu-
lare che limita la parte superiore del foro occipitale. Gli occhi sono grandi, sporgenti, reni-
formi e laterali. Il segmento secondo (antennale) si sposta al di sotto del capo, intercalandosi
fra il fcergite e lo sterilite del quinto, sotto l'angolo anteriore dell'occhio, in regione affatto oc-
cipitale.
Il quinto somite e, dopo la fronte, il pezzo maggiore del capo e pu benissimo risultare
dalla fusione del quarto e del quinto,
poich il suo sternite occupa tutto il
lato del cranio avanti all'occhio e
viene in contatto col clipeo lavanti,
mentre di dietro e distinto per sutura
lai sesto sterilite. Quello che devesi
considerare per tergite del quinto, oltre
la sua parte verticale, si indette nella
regione occipitale, formando tutto il
lato posteriore del cranio corrispon-
dente all'occhio composto ed accogliendo
anche la fossetta in cui riposa l'an-
tenna.
Il sesto somite rappresentato, pi
che altro, da un grande steriliti-, ohe
forma una gola rettangolare, grande,
sotto il foro occipitale e. fra le antenne.
Inoltre se in- distingue un pezzo trape-
zoidale, smarginato davanti, che precede
il labbro inferiore e che pu conside-
rarsi come un pezzo distinto, corrispon-
dente al subcardine delle mascelle.
come si trover in altri insetti (velli parli boi-culi). Del tergite ilei sesto segmenti rj vedo
traccia, ma pu essere che esso si confonda col quinto nell'arco formante il contorno superiore
del foro occipitale.
Dytiscus marginalia L. (adulto). Molto interes-
sante per la chiarezza con cui si veggono i singoli
somiti e le loro linee di separazione 1 ).
Capo piramidale, depresso, quasi tanto largo che
lungo, in parte celato sotto il protorace. Faccia dor-
sale alquanto convessa. Distinta una sutura metopica,
meno chiara la antenno-froutalo. Clipeo indiviso,
trapezoidale, molto largo, trasverso. Labbro superiore
larghissimo ma breve nel .senso longitudinale. An-
tenne laterali, poste innanzi agli occhi. Anche gli
occhi composti sono sui lati e piccoli. Quarto somite
ampio, con discreta porzione dietro agli occhi, dove
procede lino ad accogliere il condilo . articolare poste-
riore dille mandibole. Quinto somite, grande, formante
gli angoli occipitali del vertice ed inflettenti-si dietro
e sotto nella regione postecfaliea ed abbracciante il foro
occipitale (fig. 51). Questo somite e per largamente
interrotto nella regione postoccipitale, e questo vano occupato dal sesto somite grande, trapezoidale
fra il foro occipitale ed il submento e formante un anello continuo attorno al foro occipitale
La sutura tra il quinto e quarto Somiti e molto visibile di dietro e sui lati del capo, ma meno
al dorso. Il sesto somite si continua, quasi ininterrotto, col grande submento, che fa din- espan-
sioni laterali con cui cela in buona parte le mascelle.
Fig. 63. Capo di Dytiscus adulto veduto
di faccia colla divisione dei semiti cefalici
e del clipeo {CI.) e labbro superiore (L).
') Per veder meglio tutto ci giova una decolorazione, ohe si ottiene immergendo il pezzo in
acido cloridrico torte ed aggiungendovi qualche pezzetto di cimato di potassio.
I SOS< UFI 111:0. CAPO 111 1
Analoghe disposizioni trovo all' Sydrophilus ed in molti altri Coleotteri, tanti > 1 'In- mi sembra
non esserne troppo diverso un tipo comune.
Quanto all'endosoheletro rilevo qui solo i quattro apodemi squamiformi dell'orlo superiore
. laterale del foro oecipital 1 il grande apodema squamiforme periooulare, coso tutte ohe ap-
paiono bene dalle figure.
Larva. La larva mostra un capo spatoliforme (fig. 19), nel quale tutta la regione facciale e la
occipitale sembrano ili un solo pezzo. La parte ristretta posteriore del capo, formante una specie
li l'olio, cilindrica, per separata per sutura anulare- dalla parte maggiore, anteriore piti larga
e si compone del quinto somite abbastanza largo, a cui segue un sesto sottilissimo, che a guisa
L'appellativo ili acefale, dato comunemente a queste larve, none rigorosamente
esatto, perch una testa pure esiste in realt. Si potrebbero chiamare piuttosto
mctna ri lui , accennando cos al fatto dello spostamento dei gangli cefalici.
In altre tbinie, ad esempio nelle larve , 78) o
largo pi o meno, fino ad essere larghissimo anche pel concorso di espansioni
laterali. Oppure determinate regioni della faccia (clipeo, fronte, ecc.) possono al-
lungarsi, allargarsi, configurarsi, insomma, in maniere specialissime, a guisa di
KSOSCHELETRO.
109
sacelli (Fulgora e molte altre specie di Bterotteri affini), li prolungamenti conici,
di appendici vistosissime a guisa
Fig. 90. Capi ili maschi di Cocciniglie.
A, di Leacha Juscipennis Sign. con occhi composti a cornee
tuttavia non contigue e perci rotonde (dal Signoret) ;
l, li Leacha brasiliensis Sign. con occhi composti a
cornee ormai esagonali (dallo stesso), veduti dal dorso :
C f veduto di lato, di Dactylopius, con occhi ad una sola
cornea (dal Berlese).
Come si vede, una confusione possibile tra i veri ocelli e questi altri occhi disgregati, ru-
dimenti di ocelli composti. Converrebbe usare tre nomi diversi, cio ;
Ocelli (stemmata) per i veri ocelli froutali esclusivi degli adulti ;
Occhi disgregati (oculi discreti) per quelle cornee singole o aggregate, ma non contigue, di cui
si e veduto esempio nelle larve e noi maschi di Cocciniglie, nelle larve di Pterigoti e che si
trovano anche negli Insetti pi bassi (Apterigoti) ;
Occhi composti poi, i grandi occhi a cornee multiple, contigue, esagonali.
Antenne. Dette anche tentacoli, in riguardo al loro ufficio; molto impro-
priamente anche corna 2 ). Rappresentano le appendici del secondo somite. Esse
sorgono nell'embrione (Stenobothrm variabilis secondo G-raber) prima delle altre
appendici cefaliche e toraciche, o, pi comunemente, assieme a queste.
') Per pi razionale, considerare tutti questi occhi semplici come cornee isolate di occhi
composti, anche perch nelle cocciniglie pi alte, come si e veduto (tg. 90, A), esse cornee, pure
distinte, sonn pero riunite in due sole regioni laterali.
2 ) Per corno devesi intendere una apotisi (non articolata ne alla base ne altrove) e perti-
nente al rapo : cosi soltanto si richiama a quelle di altri animali tra i superiori.
liSOSCHELETRO.
115
La grande maggioranza degli embriologi (Graber ed Heider per VHydro-
pliilus: Patten per VAoilius; Graber per lo Stenobothrus, Hylotoma, Lepidotteri;
Nusbaum per la Meloe; Wheeler per la Doriphora; Carriere per la Chalioo-
doma, ecc.) '), ammettono una origine postorale alle antenne. Il Viallanes (1891),
per, in seguito alle sue ricerche sullo sviluppo embrionale della Mantis religiosa,
attenua una origine preorale alle antenne.
Secondo Viallanes la bocca primitiva {Mantis) apparisce come un infossamento ectodermico
situato immediatamente avanti al segmento mandibolare. Le antenne si mostrano quali rilievi
mammellonari ai lati della bocca. All'osarne pei- trasparenza degli embrioni si riconosce ebe
questi prolungamenti sono riuniti fra ili loro da una parte rilevata, che si incurva fortemente e
la cui concavit, diretta all'indietro, abbraccia la lincea. Adunque, secondo Viallanes, le antenne
apparirebbero all' innanzi della, bocca e sarebbero apostate dalla loro situazione originale in se-
guito al grande sviluppo dei lobi procefalici.
Le osservazioni e le ipotesi del Viallanes non sembrano per sufficienti a so-
stenere il campo contro tante altre osservazioni, colle quali resa anche molto
A li e
Fig. 91. Fig. 92.
Fig. 91. Antenna di larva di Cocciniglia {Pnrlatorhi Zizyphi Sign.) (dal Berlese).
Fig. 92. Antenne ridotte di femmine adulte di Cocciniglie.
A. di Aspidiotus; B, di Mytilaapis ; C, di Parlatoria (dal Berlese).
meglio possibile la omologizzazione delle antenne e di altre appendici degli in-
setti eolle corrispondenti di altri Artropodi.
Sar molto pi prudente attenersi alle vedute di tutti gli altri embriologi e
considerare le antenne come appendici assolutamente postorali.
Come ho detto piti sopra, esse si possono ritenere omologhe alle anten-
nule dei Crostacei, mentre sono certamente omologhe alle antenne dei Miria-
podi.
Queste appendici rappresentano organi della massima importanza per l'in-
setto, tantoch esse non mancano mai neppure nei parassiti esterni (ectoparassiti).
Soltanto in talune specie che, come le Cocciniglie femmine, dopo il primo periodo
di loro esistenza arrestano adatto ogni attivit degli organi principali del senso,
anche le antenne subiscono una notevolissima riduzione di sviluppo dalla t'orina
larvale (tg. 91) all'adulto femmina, dove quasi scompaiono del tutto, per quanto
ne rimanga veramente alla superficie della testa l'estremo apice tuttavia visibile",
con qualche pelo tattile incora licite manifesto (fig. 92) '-').
In larve che molto prematuramente abbandonano l'uovo, esse possono essere
cos pco evolute da non riconoscersi allatto (larve di Ditteri, fig. 156) o mo-
l ) Anche pei Miriapodi si afferma origini- postorale alle antenne.
-i l'na riduzioni' anche maggiore lino a scomparsa totale si osserva nella involuzione postem-
brionale delle femmine di RpitteH, da larva ad adulto; involuzione questa sotto ogni rapporto
molto singolare e che merita uno studio a se.
116
CAPITOLO sesto
Fig. 93. Capo di larva di imeuottero acu-
leati) (Ape) veduto di lato e mostrante i ru-
dimenti delle antenne (A), come dei palpi e
lobi delle mascelle e del labbro inferiore (da
Berlese).
strarsi come bottoni rilevati appena e con qualche peluzzo o nudi, con aspetto
adunque da paragonarsi ai primi momenti
del loro sviluppo in altri insetti, come si
vede, ad es., nelle larve di Imenotteri sociali
ed altri dei pi alti (fig. 93). Ma quanto
pi la larva J ) evoluta al suo uscire dal-
l'uovo, tanto meglio le antenne si mostrano
svolte, fino a somigliare, per dimensioni ed
aspetto, a quelle degli adulti. Cos nelle
larve di Lepidotteri esse sono tuttavia assai
piccole, ma non tanto per che anche os-
servatori fra i pi antichi non le abbiano
rilevate e riconosciute per quello che sono
in realt a )
Poco dissimili da quelle delle larve di
Imenotteri aculeati sono le antenne nei falsi bruchi (fig. (54, A) o larve di
Imenotteri tentredinei, sebbene queste larve, come ho gi mostrato (1001) collo
studio della anatomia interna, rappresentino un grado di evoluzione pi avanzato
in confronto di quelle dei Lepidotteri.
Le larve dei Coleotteri in generale, meno di alcune famiglie, in cui sono
molto embrionali, si devono considerare (ad es. quelle dei Coleotteri pi alti
Garabidi, Stafilinidi e gruppi vicini) sia per la notevole eteronomia degli
anelli toracici in confronto degli addominali, sia per l'evoluzione
molto notevole del capo, ecc. come forme in uno stadio di molto
pi avanzato che non sia quello dei bruchi e dei falsi bruchi o delle
stesse larve carnose dei
Coleotteri pi bassi (ad es.
dei liguicoli, ecc. ) e perci
mostrano uno sviluppo nelle
antenne veramente notevole
(fig. 35, 44, 40. 73). In
molte di queste larve si rile-
va un fatto, per ci che riguar-
da la morfologia delle anten-
ne, degno di considerazione.
Vi hanno cio antenne
>i forcate o meglio fornite di
un articolo aggiuntivo ter-
minale minore accanto all'ar-
ticolo apicale pi grande.
Questo fatto richiama
appendici tipicamente biforcate dei Crostacei,
come bene fa rilevare il Kolbe, il quale mette
anche a confronto l'antenna di un Astacus
con quelle di due larve di Coleotteri, in figure
(fig. 95) che qui riproduciamo. Anche in ta-
luni Miriapodi (Pauropodidi. fig. 0C>) l'antenna
Fig. 94. Antenna di
larva di Lepidot-
tero (baco da seta),
seconde Blanc.
alla mente le
Antenne biforcate.
.1, di Crostaceo (Astacws). (la Kolbe; 11, di larva ili
Prlobhts Hermanni, da Schiodte ; di larva di Ta-
ehinut rurpes 1>. G-.; da Schiodte ; D, di larva di
Stenus bipmictatits da Schiodte.
!) Intendo discorrere delle larvo di insetti metabolici. Le altre non diversificano in ci dai
rispettivi adulti, se non nei casi di involuzione accennati (Diaspiti).
2 ) Secondo Lyonnet le antenne della larva di Cosmi possono ritrarsi cogli articoli l'uno
dentro l'altro, in modo da scomparire completamente.
KSOSCHELBTRO CAPO. 117
conformata in modo analogo, cio con due articoli terminali formanti insieme
una t'oica.
Si conoscono, con tale disposiziono, molte larve di Coleotteri l ). Secondo
Brauer 1 1 s.~>4). anche nelle larve di alcuni Xeurotteri (Ascalaphm, Myrmileon) ad
esempio del comune formicaleone, l'ultimo articolo delle
antenne termina con tre punte.
Queste larve per (con altre afflili) sono molto pro-
gredite nel loro sviluppo e mostrano antenne composte
di una ventina di articoli. In altre larve di Neurotteri
per, il numero degli articoli molto minore. Secondo il
Brauer esso di tre nei Panorpidi e li quattro nelle
Mantispa, Micromous ecc.
Xelle larve degli Amotaboli si nota che, in gene-
rale, il numero degli articoli minore che non sia quello
dei segmenti in cui si dividono i corrispondenti organi
degli adulti e vi ha pure differenza nella lunghezza Pig- 96. Antenna
] . , , .ili Paitrovus (ila Berlese).
di questi organi, essendo essi pi brevi, proporzio-
natamente, che non negli adulti della stessa specie. Ad
es. la larva di Forfcala non ha che S articoli nelle antenne, mentre l'adulto ne
ha 14; negli Acrididi, 12 articoli nelle larve e 26 nell'adulto; nelle Termiti le
larve hanno il articoli e gli adulti da 13 a 15 (13 maschi; 14 femmine;
15 neutri).
Fanno eccezione alla regola le larve di Efemeridi, nelle quali le antenne sono
molto lunghe e divise in gran numero di articoli, mentre gli adulti non mostrano
che tre soli articoli negli organi corrispondenti.
In conclusione pu essere detto, a proposito di questi organi nello stato lar-
vale, per le larve degli insetti metabolici:
1. Si hanno tutte le possibili gradazioni nello sviluppo, in dimensioni e nel
numero degli articoli, da antenne nulle, appena abbozzate a guisa di tubercolo e
con aspetto come nella loro prima origine embrionale ad altre di pochi segmenti, ma
brevissime, difficilmente visibili, Ano ad antenne discretamente lunghe, molto co-
spicue, divise in notevole numero di segmenti.
2." Le antenne di talune larve accennano ad una disposizione biforcata, che
ricorda analoga disposizione dei Crostacei e dei pi bassi Miriapodi a ).
Antenne dell'adulto. Anche queste articolano sul capo, ciascuna in una fos-
setta, per lo |>iii circolare, alle volte cos elevata coi suoi margini, da poter essere
scambiata con un articolo ( lophos del Verthoeff, 1904), oppure su tubercolo
comune ad ambedue le antenne (genere Ceria nei Ditteri), od in cavit scolpita
in quella parte del somite secondo che si estende nella regione facciale fra gli
ocelli composti e hi fronte. Questa la posizione tipica, che pu essere per
modificata per la molto varia configurazione ed estensione dei diversi pezzi cefalici 3 ).
Quanto allo sviluppo di questi importanti organi, per ci che riguarda le loro
'i Dei generi : Carabus, Calosoma, Nebria, Elaphrus, Notiophilus, Panagaeus, Badister, ecc., Ira i
Carabidi : Turbimi*. Syiitomium, Ocypus, Staphylinus, Phionthus, Xantholinus, Quedius, Oxporus,
Platysietkus, Blediua, Mcralymma tra gli Stafilinidi ; Aphodiu, Amoeeius, Trox tra i Lamellicor-
iiidi : Bolitophagus, Melandrya, Hypulus, Abdtru. (h-cluxiii tra sjli KtiTonieri, nonch in altri- fa-
miglie, ad es., st'i-riiili, Anistuiniili . Isterilii e poco diversamente nel Macronyehus quadritubercu-
IiiIh* Ira i l'amidi.
2 ) Da min confondersi culla speciale biforcazione del solo limicolo (fig. H>">, t) che rapini
senta nulla pi clu- ima particolare conformazione e si riscontra in pochi casi di adulti (Schiso-
i i ni* i,
Nei Pulititi! , ad es., esse si inseriscono diet.ru <;li occhi.
118
CAPITOLO SESTO
A l C
Fig. 97. Varie maniere di
antenne setifonni e cilin-
driche.
A. Setifornie, di Locu 8 tide ;
B, cilindrica^ rwaoide; e, mo-
niliforme di a lt ro Coleottero :
(Da Lunardoni).
dimensioni complessive, panni che si possa ritenere aver influito due distinte energie,
con attivit affatto opposta.
Primieramente si veduto gi dalla brevissima revisione di questi organi nelle
larve e rispettivi adulti, che la pi cospicua tendenza dell'organo quella di al-
lungare, passando dalle forme morfologicamente meno
evolute a quelle pi riccamente sviluppate.
Questa tendenza pu essere messa in rapporto col-
l'ufticio dell'organo, che agisce (come appendice recante
organi sensori) al suo scopo in virt di organi sensori
estroflessi ed introflessi, che si trovano distribuiti sulla
sua superficie. Cos quanto pi estesa la superficie del-
l'organo, tanto pi utile il suo effetto. Ora, ad ottenere
il risultato nell'aumento di superfcie, due maniere sono
sempre in atto in natura; o ingrandimento dell'organo e
conseguente estensione di superfici piane o pianeggianti,
oppure complicazioni dell'organo stesso, per ottenere la
maggiore estensione superficiale entro spazio minore ed
in questo caso con superfici complicate.
Talune antenne hanno risposto a questa tendenza
semplicemente allungando, od allungando ed allargandosi,
od ingrossando. Questa la maniera pi semplice e noi
la troviamo seguita negli insetti pi bassi (Apterigoti),
dove le antenne appaiono o con aspetto non dissimile da
quello delle larve dei metabolici (fig. 74) o sono semplicemente molto lunghe ;
cos anche negli Ortotteri, che sono, tra i Pterigoti, al primo gradino della
scala.
Negli Ortotteri si vede che le antenne sono o seti/ormi (fig. 97, A) come nei
Locustidi e nei Grillidi e quindi lun-
ghissime e divise in un numero li d
articoli senza limiti costanti ; oppure
dlindriehe; in questo caso con numero
limitato di articoli, ma pi grosse che
non le setifonni (Acrididi); oppure su
questo stesso tipo, ma depresse e lar-
ghette, come, ad es., nelle Truxalis, ecc.
Oli organi sensori possono acca
ulularsi specialmente nell'estremo od
in pochi estremi articoli dell'antenna,
ed in questo caso sono soltanto qusti
terminali che tendono ad allargare.
L'antenna (clavata) , in questo caso,
a limite determinato di lunghezza.
Se ne ha esempio nei Ropaloceri ed
in molti altri insetti di altri ordini.
Clavate, in modo molto vistoso e
mirabile, sono le antenne di alcune
specie ili Coleotteri esotici del ge-
nere J'/tussut. ~Se diamo qui figura (figure 99, 103) ; alquanto meno quelle dei
Claviger, ecc.
In altri casi per gli ultimi articoli, anzich aumentare secondo tutti i dia-
g. 98. Varie maniere di antenne clarale.
A. Clavato-segbettata di Serricornide; l, Clavata di altro
Coleottero: V, id. diRopalcero: D, idem, di Oijlas longi-
Collis Chevr. : E, di Cerocoma Schaefferi L, (maschio) ;
F, di Pereidocertis securifer Gaede : <:, di Palpare Per-
cheroni Gr. Men. (l>a varii autori).
BSOSCHE] l.l RO.
ini
metri, si estendono in un senso solo, risparmiano spazio nel senso dalla lunghezza
dell'organo e quindi si mostrano nel loro
insieme disposti a guisa di pettine {l'irti
nicorni) (fig. L01, H) oppure se le espansioni
sono laminaeee e si possono addossare l'ima
all'altra, come fanno le stecche di un
ventaglio che si apre e chiude; l'antenna ac-
quista una configurazione per cui si dice
flabellata od a lamelle {LamelUcorni) (fig. 1<<).
Una consi-
mile influen-
za possono ri-
sentire tutti
o la maggior
p a r t e dei
segmenti dell'antenna ed allungarsi da un lato, ad
es., in una squama triangolare, ci che importa un
aspetto di sega all' intero organo (antenne serrate) (fig. 98, A) e se l'allun-
gamento pi cospicuo (fig. 101, B) allora l'aspetto d'insieme, ramoso (antenne
ramose), lineilo di una mezza piuma (Serricornidi) J ) o se ci avviene da
ambedue i lati dell'antenna questa assume uno degli aspetti pi comuni, cio
piumato (fig. 1(11). ('osi sono fatte le antenne di molte specie di farfalle notturne
Antenne flabellate li
L:iiuellieoruidi.
A, aperta; B, chiusa.
A 15
Fig. 99. Esempi di antenne davate.
A, Faussus Stevensiannn Westw.: B , Cerapterut
4-maculatus "Westw. ingranditi circa 4 diametri,
(dal Westwood).
A B C E
Eig. 101. Autenne piumate e pettiuate.
I M'eveniente seghettato-pinrnate di Sflngidi ; B, di Elateridi (pettinate); 0, doppiamente pettinate; D, piumato- verti-
cillate di Zanzara maschio; E, unipiumate di CalUrhipis Dejani Latr.i F, tripet rinate di una tignuola australiana
il. unipiumate di Coleottero (Amydeteg); 3, clavato-pettinate di Coleottero (da varii autori;.
ed hanno appendici a ciascun segmento generalmente, pi vistose nei maschi, che
min nelle femmine.
In questi casi per, e nel precedente, le espansioni laminari di ciascun seg-
mento godono di una specie di articolazione col segmento stesso, per cui pos-
sono insieme muoversi ed infatti, nelle piumate, tutte le barbe di una met del-
l'antenna si piegano insieme verso quelle dell'altra met, con che l'antenna
chiusa.
Cosi rispondono questi organi alla influenza che tende ad accrescerne la su-
perficie, all'infdori di eccessivo allungamento. Adunque questo seguito, di re-
gola, malvolentieri in natura e si comprende infatti che un organo molto lungo
in pericolo per s e di impaccio all'organismo.
') Talora il solo articolo terminale ohe si allunga da un lato con un processo che pu i
glkirc per dimensioni lo stesso articolo e distribuirsi a questo parallelo, si ha cos nnu vera an-
tenna forcuta (ad es., Schieoeerus furcats), maschio) (fig. 105, .4).
120
CAPITOLO SESTO
Questa altra influenza, che tende a raccorciare invece l'antenna entro limite
conveniente, deve essere tanto pi attiva quanto maggiore molestia un organo
lungo pu dare in speciali attivit dell'insetto e quindi, in taluni casi, la ridu-
zione al minimo volume si impone.
Gli insetti eccellenti volatori, e che volano di continuo, sembrano godere di
antenne molto corte o che possono essere, durante il volo, retratte in modo da
non impedire di soverchio questa maniera di locomozione.
I Ditteri superiori e le Libellule sono in queste condizioni di antenne cor-
tissime. Negli Imenotteri, molto inferiori ai Ditteri quanto a potenza di volo,
sono cos fatte che possono ripiegarsi a gomito ed adagiarsi alla faccia. Anche
gli insetti eminentemente acquaioli, come gli Emitteri eterotteri che frequentano
con grande assiduit le acque (Gorisidi), hanno antenne cortissime. Meno bene
cos si spiegano le dimensioni piccolissime delle antenne nei Cicadarii.
A tutto ci, se si aggiunge, come influenze secondarie, quelle che derivano
dalla eredit, da, sviluppi sessuali in ordine a caratteri secondarii, da peculiari
abitudini della specie, si comprender come questi organi variino in mille
modi nel loro aspetto, dimensioni, struttura, ecc., come non giova ricordare qui
specificatamente e non sempre se ne potrebbe dare ragione, ma variano per
(come tutti gli organi) entro un perimetro che ha per centro un tipo unico per
ciascun gruppo maggiore.
Le antenne possono essere articolate nel loro mezzo (circa) per una giun-
tura che permette alla parte apicale notevoli movimenti
a entro un raggio molto esteso (fino a quasi 180 gradi).
Sono queste le antenne gcniculate o con articolazione
a ginglimo (fig. 102).
Noi vi vediamo due primi articoli, dei quali uno di
lunghezza talora notevole, prende il nome di scopo ed
quello che si inserisce alla testa. Esso lunghissimo
in alcune specie, ad es., nei Rincofori (vedi fig. 102, E),
in molti Imenotteri, ecc. Il secondo pi breve o bre
vissimo l ). Questi due non hanno organi sensori in
nessuna specie (nemmeno nelle Hylotoma, genere di
Tentredinei dove le antenne sono composte di tre soli
articoli, anche in queste gli organi sensori sono distribuiti
sul grande terzo articolo).
Dopo questi due, mediante la articolazione soprac-
cennata segue l'altra parte dell'antenna o funicolo,' o
flagello, che dire si voglia, composta da uno (Hylotoma)
a pi articoli, immessi pi o meno profondamente gli
uni negli altri e gli uni cogli altri articolati, ma
con articolazioni che permettono movimenti assai ri-
stretti o non ne permettono affatto e del resto non vi sa-
rebbero muscoli atti a ci, speciali per ciascun articolo.
Del resto, questa segmentazione del funicolo
pi tardiva delle altre nello sviluppo embrionale o
nei primi giorni della vita postembrionale della larva.
In generale l'antenna giovanissima, quando ormai gli
altri arti sono segmentati benissimo, si mostra triar-
ticolata e sono definiti lo scapo ed il secondo seg-
B
Fig. 102. Antenne geuicu-
lato-clavate, con grande
scapo.
.1, di Imenottero; B, li Mecopus
triliiwatus, G. Meli.
Fig. 103. Antenna c-lavata ili
Pavssits exfavattts YVe.stw. (dal
Westwood).
') Molto raramente questo secondo articolo pi lungo degli altri. Pure cosi si vede negli
Aleurodes (Emitteri Omotteri), nei Parttu e Gyrinus fra i Coleotteri.
KSOSCtKLETRO. CAPO
121
^oco-
phorus. Non se ne conosce l'ufficio n l'origine.
Appendici del gnatocefalo.
Queste si chiamano anche {/natiti, con parola di origine greca, ed abbracciano
il complesso delle tre ultime paia di appendici cefaliche 1 ), appartenenti alla se-
conda regione del capo, cio al gnatocefalo dell'embrione.
Si gi detto che esse sorgono, ciascun paio da un somite cefalico speciale,
cio dal quarto, quinto e sesto ed appartengono
tutte alla faccia ventrale, come, superfluo ri-
corda ilo, sono tutte postorali.
Nel quadro degli organi boccali, ossia alla
composizione dell'insieme d'organi che circondano
la bocca, entra, come parte fisiologica, anche il
labbro superiore, del quale si gi detto, ma
si anche veduto come esso non appartenga al
gnatocefalo, quindi, morfologicamente esso non
pu essere considerato come una appendice boc-
cale, mentre queste sono tutte postorali.
Tutte queste appendici sorgono nell'embrione
come paia di tubercoli disposti uno dietro l'altro
e pi tardi si differenziano particolarmente, come
si dir.
Anche queste appendici appartengono
a quel gruppo che caratterizza appunto
gli Artropodi e perci si possono omologare agli
arti toracici, in un tipo di arto che chiamerei
artropodite, nel quale sono i (/natiti e le zampe
vere.
La composizione si pu ricondurre ad uno
schema unico, ma perci appunto che pi carat-
teristiche sono le zampe toraciche, sar meglio
esporlo appunto a proposito di questi ultimi arti.
Per ora conviene ricordare che tutti i gua-
titi possono essere ricondotti ad una forma se
non primitiva almeno fondamentale, unica, rap-
presentata da una appendice articolata, semplice (cio non duplice u ramificata)
Pig. 107. Embrione di hepisma veduto
dal ventre, per mostrare i rudimenti
delle appendici.
L. labbro superiore ; Md, mandibole ; j/>,
mascelle; Mx~, labbro inferiore: Mi t lobi
interni ; Me, lobi esterni : V. regione cefa-
lica ; A, autenne ; Pi, palpo mascellare :
PI. palpo labiale : Z, Z ? -/V zampe I
addome (da Heymons).
') Si vedr ]>ii innanzi la discussione a proposito del numero dei gnatiti, quando si [.render
in esame il significato morfologico della ipofaringe, clic da taluno i- stata considerata coin rap-
presentante di un paio di appendici pertinenti a segmento proprio.
124
CAPITOLO SESTO
sopportata da due pezzi basali, dei quali uno deve appartenere allo schlerite del
segmento e l'altro, quando distinto, pu essere ascritto alla appendice stessa.
L'affermazione che l'appendice tipicamente e forse originariamente semplice incontra certo
opposizione per parte ili coloro che vogliono ricondurre le appendici di frutti gli Artropodi al tipo
duplice, ossia biforcato dei Crostacei. Per mio conto io parto pi volentieri dal semplice anzich
dal composto e ritengo che la duplicit si spieghi benissimo coli' ammettere uno sviluppo di un
processo laterale sorgente da un segmento dell'appendice, processo dapprima non articolato alla
base e quindi vera apotisi, di poi articolato, coi caratteri quindi dell'appendice e frammentato
quindi ulteriormente in articoli secondari. Si potrebbero citare innumerevoli esempi di ci, non
solo per gli insetti, ma per tutti gli altri articolati.
Meno razionale ammettere una formazione primitivamente composta e quindi una delle ap-
pendici secondarie che va grado grado scemando, fino a scomparire del tutto rimanendone cosi
una unica, appendice semplice.
L'embriologia aiuta poco in questa indagine, perch le appendici composte di subappendici
vistose sorgono da altrettanti rilievi mammellonari quanti sono i loro rami secondari e quelle
semplici da una sola estroflessione. Per, nei casi in cui una delle appendici secondarie e di me-
diocri piccole dimensioni, comi' ad es. nelle antenne e nelle mascelle di molte larve metaboliche,
il rilievo nammellonarc primitivo unico e soltanto molto tardivamente appare il ramo secondario.
Inoltre se il tipo fondamentale ed originario fosse costantemente duplice si dovrebbe riscontrali',
nelle diverse maniere di appendici duplici, una costante omologia ed quello appunto che non si
vede, sebbene su ci l'attenzione dei morfologi non sia stata per nulla fissata.
Portiamo un solo esempio, desumendolo dalle mascelle e dalle antenne di larve ili Coleotteri,
le quali appunto si citano piii spesso come esempj molto chiari di questa formazione doppia.
Nelle larve di Carabidi e Stafilinidi, lo stipite mascellare ha un deute robusto, articolato, al
quale segue un processo
biartieolato inserito nella
membrana che succede
allo stipite e finalmente
un palpo quadria iticela to.
Nelle larve ili ('trin-
ili la invece, lo stipite
senza processi. Il palpo
di quattro articoli, di cui il
1. porta una grande apu-
li-i | male articolata non
articolata alla base) bi-
segmentata e lunga non
meno di tutto il palpo.
Le larve di Dytiscas
hanno un processo odon-
toide articolato all'apice
dello stipite delle ma-
scell 1 un palpo di sette
articoli, mentre quelle
di Cybister presentano
una mascella filiforme, semplice a guisa di antenna mposta ili ben dicci articoli.
Per converso, le antenne di larve di Lamellicorni sono composte di cinque segmenti e mostrano
un processo eorniculato, breve, all'apice del 4. articolo.
Alcune larve di Elateriili {Cardiophorm) hanno antenna triarticolata ed il secondo articolo
reca un processo articolato all'apice. Neil' Oeypus (larvai invece, l'antenna, conquista ili cinque
articoli, mostra un conforme processo odontoide articolato sul 3. segmento.
Conviene adunque dire che ciascun articolo delle appendici gode di questa facolt di emettere
prolungamenti capaci di articolarsi in seguito e le antenne piumate di molti Lepidotteri dimo-
streranno agevolmente tale cosa con frutti i passaggi da apofisi ad appendici articolati- pi'i pro-
cessi laterali dei segmenti, di guisa che si esclude cosi ancora che queste appendici secondarie
Fig. 108. Diverse maniere di mascelle.
/. ili larva di Sydrophilus ovatus L. : II, ili larva ili Dytiscus marginali* L. : ///, ili
larva di Nbria complanata L.: IV, di larva di Rhyzotrogvs Fallenii liyll; V. di
larva di Amhomerus marginatus L. (tutte da Schiiidte).
ESOSCHKMCTRO. CAPO
125
derivino da peli particolarmente complicati e modificati, mentre si riconosce ohe sono vere espan-
sioni laterali ili ciascun segmento e clic acquistano in seguito la articolazione alla base.
Anche le particolari subappendici proprie dei gnatiti, che prendono il nomedi
lobi (uno o due) sono formazioni da ritenersi contemporanee al palpo e se 7ie
hanno tutti i possibili passaggi, da quello di assoluta mancanza (Cybister) fino a
quello di grande complessit, visibile specialmente nelle mascelle li Ortotteri.
Quanto poi ai pezzi basali giova rilevare in ci una differenza rispetto alle
zampe, nelle quali, mentre i pezzi basali sono tre [episterno, epimero, trocantino),
da ascriversi agli schieriti lei torace, nei gnatiti in generale due soli se ne ricono-
scono, cio eardine e stipite, da considerarsi con probabilit come suddivisioni
secondarie di un solo sclerite, cio del primitivo trocantino.
Adunque nel gnatite tipico si riconosceranno le seguenti parti:
Cardine, subcardine, stipite, appendice (divisibile in primaria, se unica;
secondarie, palpo, lobi interno ed esterno).
K tuttavia discusso il tentativo del Boas di omologare le appendici degli Insetti a quelle dei
Crostacei, pei quali il detto autore indica tipicamente un asse principale diviso in articoli, che
possono portare ramificazioni laterali semplici o suddivise in segmenti.
Alla base dell'asse principale si riconosce un protopodite o simpodite che si voglia dire, coni-
posto di due articoli, il coxopodite ed il basipodite. Al simpodite segue una parte (il suo prolun-
gamento^, cio l'endopodite ed un'altra, esterna alla precedente.
Vexopodte. Anche il COXOpodite porta un ramo esterno, 'vppodtc.
Cosi pure alcuni articoli ell'endopodiie possono recare espansioni
foliacee laterali.
Il Verhoeff (1904), accordando allo stipite il valore di una anca
(coxa) omologa al pezzo cos chiamato nelle zampe, considera i
lobi (interno ed esterno) come omodinami agli organi coxali che
si trovano sulle parti che stanno sulle anche orali in molti bassi
Antcnnati e per questi propone il nome di eoxomerti, mentre con-
sidera il palpo per telopodite, omologo alla zampa dal trocantere
in poi e pei Dermatteri, dove il palpo mascellare di cinque
articoli, riesce tacile all'autore di dividerlo in trocantere, prefemore,
femore, tibia e tarso. Ma cotale facilit gli viene meno subito pei
lunghi palpi mascellari della Maehilis, che hanno sette articoli e
per questi ricorre a due profemori ed a due tarsi. Non so poi
come lo stesso Verhoeff potrebbe l'are pel lungo palpo mascellare
anzidetto dei Cybister, dovi' gli articoli sono dieci.
ILI resto intorno alla pi probabile omologizzazione delle ap-
pendici del gnatocefalo con quelle del torace (Zampe), vedi a pro-
posito delle Zampe nel Torace .
C'erto che nell'omologare appendici ormai cosi diverse da tempo, conviene procedere cau-
tamente e, per ora, pi prudente paragonare i -natiti fra di loro, comi- si far delle zampe fra
loro, attenendosi soltanto a qualche dato fondamentale che sembra Cuori discussione. Le omologie
che mi sembrano pi accettabili sarebbero le seguenti:
Fig. 109. Schema di appendice
secondo Boas.
s,na, .simpodite ; Cx. coxopodite ;
Ep, epipodite ; Ex, exopodite ;
En, endopodite.
Mandibola
Basale
delle mandibole
Premandibola
Masi olili
Cardine
Subcardine
Stipite
Pezzo palpiferi
lobifero
| Lobi
I Palpo
ballino inferiore
Prelabio o pizzi
pre-mentali
i Submento
l Mento
Pezzo palpiter e
lobifero
iLobi
(Palpo
Zampa
Trocantino
Appendice | Anca,
Trocantere, Fi-
in o r e, Ti b ia.
Tarso),
VJii
CAl-rillI.il SESTO
Fi. 11U. Mandibola di
una t'orma predatrice (larva
di Carabide, Nebria com-
planata L.) - da Schiodte.
Mandibole (Md. in tutte le figure). Il iiriiuo paio di guatiti prende il uouie
di Mandibole. Esso si differenzia, in generale, nell'embrione, prima dei due suc-
cessivi, e ci in grazia dell'ordine nella metameria, che si inizia e procede dalla
parte anteriore alla posteriore.
Appaiono due tubercoli lunghi situati sotto quelli antennali (fig. 107, Md).
sui lati della stria germinativa. Essi, in generale, sono
pi voluminosi di quelli delle rimanenti paia di guatiti
n mai si vedono duplici triplici, come sono, invece
gli altri nel loro primo apparire 1 ).
Se si considera la cos detta mandibola nelle forine
larvali od adulte, dove essa bene sviluppata, apparisce,
il pi spesso, come un pezzo unico e perci riesce molto
malagevole omologarlo alle altre paia di guatiti.
Oontuttoci l'esame pi attento mostra che le omo-
logie vi sono o vi sono state nel modo pi palese.
Rifacendoci ai Diplopodi, come ai Sinfili e forme
vicine (Miriapodi), si riconosce che la mandibola com-
posta di tre pezzi principali, i quali sono (fig. Ili) il
cardine, lo stpite e la cosi detta premandibola. Il cardine
articola col cranio merc un solo condilo ed articola
molto in su verso la linea sagittale. In taluni casi
il cardine parzialmente o totalmente fuso collo sti-
pite. Nella premascella . molto distinto il pezzo molare.
Ora, tale disposizione di cose si rinviene anche
negli Insetti, del tutto conforme negli Apterigoti.
Lasciando l'esempio che si ritrae dai Collemboli, nei
quali le mandibole, per la dispo-
sizione speciale entotrofica della
bocca, pur essendo distintamente
duplici, sono meno bene dimostra-
ti ve che non nei Tisanuri ectrototi,
si pu prendere l'esempio delle
Maohilis, la cui mandibola (figu-
ra 1 1 2) mostra di essere fatta di
due pezzi molto distinti l'uno
dall'altro, per decisa spaccatura
trasversa e si articolano molto
in su verso la linea sagittale
del cranio. 11 primo pezzo di
queste mandibole cos fatte porta
un condilo unico e corrisponde,
senza dubbio (anche per ci
che dimostra la muscolatura mol-
to simile a quella dei Miriapodi anzidetti), al cardine pislipite
delle mandibole dei detti Miriapodi, mentre la parte infe-
riore corrisponde alla premandibola.
Fig. 112. Mandibola
di Jlachilis.
Cd, condilo ; Cm, bacale
{corpo) della mandili. ;
a r , articolazione colla
promandibola ; Md, pre-
mandibola ; il/, dente mo-
lare.
Fig. 111. Mandibola di Callipus
foetidissimiis Savi.
<;, stipite: cardine; le altre lettere
come a n$;nre 116, 117 dal Silvestri.
') Non vi ha dubbio che la mandibola non corrisponda ad un complesso di pezzi del tutto
omologia ai tre componenti, tipicamente, la parte appendicolare dello mascelle e del labbro infe-
riore (lobo interno, lobo esterno, palpo), eppure, nell'embrione, almeno dei mandibolati, essesor-
gono con un rilievo unico, mentre le altre due paia di gnatiti si mostrano, gi di buon ora, con
tre rilievi mammellonari, corrispondenti ai tre futuri pezzi anzidetti. Ecco adunque un'altra prova
che anche l'embrione pu subire l'influenza di uno stato di cose acquisito e perci quello che
esso illustra min e sempre assolutamente primitivo.
ESOSCHELKTRO. CAPO
127
Ora, in processo di evoluzione, per maggiore solidit di queste robusto ap-
pendici masticatorie, certamente avvenuta una riduzione, pi che fusione del
pezzo basale che rappresenta il cardine e lo stipite insieme, mentre le pareti del
cranio sono venute d'altrettanto abbassandosi. Inoltre, la sutura, primitiva che si
e avvertita tra il detto pezzo basale e l'apicale nelle Macini*, divenuta una
vera e propria linea di articolazione, sulla (piale la mandibola si trov ad adat-
tarsi con due condili robusti, il posteriore o l'anteriore.
11 pezzo basale, di cui si detto nel cranio, e che si vede tuttavia nella
maggior parte degli insetti, per variamente ridotto, ha
subito successive diminuzioni e se esso e tuttavia grande
e ben distinto in bassi Ortotteri (Grillotalpa, Gryllvs e
Dermatteri), come nei Pseudoneurotteri specialmente adulti,
lo sempre meno in altri Ortotteri, dove considerato
tlal Commstock e da altri, come un semplice cuscinetto,
e tuttavia si mantiene abbastanza anche nelle forme pi
alte, perdendo per il carattere di pezzo in aiuto delle
mandibole ed acquistando via via quello solo di mem-
brana (pi che sclerite) articolare, situata fra il cranio
e la mandibola stessa (fg. 1 13, Bui).
Cosi i condili articolari della premascella, che anche
nei detti Miriapodi sono bene manifesti, ma hanno ufficio
secondario dopo quello del condilo unico, hanno acqui-
stato, nei Pterigoti, ufficio primario, ma non possono
trovare omologhi negli altri gnatiti, se non nel complesso
di condili articolari che appartengono al palpo ed ai
lobi.
Fig. 113. Cranio di Grillo-
talpa veduto ili lato.
O, vano dell'occhio composto ;
Oc, ocello; A, cavita anteunale;
Tt, tentorium : Cm. processo
sasittale (cresta metopica) : CI,
clipeo; Bm, basale della mandi-
bola.
Verhoeff (904), (dio non riconobbe questa omologia e riduzione
di parti, divide oli insetti in Monocondili (Tisannri ectobrof); Eterooondili (Collemboli e Tisannri
entotrofi) ; Dicondili (Pterigoti).
Obbiettivamente questa divisione non sot're difficolt, ma e meno illustrativa di altra che
si attenesse alla presenza o mancanza del pezzo basale nella coudizione di parte articolare della
mandibola. Cos gli insetti meglio potrebbero essere divisi in :
Mo il ni in ii ti (Pterigoti) ;
Diplognati
lEctogiutti (Tisannri cototron),
1 ;
'Endoyuuti (Tisanuri endotron, Collemboli).
molto importante il riconoscimento di questo pezzo basale della mandibola
anche per ispiegare la composizione del cranio e della bocca in parecchi insetti
succhiatori (Omotteri, Bterotteri, Fisapodi), oltre che dal lato filogenetico e mor-
fologico.
D'ora innanzi, allorch si parler di mandibola, si intender adunque non la
speciale appendice boccale degli Apterigoti, ma soltanto la premandibola, ossia
'pici pezzo che semine col nome di mandibola stato descritto dagli autori nei
Pterigoti che hanno tali organi trituranti.
Le mandibole (tipicamente nei masticatori) sono pezzi resistenti, di forma
ordinariamente piramidale, a tre faccie (raramente a quattro), con uno spigolo pi
" meno tagliente all'orlo interno (orale) ed una faccia pianeggiante a questo op-
posta, in continuazione delle guancie. Esse terminano generalmente a punta acuta,
n margine dentario frastagliato e diviso in parecchi denti e diastemi, quelli di
una mandibola diversamente numerosi < disposti da quelli dell'opposta a ci la
128
CAPITOLO SKSTO
dilacerazione dei corpi duri possa avvenire facilmente. Molto spesso alla base
interna della mandibola si vede una
superficie pi larga, pianeggiante, con
una corona di vero dente molare, piana
o variamente accidentata, talora a strie
trasverse fitte ed ordinate. una su-
perficie veramente di triturazione. Nella
figura che mostra le due mandibole di
una larva di Lamellicorne appare (in
fig. 114, dm) molto evidente questa parti-
colarit, che si riscontra anche in forme
adulte, come ad es. nei Psocidi ecc.
(ili altri denti della mandibola ter-
minano acuti o taglienti. Nel maggior
numero dei casi nessuno di essi arti-
colato od altrimenti distinto dal coi] io
della mandibola, ma fa parte integrante
di questa, ma in alcuni casi vi hanno
eccezioni a questa norma, che assumono
speciale importanza, come dir tosto.
Negli Stafilinidi pi voluminosi si nota, alla base in-
terna della mandibola, una appendice anticolata, a guisa
di spazzola pi o meno allungata e fornita di molti
peli. Un dente nudo e lunghetto si vede, nella corrispon-
dente posizione, nell'organo omologo dei Pasaalus, come
bene dimostrano e figurano il Kolbe ed il Packard.
Fi
C
114. Mandibole (destra e sinistra. B, C) di
larva di Xylotrtjpes Gideon L.
A, vista di taccia mostrante l'orlo tagliente;
dm. dente molare da Schiiidte.
A B
Fig. 115. A. mandibola de-
stra di Milabris varans
adulto, col lobo carnoso (Lp),
ed il condilo (rd). B, in-
termascelare o Prosteca se-
parata e pi ingrandita.
Da Beamegard.
Il Packard (1S98), sulla scorta dei lavori del Meinert e Nassonow
per le Campodea rileva in questi Apterigoti la presenza di una
appendice mobile, abbastanza minuta, inserita al lato interno, non
troppo discosto dall'apici-, la quale paragonata al lobo interno
della mascella (detto lacinia). Il lobo esterno (galea) sarebbe rappre-
sentato dall'apice stesso dentiforme della mandibola. Il Packard
infatti, seguendo le orme d'altri, si sforza di omologare i pezzi
componenti la mandibola, studiandoli in quello forme dove essi
sono distinti l'uno dall'altro, con quelli componenti la mascella
e che conosceremo pi innanzi, ma che iiu d'ora si pu dire che sono cardine, stipite (formanti
il corpo della mascella) palpo, galea e /urinili, rappresentanti le appendici.
Lo Smith (1892) ha lo stesso pensiero e rileva nelle mandibole di alcuni Coleotteri (Copris,
Passatici, Phanaeus, Staphilinus) non meno di cinque pezzi, che sarebbero (Copris carolina) Basale, da
omologarsi allo Stipite mascellare, Mola corrispondente alla subgalea delle mascelle; Congiuntivo,
senza corrispondente presso la mascella; Prostheca omologo al lobo interno mascellare e Terebra
da assomigliarsi alla Galea delle mascelle.
Questo paragone per calza non troppo bene, per due ragioni. La prima che non e tenuto
conto dei denti mandibolari o sono senza pi aggregati alla prosteca, la seconda che ammesso
un pezzo corrispondente allo stipiti ,. quindi mancherebbe un altro da omologarsi al cantini l ).
Minore importanza ha la deficienza di un pezzo corrispondente al palpo mascellare, perch questo
si potrebbe rili'iiere come rientrato e compreso in quella parte che dai detti autori affermata
per omologa allo stipite.
') Per comprendere tutto ci e bine rilevare quanto si dice pi innanzi a proposito delle
Mascelle.
KSOSCH UXKTRO. CAPO
129
Ma tutte queste difficolta sono invece tolte via se si paragona la mandibola dei detti insetti
< di altri con quella dei Diplopodi. Scegliendo altro tipo di confronto, ad BB.-.VBydrophilnspiceus,
ohe 8i presta egregiamente e paragonandone la mandibola colla sola premandibola dei Diplopodi
(e qui si prender a solo esempio quella ili Craspedosoma
mevaniense, 6g. 116), non solo riferendosi completamente a
qnanto rie dice il Silvestri (1903), ma ancora prendendo addi-
rittura le sue Btesse incisioni, si rimane meravigliati della
assoluta corrispondenza delle diverse parti, anzi quasi identit.
La mandibola dei Diplopodi ha un corpo con cardine e
.stipite da paragonarsi benssimo allo stesso della mascella
degli insetti e queste parti mancano affatto nella mandibola
degli inserti, tantoch giova convenire, come si e detto, cor-
rispondano al pezzo basale delle mandibole degli insetti.
Rimane la premandbola dei Diplopodi, ed questa soltanto
elie va paragonata alla mandibola degli insetti, quindi non vi
si deve ricercare, come tanno gli autori gi citati, omologie di
alcun suo pezzo eolio sfinite mascellare.
La premandibola dei Diplopodi presenta distinte le se-
guenti parti; una mola (-), ana, premola (A*), una parte composta
di lenirli, pettinate (A), una lamella dentata (8), un dente apicale
esterno (4) ed un apodema (n).
('io secondo il Silvestri, l'ero eseludendo l' apodema, elu-
si deve in. ree considerare per tendine del muscolo adduttore
(e negli insetti vi ha anche quello dell'abduttore, conforme
si mostrer pi tardi e gi gli autori hanno indicato) e che
appartiene all'endoscheletro o al sistema muscolare, rimangono
le altre sopraindicate parti, alle quali per sar bene aggiun-
gere un condilo, articolare l.n. anzi due condili articolari, situati
agli angoli dello spigolo esterno basale dell'organo (j\ ./,).
Neil' Bydrophilus piceus preso a paragone troviamo esattamente tutte queste parti, come si
vede a fig. 117, nella quale abbiamo indicato in I la mandibola veduta dalla parte anteriore (fron-
Fig.Mlfi. Preinaudibola di Cra-
spedosoma mevaniense Silv. ; lettere
come a fig, seguente (da Silvestri).
' 17. Mandibola di Hydrophilus piceus L. adulto.
J2Z
f. vista davanti; //. vista nel suo orlo
incisorio, coi denti staccati dall'alveolo ; ///. vista di dietro.
I. pezzn molare; A, pezzo eoi dente apicale esterno; 0. denti della lamella dentata {in II sono staccali dall'alveolo) ;
\ V. porzione con lamelle pettinate: II, apodema (dell'adduttore); a-, condilo vero; %'. condilo spurio.
tale.; in HI la sie^i veduta di dietro (dal lato occipitale), ed in II lo stesso organo dal quale
.si >ono tolti (previa macerazione nell'acqua per alcuni giorni) assai facilmente la lamella dentata,
la premola le lamelle pettinate.
Sono indicate le parti corrispondenti a quelle dei Diplopodi colle stesse letten greche usate
dal silvestri.
La sola differenza sta in ci che noli' Hydrophilm < cos in alni insetti anche fra quelli ci-
A Beklese. gii Insetti, i. 17.
130
CAPITOLO SKSTO
tati dallo Smith e da altri, la mola (2) saldamente fusa col dente apicale esterno (A), il quale
molto ingrandito, forma tutto il lato esterno della mandibola e raggiunge o forma (ci non
possibile riconoscere) lo stesso .ondilo posteriore, ma quello anteriore (x) certo tuttavia appartiene
al pezzo molare. Una distintissima satura segna il contine, sulle due l'accie anteriore e posteriore,
tra il pezzo molare ed il dente apioale esterno, in modo molto chiaro e questa sutura indicata
nella fig. 117.
Giover ora mostrare nel seguente specchietto le indicate omologie per chiarirne la sinonimia:
Diplopodi secondo Silvestri
Insetti secondo Smith, Packard, ecc.
Insetti secondo me.
Cardine
Pezzo basale ; negli apteri-
Stipite
goti annesso alla preman-
i diboia, nei Pterigoti ridot-
to e annesso al cranio.
Mola
Subgalea (Mola)
Meda
Dente apicale
Terebra -i- Basale
Pente apicale
Lamella dentata
Prostheca
Lamella dentata o singoli
denti
Lamelle pettinate
Prostheca
Lamelle pettinate
Premola
Congiuntivo
Pezzi premolari
i podema)
Tendine dell'adduttori'
'l'end in e dell'adduttore
Sar dunque bene prendere onte tipo della mandibola, giacch pi si avvi-
cina a quella dei Diplopodi, appunto questa deWHydrophilus ed osservale chi' la
mola col dente apicale formano insieme' un pezzo uavicolare, scavato profonda-
mente su tutta la faccia rivolta verso il piano sagittale del capo (fig. 117, II) ed
in questa escavazione si accolgono i pezzi premolari, abbastanza duri e nudi e sono
tlue, l'uno a lato dell'altro, tutti circondati da cute molle, riccamente adorna di
peli corti e rigidi, cosi clic compongono ci che lo Straus-Durckeim chiama spaz-
zola [Brosse). Sono queste le lamelle pettinate che fiancheggiano anche i denti
nella faccia posteriore (III, A). I denti poi, in numero di tre, robusti e all'apice
biforcati sono inseriti l'uno dietro l'altro nello spazio tra la premola ed il dente
apicale. Essi articolano, in certo qua] modo, insieme, godono cio di un piccolo
movimento sulle loro basi, le quali sono a contatto per capi rotondeggianti.
Quanto ai condili di articolazione essi sono sempre due. l'uno sferoidale,
l'altro pi o meno scavato, pianeggiante o a fossetta. TSeWHydifopMlus appunto
l'anteriore (.*',) che mostra una faccia piana, mentre il posteriore sferoidale (oc),
ma pia generalmente il caso e contrario, essendo, piti spesso, appunto L'anteriore
o facciale quello rotondo. Di questi due condili, uno il vero, e posteriore ed ar-
ticola in cavit glenoide;! che appartiene appunto all'angolo posteriore terminale
del 4." somite. Cosi hi mandibola designa questo segmento. Ma l'anteriore o su-
periore che si voglia dire (condilo spurio, accessorio) viene a cadere in un punto
dove incrociano L'angolo laterale basale del clipeo. L'angolo bastile anteriore della
prefronte e forse anche parte dello stesso i. somite. I punti suddetti sono tatti
fortemente ehitinizzati e costituiscono insieme la cavit articoline anteriore in etti
il condilo si muove. Sullo spigolo della mandibola, tra i due condili, spesso su
apposita protuberanza, viene ad attaccarsi, col suo tendine chitineo, l'abduttore
della mandibola, mentre L'adduttore, con un tendine tinche pi forte si attacca
dietro la mohi. Negli stessi Coleotteri non tutte queste parti sono sempre presenti,
tinche in quelli che pure Inumo unti lamella dentaria e Lamelle pettinate distinte
e talora manca Iti prima (Copris, Leistotropus, Phanaeus, Meloe) e le seconde invece
sono raccolte su una appendice claviforme (recante semplici spinette) come si vede,
ttd es.: nelle Xcnioi/iint/itc tal'alfra le Lamelle pettinate sono poca cosa e meglio
e sviluppato un dente (Passalus).
i s..s, mi ni RO. C \vi< 131
Ma la mandibola va soggetta a variazioni molte) pi cospicue. La pi comune
(' quella ili una fusione completa ili tutte le sui' parti, accompagnata dalla scom-
parsa delle lamelle pettinate spazzola che si voglia dire, come avviene, ad
es. .non solo in tutti gli Ortotteri '). ma anche in moltissimi Coleotteri, ecc. Qualche
volta permangono suture abbastanza cospicue per segnare le antiche divisioni.
Perci la mandibola degli Ortotteri non pu essere presa a tipo, ne quella di larve
metaboliche o degli Apterigoti.
Le mandibole variano ancora in rapporto:
1.' All'ufficio complessivo degli organi boccali, a seconda che sono, cio
masticatori, lambenti o succhiatori.
i!. Nelle t'orine masticatrici, variano in rapporto al genere di alimenti ed
al regime di vita. Negli insetti predatori esse sono dirette all'innanzi, per lo pi
Lunghe, arcuate, acute ed attissime ad atterra re la preda (figg. 1 10.1 18), (insetti prognati,
ad es.: < 'arabidi, ecc.): conformate non troppo diversamente dalle comuni ai non
predatori, in quegli insetti rapaci che si servono delle zampe anteriori per atter-
rare la preda (ad es.: Mantis).
'!." In pochi casi, nei quali le mandibole hanno ufficio di organi succhiatori
essi- sono scavate pel lungo da una doccia, a guisa di canaletto, che mette capo
nella lmcca (larve di alcuni Neurotteri, Myrmileon, Ghrysopa, di Ditiscidi, ecc.).
Vi stata :i questo proposito discussione tra gli anturi, giacch Io Swammerdan (nelle larve
di Dyti8cu8) .il il Reaumur i in quelle ili Formicaleone) ammettevano un vero canale tubolare, sca-
vato nello spessore della mandibola e Siebold affermava che in queste larvi' la bocca i- chiusa da
mia membrana ed il foro delle mandibole internamenti' veniva a sboccare nell'esofago.
Meinert ha dimostrato (Myrmileon, HaneroVid) che le mandibole sono invece scavate da una
profonda doccia internamente, per In lungo, doccia trasformata in canaletto, solo perch la ma-
scella, essa pure molto allungata, si addossa sullo spigolo interno della mandibola e chiude cos
la iloeeia e il canale viene a sboccare non gi nel tulio digestivo, ma vicino alla bocca, la quale
e in forma di fessura chiusa, con due sole aperture piccole, in rapporto con ciascun canale man-
dibolare.
Schiodte (1862-83) nega la disposizione affermata dal Meinert, ma essa e confermata invece
lai Dewitz (1882) e dal Redtenbacher (1884).
I.< larve di Vytiscu presentano una disposizione analoga, salvo che la doccia molto pi
profonda e non e chiusa, dalla mascella allungata. Burgess (1882) dimostra che in queste larve la
comunicazione tra la doccia mandibolare e la bocca si effettua solo allorch la mandibola chiusa
e penetra colla sua base india fessura boccale; quando essa e allerta, invece, la base sua riesci
discosta dalla boera.
Le larvi' di Dytiscus si nutrono (Miai], 189) del sangue delle loro vittime, elle passa attra-
verso la doeeia mandibolare nella bocca.
Tale disposizione per non appartiene mai ad alcun adulto.
4. Le mandibole possono variare anche a seconda dello speciale ufficio a
cui sono destinate, non sempre di presa degli alimenti e loro triturazione, ma
come armi di offesa e di difesa (.soldati di molte forme sociali) od uffici diversi
(ad es.: variano assai le mandibole per grandezza, forma, ecc. tra gli individui di
forme sociali, Termitidi, Formiche, ecc.).
">." Variano talora le mandibole in rapporto al sesso, cio possono essere
sede di caratteri sessuali secondari. Ad es.: nei Lucanidi, ere
ii. l'uit variare, quanto a sviluppo, la mandibola di un lato di fronte a
quella del lato opposto (molti Coleotteri. Ortotteri, ecc.) tino al punto di completa
') Nella ninfa di Efemeridi, l'Heymons per trova una appendice da paragonarsi alla lacinia
prosteca degli Autori.
132
CAPITOLO SESTO
A B
Fig. US. Capo veduto dal dorso (AJ
e di Iato (Hj di Corydalus cornutus
adulto.
.1. antenne -, 01, clipeo ; L, labbro superiore;
J/rf-, mandibole rapaci (da Packard).
scomparsa d'uno di questi organi e conseguente asimmetria del complesso dei
pezzi boccali (Fisapodi).
Le prime variazioni, in rapporto cio al re
girne di vita e quindi insieme al complesso di
tutti gli altri pezzi boccali, sono certamente le
pi vistose. Esse si manifestano in due maniere
simultanee, sia coll'allungamento di tutto l'organo
e suo assottigliamento, procedendo dalle grosse,
brevemente coniche o piramidali mandibole degli
insetti masticatori tino agli esilissimi e lunghis-
simi stili di alcuni e specialmente degli Emitteri
di ambedue i gruppi.
Insieme varia la maniera di movimento, che,
nelle mandibole masticatorie, laterale e questi
organi sono fortemente fissati al cranio col quale
articolano per condili, ne godono di alcun movi-
mento di protrazione e retrazione, mentre acqui-
stano il detto movimento, per gradi, sempre pi
sensibilmente, passando verso le forme succhiatrici,
con tendenza ad infossare sempre pi nel cranio
stesso colla loro base.
Passando dagli insetti veramente masticatori,
nei quali le mandibole si celano sotto la parte apicale della fa. 'eia (clipeo, labbro
superiore) e dove sono robuste, bene dentate e mobili solo lateralmente, cio 1' una
contro l'altra o viceversa, come le branche di una tenaglia; passando ad altri nei
piali l'apparato boccale tende a divenire lambente, cio atto ad assumere sostanze
rimile, le mandibole perdono della loro potenza e si scostano anche l' una dall'altra,
in modo che ne vi ha pi dente molare, u la triturazione possibile, ma solo la
incisione di sostanze dure. Cos negli Imenotteri ed in molti Neurotteri.
Ma in apparato boccale anche i>i decisamente succhiatore come, ad es., nei
Lepidotteri, le mandibole sono ormai ridottissime o (piasi nulle, difficilmente visi-
bili e discoste assai 1' una dall'altra. Pure in taluni piccoli Lepidotteri
come ad es., in certi Tinciili, Crambus, e nella singolare Eriocephala, si notano
mandibole abbastanza cospicue. Esse sono nulle Invece negli adulti dei Trichot-
teri (per la maggior parte), insetti che hanno molti punti di contatto coi Lepi-
dotteri, e mancano ancora in molti Ditteri, sieno adulti che allo stato di larva.
Nei Fisapodi (o Tisanotteri) una- sola mandibola esiste, ed tutta interna
ormai, nascosta sotto i pezzi facciali ed ha forma di stiletto. Essa corrisponde
allo stilo degli Emitteri ed Omotteri, mentre anche nei Fisapodi si riscontra nu
pezzo basale pertinente alla mandibola, omologo del corrispondente negli Emitteri.
Nei Eincoti dei due gruppi, Emitteri ed Omotteri, le mandibole sono ormai as-
solutamente stiliformi, ma in generale composte di due pezzi, l'uno basale corto,
da paragonarsi piii che al tendine adduttore veramente alla mola, giacch accoglie
pi maniere di muscoli; l'altro, esilissimo, lungo, stiliforme. Questo pure na-
scosto, almeno alle base, entro il capo e col rimanente si accoglie nella guaina
(labbro inferiore).
Nei Coccidei per le mandibole stiliformi, senza il pezzo basale, sono asso-
lutamente celate per intero entro il corpo, allo stato di riposo, perch la guaina
non aperta all'innanzi a doccia, ma tutta chiusa. Per questi Omotteri per
giova rammentare ci che anche altrove fu accennato, che, cio, la mandibola sti-
liforme non rappresenta veramente che la premandibola, perch il pezzo basale
ESOSCHKLETRO. CAPO
133
molto vistoso va a formare appunto parte della parete laterale lei rincocefalo.
Ci si e detto nella descrizione del cranio li Cicala ').
Nei Ditteri le variazioni delle mandibole sono grandissime ed in molti casi
queste sono assolutamente stilit'ormi (ci anche negli At'anitteri), ne sia esempio il
Tafano e la Zanzara con moltissimi altri, ma in molti casi, ad es. nella maggior
parte dei Muscidi, ormai questi organi sono del tutto scomparsi, come lo sono negli
.1 uopi ii ri.
Nei gruppi citati, adunque, dai Fisapodi in poi le mandibole tendono a mutar
maniera di movimenti, assumendo quello di protrazione o retrazione, variando
l'ufficio, clic diviene decisamente pungente. In questi casi esse sono pi meno
gracili, sebbene talora molto lunghe, ma sempre visibili con molta, maggiore dif-
ficolt che non negli altri gruppi, anche perch tendono a celarsi entro il capo.
prominenze mammellonarie
X
Mascelle. Sono dette anche mascelle del primo paio e rappresentano il se-
condo paio di guatiti. Nella loro mainer pi complessa di sviluppo, come si ve-
dono negli insetti decisamente masticatori ed in particolar modo negli adulti,
risultano composte di parecchi pezzi, alcuni dei quali formano il corpo della ma-
scella, altri le parti appendicolari e sono pi <> meno mobili gli uni sugli altri.
Nell'embrione degli insetti masticatori appaiono questi guatiti come tubercoli
alla dipendenza del (plinto somite e si mostrano appunto dopo i rudimenti delle
mandibole (tig. 1(17. .l/.r,).
Nel caso indicato si mostrano originalmente tre
in cascini lato della linea mediana, delle quali
l'esterno d origine al palpo mascellare, le due
interne ai due lobi (interno ed esterno) della
mascella stessa.
Consideriamo la mascella di un Ortottero
genuino, perch quivi essa completa di tutti'
le sue parti e molto facilmente in questa visibili
e nel suo insieme. La tig. ll'.l mostra la mascella
di Decticm albifrons veduta dalla parte esterna
(posteriormente).
Giova infatti, in questo caso, esaminare l'or-
gano in discorso, guardando il capo dalla sua
faccia posteriore, dopo rimosso interamente il
labbro inferiore.
Appare, in articolazione coli' orlo inferiore
della parete occipitale (sterilite del ." somite),
una branca transversa, la (piale si vede muoversi
sul suo punto di inserzione, ed questa il cardine
[cardo). Per verit si e gi latto vedere altrove
che esso noli risulta di un pezzo unico, ma la
parte scheletrica, dura, che ricopre al dorso
(piesta branca o che la forma addirittura si
rileva essere facilmente divisibile indite porzioni (C, ',), che convengono distinte
alla articolazione colla branca discendente, ma delle (piali una sola (C) giunge ad
articolare col capo.
Kil;. liti. Mascella ili l'reiirus
albifrons I... vist:i ili dietro.
6* cardine : (',, tmbcardiue ; Circondilo in-
terno? (>/,, condilo esterno ; $ stipite
Pp, pezzo palpiter: /'. palpo: Sg sub-
galeare; Me, lobo esterno {galea
lobo interno [lacnia).
i) Marlatt (1898) aveva veduto ben.' questo pezzo, per quanto lo metta non bene in rapporto
collo stilo (premandibola), o In chiam base della mandibola, corrispondente albi base della ma-
scella (stiiiitc -(- cardine).
134
CAPITOLO SESTO
Siti questa il vero cardine, mentre l'altra (C,), di cui si dice, pu essere chia-
mata subcardine (subcardo) e se negli Ortotteri presi ad esempio esso non mostra
li avere elie un ufficio protettivo per accrescere la superficie riparata da scudi
resistenti, giacch occupa la taccia esterna della mandibola, vedremo che in altri
gruppi, ad es.: negli Imenotteri, acquista speciale ufficio meccanico e, ad ogni
modo, come si veduto, questo pezzo ha un valore morfologico rilevante. Fissiamo
adunque che dalla giuntura del cardine collo stipite procedono due pezzi chitinei
verso il punto di inserzione al capo, dei quali l'uno a contatto col labbro infe-
riore non giunge alla articolazione col capo, mentre vi giunge l'altro con due
condili. Lo stilo di alcuni Imenotteri pu essere benissimo omologato al subcar-
dine. Infatti (figg. 145, 146) il cardine e subcardine sono rappresentati da due ba-
stoncini chitinei. di cui uno (l'interno spurio, G) penetra entro il capo e va a
giocare sulla base del tentorium, nella sua taccia inferiore, l'altro (reco) all'esterno
{Se) si muove su un condilo che appartiene al 5. soinite, generalmente situato al
contine di questo pezzo colla base del tentorium.
In parecchi insetti masticatori vi ha decisa fusione del subcardine col car-
dine, ed anche la mascella articola con un condilo unico e questo il vero.
Segue la branca discendente, ad angolo retto con quella prima descritta ed in-
dicata col nome di Stipite (Stipes, S, tig. Hit). Essa per non certo un pezzo unico,
ma si compone di pi parti. Lo stipite d articolazione alle appendici. Queste
non vi articolano per direttamente, giacche il pali) mascellare vi si annette a
mezzo del pezzo palpifero (Pp), cio di una
porzione chitinea di varia ampiezza, la quale
per generalmente bene cospicua e distinta per
suture dallo stipite e che reca il palpo. Il pezzo
palpifero, che ordinariamente una semplice
piastra chitinea, intercalata accanto allo stipite
e non molto grande, assume, come anemia lo
Smith, nella mascella di femmina della Tegeticula
yuccasella (tig. 120, B) un enorme sviluppo, al-
lungando ancor pi della galea. Le altre due
appendici <> lobi giocano su un pezzo annesso
allo stipite e che detto sottogaleare o sul)
galeare (tig. HO. Sg) ')
Palpo mascellare un'appendice molto
importante e che difficilmente scompare nelle
varie maniere di mascelle. Nei masticatori ed
in molti altri esso si presenta come un organo
articolato in numero diverso di segmenti, da
uno tino a nove ~) ed da considerarsi come
sede di speciale organo del senso.
Le variazioni del palpo mascellare sono
molto rilevanti per lunghezza, numero di ar-
ticoli, ecc., per esso non supera mai una certa
dimensione, ne varia altrimenti cosi profondamente come le antenne, alle (inali
veniva spesso paragonato, pi che altro pel suo aspetto segmentato.
A B
Fig. 120. Mascelle ili due sessi di
Tegeticula yuccasella : A, di maschio ;
B, di femmina (secondo Smith) (da
Packard). Lettere come a 6g. UH.
!) Il Chat in (1897), per salvati- da certissimo deperimento l'Anatomia filosofica, conforme dichiara
nel suo libro di 203 pagine, il quale potrebbe essere utilmente concentrato in quattro, scopre
questo pezzo accessorio e lo chiama appunto Bubgaleare.
-) Uno in Lepidotteri, due in Pseudotteri, cinque in Dermatteri, sette in Machilia e larve di
Ih/tiscus, nove in larve di CyMster, ecc.
BSOSCHRLKTRO. CAPO
185
La riduzione nella segmentazione e nelle dimensioni procede la insetti ma-
sticateli a succhiatori. Intatti, in questi ultimi non di rado manca affatto e gi
nei Lepidotteri esso pu essere molto minuto e (li un solo articolo, ma anche in
seno al medesimo gruppo esso molto varia, poich in molti Microlepidotteri le sue
dimensioni sono tuttavia mediocri (ed ha tino a quattro articoli, JUTepticula), mentre in
altri L'organo e cos minuto che difficilmente si riconosce. Negli imenotteri pu
essere, anche in specie relativamente affini, o addirittura rudimentale o tuttavia
molto bene sviluppato e con molti articoli. Questa diversit intercede, ad es., tra
l'Ape e la Xylocopa, nella liliale ultima
il palpo, di discreta lunghezza, sud-
diviso in ben sei articoli perfettamente
distinti.
Il /.olio esterno, detto anche galea,
poich in alcuni Ortotteri assume una
t'orma quasi di elmo, cio a cucchiaio
ampio e profondo, una appendice
tentacolare, generalmente clavata, pi
o nieno lunga e di un solo articolo.
La galea Inarticolata delle Cicin-
dele ed altri Carabidi, della Grillotalpa,
ecc.. per cui somiglia un palpo, non
che l'appendice stessa di un solo ar-
ticolo, ma riposante su un subgaleare
cilindrico, allungato
a guisa di pedun-
colo. Anche il lobo
esterno [Me] incorre
in grandissime va-
riazioni, per ridu-
zione tino a totale scomparsa o per insolito incremento, che
pu giungere tino ad uno sviluppo notabilissimo.
In taluni insetti succhiatori certamente la galea ') quel
lobo che pi si accresce e gli autori considerano per galea
appunto anche la lunga met della spiritromba nei Lepidotteri.
In questo caso per, a parer mio, si tratta invece del lobo in-
terno o lacinia.
S'egli Imenotteri e beni' accentuata la riduzione della galea
in confronto del resto della mascella e delle sue parti, poich
essa galea rappresentata (flg. 125, -I/o, in taluni casi, da un
piccolo lobo carnoso e villoso, sito all'apice dorsale estremo
dello stipite e ci quando invece il lobo interno ha uno sviluppo
tanto rilevante. .Ma in alcuni masticatori, come, ad es., nei
Coleotteri Cantaridei del genere Wemognatha (fig. L23), che
si nutrono di nettare dei fiori, la galea assume veramente
dimensioni eccezionali, allungandosi in una vistosa appendice,
che ricorda la tromba dei Lepidotteri, mentre invece hi lacinia
e brevissima e carnosa.
C.ah-a abbastanza allungata, carnosa e densamente villosa
A B
Fig. 121. Mascelle di Coleotteri adulti.
.1, ili Clytus Arieti* Iseo. Udgiven) ; !>'. di Cicindela hibrida
solite lettere (secondo Kolbe).
Fig. l.'.'. Parte ba-
sale della mascella
di Lepidottero
S/,,.
C, cardini 8. stipite :
P. pa p : Pp, pezzo
palpiter; Me . lobo
eutei ii" : .!/>' , lobo in-
no che si prolnnga
ini in. nulo l.i met delia
il t i labbro inferiore
sento).
Umili autori, e n. >ii .li minor merito certamente, eireoscrivono fra gli insetti un gruppo
dei Graleat, ai quali ascrivono soltanto i Tisanuri gli Ortotteri, negando lo galea a tutti gli
altri. Come si vede, invece la mancanza .li questo pezzo anzi ben rara in tutti i masticatori
.1 in altri anche succhiatori o lambenti.
136
CAPITOLO SKSTO
Fig. 123. Mascella
ili NemognalJia lu-
tea, adulto.
.v. siijMt.- : Pm, palpo
mascellare ; G, galea
(da Beanregard).
Fig. 124. - Mascella
li Pseudonenrotte-
ro(.4 esc/t n a gran -
itisi adulto,veduta
di dietro.
Sbc, subcardine ; O,
cardine (d, sua por-
zione terminale); S,
stipite ; Li. lobo in-
terno (-+- esterno) ;
/'. palpo.
guisa di spazzola con peli dorati si vede anche nel Lucanus Cerni* e sporge
dalla bocca a guisa di pennello, ecc.
Il lobo interno (Mi), detto anche Lacnia, non talora
distinto dalla Galea, come, ad es., nelle poco sviluppate ma-
scelle di molte larve di insetti metabolici
(fig. 131). Ma negli Ortotteri essa assume
notevoli dimensioni e generalmente si presenta
come un pezzo conico, duro, allungato, rivestito
di denti o spine rob uste, internamente ').
Anche questo lobo subisce notevolissime
variazioni, specialmente con tendenza a ridu-
zione in molti casi, ma in altri aumenta fino
a superare assai in grandezza la galea.
Pu essere detto brevemente che nelle
variazioni a cui va soggetta la mascella,
specialmente da masticatrice ad organo pan-
gente, o l'uno o l'altro dei suoi lobi apieali
aumentano ed allungano, mentre l'altro si ri-
duce. cos che negli Imenotteri, ad es., la
lacinia acquista uno sviluppo ragguardevole,
si allunga ed allarga ] ter formare una met di
quella guaina che accoglie in s e ripara il terzo
paio di guatiti, ossia il labbro inferiore.
Altre variazioni, anche pi cospicue, subiscono le mascelle negli insetti stret-
tamente succhiatori, ed in parte sono state gi
accennate, per altre si dir poi.
Qui giova osservare clic dette variazioni interessami
le appendici boccali tanto pi profondamente quanto
pi esse suini discoste dalla estremit anteriore del capo.
Si san Ida- disposti ad ammettere, come per tutto l'in-
setto in generale, dove la differenziazione pi profonda
nei somiti quanto pi questi sono vicini al limiti'
anteriore del corpo, anche per le appendici la medesima
legge, poich se il labbro superiore (1. somite) ormai
difficilmente divisibile in parti e molto specializzato,
e le antenne non accennano ormai pi, se non nelle
larve, ad una primitiva ramificazione, nelle mandibole
si gi veduto che questa divisione in tre parti longi-
tudinali e tuttavia molto manifesta, ma il corpo, per
cosi din-, della mandibola, il quale tuttavia nei Di-
plopodi eil Apterigoti distinto ed a s, quantunque
ormai abbia perduto il suo palpo, negli insetti Pteri-
goti invece e gi assorbito intimamente. Le ulteriori
modificazioni che fanno di un insetto masticatore uno
lambente e quindi uno succhiatore cominciano ad inte-
ressare dapprima la mascella e soltanto molto pi tardi,
in modo analogo, il labbro inferiore, che persiste molto
lungamente colle sue appendici. Infatti negli Imenotteri
il pallio mascellare comincia ad essere scemato e
Fig. 125. Mascella ili Imenotteri)
(Xifloeopa riolaeea) adulto.
'. cardine; S, -f- ?P> stipite + pezzo palpiter
Me, lobo esterno ; Mi, lobo interno: Fm, palpo
F, pettine.
i, chatin (loc. cit.) distingue un premascellare dentiforme sull'apice della lacinia. Contuttoci
non credo che si giunger agevolmente a riconoscere questa appendicela per qualche cosa di di-
verso da un semplice pelo o spina.
ESOSCHKLKTRO. CAPO
i:7
Fig. 126. Mascella destra di
Psocus nendosns vista di dietro.
S, stipite: Pp, pezzo palpiter; FVn,
palpo: Sff. subgaleare : 0, galea :
La, lacinia (dal Ribaga).
nell'Ape iil |> 1 1 elevato insetto del gruppo) esso e quasi nullo, assolutamente atrofico, [noltre il
cardine molto piccolo, bacilltforme. Persiste invece il labbro
inferiore con tutte le sue parti molto evolute. Nei Lepidotteri,
la mascella ha ormai il buo corpo molto piccolo, con cardine pic-
colissimo, nascosto e col palpo (piasi nullo, ancor pi ohe negli
Imenotteri, mentre il palpo labiale tuttavia assai grande.
ben vero per chequivi il resto del labbro inferiore quasi per-
duto. Ma nei Ditteri esso invece si arroga la maggior parte
dell'apparato boccale od tutto, perch le mascelle e le
mandibole sono ridotte tutto al pi a stiletti e le prime di rado
mostrano un rudimento di corpo.
Negli Emittori tutti i palpi sono scomparsi, non ritrovan-
dosene pi traccia se non insignificante alla estremit del suc-
chiatoio (labiali) : il labbro inferiore perii mantieni' ancora il
suo submento, mento e lobi, trasformati pero insieme in una
guaina ' l.
Nei casi Sopracitati, ove e passato il COTpO della mascella
ed il siiIiih nto che gli omologo?
Nei Ditteri ho gi detto che non e difficile trovare tuttavia
un colpo .il anche di riconoscerlo diviso in cardine e stipite,
per quanto ormai molto piccoli, e negli Emitteri di ambedue i
gruppi il corpo della mascella e certamente passato a comporre
una parte del cranio e basta considerare la testa di una Cicala
per riconoscere che una sua parte anteriore, dietro al clipeo,
sotto gli occhi e di fianco al labbro, rappresenta l'antico corpo
della mandibola, poich d attacco, all'interno, a questo guatiti'.
Inoltre, una parte dietro questa senza dubbio pertinente alla
mascella di citi rappresenta il corpo (da me detto ipostoma nei Goccidei).
Negli Idrocori e nelle Cimici terrestri (figg. 61, 62) due squame ormai
appartenenti al cranio, comprese fra il subinento e protratte innanzi
fino ad abbracciare il labbro superiore (pur rimanendo fra loro diviso,
rappresentano il corpo delle mascelle.
Questo passaggio dalla appendice a parte integrante del cranio e
dimostrato in modo evidente nei Tisanotteri, dove si vede che il
corpo della mascella, tuttavia col suo palpo, fa ormai parte della
faccia, nella quale pressoch fisso, fiancheggia il labbro e confina
col labbro inferiore, ima disposizione adunque di transizione verso gli
Emitteri indicati.
Processo analogo, ma ormai completo, ha subito certamente il
corpo delle mandibole che, come si disse, ormai fa parte del cranio.
In grado di variazione nel senso accennato, ma molto meno avan-
zato, mostrano anche forine affini agli Ortotteri come sono, ad es., Psocidi.
Infatti molto singolare e la configurazione della loro mascella. Il
lobo interno, divenuto stiliforme e quasi indipendente dallo stipite,
penetra, per suo conto, nel cranio ed e mosso da muscoli speciali e
fuoriesce, impegnandosi col suo apice nel labbro inferiore (fig. 126).
Nei Ditteri vi hanno disposizioni molto varie, da quella della ma-
scella di un Tabanide (tig. 127) ed altri gruppi, dove quest'organo man-
tiene ancora abbastanza tutte le sue parti, salvochc un lobo solo esisti
ed ormai interno, tino ai Culicidi, dove il lobo interno mascellare
a v, ed il palpo dipende dal cranio, come fosse sua parte appendicolare
od ai Muscidi, dove quest'organo non ha ormai pi rapporti che col
labbro inferiore e rimane il solo palpo,
') In taluni Cocciilei per il succhiatoio < ormai di un sol pezzo, vi e stata adunque fusioni
di tutte le parti del labbro insidi 1 esso e mollo piccolo; in altri e di .Ine pezzi: linai lite
nei pi alti, sebbene assai breve, e tuttavia di tre.
A. Bekm -e. Gli Infetti, I. 18.
Fig. 127. Mascella di
Dittilo ciclorafo (Ta-
banide).
0, cardine; S stpite; Mi
lobo interno (-f- esterno) ;
/' /' pai] pezzo palpi-
fero.
13S CAPITOLO sesto
11 vario regime di vita e le sue necessit diverse hanno certamente portato le pi i complicate
e svariate modificazioni nel tipo boccale primitivo, ma esse sono avvenute secondo regole costanti,
che possono essere benissimo fissate.
Il Verhoeff, nel suo pi volte citato lavoro recente (1904), riconoscendo tutti gli indicati pezzi
indie mascelle di Dermatteri e Machilis, introduce una folla di nomi nuovi, a cominciare da quello
di Maxillopodo per definire la mascella, del quale non sembra stretto il bisogno. Egli riconosce il
cardine e subcardine, il quale ultimo da lui detto cardine 1." (e quello condilifero, cardine 2.).
Lo stipite suddiviso iu grau numero di pezzi, un basicoxite, che se realmente distinto dovrebbe
avere un rilevante valore morfologico, e che si troverebbe alla base (esterna) dello stipite ; quindi un
<*i,xite corrispondente al pezzo palpifero, un mesocoxite, che equivale al subgalearc, ed un en-
docoxite che corrisponde al pezzo che porta la lacinia. Questo pezzo ultimo, che deriva dalla fram-
mentazione del subgaleare, non per che secondario. Del palpo (teopodlr del Verhoeff) si gi
detto, come dei lobi.
Se il Verhoeff fosse riuscito ad omologare convenientemente questi pezzi con quelli in cui si
vede spesso divisa (Ortotteri ecc.) l'anca delle zampe, la sua odierna divisione dello stipite delle
mascelle apparirebbe pi utile ed anche la nuova nomenclatura potrebbe avere una qualche ragione;
altrimenti non sembra opportuno sostituire nomi ormai generalmente usati e meu che duri con
altri nuovi e parecchio ostici.
Lo stesso pu essere detto del labbro inferiore che il Verhoeff chiama Labipodi, nel quale
accenna ad una membrana prementale (perche non. invece, postdentale?), per quanto conservi i
nomi di mentum e submentum. Egli ha poi merito quando riconosce i pezzi postmentali che avrebbe
fatto bene ad omologare subito col cardine delle mascelle, mentre cosi il submento si sarebbe
trovato, come e giusto, omologo del subcardine.
<
Labbro inferiore o secondo paio ili mascelle {Mx z ) l'ultimo paio di gnatiti.
Esso chiude la bocca dal lato posteriore. un pezzo
pari, ma risulta tipicamente dalla saldatura, lungo la
linea mediana longitudinale, di due appendici omologhe
alle mascelle precedentemente vedute. La maniera di
sviluppo nell'embrione, sul sesto somite cefalico, e pure
assolutamente conforme a quella delle mascelle.
11 pezzo basale con cui il labbro inferiore
tissato al cranio corrisponde ai due cardini (cardine e
subcardine) delle mascelle e prende il nome di mo-
mento (tg. L28, Sm), come lo stipite delle mascelle trova
riscontro nel pezzo impari o mento [M], che seguo al
precedente e che porta un unico pezzo palpiter (Pp),
Labbro inferiore di recan(io & ue palpi labiali nonch due lobi in ciascun
Decitene albifrons visto di dietro. iv.v"" i _
oubmento; Jf, mento; Spezzo lato della linea mediana, cio i due esterni {Le. galea)
&^.\t^oV^k^tZ ed i due interni {li, lacinia), tutto allatto come
" ,,ei "- nelle mascelle.
Ho gi accennato ai pezzi postmentali osservati primamente dal Verhoeff nei Dermatteri e
che assumono grandissimo sviluppo in taluni casi, ad es., a sostegno ed attacco del labbro infe-
riore delle larve e ninfe di PseudoneuroUeri (fig. 57), 'love sono a guisa di bastoncini e corrono dal
d." sternite del capo appunto al submento. Si trovano, per quanto pi ridotti, anche negli adulti
degli stessi insetti e si riconosce poi in altri che essi tendono a confondersi col submento e si
confondono infatti, di guisa che noi possiamo omologarli al cardine dell.' mascelle ed e cos che
il submento corrisponderebbe al subcardine.
Variazioni del labbro inferiote. Questo organo tende a conservarsi impari,
con molta costanza, ma in pari tempo ad aumentare o scemare grandemente di
sviluppo nel suo insieme e nelle sue parti, a seconda che si destina o meno ad
accogliere alcune delle appendici boccali (molti Ditteri, Emitteri), oppure assume
Sm
ES0SCHKL1STR0. CAPO
139
ufficio principale nella presa degli alimenti (Imenotteri). Invece scema di dimen-
sioni nei Lepidotteri ed in altri insetti, nei quali esso non ha pi ufficio di sorta.
A li
pjg, 129, Capi (li larve ili Libellule mostranti il labbro inferiore variamente protratto.
visto in parte ili rotto. A, antenna: CI. clipeo: L. labbro superiore: Md, mandibola ; Hx, mascella : Ey, ipofaringe:
inoto; Z,, zampe del 1. paio: Li, labbro inferiore : Sb, submento: vi, + *(, mento -f- stipite : Pm, -\- Ih, palpo
_;_' i bi. 15. visto di lato colla maschera protratta F, fronte : 1". vertice: <:, guancie ; Le, lobo interno, Nel
resto come fig. A (da Kolbe ed Henneguy).
Fig. 130.
B C
Fig. 131.
Fig. ISO. Mascelle e labbro inferiore di larva di Cimbe*.
A visti di ilietro ; B. visti internamente. Sbm. snbmento : M. mento: PI. palpo labiale: F, apertura della filiera;
L lobo interno (mascelle); Le, lobo esterno; S, stipite a fig. B si vede L. lingua.
Fig. 131. Mascelle e labbro inferiore di larva di Lepidottero (Ach eroti Un).
A. visti di dietro; B, visti internamente; C, palpo, lobo e pezzo palpiter separati e pi ingranditi. Lettere come a
fig. precedente, solo Lg a fig. B = linguetta; Pf, pezzo palpifero : . complesso dei dne lobi: P, P, due seguenti
del palpo mascellare.
Particolare conformazione ed attivit mostra il labbro inferiore delle larve dei
Pseudoneurotteri (Libellule e affini). In questi insetti tutto l'organo rappre-
senta una lunga spatola, articolata trasversalmente nel suo mezzo e colla parte
140 CAPITOLO SESTO
basale articolata al cranio : ). Questa parte basale corrisponde al submento : quella
terminale allo stipite o mento e questa reca all'estremit, su ciascuno dei due
angoli, un'appendice mobile lateralmente, e divisa all'apice in due processi. L'e-
sterno a (guisa di unghia) corrisponde al palpo labiale; l'interno al lobo esterno
o galea (manca il lobo interno). Vi hanno inoltre i due postmentali gi accennati.
Tutto questo apparecchio, merc le dette articolazioni, pu essere retratto sotto
la testa, il submento addossato allo sterno e lo stipite alla faccia inferiore del
capo, come pu essere allungato vivacemente ed esteso del tutto all'innanzi. Le
appendici apicali si muovono l'una contro l'altra a guisa delle branche di una
tenaglia, in modo che servono ad atterrare gli oggetti (flg. 1 29).
Questi insetti si servono cos di tale apparato per ghermire la preda che
loro sta dinanzi, nel che sono molto destri, e portarla poi agli organi boccali
trituranti. Eeaumur, che primo studi bene questo organo, lo chiama maschera, per-
ch esso nasconde, allo stato di riposo, buona parte del capo anteriore ed i ri-
manenti organi boccali.
Giover infine avvertire che in molte larve (Lepidotteri, Imenotteri, Coleot-
teri, ecc.), le quali filano seta, (presta esce per due canaletti che si vedono scavati
in un tubo (filiera), il quale sta appunto nella parte mediana del labbro inferiore,
e deve considerarsi come risultante dalla fusione dei lobi del labbro inferiore
(figo-. 130, 131, F).
Epifaringe ed Ipofaringe. A ragione il Silvestri (Diplopodi, 1903) propone
invece rispettivamente i due nomi di palato e prefaringe per le anzidette parti,
inquantoch i nomi di epifaringe ed ipofaringe si richiamano ad un dato di posi-
zione rispetto alla faringe che appunto errato. Comunque, se l'innovazione pei
Diplopodi non incontrer difficolt, per gli insetti invece, dove tale espressione
data dal Savignv meglio conservare le pi usate voci, per non ingenerare con-
fusione.
Inoltre si potrebbe anche convenire che nel giudizio del valore morfologico
di dette parti pu essere incorsa esagerazione, (piasi di moda, almeno per la epi-
faringe, da poi che la errata interpretazione del Saussure (per la ipofaringe del-
VHemimerus talpoides) eie affermazioni del Folsom per le paraglosse, ecc., avevano
indotto una corrente di autori intesi a rappresentare l'una e l'altra parte come
di importanza capitale nella costituzione del capo degli insetti.
Vediamo quello che equamente se ne pu pensare.
Epifaringe. Per tale si considera la parete interna del labbro superiore, li-
mitata dall'orlo libero di questo e dall'inizio della faringe. Adunque si vede che
e difficile attribuire alla epifaringe il significato di pezzo a. s, ma essa e bene
si contenti piuttosto di quello di semplice regione formante la superiore vlta
del palato.
Inoltre non e per nulla dimostrato che gli autori abbiano esattamente defi-
nito sempre per epifaringe appunto la stessa cosa.
Ilo potuto riconoscere clic, senza dubbio, in moltissimi casi non si e saputo
distinguere l'antelabro inflesso nella bocca ed addossato internamente al postlabro
da quella regione membranosa che la epifaringe o vlta superiore del palato.
Anzi parmi di poter credere che nei casi nei piali gli autori parlano di spe-
ciali complicanze ed indurimenti della epifaringe, questi rappresentino, pi spesso,
') Alcuni autori ammettono anche un breve pezzo impari a formare una base .'il submento
(da noli confondersi cui pari postmentali), maci non affatto vero.
BSOSGHELETRO CAPO IH
l'antelabro cosi specialmente introflesso, ma alla vera epifaringe, eio alla cute
interna del Labbro superiore non appartiene realmente che uno speciale rivesti
mento di appendici cuticolari, non troppo diverso da quello li altre regioni del
palato.
Non insisto su tutto ci. perch a darne dimostrazione dovrei molto dire e
presentare molti disegni; basti aver accennato il tatto ed intanto si tenga ben
fermo che l. dove io. con altri, parlo di epifaringe nella descrizione dei vari tipi
li organi boccali, come in quello che io dir qui brevemente in linea generale,
si deve intendere di un complesso di parti, le quali possouo appartenere insieme
alla membrana t'ormante la vlta superiore del palato (vera epifaringe) come anche
all'antelabro e talora ad ambedue queste cose insieme.
In generale la epifaringe apparisce come una parte membranosa o pi o
meno cliitinea. che sporge dal lato interno del labbro superiore e si arricchisce
variamente di spine, setole o processi chitine] alquanto pi complessi.
Talora la epifaringe ha notevole parte nella composizione della bocca, come
e nella maggior parte degli insetti succhiatori.
Ipofaringe. Molto maggiore importanza morfologica e fisiologica assume la
ipofaringe, da taluni autori detta anche lingua l ), per quanto in qualche caso si
possa benissimo distinguere ci che merita pi specialmente il nome di lingua
da altro a cui conviene di pili quello di ipofaringe (nome gi proposto dal
Savignj ).
Sul significato morfologico della epifaringe stata lunga discussione, consi-
derando questo pezzo alcuni autori come addirittura appeudicale di un somite
cefalico speciale, per altri non essendo che parte interna del labbro inferiore.
Saussure (1879), descrivendo V Hemmerus talpoides, pel quale istitu il gruppo Diploglossata,
ammetteva due labbri inferiori ( lbia duo superposiia, utrumque palpis duobus, lingua transversa
brevissima, vix ulla ). Co-i ascriveva erroneamente alla ipofaririge anche i palpi; errore accolto
anche dal Kolbe (1893) e che ebbe molta influenza sulla interpretazione del significato morfologico
della ipofariuge in altri gruppi di insetti, per cui si ammetteva un paio in pi ili guatiti, in-
tercalati tra le mascelle ed il labbro inferiore, detto terzo paio di guatiti.
Senonch Bausen (1894), rivedendo la struttura boreale AssW Beniimems, rettific l'errore di Saus-
sure, ma chiam maxillule due lobi accessori membranosi laterali della lingua.
Il Folsom (1900), nell'embrione della Anruida maritima rilevava la presenza di rudimenti tuber-
coliformi 'li appendici intercalate all'interno delle estroflessioni da cui derivano le mandibole, al
di sopra adunque della prima traccia della lingua e si richiamava all'Uzel, che ricorda la lingua
e le superlingue negli Apterigoti. 11 Folsom, riconoscendo che da questi rudimenti derivano spe-
ciali appendici, 1 nsiderava allatto indipendenti originariamente dalla lingua, le chiamava super-
lingue, ritenendole per identiche alle paraglosse di altri autori (Meinert, Grassi, Oudemans, ecc.),
alle maxillule dell'Hansen, alle seconde mascelle del Packard, del Lubbock, ree., che ne hanno detto
negli Apterigoti e nei Pterigoti, e Io omologava alle prime mascelle dei Crostacei ed ammetteva
lilialmente che le superlingue stesse rappresentassero rudimenti di uno speciale somite cefalico
ormai ridotto, il (piale avrebbe avuto il suo particolare ganglio nervoso nell'embrione.
Ma altri anturi posteriori non hanno ammesso questo distinto somite ed hanno considerato il
gangli., speciale come secondario, fon rio la indipendenza delle paraglosse o superlingue, rio- din- si
vogliano, dalla lingua e dalla ipofaringe e dal labbro inferiore in genere non i- accolta, ma tutte
queste si considerano, qualunque sia la loro originaria e definitiva posizione, come parti del
labbro inferiore medesimo, cio dell'ultimo paio di appendici boccali. Cosi la Ipotesi del Saussure,
(do- sembrava avvalorata dalli- ricerche embriologiche del Folsom. non ha trovato altrimenti u
coglienza.
') Da min confondersi colla lii/tilii, che taluni autori distnguono come un pezzo a s, tra il
pezzo palpifero ni i lobi, nel labbro inferiore e che corrisponde forse alla eoxa nello stesso labbro
indi, ata dal Verhoeff. si vede in Pteronarcys, Dermatteri e qualche altro insetto.
142
CAPITOIX) SESTO
Fig. 132. Schema ili ima ipofa-
ringe colla linguetta, veduto ili
lato, coi rapporti col labbro infe-
riore.
Li, labbro infer. interrotto; La, lami-
nula della ipofaringe; Lg, lingua; Pr,
paraglosse ; Ti, trabecole interne : Lp,
lamine poststomatiche.
Conviene adunque considerare il complesso di parti che costituiscono la ipofaringe come di-
pendenti dal labbro inferiore, per quanto alcune di esse possano essere ascritte anche al 4., se-
condo la opinione del Silvestri e del Verhoeff (laminula corrispondente a sternite del segmento
mandibolare).
La ipofaringe si mostra nei bassi Pterigoti (masticatori) ed in molti Apteri-
goti, come in altre forme masticatrici, a guisa di
mi pezzo che ha rapporti colla faccia interna del
labbro inferiore e ne rappresenta quasi un lobo car-
noso, che si spinge avanti nella bocca tino tra le
mandibole, formando cos la vlta inferiore del pa-
lato ed assicurato in posto da apodemi, per lo pi
bacilliformi, in numero di due paia; i due anteriori
sostengono la vlta palatina e sono diretti in su ed
in avanti (questi sono detti trabecole interne dal
Verhoetf) ; i due posteriori si dirigono in dietro e si
mettono in rapporto col corpo del labbro inferiore.
Questi sono detti dal Verhoeff lamine poststomatiehe
(meglio pai-automatiche o posiorali). In una epifaringe
tipica noi troviamo adunque, anteriormente, un lobo
carnoso, che si immette fra le mandibole ed la
lingua, sostenuto da due processi o trabecole interne,
che se ne vanno sulla membrana palatina; di poi
un altro lobo posteriore, pi o meno distinto del pre-
cedente, che forma la parte posteriore della ipofaringe
ed ha infatti una parete posteriore a contatto colla
taccia interna del labbro posteriore, questa parete e
detta laminula dal Verhoeff. Tra questa e le trabecole
interne sorgono due processi che connettono la ipofaringe
al labbro posteriore e sono le lamine
metastomatiche.
Il Verhoeff ritiene la laminula
come rappresentante lo sterilite del
segmento mandibolare, che quel
pezzo appunto che non si trovato
nell'esame del cranio che abbiamo
fatto antecedentemente.
A conclusione analoga, merc
ricerche embriologiche, giunto il
Silvestri a proposito dei Diplopodi.
Nelle diverse maniere di organi
boccali la ipofaringe varia grande-
mente, di guisa che pi opportuno
dirne caso per caso nei tipi principali di appendici boccali.
Negli Ortotteri, Dermatteri, Pseudoneurotteri , Coleot-
teri, ecc., la ipofaringe si pu richiamare al tipo indicato, ed
io mostro qui quella vistosa delle forme giovani di Libellule
(fig. 133), in cui le lamine parastomatiche formano un solo lungo processo ad
ncora, che penetra nel labbro inferiore e quella delle larve di Orictes, per mo-
strare la grossa ipofaringe nera, durissima e chitinea, che asimmetrica anche
nelle trabecole interne per poter cos meglio adattarsi alla diversa disposizione
dei due orli mandibolari.
Fig. 134. Ipofaringe
e lingua di larva di
Orictes vista di faccia,
dal lato interno della
bocca.
Hy. ipofariuge; L, bugna;
P, palpi labiali; Pr,
paraglosse ; Mp, mem-
brana del palato ; T,
trabecule interne.
Fig. 133. Ipofaringe e lingua
di larva di Aeschna, viste di
lato.
Li, lamine parastomatiche ; Ti,
trabecule interne; Lg, lingua;
Pr, paraglosse ; Lm, laminula.
B80SCHJBXETR0. CAPO 143
Si vedr coin nei Lambenti e nei Succhiatori si modifica questo importante
pezzo boccale.
Diversi tipi di organi boccali. L'anatomia comparata, sulle traccie del Sa-
vigny, ha seguito con molto ardore lo studio delle omologie fra i diversi organi
boccali nei diversi insetti e la teoria dell'origine comune di tutti da un tipo
unico rappresentato abbastanza bene dall'attuale masticatore fuori di dubbio.
Ma alcune omologie sono tuttavia molto incerte, perch anche in gruppi affini
appaiono, in particolarit degne di rilievo, divergenze molte e gravi, di guisa che
riesce difficile molto spesso il giudicare sicuramente.
Per, mentre il tipo schiettamente masticatore si ripete con molta costanza
di apparenze dagli Ortotteri, ai Coleotteri ed in parte anche ai Xeurotteri (nei
quali per l'insieme degli organi boccali tende spesso al lambente) ed anche nei
Tisanuri ectotrofi; mentre questo tipo pu essere riconosciuto nelle sue variazioni
in quello lambente degli Imenotteri, esso comincia gi nei Lepidotteri a subire
modificazioni assai profonde; Contuttoci, anche per questi ultimi agevole ri-
chiamarsi al tipo masticatore, tenuto conto delle variazioni pi o meno vistose
avvenute.
Pi discosto l'apparato boccale succhiatore degli Emitteri (Eterotteri ed
Omotteri) e caratterizzato sopratutto dalla mancanza dei palpi, sieno mascellari
clic labiali. Ma in questi insetti almeno il tipo di organi boccali si mantiene
semine per tutte le specie secondo un piano fisso, molto costantemente e per altre
ragioni ancora non difficile richiamarsi a quello masticatore. I Pedieulini per,
che si avvicinano volentieri agli Emitteri, si scostano da questi sicuramente per
la struttura dell'apparato boccale e fanno certo tipo a s.
Le maggiori complicanze, variet e conseguenti incertezze vengono in campo
a proposito dei Ditteri, nei quali il complesso degli organi boccali foggiato
sopra moduli diversissimi, dalla tromba carnosa dei Muscidi, senza appendici di
sorta, salvoch i palpi, a quella con appendici multiple dei Culicidi, al rostro dei
Pupipari, ecc.
Anche, si notano spesso variazioni grandissime nell'apparato fioccale dei due
vessi, in rapporto al diverso regime di vita.
Gli Afanitteri poi formano un tipo a s.
Per queste ragioni e bene esporre, accompagnate da figure schematiche, de-
scrizioni sommarie di alcuni di questi tipi, avvertendo per che le variazioni (di
minor conto) in proposito, sono tante che non possono essere abbracciate in uno
Sguardo generale, ma vanno studiate e comprese volta per volta, il che non pn
essere fatto pii.
Ci spiega anche la ricchissima bibliografia che si ha nel proposito degli or-
gani boccali, i (inali sono stati base di tante e spesso molto accurate indagini da
parte di moltissimi entomologi.
Si prenda a tipo un masticatore (Ortottero, ed a questo si richiamer, con
altri gruppi, anche quello dei Tisanuri ectotrofi): un lambente (Imenotteri) Apideo);
alcuni succhiatori di tipo molto diverso, come, ail es.: un Lepidottero, un Tisa-
nottero, qualche Dittero {Tba iiiil, . Gulicie, Afuscide), un Afanittero e due Pinco
fori od Emitteri clic si vogliano dire (Eterottero e Coccideo).
Dei Collemboli e dei Tisanuri entotrofi si faccia pure menzione a parte,
per ci che essi presentano un tipo di armatura boccale, il quale partendo dal
masticatore si incammina per verso quello succhiatore ed appartiene a forme
molto primitive.
Bocni e finestra orale. Il complesso dei pezzi boccali forma il rincocefalo
che circoscrive una cavita, ossia la bocca.
144
CAPITOLO SESTO
L'apertura boccale varia, adunque, a seconda della disposizione e fabrca dei
pezzi boccali e se molto ampia ed aperta nei masticatori e nei lambenti in-
Fig. 135.
Schemi di sezioni trasverso di rincocefali in diversi ordini di insetti.
In tatti il labbro superiore bianco (colla epifarnge) ; le mandibole sono segnate con linee parallele longitudinali; le
mascelle e i pezzi che vi appartengono (anche 5 soni ite in sezione) sono in nero; il labbro inferiore e parti annesse
(col 6. somite se occorre) in linee punteggiate trasverso.
Idi Insetto masticatore. L, labbro superiore ; Ep, epifarnge ; J/, mandibole; Mx t mascelle (Mi, lobo interno iMe,
lobo esterno; 5 + '', corpo = stipite -f- cardine; Piti, palpo mascellare + Jfxj, labbro interiore (le, lobo est.:
li, lobo int.); Hy, ipofaringe; PI, palpo labiale,
lidi Insetto lambente (Imenottero); lettere come in I,
III di succhiatore (Zanzara): lettere come in I.
IV di (Tabanide); lettere come in I (da Denny e Miall).
V di (Pulicide); nota che in questa figura le mandibole sono segnate in bianco e comprese fra Mx, :
lettere consuete,
"VI di (Lepidottero) ; lettere come a fig. I.
VII di (Coccideo); lettere consuete; 5, 4, 5, part dei corpi delle mascelle e delle mandibole, che
mandano apodemi (a, a, a) per separare fra loro gli stili.
Vili d (Fisnpodo); lettore consuete, la mandibola unica.
IX di (2[ehiph(i* ih n nix fiixciix. Anteriormente il labbro superiore, abba-
stanza -laudi-, interno nell'orlo libero.
Mandibole formate da un corpo robusto, recante all'estremit una piastra masticatoria spessa
costituita da produzioni cbitinee in forma di liastoneini o piccoli
denti accomodati gli uni accanto agli altri; ciascuna mandibola
6, inoltre, terminata da un prolungamento munito di cinque
o sei denti.
Mascelle con stipite meno solido, terminato da un gruppo
istillili di tre robusti denti conici, rilucati e con tre lamine den-
ticolati 1 . Queste e quelli l'ormano la mala externa, mentre la ni.
iiilinin . data da una larga appendice con uncini disposti a ven-
taglio, fiancheggiata alla base da due lamelle sottili e minuta-
mente denticolate iIl;. 136).
Le parti laterali dell'apertura boccale sono chiuse, di qua e
di l. da un palpo con un inviluppo chitine > molle alla base e
di un rilievo mammellonare con due grandi setole ed una lama
interna in l'orma di cornetto che tutta l'avvolge. Si tratta di un
palpo mascellare specialmente modificato.
L'ipofaringe, molto sviluppata, comprende una ligula mediana
e din- paraglosse laterali 2 ).
Il labbro intcriori- e diviso in due met, evidentemente for-
mate di due articoli successivi e si pu distinguervi un mbmentum, un mintimi, uno stipite
ed una scric di protuberanze coniche, clic portano molte setole terminali, tra cui una maggiore
Lo stipite mostra una linea di divisione obliqua che limita non com-
pletamente una porzione laterale, che reca una parte delle protu-
beranze setigere e che il Willem ritiene rappresentare un palpo
labiale fuso eoi segmento clic lo porta. Non si possono distinguere
mi gruppo delle ] iromi neiize setigere i due lobi (interno ed esterno.)
del labbro inferiore.
Lo stipite reca, inoltre, internamente una lamina verticale clic
isola le protuberanze setigere della cavit boccale, sulla quale lama
si inflettono setole delle protuberanze setigere anzidette.
Le diverse appendici boccali sono infossate nella bocca, circo-
scritta in avanti dal labbro superiore, di dietro dal labbro inferiore
e lateralmente dagli organi che si sono detti rappresentare i palpi
mascellari. Non sporgono dalla cavit che le punte estreme delle
mandibole e delle mascelle per rompere il cibo ed introdurlo nella
cavit della bocca.
Di poco varia, dalla suddescritta, la bocca negli altri Collem-
boli, salvo che in taluni, ad <>.. nelle Aniirida le mandibole si mo-
strano pi delicate, gracili, terminate da una lamina a margini
interno tagliente, irregolarmente dentato (fig. 137>.
Non sono piii adunque un robusto organo masticatore, ma
piuttosto una specie di sega destinata ad incide], i tessuti vegetali freschi e molli di cui si ciba
l'animale. Anelli- la mascella pi allungata nello stesso insetto e meno complicata che DO
altri dei medesimo ordine.
Il carattere masticatore dell'armatura boccale si inule ancor pi in altri Collemboli, ad
Fig.
A
B A
137. Mandibola
i?ittrt<2fi marilima,
. intera : l. suo apice pio
In (il;i Willem i.
ili
L) l'amia da non confondersi con gnatocefalo. Questo rappresenta una regione morfologica
;, ", i;' somite), mentre rincocefalo riguarda una regione speciale dal solo punto di vista Hsiolo-
gico ' comprende quindi anche il labbro superiore.
- i.uiibuek le chiama .il secondo paio di mascelle e le considera comeun secondo pan. di
appendici boccali, conforme quanto si supposto per [' Hemimerus, comi si altrove accennato.
A. 1 I. 19.
146 CAPITOLO SESTO
88., del genere Anura, dove, nel tubulo fatto dai due labbri e dai palpi, scorrono stiletti perfo-
ranti ed una ipofaringe atta a succhiare.
Nella Anura muacorum Tempi, i pezzi boccali hanno subito profonde modificazioni. 11 lald.ro
superiore ed il Labbro interiore, molto accostati fra ili loro ed in parte anche saldati, for-
mano un tubo conico, dove scorrono mandibole e mascelle stiliformi ed una ipofaringe conica. Ai
lati della fessura (die rimane fra i due labbri, si vede a destra ed a sinistra, una punta chitinosa
o-narnita di setole laterali e che il Willem considera come un palpo rudimentale.
Tali organi boccali sono adattati al succhiamento, ed il Willem infatti non trov mai negli
intestini dell'insetto in discorso alcun nutrimento solido. Il Willem ritiene che la ligula faccia,
nella bocca, l'ufficio di uno stantuffo per assorbire i succhi nutritivi, mentre le mascelle e le
mandibole agiscono come organi perforanti.
Ancora, fra i diversi Collemboli, si notano differenze nella armatura delle mascelle (come ad
es. e nei Tomocerus) e del labbro inferiore.
Ma due caratteri principali e di grande importanza per la filogenia degli insetti in genere
risultano dallo studio degli organi boccali dei Collemboli.
In primo luogo il carattere entotrofico dell'armatura boccale, per cui questi insetti si raccor-
dano col gruppo degli Entotrofi, tra i Tisanuri, ed in secondo luogo la variet dell'apparato
boccale stesso, per cui si hanno forme buone masticatoci ed altre assolutamente succhiatimi, il
che non si vede in nessun altro gruppo di insetti.
Questo fatto pu suggerire molte considerazioni, giacche certamente sono i Collemboli da an-
noverarsi tra i progenitori dei Pterigoti non meno di quello che lo sieno i Tisanuri, rispetto ai
quali formano, come si crede, un ramo laterale, proveniente da un ceppo comune, e si trovano
pi accosto agli Iapyx ed alle Campodea ohe non agli altri.
In confronto dei Tisanuri. pero, l'apparato boccale dei Collemboli differisce per due essenziali
caratteri, cio pel labbro inferiore diviso in due met laterali in questi ultimi, mentre le due
parti sono fuse insieme nei Tisanuri, e per la deficienza <> riduzione estrema del palpo labiale
che si vede nei Collemboli, mentre nei Tisanuri esso tuttavia abbastanza, bene definito.
ARMATURA BOCCALE dei TISANURI. La diversa maniera di armatura boccale nei Tisanuri ha
suggerito al Grassi, molto a proposito, la loro suddivisione in due gruppi, cio degli Entotrophi
e degli Ectotrophi, a seconda cio che gli organi boccali sono, come nei primi, raccolti entro un
tubo formato dal labbro superiore e da. quello inferiore e da espansioni interne dei palpi mascel-
lari, oppure, come nei secondi, affatto liberi, non diversamente da ci che si vede negli Ortotteri.
Al gruppo degli Entotrophi appartengono i generi Iapyx e Campodea ed a quello degli Eclo-
trophi i generi Lepisma, Lepismina, Nieoletia, Machiis ed ecc.
Questo infossamento dei detti organi boccali negli Entotrofi < pero secondario, inquantoch
Qgli embrioni di Campodea (sec. Uzel) e di Japyx (sec. Grassi) le appendici boccali so. sterne,
come si vedono negli Ectotrofi, cosa questa che si ripete anche negli embrioni di Collemboli. Ci
fa iredere che gli Entotrofi derivino da antenati Ectotrofi e rappresentino un primo gradino verso
le forme con appendici boccali totalmente nascoste entro la bocca, come sono, ad es.. molti
gruppi di succhiatori fra i Pterigoti (Emitteri, Tisanotteri, Omotteri, ecc.).
Il labbro superiore non e troppo diverso da quello della maggior parte degli insetti masti-
catori; esso pino meno lungo, a seconda delle diverse forine.
Quanto al resto degli organi boccali, si e gi detto (die se ne distinguono due tipi diversi.
Negli Iapyx (entotrofi) le mandibole non hanno di intieramente libera che la punta estrema,
che si protende dalla cavita boccale; essa meno complicata all'apice di quello che non sia nei
Collemboli. (SelYJapyx solifagus essa termina molto semplicemente con una punta pi dura ed al lato
interno quadri- o quinquedentata). Il resto della mandibola stessa (corpo) e. infossato india testa
fra i tessuti mesodermali. La punta e rivestita di cuticola bene chitinea, ma il corpo presenta
appena un rivestimento cuticolare sulla sola faccia che guarda i lati; questo un rivestimento
laminare che il Grassi chiama Inni,: Intuiti,. I.a faccia esterna di questa lama e libera nel celoma,
mentre alla faccia interna si attaccano muscoli motori di questa appendice. Per la mandibola
denli Ectotrofi vedi quanto si e detto a proposito delle mandibole in genere (esempio. .Vachili*).
La mascella comprende un pezzo basilare (eardo) ed il corpo {stipe), ai quali sono annessi i
due lobi terminali (esterno, galea e l'interno), il pezzo palpiter ed i palpi.
1 lobi, il pezzo palpifero ed i palpi si avanzano nella cavit boccale come la punta dilla
mandibola. (Neil' Japyx solifugus la mascella e terminata da un poderoso dente corniforme, che il Willem
ESOSCHELKTKO. CAPO
147
considero per un lobo esterno, e da cinque successive appendici pi interne, ohe hanno forma di
pettini, e che nel loro complessi) rappresentano, .sci-mulo il Willem, il lobo interno. Il palpo ma-
scellare, che chiude lateralmente la bocca, 6 terminato da una protuberanza setigera biarticolata
ed all'interno reca una lamina subtriangolare, che all'apice, verso l'esterno, indurisce in un tu-
bercoletto rotondo e con molte setole). Il cardine e lo stipite della mascella sono infossati nella
testa, colla quale hanno rapporti conformi a ciucili accennati per la mandibola.
Il labbro inferiore < composto ili due met laterali, che sono distinte fra di loro solo verso
l'apice libero, ma nel rimanente sono assieme fuse e sono appena visibili le traoeie di divisione
(in maniera di suture trasverse) fra il submento, mento e lobi. Questi possono essere rappresen-
tati da una parte Larga, ma corta, ohe margina il labbro inferiore ed molto ricca di setole.
Inoltre si nota una lamina interna, una specie di frangia, clic contorna tutta la cavit boccale
-mJ
A B
F. 138. Capi, veduti posteriormente di Tisamiri.
A. con parte del protorace, ili iictjapitx Avescculosvs (da Silvestri).
L. labbro superiore; Le, lobi interni; Li, lobi esterni del labbro inferiore; Fin, palpo mascellare: pi, palpo labiale;
M. incuto; ir, guancie : pr, protorace; /. base delle zampe 1. paio (da Silvestri).
B, di Machilix. tolto il labbro inferiore.
Md. mandibole: l, le, lobi esterno ed interno delle mascelle; pm, palpo mascellare: G, guancie: L, labbro superiore;
T, teiitorium. Si vede, anche il tondo della taccia con E, fronte e V, vertice (da Silvestri).
internamente ai pezzi boccali e che si potrebbe paragonare ad una epifaringe ed ipofaringe, e che
i- omologa a quella gi veduta negli Siiiintumi* (C'ollemlioli).
Nella lamina suddetta, in rapporto col labbro inferiore, si (listinone una lino-netta e le pa-
raglosse.
Alla parte anteriore del labbro inferiore e annesso un paio di papille protrattili, e. dal lato
posteriore procede un paio ;iia di guatiti
di Psocide (Thrichopsocu) veduti
dal di dietro.
1/' mascelle: Pia. palpo mascellari- Pp,
pezzo palpiter; .S'. stipite): Li. labbro
inferiore: Sia, sabmento; 51. mento;
La. lacinia delle mascelle ; Sg, anbgaleare;
O, galea; l'I. palpo labiale; Le, lobi e-
storni; li, lobi interni (dal Ribaga).
avrebbe forma di eh proteggerebbe la bocca, ricoprendola. Ora ognuno vede ilo- appunto in
questi insetti il lobo uiascel la re . unico e forse appunto e la galea clic manca. I pezzi a cuc-
chiaio e ricoprenti la bocca appartengono invece al lai. ino inferiore.
L50
CM'Ilol.ii SESTO
Labbro superiore largo, ma molto breve, oppure lunghetto, stretto, a ino' di appendicola (Ve-
A B
Fiu. 144 A. Schema di apparato boccale lambente (Apideo. testa veduta di faccia).
Pr, paraglosae : altre lettere come a fig. 139.
Fig. 144 B. Sezione sagittale del capo di [menottero (Xylocopa) per mostrare la introflessione degli organi
boccali posteriori nella camera orale.
Fo l'uro occipitale- 0, occhio ; T, tentoni,,,, .- F, faringe ; Sm, submento; S stipite: Se. subcardine : O, cardine;
' II,, Ipofaringe; PI, palpo labiale : Pm. palpo mascellare; Li, lobo delle mascelle ; /.', bocca: A, antenna; 6. . .ponto
somite.
Fig. 145. Parti boccali di Vespa
(due guatiti posteriori visti di dietro).
0, cardine; S, stipite: Pm. palpo ma-
scellare; Mi, lobo interno ; M e, esterno
delle mascelle; Sij, subgalearc : Se,
subcardine. Li. bibbio interiore ;
Sm, aubmento; (m), mento: Hy. ipo-
faringe : Pr. paraglosae; PI palpo la-
biale; li, lobi.
e della galea. Ci non ; basta
sia tuttora presente ed a s, sei
spilli), il pi spesso nascosto sotto il clipeo. Mandibole pi
meno robuste e simili a lineile dei buoni masticatori ed egual-
mente articolate, man mano per sempre pi discoste fra loro
fino agii Apidei, dove non si toccano pi clic ooll'apice.
.Mascelle dapprimo (dei Trentedinei) non troppo diverse da
quelle dei masticatori, ma il cardine tende ad introdursi sotto
il cranio per raggiungere l'orlo interno del 5. somite, e
sempre pi vi penetra e quindi lo stipite ha tendenza a dis-
porsi in piano dietro il capo, a ridosso del labbro, (ii nei
Vespidi i due stipiti formano col mento un solo piano paral-
lelo al clipeo.
Pezzo palpiter confuso collo stipite. La galea tende a
scomparire, e gi nei Vespidi molto piccola : invece la la-
cinia si fa laminare e sempre maggiore, tendendo a ricoprire
il labbro, dapprima solo dinanzi, finalmente (Apidei) anche di
dietro e lateralmente').
Il palpo mascellare tende a ridursi di grandezza e nel
numero di segmenti. Negli Apidei il cardine ormai tutto
nascosto entro la fossa orale ed bacilliforme ; il subcardine
se ne distingue bene e va ad articolare all'apice basai.- del
!) Vi ha chi considera la grand.- lamina esterna delle
mascelle degli Apidei come derivata dalla fusione della lacinia
vedere altri Imenotteri, e nella stessa XyUeopa, come la
bene sempre molto piccola.
talea
ESOSCHELKTRO.
151
submento; hi si i ]i i t < diretto orizzontalmente dall'indietro all'innanzi e quindi la grande
lacinia quasi orizzontalmente dal li dietro all'innanzi ; ci, ben inteso, nello stato di rijniso
(flg. 14 1. Hi. La grande fossa orali- cela rosi, quasi completamente, le mascelle ed il labbro in-
feriore.
Labbro inferiore (fig. 145-146) dapprima colle sue parti tipicamente distinte o configurate come nei
masticatori. Dipoi tende ad allungare assotti-
gliando ed a portarsi innanzi entro la fossa orale.
Il submento (detto Lora dal Cheshire) si allunga
ed assottiglia, ed articola col subcardine anzich
c-ol cranio; esso si dispone (in riposo) obliqua-
mente dall'indietro all'innanzi. Mento confuso
eul pezzo palpiter, abbastanza gratulo, forma la
parte posteriore del corpo lei labbro e tende a
piegarsi orizzontalmente sotto il capo e fra gli
stipiti mascellari. Palpo sempre pi lungo, di
piii articoli, annienta il basale. Lobi esterni dap-
prima biarticolati, si allungano variamente e
stanno ai lati e sotto quelli interni, prendono
il nome di ji.iraglos.se, specialmente negli Apidei .
Hanno rapporti (al di sopra) eolla ipofaringe.
Lobi interni dapprimo grandi, larghi, squami-
formi, di poi tendono a formare una lunga tromba
pi o meno duplice, raccolta, allo stato di ri-
poso, tra le lacinie della mascella. Ipofaringe
dapprimo in forma di squama larga, intercalata
al dorso del labbro, fra gli orli dello stipite e
le paraglosse ; dipoi allunga ed occupa il centro
dorsale della tromba, per con un processo ba-
cilliforme, si congiung ilio stipite mascellare
ed anelli- ba rapporti con pezzi scheletrici della
volta del palato. Ligula piccola, in forma di
squama allungata, interposta fra il mento e la
ba8e delle paraglosse, visibile guardando il lab-
bro inferiore dal di dietro.
Questo insieme, formato dal labbro inferiore,
ha per officio di lambire sostanze liquide, ed e
sempre pi allungato in rapporto con maggiore
attivit nel detto ufficio (figg. 145, 146).
Fig. 146. I due ultimi gnatiti di Apideo (Xyloeopa).
A, visti dal di dentro: B, dal di fuori (il solo labbro inte-
riore). Se, aubcardine ; C, eardine ; 5. stipite: Me, lobo
esterno: Mi, interno delle mascelle. Sb, submento:
,1/. mento: hy it trabecole parastomatiche ; Hy, ipofa-
rinite: PI, palpo labiale: Pr, paraglosse. A fig. B.
Lg la lingua.
Apparato boccalk succhiatore. L'uni-
formit di tipo scompare e la suzione si pu
effettuare in modi vari e con apparati molto
diversi.
Vi hanno infatti tipi diversi per gli Afanitter
banidi, ecc., in confronto di quelli dei Muse-idi.
Tiiio diverso seguono i Pupipari, gli Anopluri
Omotteri i.
Il seguente quadro mostra i diversi tipi e b- loro principali differenze
Lepidotteri, Ditteri dei gruppi Culiciili, Ta-
Tisanotteri ed i Rincoti (Emittori ed
l>i' -efalo t'orinante un inno continuo, che accoglie anche il
labbro inferiore, l'alpi mascellari e labiali. Premandibola
unica ...........
b'ineoeet'alo formante un cono, che non coinvolge il labbro infe-
riore, l'alpi mascellari e labiali nulli. Premandibole pari .
Tsa noi tn-i.
ninniti (Emitteri ed Eterotteri)
152
CAPITI ll.ii SKSTO
Rincocefalo
ohe non
abbraccia
gli organi
boccali.
Questi
sono liberi.
Mascelle formanti guaina alla tromba composta
dal labbro inferiore e dalle mandibole . . Afanitteri.
Mascelle
che
prendono
parte
a
comporre
1' organo
di
suzione
o
mancano.
Due mandibole e due mascelle sti-
liformi .....
Mandibole rudimentali ; mascelle
formanti la tromba .
Mancano
le
mandibole.
Mascelle
quasi
nulle o nulli
| Esistono palpi ma-
scellari.
Mancano tutti i pal-
pi . . .
Ditteri (Tbanidi, Ctilicidi ed
altri).
Lepidotteri.
Dittili (li ii cidi, ecc.).
Ditteri (Pupipari) ; Anopluri.
Tipo Lepidotteri (figg. 147-14SS). Labbro superiore ridotto ad min semplice e sottile fascia
sotto il clipeo e pi o meno nascosto. Le parti inferiori-posteriori del quinto e del sesto soniite
sono profondamente infossate sotto il foro occipitale, formando una vlta nella regione inferiore
della testa, nella quale profonda cavit viene ad accogliersi la spiritromba in momento di riposo ').
Mandibole rudimentali, quasi nulle, infossate nella detta
vlta, o pi o meno palesi. Mascelle formanti la spiritromba,
Kig. 147. Schema di apparato boccale
succhiatore di Lepidottero (testa vista
di faccia).
Lettere come a tg. 139.
Fig. 14S. Capo di Sphnx visto di dietro.
Fo, foro occipitale superiore: Oc, apcdenia occipitale (del 6.)
Tt, tentorinm ; TV, ponte superiore del tentoriuru ; Fo x . foro
occipitale infelici e: Y, vlta del capo in cui si annida ta
spiritromba: Li. labbro inferiore colla base del palpo PI;
C. cardine; Mx, mascelle il'm. palpo mascellare); O. occhio
composto; 5., 6V , somiti.
cio spinte molto all'innanzi, col cai-dine e stipite piantati tra il fondo e le pareti della vlta,
col palpo rudimentale e col lobo interno (lacinia) allungatissimo, formante la met longitudinale
di un tubo o tromba che si avvolge pi o meno a spira nello stato di quiete e si nasconde nella
detta cavit inferiore del cranio.
Labbro inferiore con mento, submento, con ipofaringe rudimentale, ridotta ad un solo piccolo
pezzo impari (fig. 122, Li) intercalato fra gii stipiti delle mascelle. Mento e submento separati fra
di loro, ed questo l'unico caso clic si conosca fra gli insetti di un rnrpn del labbro diviso in
due, e le due met sono riunite assieme da un ponte chitineo, la branca transve.rsa del tentorium.
Palpi labiali grandi, triarticolati. contorti sotto il capo, in parte nascosti nella fossa della
faccia inferiore della testa e fuoriuscenti davanti, ai lati della tromba, nella parte facciale.
Tipo molto costante, con variazioni piccolissime e secondarie.
Tipo Afanitteri (fig. 149). I Culicid hanno testa e pressa e appendici boccali raccolte .stret-
tamente insieme. Labbro superiore rudimentale o nullo. Mandibole lunghe, stiliformi, seghettate
i) Per maggiore intelligenza vedi anche le ligure di sezioni sagittali del capo di insetti vari
disposte io-I capitolo relativo all' endoscheletro del < ;> stesso.
BS0SCHE1 1:1 RO. C.W11
153
all'apice, decorrenti ratio hi guaina formata dal complesso dei due palpi labiali. Mascelh
t'urina di breve lamina triangolare, formata da uno dei lobi e con corpo
rudimentale o nullo, la quale squama, come il lobo interno della ma-
scella degli Imenotteri, t'orma una mezza guaina per accogliere, almeno
in parte, il rimanente degli organi boccali, che nel loro insieme se ne
.-ranno estesi a perpendicolo in basso poco inclinati indietro. Palpi
mascellari cilindrici, diritti, di parecchi articoli, pi lunghi delle ma-
Bcelle Stesse, diretti parallelamente al restante rostro.
Labbro interiore molto allungato, con breve corpo pressoch indiviso
e con lunghi palpi divisi in vario numero di articoli, formanti insieme
una guaina, che occlude' la ipofaringe e le mandibole gi citate. Ipofa-
ringe lunga, stiliforme, acutissima, intercalata fra le mascelle e dietro
a queste, compresa con esse, in riposo, entro la guaina formata dai
palpi labiali e con (mesti, almeno alla base, in quella formata dalle
inascelle. La ipofaringe scanalata pel lungo ed accoglie, come di con-
sueto, alla sua base, lo sbocco delle ghiandole salivari. Tipo costante,
diverso da tutti gli altri, ma ristretto alle poche specie del gruppo.
Tipo l'i ti 11 otte ri o Fisapodi che si vogliano dire (tg. 150). Carat-
terizzato dalla asimmetria delle parti boccali ed in parte anche del-
f estrema taccia. Labbro superiore squamiforme, lisso, circondato da
membrana molle '). Esso non giunge all'orifizio boccale che sta alquanto
piii in basso ed e circondato da un anello chitineo, duro. Questa aper-
tura non e a-solutaniente apieale, ina appartiene piuttosto al lato fac-
ciale. La regione orale del capo foggiata a cono con due facete, an-
teriore e posteriore pi larga. Sulla faccia anteriore viene a trovarsi,
ai lati del labbro supcriore, anche lo stipite delle mascelle, mentre il
loro cardine e sui lati. La faccia posteriore e i upata, pi che altro,
dai pezzi componenti il corpo del labbro inferiore. Tra tutti questi pezzi
duri e teSfl una membrana molle, che tutti li riunisce. Mandibola unica,
destra, stiliforme. affatto interna nel cono orale, fuoriuscente
attraverso al piccolo forame orale. Mascelle col cardi) gli
stipiti fssi sulla membrana formante le pareti del detto cono
orale. Stipite con un breve palpo di pochissimi articoli, spor-
gente sul lato tacciale, l'no dei lobi della mascella e tras-
formato in stiletto affatto interno e fuoriuscente, assieme alla
mandibola, pel foro orale. Labbro inferiore coi pezzi basali
molto ampi, formanti gli scudi protettivi della taccia poste-
riore del cono orale, ma coi lobi non distinti, terminando il
labbro in una squama triangolare, che porta i due palpi la-
biali assolutamente sull'apice del cono stesso e brevissimi
anche pi di quelli mascellari e divisi in due articoli al mas-
simo. Ipofaringe piccolissima, ridotta ad un piccolo pezzo
interno a doccia, sulla quale scorrono gli stili mandibolari e
mascellari.
Questo tipo, salvo che nella unicit della mandibola,
inclina verso quello dei Rincoti a cui si pu pervenire eolla
abolizione dei palpi mascellari e labiali e colla protrazione
del labbro inferiore in gi, a distanza dal capo e colla fu-
sione dei pezzi componenti il corpo delle mascelle con quelli
formanti il cranio.
Fig. l.'o. s,l, eina di apparato boe- Fin . si vede
la base della tromba pi ingrandita, stesse lettere, solo FI. fulcro (da Kraepelin).
ha questo tipo a quello dei Tabanidi si trovano, fra i Ditteri stessi, tutte le possibili forine
di passaggio, di successiva riduzione, cio, delle mandibole e mascelle, fino a scomparsa totale.
La testa dei Muscidi caratteristica per una fossa (prefronte), in cui sta introflessa la vescicola
cefalica, disposta tra il clipeo ed il somite antennule. Sotto il clipeo avviene che il capo sembra
conte troncato, giacche esso i molto profondamente scavato a vlta, per accogliere la tromba nello
stato di riposo. 11 clipeo rappresentato da un pezzo a ferro di cavallo (fulcro esterno del Krae-
Nei Tipulidi le labella acquistano uno sviluppo assai rimarchevole.
- Perci ed ambe per altro lo schema di sezione del rostro da me pure riportato In
IVi tolto dai detti autori, non e esatto.
135,
156
CAPITOLO SESTO
pelili), che si pu introflettere entro la detta escavazioiie ipocefalica, formandone la Tlta e regge
tutta la tromba, all'innanzi e ne permette i movimenti di protrazione e retrazione. Il labbro
superiore ridotto ad uno stiletto pi o meno lungo e sottile, ma poco indipendente dalla
tromba stessa, giacche forma, colla ipofaringe, un tubulo nel quale scorre il liquido .-he la
tromba stessa assorbe o rigetta (iig. 154. D, L).
Delle mandibole nessuna traccia nei Mnscidi, ove la riduzione pi avanzata, ad es., nella
Mosca domestica e forme affini '). Mascelle ridotte ormai ad una traccia ehitinea su cui articolano
i palpi e che, pei suoi rapporti articolari, si vede essere il rudimento del cardine e stipite. Lobi
mascellari pi o meno o del tutto scomparsi ; nelle Mosche, ecc., nulli affatto. Palpi mascellari
I
Fig. 155. Proboscide di Mosca domestica.
I, vista eli lato ; II, le tabella vedute (li faccia (Labela).
FI, fulcro, (in, tubulo estremo delle cosdette ghiandole salivari; Sb, submento; M, mento; Ll>. labelli ; L. labbro
superiore ; Hy, ipofaringe ; PI, palpi labiali (da Claus).
mediocri, di un articolo, piantati sui sostegni indicati, nella parte dorsale della tromba. Ipoia-
finge in continuazione col dotto delle ghiandole salivari, formate a guisa di lungo bastoncino
che decorre entro la tromba fino quasi alla sua estremit e forma una doccia, chiusa per lungo
dal di sopra, per opera della epifaringe, la quale doccia adunque l'altra met longitudinale del
tubulo di assorbimento, od orale, che seguita poi colla faringe, ecc.
Labbro inferiore grande, pi o meno carnoso od assolutamente duro (Stomoxyx) : per lo pi
in rapporto col cranio a mezzo di una porzione tubulare di cute molle, che abbraccia, su tutti
gli orli, la fossa ipocefalica e si continua nella, tromba, ili modo che, ritraendosi questa, essa
pu entrare profondamente entro il capo. Questa parte membranosa, che spetta al capo, e vera-
mente caratteristica dei Muscidi e pu rappresentare, almeno posteriormente, il submento che
manca.
Mento rappresentato da una piastra dura posteriore, che precede immediatamente le labbra
(labella). Queste (lg. 155, II) grandi, carnose, reniformi, occludenti nel mezzo una fessura ed il foro di
ingestione, molto piccolo, in rapporto con una singolare ed elegante disposizione ili doccie irra-
dianti dal lato interno del labbro, chitinee, configurate specialissimamente. Le labbia possono essere
') Anche la maggior parte delle larve di Ditteri ciclorat non hanno mandibole
di questi pezzi e dunque multo antica (Iig. 156).
La perdita
KSOSCHEI.ETRO. CAPO
157
Fig. 15(. Regione
cefalica vista davanti
di larva di Dittero
ciclorafo.
A, antenne rudimentali;
dal eentro della bocca
sporgono gli apici delle
mascelle.
stese > chiuse pei opera li muscoli particolari e li pezzi articolari che si trovano in relazione
ooll' apice estremo della ipofaring Lei mento. Nelle trombe dure, perforanti, le piccole labbra,
sono sostituite da parte aouta, tagliente, seghettata (Stomoxyx, ecc.).
Questa tromba articolata in corrispondenza all'orlo superiore del mento, dove si piega ad
angolo acuto all' indietro quando viene retratta e nascosta nella l'ossa
ipocefalica destinata ad accoglierla.
intesto dei Mnscidi il pi semplice apparato boccale che si conosca,
pertinente ad insetti liberi (cio non parassiti).
Tipo Dittiti Pupipari. Questi sono parassiti ed il rostro e ancor pi
Bemplificato rispetto a quello dei Mnscidi.
Intatti il labbro superiore e breve, triangolare; la epifaringe e una
pan,- cospicua, perch forma la guaina della tromba ed e composta di due
met longitudinali che formano un canale entro il quale e riparata laver
tromba, risultante solo dalla porzione allungata, rigida, estroflessibile e
tulmlit'orme del dotto salivare, cio dalla ipofaringe, alla quale si unisce
il labbro inferiore allungato, scavato a doccia e formante la parte posteriore
del rostro l ).
Tipo dei Rincoti | Eti ruttili ed Omotteii) (tg. 157-159). .Si rilevano alcune
variazioni le quali hanno consigliato taluno Anton- a suddividere il vasto
ordine in sott'ordiui ! ).
Sara bene limitarsi ai due gradi estremi, Eteroiteri e Coccidei, avver-
tendo per che vi hanno maggiori affinit tra qualche Eterottero e gli
Omotteri pi alti ohe non fra i diversi gruppi di questi o degli Eterotteri.
Perii il tipo generale e abbastanza bene conservato e caratterizzato dalla
presenza di una tromba chiusa (Coccidei) od a doccia, in cui scorrono le premandibole affatto
stiliformi ed una appendice delle mascelle egualmente stiliforme, tutte lunghissime ed acutissime.
Inoltre mancano i palpi, 3eno essi mascellari che labiali. Pure Leon (88) trovo all'apice del
succhiatoio piccoli rudimenti di appendici che accennano a
resti dai palpi labiali. Pu essere per ammesso che questi
rudimenti corrispondano, invece, ai lobi del labbro infe-
riore, i quali rimangono presenti, bene evoluti, anche negli
insetti che, come i Ditteri, non hanno pi palpi labiali.
Il labbro superiore e gracile, allungato piti o meno e
discende dalla faccia interna del clipeo per incorrere nella
doccia del succhiatoio e chiuderla, in parte, alla base.
Le mandibole e le mascelle (del cui pezzo basale, come
dello stipite, si gi detto abbastanza) cio le loro parti
appendicali, lacinia o galea) sono configurate nel modo
anzidetto e talora lunghe anche pi di tutto il corpo.
Circa la maniera con cui articolano all'interno del capo si
pu vedere nel capitolo dell'i Endoseheletro . Questi
stili decorrono entro la doccia formata dal labbro inferiore
pig, 157. Schema di apparato I ale e dalla ipofaringe. Labbro inferiore completamente distinto
di Eterottero (capo visto di faccia). ,| a i ea p 0j piantato in cute molle dietro al capo stesso, com-
Lettero come a flg. 139. lmstc) (lj .,,, tre articoli {momento, mento, appendici) e
variamente lungo, deflesso, allo stato di quiete, lungo il
ventre, tra le zampe. Questo labbro e scavato a doccia sul suo dorso, nella quale penetrano,
come si e detto, le preinaudibole, le mascelle ed in parte anche il labbro superiore.
Coccidei (fig. 158). Singolare variazione mostrano i Coccidei nelle forme rostrate ^femmine in
tinti gli stati e larve e ninfe prime maschili). Il capo infatti membranoso e confuso col protorace,
cio della parte iraniana. Il complesso degli organi boccali forma un vero pseudocefalo (come in al-
cune larve ,li metabolici) di pezzi duri, disposti ionie un quadro nel mezzo della regioni cefalica.
1 Kraepelin. secondo la sezione transversa che qui si riporta (fig. 135, IX) attribuisce al lab-
bro inferiore le due lamelle laterali del rostro, anzich alla epifaringe.
2 ) Ad es.: il Borner, (Zool. Anz., 1904).
1 58
CAPITOLO SESTO
Il pseudocefalo e composto di clipeo, preti-onte, pezzi basali delle mandibole e labbro superiore
non prolungato altrimenti; nonch del complesso dei pezzi mascellari e mandibolari, che mandano
speciali processi chitinei all'interno, i quali, perci, non possono essere omologati cogli apodemi
del eranio degli altri insetti. La parte posteriore, ormai interna, del pseudocefalo fatta dai
corpi mascellari, che formano un quadro (a guisa di piastra con larga finestra centrale) da me
detta ipostoma, essa pure con apotisi proprie all'inserzione di muscoli motori delle parti boccali.
Le setole o stili mascillo-mandibolari, passano attraverso la
bocca (prebocca) e penetrano nel succhiatoio. Talora, tra questo
ed il pseudocefalo sta un sacco per accogliere i detti stili (lun-
ghissimi), allo stato di riposo.
Il Buochiatoio, o tromba, e formato dal labbro inferiore
ed esso diviso in tre o due segmenti od un pezzo unico.
Sempre molto corto e tutto chiuso tranne che all'apice, dove,
per un foro, passano all'esterno gli stili mascillo-mandibolari.
Tra il cranio a cute molle (colle antenne, occhi, ecc.) ed il
protorace non esiste adunque collo, ni- altra traccia molto
sensibile di separazione. Questo e carattere larvale e non ap-
partiene agli ultimi stadi maschili, almeno delle specie pi
elevate.
Ipofaringe. Si sa che questa parte accoglie l'estremo
condotto delle ghiandole salivari. Adunque nei Rincoti liei-
tale deve essere giudicato il singolare apparecchio che serve a
regolare l'ingresso della saliva nella doccia e che fu da me
chiamato, nei Coccidei (1896), pompa dillo solini. Lsso consiste
(tig. 159) in una capsula (capsula della ghianda) addossata e
saldata spesso colla parete dura, cliitinea, posteriore, della
faringe e perforata da almeno un piccolo pertugio, nella quale
concorrono gli sbocchi delle salivari e penetra e si muove
(dall'alto al basso e viceversa) come un pestello un piccolo
blocchetto duro (pistillo), che fa da stantuffo per richiamare e
spingere la saliva nella bocca per permetterle o negarle L'in-
gresso. Non vi ha traccia di tale apparato in altri gruppi
ed e eerto omologo alla ipofaringe.
Tipo Anoplnri. Finalmente una assiduta riduzione si
osserva nei Pediculini, dove non esiste che una tromba pro-
trattile e retrattile, derivata dal labbro inferiore, ma che
non contiene ne mascelle, ne mandibole, ne ipofariuge, e nella
quale non pilo essere distinto ci che spetta al labbro
superiore, ecc., ne vi hanno appendici da paragonarsi a palpi ').
I". questa la pi semplice espressione di apparato boccale
fra gli insetti.
Fig. 15S. Schema di apparato
linciale di Coccideo (regione an-
teriore del corpo vista di faccia).
L, labbro superiore ; CI, clipeo ; Ps, suc-
chiatoio e labbro interiore, parte api-
cale. Altre lettere come a ri. 139.
Per concludere intorno a questo argomento, si
deve convenire che qui pure, conforme si potr
rilevare anche per altri organi e sistemi di organi,
il processo seguito nella evolu/one dell'insetto si
quello dal complicato al semplice. Dall'apparato
boccale, cio, masticatore, composto di labbro superiore, epifaringe, due man
Fin. 159. Apparato (pompa) per
l'efflusso della saliva nel i-nstro di
Coccideo (Mi/tilo.s/iis) .
ri, pistillo; b, ghianda; e. aprdema del
muscolo (d elevatore ; e, tubulo della
saliva; o, foro di uscita del liquido;
(da Berlese).
'i Schiodte e Briihl consideravano l' Inutili Unni dei Pediculidi come derivato da mandibole e
mascelle l'use insieme. Senonclie il Metscliiiikot) e pi recenteiiionte il ('lioloilkow sky ( lflOS), collo
studio dell'embrione dimostrarono clic nei primi momenti di sviluppo sorgono distintamente i
rudimenti delle tre paia di guatiti. Pi tardi Dell'embrione stesso i due primi si riducono fino
a scomparire e solo il labbro inferiore forma l'austello. Le parti chitinee di questo sono state a
torto considerate da altri autori pei rudimenti di mandibole e di mascelle. L'austello poi scorre
entro un forame orale risultante dalla fusione del labbro superiore con membrana ipocefalica pro-
cedente dalla gola. La faringe e a se e decorre sopra il detto austello.
ESOSCHELKTRO. CAPO 159
dibole, pi o meno risolvibili in quattro parti, due mascelle bene distinte
ciascuna in almeno otto parti, un labbro interiore che egualmente pu essere sud-
diviso in almeno dieci pezzi; ipofaringe pi meno complicata, un totale, adunque,
di non meno di ">!> pezzi, si procede, per gradi, con evidente tendenza a quello
succhiatore, il quale si semplifica grado grado fino al mirabile modello dei Mu-
scidi, efficacissimo e molto semplice, in cui non si trovano pi ormai che otto
parti distinte (labbro superiore, epifaringe, ipofaringe, due palpi, mento e due piccole
labbra).
Coordinando questo processo riduttivo, coll'altro che pure rileveremo a pro-
posito dei principali organi locomotori, ossia le ali, che raggiungono il massimo
loro effetto appunto nei pi alti Ditteri, devesi convenire che il pi basso in-
setto, ad es un Ortottero, fabbricato per riuscire a vivere del suo meglio, assu-
mendo cibo molto e comunque, con organi per triturarlo a gran lavoro, non solo
in bocca, ma anche entro il corpo, sostituisce alla men facile ricerca del meglio l'accu-
mulo del meno adatto. Ma l'insetto guadagna in mobilit e quindi in facilit di
scelta, e preferisce le sostanze liquide alle solide, e sostituisce finalmente il vo-
lume di sostanze indigeste e poco nutrienti, eolla scelta accurata delle pi utili,
la quale pu agevolmente tare, merce l'accresciuto, in modo meraviglioso, suo po-
tere locomotorio.
1 parassiti risolvono la questione pi agevolmente, come di consueto, perch
possono semplificare il loro apparato boccale senza che d'altrettanto debba aumen-
tare il potere locomotorio, anzi questo scema ; per il parassitismo una maniera
di vita del tutto eccezionale e che non pu entrare nel piano generale delle va-
riazioni a cui l'organizzazione va soggetta seguendo la sua via pi larga e pi
battuta.
La mosca, il pi alto insetto, sugge sostanze liquide zuccherine ed albumi-
noidi e grasse merc il suo appropriatissimo organo boccale, semplice ed efficace, e
queste sostanze assimila tutte, con residuo quasi nullo; ne ha d'uopo di ingombrare
i suoi delicati e minuti organi digestivi di tutto quell'ammasso di cellulosa o di
chitina che i masticatori devono far passare inutilmente attraverso le loro vie in-
testinali, per ritirarvi quel tanto di sostanze utili che possono, non quanto loro
sempre conviene. La mosca pu scegliere facilmente in grazia del suo altis-
simo potere locomotorio che non ha, nemmeno di gran lunga, rivali nel restante
mondo animale.
Bibliografia
relativa al capo (esoscheletro).
a) Somiti cefalici.
(Siam I... La tte In Borni yx inori a l'tat larvaire, anatomie et phyaiologie (Extrait ilo Tra-
v.iux ilu Laboratoire d'tudea de la Soie), Lyon, 1889-90).
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nu
aVi
I'OI.o SKSTO
Tronco.
Somiti, Scleriti, Regioni, Appendici.
Il rimanente corpo dell'insetto, che segue al capo, rappresenta il Tronco, ca-
ratterizzato da ci che reca gli stigmi (aperture per la respirazione), e le appen-
dici anibulatorie e genitali. Esso si compone (come nei Crostacei) di 14 somiti.
non compreso il Telson. In altri gruppi di Artropodi esso pu essere a numero
di articoli variabile, anche fra individui di una medesima specie (Miriapodi).
Cogli Autori, divideremo il tronco in Collo, Torace ed Addome, ma per oraci
conviene trattare dei segmenti che lo compongono, come degli scleriti che en-
Fig. 160. Caloptenus (Ortottero) adulto scomposto nelle principali regioni del corpo e veduto di lato
(da Packard).
trano nella composizione dei segmenti stessi e delle appendici, in tutte le quali
parti troveremo caratteri fondamentali comuni, che bene conoscere subito, per
rilevarne le omologie rispettive, ed anche per evitare ripetizioni nel dire di cia-
scuna regione.
Somiti. In generale i somiti del tronco sono meno differenziati ed alterati
di quelli cefalici, in confronto del tipico, fondamentale anello semplice, che rap-
presenta la primitiva disposizione. Contuttoci negli adulti e nelle forme pi alte
si potr riconoscere che i somiti pi vicini al capo hanno subito rilevanti modi-
ficazioni, e queste scemano passando agli altri pi discosti dal capo stesso (meno
gli estremi apicali della regione posteriore del corpo), tantoch non sar difficile
incontrare, nella terza regione (addome) somiti molto semplici nella loro composi-
zione, e che facilmente si possono richiamare al tipico anello primitivo.
Inoltre, nelle forme larvali, specialmente nelle pi basse od in quelle regre-
dite per parassitismo o per altra causa, il somite pu riescire conforme in tutto
il tronco, ed assai poco o punto differenziato.
Nel somite di un Anellide non si pu distinguere lo sterilite dal tergite al-
trimenti clic prendendo norma dai parapodi clic sono sui lati, quando essi si tro-
vano presenti, e cos parrebbe, secondo il consiglio di parecchi Autori, che anche
negli Insetti, le appendici anibulatorie potessero rappresentare il limite sicuro tra
la parte tergale e quella ventrale del somite.
Cos per non , inquantoch le appendici anibulatorie negli insetti appar-
tengono esclusivamente alla regione ventrale, e quindi il limite tra questa e il
Tergo va ricercato pi in su, verso il dorso. Neppure gli stigmi (la cui posizione
del resto va soggetta a notevoli influenze per adattamento, che conducono a spo-
stamenti grandissimi) possono essere presi per limite fra il tergite e lo sterilite,
BSOSCHKLKTRO. TRONCO 165
poich si vedono troppo spesso immersi nello sclerite tergale, oppure, senza dubbio,
in quello \entrale.
Il soniite. nella sua maniera pi semplice in cui si mostra, pu essere con-
siderato come un cilindro, pi o meno depresso o compresso, nel quale la parte
interiore, o ventrale, prende il nome di sterno o regione sternale; quella dorsale di
tergo, unto o regione tergale. Cos la sezione trasversa di un somite si rappresenta,
tipicamente, circolare od ovale.
Scleriti. Nelle torme, o nelle regioni, a ente molle, il somite apparisce ri-
vestito di cuticola indifferenziata, come e. ad es.. in molte larve di insetti meta-
bolici (Lepidotteri. Imenotteri, molti Ditteri. Coleotteri, ecc.), ma nelle torme le
(piali sono protette da cute resistente, questa si dispone in scudi piatti (tipica-
mente) su parte del somite, ed il rimanente e protetto da cute molle, clic per-
mette ai pezzi duri un certo movimento tra di loro. La maniera pi semplice (se
non esattamente fondamentale) di scleriti quella per cui un grande scudo ret-
tangolare, piatto, ricopre la massima parte della regione dorsale e prende il a e
di tergite o noto; un secondo, clic ricopre gran parte della regione ventrale, prende
il nome di sterilite o sterno.
Quanto ai lati, tipicamente essi sono ricoperti da cute molle, (die si inter-
cala tra il tergite e lo sternite, ma poi essi pure possono arricchirsi di scleriti
duri, i piali non sono di origine primitiva, ma dipendono, come successive tra
/.ioni, dal tergite o dallo sternite. Le prime due maniere di scleriti laterali
prendono complessivamente il nome di pleure, o pezzi pleurali, frazionate adunque
in epimero (sclerite dipendente dal tergite) ed epistema (sclerite dipendente dallo
sterno).
Ma il tergite, come lo sterilite, sono assai raramente interi, cio indivisibili
in parti, mentre, invece, comunemente, essi sono frazionati per virt di suture
(corrispondenti internamente ad apodemi nel caso pi comune), sono frazionati,
ripeto, in varie parti successive, cio tipicamente disposte l'una dietro l'altra, e
con margini paralleli a quelli trasversi dell'intero sclerite. La mancanza di linee
che indichino tale frazionamento, mentre potrebbe sembrare primitiva, e invece
secondaria, come potr apparire da quanto si verr esponendo in seguito, e non
si riscontra che in forme larvali od in regioni del coi] (ad es., nell'addome) di
insetti alti e fortemente corazzati.
Tergite, sternite e loro divisioni. Le cose sovraesposte inducono a conoscere pi
intimamente queste varie suddivisioni degli scleriti principali del somite.
Si possono prendere a testimonio delle cose che espongonsi qui i seguenti
scleriti:
Tergiti e steriliti di larve di Dytiscus (a cute dura); tergiti di larve di La-
mellicorni (a cute molle); tergiti addominali di Libellulidi {Aeschna) adulti, ed
anche gli steriliti (per questi ultimi v. ligure nell' Endoscheletro ): tergiti del
meso- e metatorace ed i due o tre primi addominali di adulti d'ambo i sessi di
Periplaneta, e bastino questi tra moltissimi (die si potrebbero scegliere (flg, 161,
162, Hi:!).
Nei casi anzidetti il tergite. come lo sterilite, rappresentati da scudi piani od
arcuati, si mostrano nettamente divisibili per suture (corrispondenti ad apodemi
interni, ai quali concorrono i muscoli) in quattro regioni successive. Le suture
sono rettilinee.
Pel tergite le dette regioni si possono indicare coi seguenti nomi, comin-
ciando dalla anteriore: Acrotergite, protergite, mesotergite, metatergite.
Hit;
CAPITOLO 8KSTO
Per lo sterilite : Acrostemite, prosternate, mesosternite, metastemite.
Quanto ;ill<' suture divisorie, esse possono essere indicate ricorrendo a nomi
composti che richiamano le due parti fra cui s'intercalano. Cos, ad es., la sutura
pro-mesotergale, che la pi importante, distingue il protergite dal mesotergite.
Questa, infatti, la prima a rendersi molto evidente, come la pro-mesosternale
per gli starniti, e si rivela gi anche nei pi bassi Apterigoti, secondo quanto
mostra l'annessa figura 164 (di Anajapyx), tolta dal Silvestri.
Fig. 161.
Fig. 162.
Fig. 163.
Fig. 161. Tergite li larva li Orycles.
termite; p, protergite : >u, mesotergiti" mi. metatergite ; tt, stigma ; (a. g. -,- 9')i suture corrispondenti a rilievi
npodemiei interni; (). .sutura promesotergale.
Fig. 162. Tergite addominale di larva ili Dyliscus.
Lettere reme n l?. 161 : solo x , sutura (ed :t [.iirlt-iii.i ) metnpicn,
Fig. 163. Tergiti ilei raesonotu (2). metanolo ('') e due primi addominali (la. i'n) nella lem mina adulta
di Periplanela orienlalis.
I acro-: E pio- -, r. meso- : 1>. metatergite : 1/, ala. Iuoltre : lai. anteala ; 2al. prealft; -Va/. nterala ; S, poetala o
iquama. (Queste ultime indicazioni tn>vano spiegazione nel Torace vedi Ala).
Talora pili ohe di una sutura si tratta di una vera spaccatura trasversa (pronoto di Collemboli
e di molte forine larvali; mesosterno di alcuni Psocidi, ere.) e questo fatto, assieme a quello
della sua quasi costanza e precocit nella scala degli insetti, ninnile della sua frequente visto-
sita, ha suggerito il e etto del presegmento . su cui si dir abbastanza, e che corrisponde-
rebbe all'acro + protergite pei tergiti, e all'ano -(- prosterniti' per oli storniti.
La sua importanza, come la precoce apparizione, dipendono la ci che i mu-
scoli Longitudinali, sia del torace che dell'addome (fascie v'entrali e dorsali), de-
corrono dall'acrotergite, od acrostemite, di ciascuno sclerite, alla sutura pro-
mesotergale, o pro-mesosternale, del precedente.
Minore importanza, e meno frequenti, sono le suture acro-protergale (fig. 1 (il . 2),
ed aero- prosternale e quelle meso-metatergale (fig. L61, 71 e meso-metasternale ;
ma nel torace di linoni volatori, specialmente le due ultime sono spesso molto cospicue.
Quanto al tergite si pu dire die Pacrotergite, procedendo dagli insetti atteri,
o cattivi volatori, a quelli a volo pi robusto, tende, nel torace, ad assumere ca-
ratteri e disposizioni di pezzo endoscheletrico, dando origine ai cosidetti fragm 1 ).
l i si mostrer in seguito elio il profragma e. almeno in parte, l'acrotergite del mesonoto; il
mesofragma appartiene al metauoto, del quale e (almeno in parte) l'acrotergite, ed il metafragma
npproseiita l'acrotergite del 1." arotergite.
l -i i-i II! I K I HI '
Lb7
bell'addome (me she nel l." urite) esso tende a raccogliersi sul protergite ed
a confondersi fon questo.
Per ci che riguarda lo sterilite si nota clic l'acrosternite, specialmente nei
somiti torneali, tende a confondersi col
prosternate, tanto che spesso male se <
ne distingue, lo sterilite pu seni
brare composto di tre sole regioni.
l'ili tardi, allorch si vedr pi
dawicino la composizione del torace
e dell'addome, si potr rilevare come
queste varie parti degli scleriti si
modifichino pure, rimanendosi distinte,
si scostino pih o meno dalla disposi-
zione fondamentale di sezioni succes-
sive e separate tra loro da linee di-
ritte, perpendicolari all'asse longitu-
dinale dell'insetto.
Una particolare modificazione de-
sili steriliti quella per cui si origi-
nano le Subcoxe, o Trocantini, clic dire
si vogliano.
Lo studio delle pi basse torme
di PterigOti, e quello di molti Apte-
rigOti, dimostra che la regione dello
sterilite seguente alla, sutura pro-
sterno-mesosternale si frammenta in
due pxzi laterali, sia con una sola
divisione sagittale nella sua linea
mediana (urosternite di Machilis), sia
con due divisioni laterali alla linea sa-
gittale, per cui rimane nel centro un ! , ,
b'i". UH. Capo torace e pruno segmento addominale ai
COrpO dello sterilite (urOSterniti di Xi- Anajapyx resclculosus (dn Silvestri)'.
coli fin, fig. L65), risultando COS tutto l, visti dal ventre ; II. dal dorso: Pr, pronoto : pms, prescuto del
. . ,, mesotorace; pmt, del metatorace ; M, soato del mesotorace
lo Sterilite Seguente alla sutura pl'O- ut, scoto del metatorace ; S v S,, stigmi 1. e 2, ; L6, 1. urite
sterno mescisternale divisa in tre pezzi (da s,lvestr1 )-
laterali (fig. lii, A).
Questi lue scleriti laterali sono le subcoxe o trocantini degli Autori, e se
ne dir abbastanza nel torace, ma si e dovuto accennarne qui, inquantoch negli
Aptcrigoti essi appartengono anche all'addome, e nei Pterigoti, oltre clic nel to-
race, si trovano, comunque modificati, anche negli estremi segmenti addominali.
dove Simo complicati nella speciale armatura genitale, specialmente femminile.
Adunque, se In sterilite pu essere tipicamente considerato come lino scie
rite unico e non diviso da suture longitudinali, si vede che. ben presto, cio lino
negli Apterigoti, essn da origine a pezzi pari, che hanno una importanza i fo-
logica notevolissima.
Appendici. Le poche cose anzidette a proposito dello sterilite gioveranno a
conoscere il veni significato morfologico delle appendici ambulatone, cio ventrali.
Delle ali. giacch esse sono appendici esclusi vaiiientc torneali, si dir ; pro-
posito del torace.
.Ma le altre appendici, ambulatone e genitali, appartengono esclusivamente
168
CAPITOLO SESTO
agli steriliti, sia toracali che addominali, e quindi conviene accennarne qui in
maniera generale.
A proposito delle zampe toracali si accenner ad una discussione tuttavia
aperta circa l'omologia degli arti ambulatori toracali rispetto ad appendici addo-
Pig. 165.
A B
Steriliti addominali acclimato nelle appendici del gwatocefalo, che essi, assieme al pezzo che reca i lobi ed il palpo,
rappresentino le subcoxe.
KSOSCHKLKTKO. COLLO 169
successiva frammentazione degli scleriti. Inoltri- possibile trovare scric omo-
Logie tra Le appendici addominali e quelle toracali, riconducendole ad una siila
maniera ili origine, che si riscontra negli insetti primitivi Apterigoti, e Le lette
appendici (ambulatone o ventrali) appartengono al solo sterilite ').
Regioni. Coin si gi detto, il tronco nettamente distinto in tre regioni,
delle quali la prima il Collo, la seconda il Torace, la terza l'Addome.
Meno che il collo, il quale, se pure si vuol considerare per regione a s,
poca co>,a e di minor rilievo, le altre due meritano uno studio molto diligente.
Collo.
Non e questa una vera regione morfologica, inquantoch non ha somiti
proprii, ma giova dirne separatamente dal torace, tacendo assegnamento esclusiva-
mente sul significato speciografico della parola, inquantoch vi si riferisce una
grossa questione.
11 collo e rappresentato da un cilindro di membrana molle, la quale per-
mette al capo movimenti vari, ed pi o meno lungo, non per mai tanto clic
non possa essere totalmente celato dagli scudi duri del protorace.
Xelle larve dei metabolici, meno per quelle a scudi torneali resistenti, non
tacile rinvenire un vero e proprio collo.
Sulla membrana molle sono ordinariamente disposte placche dure, dette pezzi
iugulari, intorno al significato delle quali e sorta recentemente una viva di-
scussione.
Gi Straus-Durckeim riteneva i pezzi iugulari come avanzi di scleriti di
ben due segmenti ormai scomparsi nel rimanente.
In temilo affatto recente il Verhoeff riprende questa ipotesi e inette insieme
la sua teoria del Microtorace >>. per la quale i pezzi iugulari rappresenterebbero
gli avanzi di scleriti di un segmento, ed appoggia la sua ipotesi merce consi-
derazioni tolte dallo studio dei muscoli che vi si attaccano.
Ma questa ipotesi e battuta validamente in breccia da molti altri Autori, ed
a spiegare il significato morfologico dei pezzi iugulari alcuni, col Berner (1903) a
capo, sostengono che si tratti di parte del segmento protoracale, quella parte per
cui si propose il nome di presegmento e che si provvide a ritrovare di poi in tutti
i segmenti toracici.
Finalmente pel Voss (1905) i pezzi iugulari sono in parte indurimenti chitinei
della pelle del collo, per altra parte rappresentano i pleuriti del <;." somite.
Vedremo subito che la questione non e stata bene posta, n Viene conside-
rata col sussidio di largo studio comparativo e che d'altronde, esclusa assoluta-
niente L'ipotesi del microtorace , si pu accordare una parte di ragione tanto
alla ipotesi di cui antesignano il Berner, quanto dell'altra che appartiene
al Voss.
Meno tacile saia l'attribuire carattere di ispessimenti puri e semplici della
pelle del collo ad alcuni tra i pezzi iugulari.
Quanto al resto, se da un lato e innegabile elle, in taluni casi, il li.' 1 somite
manda processi (pero per nulla all'atto omologhi ai pleurali verso il protorace,
per L'altro pur certo che parte degli iugulari dipende dal protorace stesso, ma
non sono essi gi i rappresentanti del presegmento, ma nulla pi clic processi,
'in' 1 si vedr che le ali appartengono al aolo tergite.
a. ]'. . i. 22.
170
CAPITOLO MOSTO
endoscheletrici tipicamente, dipendenti da parte del presegmento, cio dal solo
prosternite, omologhi quindi a consimili processi che si riscontrano come pertinenti
ai prosterniti di tutti i soiniti del corpo e che si comprenderanno, comi' apparir
nel seguito di questo studio (V. endoscheletro) col nome di Forche 1 ).
Conviene intanto distinguere varie maniere di pezzi iugulari, cio:
a) Processi nascosti totalmente entro la pelle del collo, quindi affatto endo-
scheletrici e risultanti di un solo apodema bacilliforme dipendente dal prosternile
(del prestito ) (Libelli/lidi).
b) Processi conformi ai precedenti, ma appariscenti allo esterno della mem-
brana del collo, e quindi con parvenza di pezzi
pertinenti all'esoscheletro (Coleotteri, Lepidot-
teri, hit te ri. Imenotteri).
e) Processi visibili allo esterno per
risultanti di due met articolate fra loro di
seguito, delle quali l'una appartiene al ti." so-
mite cefalico, l'altra al prosternile al quale
fissata (del prestito) (Acrididi).
d) Processi pi complessi, risultanti da
porzione che appartiene al G. somite : da altra
che spetta al prosternate, col quale artico-
lata, e forma quasi un anello ventrale al collo
(Blattidi, Grillidi, Locustidi, Mantidi).
e) Finalmente piccoli pezzi pari od im-
pari, disposti sulla membrana compresa dai
processi precedenti (Insetti precedenti).
Cotali distinzioni possono essere tirale in
campo del tutto conformi anche pei processi
endoscheletrici (forche) di tutti gli altri steriliti.
Fi". 166.
Tergiti (B, C) e steriliti (A)
Nella descrizione dell' endoscheletro del torace e d<-l-
l'addome si mostrer che da ciascun tergite, ionie da
ciascuno sterilite, procedono ilei pezzi ili raccordo, in
forma tipicamente bacillare, che appartengono appunto
all'acro-e protei-gite mi all'acro- e prosteruite (preclaei-
eole i primi, forche i secondi), e collegano ciascun somite
al precedente '->. Questi processi, generalmente .sono
maggiori e pi vistosi in ciascun primo somite di ogni
regione, ed in questo caso spesso affiorano alla superficie della pelle molle, a guisa di pezzi eso-
scheletrici.
addominali di insetti adulti.
A, secondo aternite di Vespa ; B, tergite addo-
minale di Forficula ; C, secondo tergite addo-
minale di Sphinx ; a, aero-; p, pr-; m, meso-;
tit, metascleriti ; t\ forca: CI, clavicola;
, sutura pro-mesotergale o sternale.
i) Non devi' meravigliare se cotali processi sono pressoch aiti. -obiti alla base, sin sul capo
(per quelli che ne dipendono), sia sullo sterno (per quelli che derivano dallo sterno), inquantoch
se ne trovano con disposizione conforme anche negli altri soiniti. Ad ee., i pezzi di raccordo del
2. urotergite di Lepidotteri (fig.166, C, ci) (rome si mostrer nell' endoscheletro dell'addome) sono
articolati sullo sclerite che li reca, mentre in moltissimi altri casi (anche negli urosterniti delle
M.",. farfalle) processi corrispondenti non som, articolati affatto. L'articolazione un fatto se-
condario e nulla pi.
'-) Non raro il caso di due articoli successivi collegati assieme da pezzi di raccordo bacilli-
formi dei quali quelli del somite che precede provengono dal metasclerite e vanno a collegarsi
ed ad articolare, dirigendosi indietr n quelli diretti all'iunanzi e provenienti dal presciente
del somite successivo. Vedi, ad es., il mesonoto di Acridium e di Coleotteri (Hydroplnlus) nella
descrizione dei pezzi dorsali del torace, dove ci figurato chiaramente. Del resto Lo stesso
Straus-Durckeim illustra benissimo questo raccordo in tale maniera tra il mesonoto ed il meta-
noto. Questa condizione di cose riflette esattamente quella dei pezzi iugulari laterali, negli insetti
pi Lassi, nei quali pezzi iugulari una parte (anteriore) procede dallo sterilite del 6. somite ce-
falico e va a raccordarsi col processo che viene dal prosterniti- del prostito. Vedi, ad es., ! Acridium
descritto pi innanzi, a questo proposito.
I SOSCHKLKTKO.
171
in il protorace ed il capo acquistano maggior vigore solo pulii dipendenti dallo sterno,
mentre dal tergite non .si hanno comune ute processi, e sono quelli i maggiori e pi comuni
pezzi iugulari che non mancano <[ii;isi mai in alcun insetto adulto.
La questione a oui sopra Lo accennato uhm stata bene messa, inqnantoch primieramente
uhm si . fatta uessuna distinzione morfologica Fra i diversi modelli ili pezzi iugulari che pur va-
riano uei vari gruppi, eeoondariamente perch lo studio del protorace riuscito manchevole, in
terzo luogo perch i giudizi sono venuti in seguito a studio di scarsissimo materiale, ed questo
difetto di parecchi Autori, clic non temono trarli- conclusioni
generali anche dall'esame di una sola siicele.
Inoltre la questione del < presegmento alla quale taluno
richiama quella degli iugulari e essa pure confusa ali wigint .
inquantoeh il cosidetto presegmento e qualche cosa di molto
male definito morfologicamente. Anzitutto talora per preseg-
mento e inteso l'acro- e protergite (od acro- e prosterniti-) as-
sieme |uisi, e questa sarebbe maniera abbastanza opportuna di
distinzione, ma tal'altra considerato per - presegmento, invece
l'acro- pr- e mesotergiti (o sterniti) insieme, e questa i- maniera
molto impropria, inquantoeh la grande prima divisione dello
sclerite, sia dorsale che ventrale, si manifesta appunto fra il
pr- ed il mesosclerite, come si - gi accennato e come si vede
nei pi Lassi insetti (Apterigoti) e nelle prime suddivisioni degli Fig. 167. Meaosterno e meta-
, . . . , . .. _, . .. .... , . , sterno ili Di/liscus adulto.
scienti, anche nel torace di I'tcngoti cattivi volatori o nel-
mb, membrana molle fra il mese- ed il
prosterno (che manca nella figura);
/*, pezzi intersternali omologhi agli
iugulari : Ep 2 ^ Epz> episterni del meso-
e del metasterno : Eni?, Em^. i isp.-t
tivi epimeri ; st : . sternello del nieso-
stito; 8%. sterno del metastito ; s/ 3 .
sternello dello stesso: cx 2 , co\a del
terzo paio (saldata collo sternello sl^:
Z, Z 2 , zampe; A v elitra.
'addome di quasi tutti gli insetti.
D'altro canto gi il Hurincister (nel suo classico libro che
sanili..- l.i-ne si consultassi- tuttavia dai pi recenti morfologi
degli insetti) indica pezzi intercalati, molto simili agli iugulari.
appunto tra il prostito ed il mesostito (fig. 167) di Dytiscus
adulto, e sono due maggiori laterali, rotondeggianti, tre altri
tubercoliformi, collegati fra loro, mediani. Essi dipendono cer-
tamente dall' acrosternite + prosterniti- (cio dallo sterno propr. detto) del mesostito cosi fra-
zionato.
Per comprendere, adunque, la parte che il prostito (sterno del protorace) ha
nella composizione dei pezzi iugulari, alla formazione dei quali, ripetiamo, non ha
parte alcuna il protergite, bisogna richiamarsi a quella divisione in vari scleriti
dello sternite che si indicata gi parlando del Tronco .
Nei casi di maggiore disgregamento del prostito, vedremo come non solo
l'acrosternite, ma anche i processi dipendenti dal prosternine (omologhi alle forche)
subiscono un totale distacco dal restante dello sternite. Cotale stato di cose si deve
ricercare negli insetti pi bassi e ricorreremo ai Blattidi, Locustidi, Grillidi e Mantidi.
In torme pi progredite l'acrosternite scompare, o rimane in una squama
unica, non troppo discosta dal rimanente sternite, e solo il prosternite subisce
modificazioni nel senso che concorre efficacemente a formare i pezzi principali tra
gli iugulari {Pseudoneurotteri, Imenotteri Aculeati, ecc.).
Finalmente, avvenuta una completa confusione dell'acrosternite coi pezzi se
guenti. non rimangono bene palesi che i processi del prosternite, che sono ap-
punto le ultime traccie dei grandi iugulari, ma si trovano sempre in stretto rap-
porto col prostito da cui dipendono.
Quanto al collo per se. esso varia a seconda della parte che nella formazione
dei pezzi duri prende il li." somite cefalico. Si gi portato esempio, tolto dallo
Janet. di collo di Formicide, nel quale il <>." somite protendesi alPindietro in ma-
niera di anello duro. Considerando una Scolta si vede che il foro occipitale e
circoli. lato da orli rilevati del li." somite e che questi danno, ancor pi laterali
mente, origine a processi duri, immobili, tubercoliformi. sui quali articolano i cap-
172
CAPI inl.o SKS I"
estremi dei massimi iugulari. Questa maniera li collo dipende adunque dal fatto
che i processi del 6. somite, destinati ad incontrare i processi del prosternite
seguente, non sono altrimenti articolati sul <>." somite, ma fanno corpo con questo.
Nella massima parte degli altri insetti manca un collo duro,ma in moltissimi
(specialmente Ortotteri) il processo dipendente dal 6. somite articola con questo
(e basti l'esempio degli Acridium) come poi si spinge, in maniera ili bastoncino,
ad articolare col processo che deriva, dal prosternite del prestito.
Detto ci, in generale, potr facilmente essere compresa la diversa disposi-
zione dei pezzi iugulari e le loro omologie in forme diverse, e ne daremo esempio,
avvertendo che con ci si costretti a trattare del prostito, cosa che rientrerebbe
veramente nel Torace , ma necessario dime qui, u si ripeteranno le stesse
ose nel sottocapitolo seguente, piando si dir del Protorace.
Munii* religiosa i.
Pig. 168. Capo li l'i ri,, In-
ni in orientalis visto dui dor-
so e mostrante annessi al-
l'occipite gli iugulari dorsali
(da Denny e Aliali).
169. Collo, visto di sotto
di Munii* religiosa.
(', Capo ; ini, pronOtO : p* -{- ni* -j- /l/>,
niesosteniite -f- metasternite ; a.
processo [forca) dipendente dal pro-
sternite '-il ormai staccato tal pro-
stito ; (3, processo dipendente dal li."
somire cefalico; y, y\ avanzi el-
l'acrosternite ; ni. Iugulari tergali.
Periplaneta orientalis L. Con iugulari assai \ -istosi (vedi figure ne] Torace). Disposizione
rollio nella :
Prosternite, mesosternite e metasternite (del prostito) confusi assieme,
formanti uno scoilo troncato dirittamente all' innanzi. Processi perti-
nenti al prosternite in forma li due scudetti ai lati dolio lineo sa-
gittale, subtriangolari, del tutto separati dal successivo prosternite,
occupanti la faccia ventrale, artico-
lati all'esterno con duo grandi pro-
cessi in forma li triangolo allungato
(pertinenti al 6. somite cefalico), i
quali sono alquanto prominenti e rag-
giungono l'occipite sul quale artico-
lano (collo sfornito del ti." somite
cefalico). L' aorosteruite < frammen-
tato in due fascie trasverse, che si
trovano (prominenti) sullo membrana
ventrale del collo che intercedo fra
i dm- grandi iugulari laterali. Quanto ai residui dell'acrotergite
si possono rintracciare in duo piccoli pozzi (lineari nella Blatta e
disposti a \), pi rigonfi nello Mantidi, clic sono al dorso sullo
membrana lei collo e strettamente in rapporto col tergite del ti."
somite.
G-yllus campestris L. Disposizione generale conforme olle precedenti, solvo che le duo
fascie derivanti dall'acrosternite sono frammentate in pezzi tubercoliformi, rotondeggianti ; la
anteriore in cimino, la posteriore in quattro (vedi figure nel Torace ).
Gryllus Aomstieus L. Secondo il Voss, non troppo diverso dal precedente, ma uno scu-
detto impari intercalato fra le due ta ilei prosternite appartiene a questo pozzo. 11 Voss non
rilevo la articolazione fra lo <\ur parti laterali ilei prosternite ed i processi iugulari che vanno al capo.
Secondo il voss si trovano quattro scudetti dorsali sulla pelle del eolio (Voss, fig. intercal. -. d, e,
Nackenplattchen).
Questi il altri affini che si potrebbero recare, sieno esempi di iugulari (pezzi endosche-
letrici) allatto separati dal rimanente prostito e dal capo e si richiamano alla categoria il. e
sopraindicata.
.Ir riti in ni li limili V. (fig. 170). L'aerosternite ilei prostito ridotto agli accenni di tre scudetti in
guisa di aree non piii dure della circostante epidermide, ma biancastre e pi levigate. 11 pro-
sternite forma una fascia strettissima ma continua, che orla il margine anteriore del mesostemito
iche e villosetto e porta un grande pr sso dentiforme nel mezzo, fra le zampe).
Agli apici laterali, che sono nascosti sotto eli estremi lati del pronoto, il protergite da ori-
gine a due brevi processi bacilliformi (Vi, che si dirigono innanzi e sporgono nel eolio appena oltre
l'oiio anteriore del pronoto. Questi si continuano, per articolazione, con altri due pr issi bacil-
liformi (fi), che percorrono il rimanente collo sui lati e vanno ad articolare col li.' somite.
Nessun altro scudo e nella membrana del collo e, quanto ai tergiti, anche l'acrotergite e.
ciniii' si vedr ( Torace I, riunito al rimanente pronoto, con cui fa corpo.
17:;
Fii;. 170.
Capo e pronoto ,
sesto st.mii.- ; 5, quinto ; a', aerotermi ti
pi. protergite : tnt, mesotorgite; mtt,
metatergite ; iti', sutura (ed apodenia)
acro-protergala ; pwi, sutura pro-mesoter-
sale; inni, sutura meso-metatergale ; oc,
processo nel prosternite: y procesai di-
pendenti dal 6. soniiir ci ii! .1 v- re-
sidui dell'iicrosternite : pr. prosternite :
ms. raesnsternite ; tt. trocantino; >,
- . parti della coxa (1." paio); tr. tro-
cantere : /e, femore 'li /, cio di zampa
ilei 1 .1 paio.
Coleotteri. Questi hanno, generalmente, una disposizione analoga, salvo ohe dell' aerosternite
inni si trova piti alcuna traccia (vedi figure nel Torace
Cicada, Sphinx. Si trovano solo i processi dipendenti dal prosternite e uni piccoli spe-
oialmente nella Cicala. Siccome il prosternite confuso ini
inesosternite, cos ipu-sti processi nascono agli apici estremi
delle Mi dello sterno anteriore, cio degli episterni. Non .si
trovo traccia esterna li processi dipendenti dal capo (vedi
ligure nel Torace =>).
Calliphova. 11 prostito e indilo particolarmente fram-
mentato. Certo dell'acrosternite non si trova traccia, : lio
elio gli avanzi non sierio confusi eolie due meta laterali in
cui diviso il prosternite. Queste l'anno corpo eoi processi
iugulari elle ne dipendono.
Questi si protendono a guisa 'li corna all'innanzi e con-
vergono eoi loro apici tino ijiiasi a toccarsi, 'li modo che
i punti d'articolazione eoi capo sono cosi vicini l'uno al-
l'altro e!ie il capo imo godere ili estesi movimenti anche ro-
tatori sull'asse longitudinale, e ili torsione in tutti i sensi.
Il mesost, -taiite e distinto e discosto dai pezzi precedenti come
dal nietasteinite. eil in l'orimi ili squametta molto piccola,
rettangolare. Esso per largo tratto separato anche dai suoi
episterni e dal trocantino. Ci permette grande mobil Ila
membrana del eolio. Nessun altro pozzo iugulare (vedi figure
nel Torace ).
Scolia rufifrons L. (fig. 1711. Particolare menzione me-
ritano il prostito ed i pezzi iugulari della Scolici, elio imo
essere presa abbastanza bene a tipo di molti Imenotteri
aculeati, e ci per la grande e precisa distinzione dei vari pezzi. Il prostito forma un complesso
di pezzi a s,-. totalmente distinti ed indipendenti dal pronoto. Nel prostito si vede un piccolo
aerosternite impari, in t'urina di squama rettangolare (." Che l'acrosternite del prostito nei soli insetti pi bassi (Grillidi, Man-
ti." Quando i processi dipendenti dal li." sterilite cefalico sono fissi su
questo (Imenotteri) essi concorrono a formare il collo duro o rigido del quale si
e detto 8 ), oppure il ponte che divide in due vani il foro occipitale.
li." I processi dipendenti dal 6. sterilite cefalico non possono essere omo-
logati a pezzi pleiuali, ma a processi endoscheletrici dipendenti da apodemi interni,
come si vede in altri steriliti, processi di raccordo col somite seguente, e se ne
hanno numerosi esemp nel rimanente tronco.
7." I processi dipendenti dal prosternite sono omologhi a quegli apodemi
che troveremo comuni e (piasi costanti in tutti gli altri stemiti (e tergiti) e che
si chiameranno forche, dipendenti sempre dal prosternite od almeno dall'apodema
lineare, tra il prosternite ed il impostemite {precosta) e che servono a collegare
ciascun somite al precedente.
S." Pezzi omologhi agli iugulari si trovano talora distinti nella membrana
interscgmeiitale, anche tra il protorace ed il mesotorace (prostito e mesostito)
come , ad es., nei Dytiscus adulti.
Torace.
Somiti e scleriti.
Del tronco, il Torace e la vera seconda regione morfologica, ed in questa il so-
mite e molto pi modificato che non sia quello cefalico e conserva bene la primitiva
sua configurazione annidare, specialmente nelle larve di molti insetti a metamor
t'osi completa e negli insetti pi bassi, od in quelli ridotti per parassitismo, ecc.
11 volume del torace, proporzionale al restante corpo, variabile secondo
influenze di varia natura.
Primieramente questa regione risente, sebbene in grado minore e piii tardi-
b Ci spiega la innervazione ilei muscoli in rapporto coi grandi iugulari, che taluu Autore
ha trovato dipendente dal ganglio sottoesofageo.
-) hene astenersi dall' ascrivere pezzi, o scudi, o placche chitinee a semplici ispessimenti
ili membrane limili, come per eli iugulari si e fatto, perch cotali produzioni indipendenti con si
Trovano mai negli insetti, e tutte possono e debbono essere richiamate a scleriti specifici, pii
o meno modificati dal tipo fondamentale, od a Imo dipendenze.
1.76 CAPITOLO 8KSTO
vamente del capo, la tendenza ad una differenziazione dei suoi sonati dal tipo
omonomo e di una concentrazione degli stessi in un complesso breve e resistente.
Ci e in rapporto coll'anmento della potenza dei muscoli che si racchiudono nel
torace, eil anche il sistema nervoso risente di questa influenza e tende esso pure,
in questa regione, a concentrarvisi.
Il torace porta, intatti, gli organi principali della locomozione (tenuto il de
l'ito conto di torme larvali apode < l quelle con falsi piedi), quindi esso subisce
un vario grado di evoluzione (o di successiva involuzione), in rapporto colla po-
derosit degli organi stessi.
Nelle forme nelle (piali gli organi locomotori sono deboli mancano affatto,
anche gli anelli toracici perdono i loro caratteri di notevole differenziazione in
confronto del somite tipico o dell'addominale, e nelle forme in cui tanno difetto
non solo le ali, ma ancora le zampe, o queste sono pochissimo sviluppate, come,
ad es.. in moltissime larve, i somiti toracici nulla mostrano di diverso dagli ad-
dominali; sono, cio, anelli molto semplici, da paragonarsi benissimo a quelli ti-
pici degli Anellidi.
Numero dei segmenti toracali. 11 Torace, adunque, risulta dalla unione, pi o
meno stretta, di tre somiti.
Una recentissima teoria sorta, all'infuori del sospetto espresso dai Kolbe, che cio ciascun
niiclln toracale, mi almeno il meso- ed il metatorace risultino dalla fusione ili dui- segmenti pri-
mitivamente distinti, cili- rimessa in onore dal Verhoeff (1904) con argomenti di tale natura, per,
clic dimostrano pi fretta e preoccupazione, che buona cognizione della morfologia degli insetti.
Il Kolbe infatti considera per solco divisorio intersegmentale (al ventre) ci che invece un
solco (sutura promesosternale) dipendente da apodema interno (forca), e basti per ci vedere quanto
>i esporr pi innanzi a proposito dell' endoscheletro del torace.
Ma il Velimeli va molto pi oltre. In un suo primo studio (Uloi') egli afferma la presenza
.'
ancora ciascuno un paio di ali.
Nei Ditteri il metatorace non ha ali, e cosi pure nei maschi di Cucci
niglie, ice
Talora il meso- e metatorace sono t'usi assieme senza tacile distinzione, cosi
e. ad es., nei Mallofagi, Troctes, ecc.. o, pi raramente, protorace e nie86>torace
suini assieme confusi iu guisa che. anche in questo caso, il torace sembri COm
posto di due s,, n somiti Pduridi, ad es., dei generi Tomocerus, Lepiflocyrtus,
Cryptoderw),ma ne in questo caso, n nel precedente si tratta di insetti volatori.
bens di atteri.
11 torace non solo aumenta di volume, complicanza, robustezza e differen-
ziazi delle sue parti al passaggio dalle forme giovani, che sono sempre attere,
a quelle adulte che abbiano ali. ma, anche negiyetessi adulti, in sessi per dif-
ferenti, qualora un sesso generalmente il maschio! siti alato e l'altro no. i toraci
sonii assolutamente diversi, e quello dell'ultimo, assai semplice, nuli inolio diver-
sifica, nei suoi anelli, da quelli addominali.
Vedi, ad es., pi che le Lucciole Lampyris', gli adulti di eerte Farfalle not-
. \.. n , . e non soltanto per un desiderio di simmetria, d -li nomen
datura, che invece dell :i Prosterno, '/ teni il errebbe usare quelle di
tito, da 6r. ----- elle - "t'o.
i. 23.
17* CAPITOLO SKRTO
fum (Ornila. Gheymatobia, Hibernia, di Psychidi) nonch Alidi, Cocciniglie, alcuni
Ortotteri, ere.
Questo vale anche per torme diverse pur appartenenti allo stesso sesso, come,
ad es.. per le femmine (alate ed attere) degli Alidi, eee.
I tre segmenti die tipicamente si devono ammettere come di sviluppo eguale,
risentono, invece, grandi differenze, e ci in rapporto colla potenza degli organi
locomotori die ciascuno reca e colla loro attivit ed ufficio, pi (die per altre
cause, tra cui, anzitutto, la necessit di speciale equilibrio nel volo, o di
particolari usi a cui chiamato, secondariamente, l'articolo; o di particolari orna-
mentazioni implicanti aumento o diminuzione della massa del somite o di qualche
sua parte.
Le pi cospicue variazioni del torace dipendono:
1." dallo sviluppo del protorace in confronto dei due segmenti successivi;
2. dalla presenza o mancanza di ali, ci (die implica notevoli variazioni
nelle dimensioni rispettive del ineso- e del metatorace;
3. dalla parte (die alla composizione della regione torneale assume il primo
SOmite addominale.
Protorace. questo il segmento (die, anche negli insetti volatori, presenta,
generalmente, minori complicanze appunto perch non vi si collegano (die appen-
dici ambulatone e tanno sempre difetto quelle pel volo, le quali importano nel
somite che le reca, se tuttavia adatte a volo efficace, modificazioni e complicazioni
molto cospicue.
Pure il protorace certamente il somite che primo si differenzia in confronto
degli altri toracali, come si pu riconoscere, in molte larve metaboliche, special-
mente di quelle molto altamente organizzate, ad es., di parecchi Coleotteri.
Questo segmento varia:
1." in rapporto all'attitudine al volo, (die appartiene ai diversi gruppi di
insetti ;
2. alla potenza e sviluppo degli arti anteriori :
.'!." ned rapporti fra loro tra i principali complessi di sideriti (tergo, sterno
pleure! :
4." nei singoli scleriti pertinenti a ciascun complesso.
Vediamo davvicino in (die consistano e da (die dipendano tali variazioni.
Grado grado (die l'insetto acquista maggiore virt di volo, il protorace scema,
di volume ed insieme scemano gli arti anteriori di grandezza, ed in conseguenza
di peso, ma anche di robustezza l ).
Gli Apterigoti tutti ed i Pterigoti pi bassi (all'infuori dei Pseudonenrotteri
i quali sono veramente forme alienanti), dagli Ortotteri tino ai Coleotteri, agli
Emitteri (ed Omotteri) e Fisapodi, hanno un protorace di sviluppo, dir cosi,
normale, cio non meno voluminoso (e talora anche pi grosso) degli altri somiti
toracali. Inoltre esso tende, col suo pronoto specialmente, non solo a ridursi fino
ad essere ormai pochissima cosa (Ditteri superiori), ma ad essere compenetrato
piasi dal segmento successivo, o meglio a gettarvisi sopra, specialmente colla sua
parte pi direttamente in contatto col inesotorace.
M l Coleotteri soli fanno eccezione, o possono farla, a questa regola, ma da credere che
~.- ne possa trovare fi ragione nella speciale conformazione del corpo, il quale, pei la cortezza
dell'addome, e per la sua rigidezza, quasi in un solo pezzo, mal flessibile e non atto ne a grandi
spostamenti in senso verticale, n ad altro atto .siimi,', non pu avere troppa influenza nello spo-
stamento del centro di gravit, come pu avere invece quello delle Libellule e degli Ortotteri,
Lepidotteri, Imenotteri, ecc. Pu essere che l'ufficio di spostare il centro di gravit sia riservato
alle zampe anteriori.
KSOSCHELETRO. TORACE 179
(ili Imenotteri ed i Ditteri, che sono i migliori volatori, mosti-ano infatti il
mesotorace colla sua parte dorsale ed anteriore .u'i alquanto entrato dentro al
[>ronoto ').
Xei migliori volatori, all'infuori dei Coleotteri e degli Emitteri, il protorace
, adunque, ridottissimo, e talora molto difficilmente visibile, almeno nella sua
parte dorsale, e senza confronto, quanto a sviluppo, coi segmenti successivi.
Inoltre gli arti anteriori riescono debolissimi. Quanto a queste zampe, iti
quelle for le quali usano degli arti anteriori per scavare il terreno, giacch
questo atto richiede ini gagliardissimo sforzo, il protorace, clic deve accogliere
i poderosi muscoli, grandissimo. V., ad es., la Grillotalpa, molti Coleotteri, ecc.
Anclie i Mantidi, fra gli Ortotteri e le specie di Emitteri e ili Neurotteri, dir si. manti-
diformi, con arti anteriori, adunque, grandi, robusti, raptatorii, hanno un protorace inulto svi-
l uppato.
Quando parlo ili sviluppo del turare, e di una sua parte, in relazione ad una data funzione,
ci. .e in vista di una ragione palese, affatto fisiologica, faccio astra/iene a quanto ni riferisce pi
convenientemente alla ornamentazione, cio a quid complesso di strutture .speciali, ohe devono
richiamarsi ad una ragione meno evidente e pi remota della divetta utilit all'individuo ed
alla sua specie.
Perch se uni consideriamo invece In sviluppo del protorace assolutamente e senza la restri
zinne di questi criteri, imi troviamo quelle regole generali a cui brevemente accenno, spesso non
applicate.
Viene in gioco una serie di influenze, di ragi mal definibile, che importano spesso una
specialissima configurazione del torace, allatto paradossale, clic rientra in un complesso di par-
venze da definirsi brevemente ini ornamentazione, senza ricercarne pi oltre, nel campo delle
ipotesi, il vero significato fisiologico.
Inranto si vede cdie il protorace negli Apterigoti e, per grandezza, non diverso da ciascuno
dei due gomiti successivi (fig. 164). Ma negli Ortotteri (fig. 160) esso i- di solito, certamente mag-
giore, specialmente per l'enorme sviluppo del pronoto, di quello che non sia ciascuno dei due
segmenti toracali rimanenti.
Nei Coleotteri il protorace supera in grandezza il mesotorace, ma e sposso minore del meta-
torace. Negli Kterotteri ed Omotteri il protorace certamente maggiore del metatorace, ma ap-
pena phii pi' lo. o forse anche maggiore, del mesotorace.
Negli Imenotteri. Lepidotteri e Ditteri, il segmento toracale maggiore di gran lunga il
SOtorace, mentre il protorace si riduce moltissimo, ed ancora il metatorace.
Nei Pseudoneurotteri, invece, mentre il protorace e piccolissimo, gli aldi i\uv semiti seguenti
sono grandi, e tra di loro non diversi, o ben poco, di volume.
Variazioni uri rapporti fra tergo, sterno e pleure Primieramente, in con-
fronto dei segmenti successivi toracali, il protorace non porta inai epimeri, cio
pezzi distinti, dipendenti dal pronoto. Soltanto nei Pseudoneurotteri si pu tro-
vare un accenno ad una parte del pronoto (laterale), distinta (fig. 172, A, pi), per
rilievi cliitinei, dal pronoto stesso, e die pu considerarsi come una area epimerale,
ma e tuttavia saldata al vero pronoto e fa corpo con questo.
La deficienza di epimero distinto non sembra primitiva, perch nelle Blatte, in realt, esiste
un pezzo ,.|i lati esterni-posteriori del trocantino), il quale e certamente omologo dell' epimero, ed
ancora qualche cosa di simile si pu rilevare in molte l'orine larvali metaboliche, ad es., di Co-
leotteri.
') Per converso, anche dalla parte posteriore, il torace tende a ritrarsi verso il centro, questa
volta eolla riduzione del metatorace e colla sua compenetrazione nel somite precedente. Intatti
gli Eterotteri, Omotteri, Lepidotteri, Imenotteri e specialmente Ditteri, mostrano una progressiva
tendenza a concentrare mite le parti del torace verso il suo centro, e cosi il metatorace -cenci
continui nti- di sviluppo, lino ad essere qnasi nuli., mei metanol ci Ditteri, clic sono i piti
eccellenti volatori.
lAPITOLO SKSTO
', sta una condizione ili cose che si richiama ancora all'altra della presenza di pezzi chi-
tiin-i da omologarsi alle ali in protoraoi ili larvi- metaboliche, per cui da credere che rappre-
senti uno stadio ancestrale uhm ancora del tutto scomparso. Ma di poi "anche negli stese Ortotteri
ogni traccia ili epimero distinto mi protorace si perde.
('usi che il pronoto, in generale, occupa anche i lati del corpo, ed assume
i|iiiinli uhm estensione proporzionatamente maggiore del mesonoto e metanoto, spe-
cialmente ielle forme pi basse. Perci il protorace composto di pronoto, pro-
stito ed episterni.
La pili notabile variazione circa i rapporti fra questi singoli pezzi si osserva
a seconda che essi sono in stretto rapporto fra di loro, oppure il pronoto com-
pletamente separato dal prostito e suoi pezzi dipendenti (episterni), coin avviene
appunto negli Imenotteri (figg. lT(i. 177), specialmente aculeati, dove il prostito
non si collega altrimenti col suo pronoto, ma la una placca a se (fig. 171),
mobile sulla membrana che la circonda.
Questa condizione di cose, negli Imenotteri, acquisita, e non pu essere
paragonata a quella quasi conforme, primitiva, dei pi bassi Ortotteri (Blatte,
Mantidi) nei quali una indipendenza del prostito dal pronoto solo apparente.
Fig. 17:1.
Fig. 17::- Fig. 171.
Protorace veduto ili faccia (dalla parte del rullo) ili Sydrophilus piceus adulto,
l'r. pronoto; Em^ &\ e ifuai ool | Ep lt episterni distinti lai pronoto, ma confasi collo sterno 5; > iugulari;
mei membrana del collo; /ci, foro del collo.
Fig. 171. Protorace ili Cicada plebeia adulta visto come a ti. 173.
F 1t forca del prostito (endoscheletro) ; c lt c 2 . c 3 , apodemi corrispondenti alle suture fra l:1 scleriti del pronoto.
I.r altre lettere come ;i ti ur. 17:.
In tulli gli altri insetti il prostito, a mezzo degli epimeri, si salda tenace-
mente al pronoto (all'acro- -f- protergite) mentre ancora la forca del prostito (di-
pendente dal mesosternite) viene a fissarsi fortemente all'apodema (precosta) die
dipende dal pronoto (dalla sutura pr mesotermale; (figg. 17.'!, 174).
Intatti nelle Blatte il pezzo i dogo degli epimeri > strettamente in rapporto ini prostito,
giacch forma, anzi col brocantino e coll'episterno, il condilo su cui articola l'anca del 1.' paio.
Inoltre, considerando le larve metaboliche meglio chitinizzate, ad es. di Co-
leotteri, si p ilevare che generalmente il prostito apparisce con scudi chitinei
duri, pi tardivamente del pronoto (Carabidi, Ditiscidi, fVi-., sebbene in molte
altre a cute molle (Lepidotteri, Lamellicornidi, ;i^>i e non \;i
oltre i Locustidi, come si letto.
< Tutti gli altri Insetti hanno pronoti interi, cio con tutti i loro scleriti
saldamente riuniti assieme. Contuttoci le traccie lei contini tra questi scleriti
non sono sempre palesi nel pronoto, anzi, generalmente tanno difetto, li guisa
,-|],. il pronoto imo apparire come un grande scudo intero.
In pochi esempi per esistono divisioni evidenti almeno tra l'acro- proter-
gite (presegmento ed il meso- - metatergite.
si gi letto che In principale linea divisoria (pro-mesotergale pu essere
una vera incisione come nei Collemboli) I un sem-
plice solco (Mantidi, LocustidJ - molti altri Ortotteri).
<;isi. li incisure profonde che dividono il
pronoto in quattro regioni, si hanno evidenti nel
pronoto li Acrididi (fig. ITO/, e quivi sono rette.
cio perpendicolari all'asse longitudinale dell'insetto
come anche nelle Cicale,
love per 1- lue prime
sono variamente oblique, e
osi si richiamano ;i stato
di cose presente anche acuii
altri segmenti toracali.
Fig. 17t.
Fig. 177.
Fig. - "'. Cftj prima parte del
toraci- ili // fluita visti ili
lato.
Lettere si iuteinWmo
milito :
T . u-gue ;
:.-l piini" pu ; /'/' pionoto: A>..
no ili-I proel ri l'alitino
i - 1 primo pa i
quella i palo; Bm, epimero
del a! ratino dui iiit--
80* T
Fig. 177. ' .olili- sopra,
di Seolia rufifrong. Il pronoto
distinguibile ci cleriti, cio :
f ti, proetito :
Kpg -j-
mtito fuso '
Alo.- lettei e come a : .
Pronoto di li tehna
grandi \ ednto ii;.l doi 90.
Lettori _ 172.
Particolare ineuzionemerita,
a ijui-stn riguardo, il pronoto
li Libellulidi (fig. 172. A. B e
ti". 17- a parte l'aCTO-
tergite, che si disse -postalo
all' innanzi e ili-tinto dal resto,
il rimanente forma un blocco
unico (con protergite squamiforine, mesotergite rilevato in due
bozze ' col metatergite espanso in due squami arcuate, per-
pendicolari, citiate, -alila!.- assi, -mi- nella linea mediana chi
ricordano i patagi dei Lepidotteri di cui sono oiuologl
Nei Lepidotteri non < distinto che un singolare pr<
mento, il quale lineare, longitudinale, e -i intercala fra
din- larghe espansioni (metatergite) il pi spesso coperte di
alte -i|nanii' a guisa di frangia, che sono i cosidettti pataij
(fig. LI
Adunque i Patagia -uno -tati a torto considerati da taluno
Anton- quasi come omologhi delle ali. mqnantoc
rappresentano che mia speciale modificazione del
mentre le ali de] torace ali foro dipendono la pezzi laterali
intercalati tra l'epimero ed il noi"
appi. -o V. Ali), dipendenti da espansioni laterali di tutti e quattro gli scleriti ci
i noti.
Negli Imenotteri e spesso molto evidente la sutura pro-mesot _. 176, 177 allelu-
io altre. I.a regione posteriore lei pronoto mi lari.
(Arri sksto
al mesonoto, del quale ricopre tutto l'acrotergite e piccola parte anteriore del protergite. Anelli-
queste espansioni angolari degli Imenotteri si omologano facilmente ai patagi.
Nei Ditteri ciclorafi (fig. 179) si ha la massima riduzionedel pronoto, combinata con una singolare
dislocazione del meso- -f- metatergite. 11 presegmento torma un arco sottile che quasi si cela a ri-
dosso del mesonoto, ed separato da larghe espansioni laminari le quali Beguono (superiormente)
; i li 1 i episterni, con cui si fondono pi o meno, e si addossano strettamente al mesonoto nei suoi
angoli latero-superiori ').
La parte squainiforme ili questo complessoj pertinente al pronoto, essa pure omologa dei
patagi. Negli < litorali il presegmento del pronoto e egualmente distinto dai pezzi laterali che
appartengono al post-segmento, ma questi sono, meglio che nei Ciclorafi, distinti dagli episterni
Pi g . i7s. Fig. 179 F>g. 180.
Fj ffr i;^. Protorace veduto di faccia, di Agrolis pronuba mostrante i palagi.
t, tergite ; pi, pleure ; ex, eoxe (dal Kolbe).
pja, 179. _ Torace di Calliphora erylhrocephala adulta visto di faccia dalla regione del collo.
lf, mesoscuto: Pn, prenoto; F". fo del collo; I iugulari ; Pr. protegule ossia parti .lei meso- 4- metatergite del
spii lei prestito; ,. sterno; Sl t , sternello de] prestito; Bc,, primo trocantino ; St,, stigma 1. ;
Ep.. epimeri del mesostito ; S 2 + SL, sterno .- Bternello dello stesso; Cx Z v anca della prima zampa.
pi g _ 180. Torace di Vespa crabro adulta visto come hi figura precedente.
, ; collare (acrotergite del pronoto); Pr, protergite dello stesso, PT, meso + metatergite dello stesso (omologo*! Pr
dalla t. preced.); r.l lei eolio; i, ingulari; Oc, lf), Uno delle anche del 1. paio Fi r, loro .Ielle anelo- del
2 o paio e Fcx 3 , di quelle del 3." ; S 2 = SI, + s,. Becondo Bterno = sterno + sternello : cosi S,-. v -f SI,, pel meta-
stito. s - si , come a tis. 179.
frustilo. Le variazioni del prestito sono anche pi notabili di quelle ilei
pronoto, ma degli sterni in generale bene dire separatamente. Qui non giova
che ricordare quelle variazioni, alle quali si abbastanza accennato, die si rife-
riscono alla dislocazione dell'acrosternite e del prosternite per comporre i pezzi
iugulari. Rimando il lettore a quanto si e detto pel Collo .
lutine avverto che il protorace si mostra rome un somite che gode sempre
,li una certa mobilit sul complesso di somiti toracali seguenti, e facilmente st-
ile separa, mentre gli altri dm- (meso- e. metatoraee) formano, specialmente nei vo-
latori, un blocco spesso molto rigido, nel quale i due somiti sono poco <> punto
mobili l'uno sull'altro, mentre insieme lo possono essere pi meno sull'add e.
ma sempre assai meno che non sieno sul protorace.
Torace aliter. Il mesotorace e metatoraee presi insieme formano un com-
plesso, distinto quasi sempre dal protorace assai bene e che potrebbe essere detto
trema .
mrplesso dell'ep isterno -f metatergite e detto dal Lowne, per la Calliphora, para-
ESOSI II 1-1 ETKO.
1X3
larari ali/ero anzich torace soltanto (in scuso stretto), come vorrebbe loStrauss
Durcheim, o Deutotorace come propone il Verhoeff, ecc. (fig. L81).
Nelle tonni' aligere, o che sono divenute ad ali incomplete o nulle per se-
condari;! involuzione degli organi ) visti di Lato. A figg, 182, 183 e messo anche il primo mite (segmento addominale).
.1A (JVs), acrotergite del mesonoto ; 3ft, ruesotergite ; Se, scutello o metatergite ; Mt. metascuto ; SI, luetascutello ; Lgi,
\igamenti delle ali del 1. e 2. paio ; CI, clavicole ; ed, condilo alare pertinente a) protergite (preala); cd x , quello
pertinente al mesotergite (interala) ; ed 1 ...,: Mt/, mesofragma; Ep^, .s. .S'/n, Bolite parti del mesostito ; Em.
.pini. ri del mesotorace; S a -j- *'-/' S/ aietastito; Em 3 . epimeri (L'I m et torace ; Fsf, postfragma; Ad if tergite j
A.d i.vi. .sterilite del 1." sog nto addominale : F, pezzo alifero (a Beg. 182, 183 qnesto pe//..> per ciascuna delle due
ali e indicato e.ni i'.|): FU. Fa v Fiu. fori alali della prima e della seconda ala: m, muscolo grande abbaesatore in-
diretto delle ali: ./. pezzi pertinenti alla articolazione delle ali; a fig. 184. 18"., Bc* t trocantino secondo, ]'<. tro
cantino terzo? Cz%, anca del ::." pai...
Siccome negli altri insetti si trover che alle ali maggiori, e che servono prin-
cipalmente al volo, corrisponde (meno clic in alcuni Eterotteri) il maggior pezzo
torneale, cosi si deve concludere clie la disposizione accennata negli Ortotteri e
carattere tuttavia ancestrale, ed ancora clic le modificazioni del soinite. anche ri-
spetto alle sue dimensioni, sono seguenti a quelle degli organi di volo.
Nei Pseudoneurotteri (Libellulidi) die sotto il punto Ripitteri, ecc.) che assumono una facies as-
coriaceus adulto. sollltailiellt e larvale.
o, aorotergite; p, protergte; m, moo- Q n [ nero bisoerna eriudicar e cautamente, inquan-
tergite; tilt, meta tergi te.- A~, ali del 2. ' ora
paio rudimentali. (Si confronti con la foche possono incorrere casi di NeOteWld,, e MSOgmi
fig. 181j A. che appartiene a Coleottero , u .,
buon volatore). rendersene ragione volta per volta.
Meglio tuttoci si studia in casi di riduzione
meno accentuata, che sono comunissimi, e basti citare, ad es., il metatorace di
Periplaneta (femmina, fig. L63) o quello di molti Coleotteri (ad es., Carabidi)
ili-'. 1.S7).
Sfiniti. Finalmente notabilissime sono le variazioni nella disposizione, ecc.,
degli scleriti (die compongono i tergiti, le pleure e gli steriliti, e di ci conviene
parlare pili minutamente, accennando anche a qualche esempio scelto in ordini
diversi, e fra insetti, dir cosi tipici.
Tergiti. caratteristica delle forme volanti la differenziazione dei tergiti
ned torace aliter.
Gli scleriti (cio acrotergite, protergite, mesotergite, metatergite) (die li com-
'i Quanto allo sterilite del 1." urite, vedi Addome ;.
I SOSI III I II RO. l'OKACK
187
pongono, -ono lutti, (piasi sempre, perfettamente ilistiuti. e non riescono confasi
se non nei <;isi di grande riduzione li un tergite, come, ad es., nel metatorace
di parecchi gruppi con ali posteriori pi piccole delle anteriori, o del tutto
mancanti.
Caratteristico ancora dei tergiti nelle forme bene volanti lo spostamento
all'indietro, secondo una linea ad ateo, che tendono a seguire le suture tra gli
scleriti, < specialmente la sutura pro-mesotergale, il quale arco verso la regione
posteriore del corpo pu riescire grandissimo in parecchi mesotoraci e tale da
giungere perfino a toccare la sutura meso-metatergale, come accade negli [ime-
notteri aculeati e nei Ditteri ciclorali.
- ceorae questa sutura pro-mesotergale circoscrive il protergite posteriormente, cosi si vede
clic la sua curvatura all'indietro, assieme all'ingrandimento di tutto il noto, corrisponde ad un
aumento di superficie di tutto il protergite. Questo aumento progressivo verso gli insetti mi-
gliori volatori, cio il protergite tende ad aumentare di superficie. Ci e in rapporto rolla mag-
giore potenza dei muscoli (longitudinali, indiretti abbassatola delle ali) che vi si annettono, ed
anche in proporzione diretta dell'aumento del mesoiragma, al quale i detti muscoli si debbono
attaccare. Si pu adunque giudicare bene della superficie del mesofragma, dal solo esame di quella
del protergite del mesotorace, perche sono eguali.
Al solito per i Libellulidi fanno eccezione per la piccolezza, e quasi nullit, del protergite,
corrispondente alla mancanza di me-..- . meta-fragma ed alla debolezza estrema dei muscoli indi-
retti abbaiatori. Anche la muscolatura del torace, e meccanica del volo, sono, pei Libellulidi,
tutto allatto speciali e senza alcun riscontro cogli altri insetti.
l'n altro precipuo carattere dei tergiti del torace aliter la cospicuit della
sutura meso-metatergale.
Nei tergiti addominali essa appena accennata, o manca lei tutto, ma nel
nieso- e metatorace (nonch nei rari esempi ili protorace manifestamente diviso,
.gi citati e molto appariscente, e divide appunto il tergite in due regioni, delle
quali le anteriori sono dette dagli Autori mesoscuto pel mesotorace e metascuto pel
metatorace; le posteriori si chiamano scutello pel mesotorace e metascutello o post
scutello pel metatorace.
Gli Autori hanno indicati) col nome di prescuto la porzione del tergite for-
mata in gran parte dal protei-gite, per non distinguevano abbastanza l'acroter-
gitc 'se non in quanto esso forma i fragmi.
Riprendendo la nomenclatura generalmente usata e dando a ciascun pezzo il
suo valore morfologico, si compone il seguente (piatir:
Me-oiir.lo
A.-r. e . rgite
Profragma pari mi
Proti
Prescuto (partim)
Mesoti rgite
-Mesoscuto.
Metatergite
Scutello
Metanoto
Mesofragma (partim)
Presento (partim)
M.tascllto
Metascutello
! 'resegmento .>
]. l'escuto.
Il Ines, .tergite tende ancora a dividersi in due meta latitali per sutura sa
ghiaie, che rappresenta la primitiva sutura dorsale dell'embrione. Si pu dunque
parlare di sutura sagittale corrispondente ad una carena sagittale interna (nel
l'endoscheletro). Questa sutura < visibile benissimo anche nei grandi mesotergiti
CAPITOLO SKS l'I '
non interrotti lai protergite nel mezzo rome sono quelli, ad es., di Lepidotteri.
Conforme sutura, sebbene meno appariscente, pi spesso si pu osservare anche
nel protergite (ad es., mesonoto di Imenotteri). Per, nei casi in cui il protergite
assume il grande sviluppo suaccennato, esso si intercala fra le lue meta del me-
sotergite (Imenotteri aculeati, Ditteri, specialmente ciclorafl), e le sposta sempre
pi fino a raggiungere, come si detto, il tatergite, la cui si distingue per
sutura, die questa volta rappresenta, almeno nel mezzo, la sutura pro-mesotergale
ed insieme la ineso nietat ergale.
Conviene recare alcuni principali esempi di ineso- e metanoti, e si accompa-
gnano con figure colorate (tav. IV), perch sebbene gli scleriti vari tutti si cor-
rispondano esattamente (pianto ad omologia, pure la loro disposizione e sviluppo
sono cosi diversi che non Sempre e facile riconoscerne esattamente i contini ed il
valore morfologico.
Prima pero di citare i singoli esempi, giova ricordare qualche caratteristica
di taluno siderite.
h'Acrotergite, tipicamente lineare e trasverso, tende ad assumere torma rom-
boidale od ovale, protendendosi all'indietro, mentre si espande in avanti in squama
semplice o biloba, (die rappresenta un fragma ed appartiene al sistema endosche-
letrico. In questo caso si indette in basso entro il corpo.
Questo siderite raggiunge le ali, nella composizione delle (piali ha parte;
talora per frammentato sui lati (mesotorace Lepidotteri) e la continuit tino
all'ala e interrotta, Qualche volta (mesotorace Lepidotteri ed Omotteri) i suoi an-
goli laterali si elevano in una specie di corno breve {Preclavicola).
Leggiere suture trasverse, corrispondenti ad apodemi lineari interni, sono se-
condarie e solo per buon attacco a muscoli (longitudinali).
Goll'aumento della parte traumatica l'acrotergite tende a scemare india parte
esoscheletrica, ma. ci die e singolare, si riconosce (die questo pezzo nel mesotorace
tende a scemare, anche colla sua parte fragmatic, dagli insetti pi bassi verso
i pi alti, poich, mentre negli Ortotteri (vedi esempio di Acridium) esso e cosi
-rande come quello del inetatoraee, o quasi; di poi diventa sempre minore, finch
negli Imenotteri debolissimo e difficilmente visibile, e nei Ditteri poi non si
vede .piasi all'atto pi. Ci perch i muscoli retti longitudinali, grandi abbassatoli
delle ali. tendono ad attaccarsi, pi (die al protratimi, alla faccia interna d.d pro-
tergite, (die aumenta, come si e detto, di superficie.
Dell'acrotergite, nei Libellulidi, si dira separatamente negli esempi, essendo
queste t'orine del tutto aberranti e senza paragone.
Protergite. Del suo crescente sviluppo si e detto. I suoi angoli laterali
tendono ad allungarsi in apofisi bacilliforme (talora articolata nel mezzo, mesoto-
race di Lepidotteri e di qualche Eterottero) la quale apotisi, il pi sposo, tende
a raggiungere un pezzo endoscheletrico delle pleure (pezzo aliter), ma talora
(metatorace di Coleotteri e (li Ortotteri, veili esempi india tavolai va a congiun-
gersi con una apofisi bacilliforme, (die procede dal metatergite del somite prece-
dente. questo esempio di (pud pezzi di raccordo (die ho rammentato a propo-
sito degli iugulari.
Queste apolisi del protergite si possono chiamare (con qualche Autore pi
vecchio) Clavicole. Oltre a (do, il protergite, con un lobo posteriore, uiar-iua in
gran parte i lati del mesotergite, e questo suo processo marginante si trova in
rapporto con uno sclerite intercalato fra il noto e le ali. quello appunto proptero)
(die regge le nervature dalla costale alla cubitale.
Mesotergite. Guadagna poco di sviluppo nell'aumento del noto. Solo nei
1 SOSCHKLK [HO. TOKACK 189
Coleotteri (metauoto) esso molto grande. Tende, come si detto, ad essei'e spo-
stato sui lari e separato in due meta laterali. Esso, sui lati, manda un processo
breve, sottostante a quello del protergite, il quale processo si trova in rapporto
mi altro sclerite intercalato fra il mito e le ali (mesoptero), che regge appunto
le nervature anali dell'ala.
La sutura longitudinale, sagittale sopraccennata, e talora duplice, cio sono
due parallele e laterali alla linea mediana, ed il meSOtergite semina cos diviso
in tre pezzi, uno impari mediano, due laterali. (Disposizione corrispondente a
quella ilei pronoto di Iti insetti, quando esso e assai largo, ad es., Grillidi). Si
vede esempio di ci nel metauoto di Coleotteri, ed in traccia nel mesonoto me-
tanoro di Periplaneta maschio adulto.
Xel mesotorace dei Coleotteri il mesotergite sembra prendere parte al pezzo
triangolare speciale (die si interpone tra il pronoto e le elitre, detto scutello dagli
Autori, ma vi ha certamente parte anche il metatergite.
11 metatergite, separato bene, almeno sui lati, dallo siderite precedente,
t'orma una sottile t'ascia nella regione posteriore del somite, talora elevata quasi
a squama (Acrididi, cicala, eco die si continua, nell'orlo posteriore, con un
cordone elastico (legamento), (die va all'orlo posteriore lidie ali e regge appunto
la parte quarta ed ultima dell'ala, propriamente detta squama dagli Autori. In
taluni casi esso e bene distinto iper profonda suturai dal mesotergite (mesonoto
di Imenotteri, Ditteri ed anche Lepidotteri), talora non Lene (Ortotteri. Coleot-
teri, l'seiuloneurotteri).
Xel mesotorace di Kterotteri e spesso grandissimo, e da solo compone il
pezzo triangolare, o scutello, che si vede dietro al pronoto e ricopre in parte le
elitre.
Esempi di tergiti del torace aliter (tav. IV).
Apierigoti. si , detto che i tergiti del meso- e metatorace poco o punto differiscono da
quello del protorace e dai iii dell'addome. La sutora pro-mesotergale, la sola bene visibile,
diritta, ci sattamente perpendicolare alla linea sagittale.
Larve di insetti metabolici (ed anche di ametabolij e forme attere. I tergiti non presentano su-
ture, u altre complicazioni, o se In suini. esistono, delle quali visibile specialmente la pro-
sotergale, sono parallele fra di loro e tutte perpendicolari alla linea sagittale. In generale
acro- e protergite soi rifusi assieme (preseg nto), e meso- e metatergite maledistinti tra loro
I postseginento).
Periplaneta orienlalh L. femmina. Interessante perch mostra i primi inizi) di differenzia
zinne degli scleriti. Mesonoto e metauoto rettangolari, fra di lem presso a poco egualmente
grandi. Ali anteriori differenziate, posteriori tuttavia facenti corpo col tergifce, per quanto se ne
riconosca la reticolazione. Suture divisorie degli scleriti, pressoch rettilinee, appena arcuate
all' indietro. La meso-metatergale poco distinta. Acrotergite quasi membranoso, i>.>. chitiueo,
esteso lino alle ali (speoialmente nel mesotorace). Protergite stretto, rettangolare (flg. 163).
Nel maschio tutte le suturo sono piii accentuate, il mesotergite grande, con due suturo
longitudinali. Il metatergite bene distinto dal precedente e con discreto ligamento Suture alquanto
piti arenati- che nella femmina. Tutte le ali sono distinto bene dai noti.
: ;tuu lineola L. Rappresenta uno stato di cose molto evoluto in confronto dei Grillidi,
Mantidi. Locustidi, ecc., che stanno fra le Blatte e gli Amidi (tav. IV, fig. I).
I due noti sono presso a poco eguali fra di loro per grandezza e fabrica. Acrotergite del
mesonoto con parte fragmatiea biloba, di poco pi piccola di quella del metauoto, ohe tutta
nascosta sotto il metatergite precedente. Suture acro-protergale e pro-mesotergale quasi rettilinei'.
Protergiti strettissimi. Lineari, male distinti nella linea mediana, eon clavicole abbastanza svi-
luppate, ma eie- non \'anno al pezzo aliter. Mesotergiti grandi, cupoliformi, eon gobba rilevata
a cono nella parte posteriore, rettangolari Sutura meso-metatergale male distinta nel su,, mezzo.
Hi me nel meinnoto. ad ogni mollo arcuata all'indi. -tro. Metatergiti stretti nel mezzo, i.ii
L9I CAPITOLO SESTO
larghi sui lati, posteriormente elevati in squama, o margine (Inietto, che si continua coi liga-
menti. (Acrotergite del 1. urite saldamente attaccato al metatergite precedente).
Cieada plbeia L. (flg. V). Comincia una notevole differenziazione. Mesonoto di gran lunga mag-
giore del metanoto, oonvesso. Nel mesonoto: acrotergite piccolo, squamiforme, pressoch romboi-
,i ;i lr. cogli angoli prodotti in brevissime preclavicole, separato per sutura arenata all' indietro dal
protergite, che e molto granili.', espanso sui lati in due grandi clavicole robuste, che vanno al pezzo
aliter. Rimanente sclerite ovale, largo, prodotto in mezzo del mesotergite, dal quale si distingue
sui lati per due profonde suture longitudinali, ili poi concorrenti, ma senza continuazione che le
unisca nel mezzo. Mesotergite cosi profondamente escavato nell'orlo anteriore, rotondato ai lati,
dove si espande nei soliti pezzi in rapporto coll'ala. Sutura meso-metatorgale visibile solo sui lati,
nel mezzo sostituita da rilievi earinuliformi. Metatergite stretto, nel mezzo rilevato a tubercolo
rettangolare, largo anteriormente, sui lati bene distinto dal mesotergite, posteriormente elevato
in alta cresta ehe si continua con robusto ligamento. Metanoto nella sua parte mediana, per buon
tratt... del tutto nascosto sotto il metatergite precedente, staccandolo si reca dietro l'enorme me-
sofragma. Il mesofragma risulta a spese dell'acro- e del protergite, clic compongono un esilissimo
presento lineare, distinto per sutura diritta dal mesoscuto, strettissimo esso pure nel mezzo, pi
largo sui lati e clic, per sutura egualmente retta, si distingue dal sottilissimo metasteriiite elle
t'orina una t'ascia di eguale spessore e si continua, sui lati, con ligamento poco sviluppato.
\, zara prasina !.. (flg. III). Per quanto le ali posteriori sieno maggiori delle anteriori, e quelle
. i. reggono massimamente il volo, pure il nosonoto e assai maggiore del metanoto. Disposizione
generale molto simile a quella delle Cicale, solo il protergite del mesonoto e rotondeggiante, inter-
calato nel mezzo del mesotergite, e circondato tutto da vistosa sutura; esso e anche segnato da
sutura profonda longitudinale. L' acrotergite del mesonoto , ovale, largo, senza espansioni precla-
vicolari. Clavicola biarticolata. Metatergite del mesonoto separato pel- sutura trasversa rettilinea
dal metatergite grande '), triangolare, che forma da solo lo scudo che ricopre in parte le elitre
d e caratteristico degli Scutelleridi e di altri Eterotteri. Esso manda legamenti molto stretta-
mente addossati ai suoi lati e visibili bene solo all'innanzi. Nel resto abbastanza simile alla
< iettila.
Hydrophilus picene L. (flg. IX). I Coleotteri aberrano pel grande sviluppo delle ali poste-
riori e. conseguentemente, del metanoto che e assai pi grande del mesonoto.
Mesonoto i acrotergite piccolissimo, ridotto a piccola cosa nella linea mediana, distinta
per, per sutura arcuata, dal protergite. Questo e grandetto, trasverso, in parte compreso sotto
lo scudo triangolare clic si intercala ira le elitre. Si prolunga sui lat i in due clavicole grandi, ba-
eilliformi, dirette all'innanzi. Sutura pro-mesotergale, al dorso celata dal detto scudo triangolare
ma visibile di sotto e quasi retta. Mesotergite confuso col metatergite, a meno .di.- questo non
sia rappresentato coni.' negli Eterotteri si e veduto. Ad ogni modo dal mesotergite incedo e
trasverso, saldamente legato al detto scudo, sotto il quale in parte si cela, procedono sui lati duo
a, ,i baeilliformi che vanno a raccordarsi eolle clavicole del metanoto, sono omologhe did liga-
mento perche reggono la squama delle ali anteriori.
Metanoto molto < plesso. Con tutti gli scleriti, meno il metatergite, assai grandi. Acro-
tergite bilobo all'innanzi (mesofragma) saldamente riunito, per sutura molto annata all'indietro,
eolio sclerite seguente.
Protergite trasversalmente molto largo; sottile nel mezzo dietro l'acrotergite, espanso sui
lati, cui brevi clavicole, antero laterali. Di poi il protergite si prolunga sui lati a ridosso del
mesotergite, formando una piccola squama che regge (a mezzo del grande pi-optero) la preala.
Sega.' al letto protergite mi mezzo, un'area con cute pii molle e pellucida ('' di Strauss-Dur-
cheiin) cu cui si distingue largamente dal mesotergite. Questo e molto amido, diviso per due
suture longitudinali avvicinate abbastanza alla linea mediana in tre regioni , l'una mediana (tanto
meiosi;, niente dal Kolbe omologata al post seu 1 elio l impala, e due grandissime laterali. A queste
suture corrispondono al dorso din- rilievi carinulati, che si staccano anche dopo lunga macera-
zione e si continuano con un orlo marginante all'innanzi i lati del mesotergite, da cui sembrano
Separati, ina con cui invece fauno corpo, secondo ci che si pu Vedere in altri Coleotteri (Ll-
1 In taluni Eterotteri esotici, come darei -sciupio, tale scudo e cos grande da coprire
tulio l'addome al dorso.
BSOSCHKI.KTRO. TORACE l!l|
aanus, eoo.). Il mesotergite finisce diritto all'indietro, e per sutura non beue accentuata, verso i
luti si distingue dal sottilissimo uietatergite lineare, il quale non si riconoscerebbe se non si
ricorresse alla sua caratteristica, ohe e il ligamento *).
Segue il I. tergite addominale (tergo ili Strauss-Durcheim) col metafragma, e quindi coi Co
leotteri si inizia la serie ili l'urini' a segmento mediano, che si continua cogli Imenotteri aculeati
e Ditteri ciclorafl. 1 Lepidotteri, per quanto certo pi alti dei Coleotteri, non hanno segmento
mediano (cio non tutto intero il 1. urotergite entra nella composizione del torace).
Lasiooampa Otus I,. (fig. VI). - Mesotorace ili gran lunga maggiore del metatoraoe.
Uesoi ni acrotergite bene grandetto, bilobo nel fragma, ili poi sui lati allungato in ro-
buste preolavicole, e quivi interrotto, si continua poi per membrana molli- sui lati del mesonoto,
e su questa ninni. rana molli', prima dell'ala, da origine a due grandissime espansioni alitarmi,
mobili sulla membrana detta, triangolari, deflesse ordinariamente, ni addossate sulle parti late-
rali del mesotergite ili oui celano i lati stessi. Sono queste Ir grandi Tegule -'), ed appartengono
all'acrotergite, come si pu desumere per omologia cogli I notteri. Queste tegule sono adunque
alquanto mollili e si possono a forza rilevare dall'indietro all'innanzi od in alto.
11 protergite triangolare, piccolo, scomposto esso pure in parti, e si addentra alquanto co
suo annoio posteriore nell'orlo anteriore del mesotergite. ('osi fatta la parte mediana del pro-
tergite; ma Ir clavicole, biartioolate, sono separate dal protergite, sono grandi e vanno al pezzo
alifero. Le clavicole sorgono da un'insenatura che fa il mesotergite nel suo angolo antero-laterale, e
per sembrano appartenere al mesotergite, ma Ir omologie cogli altri insetti le tanno ascrivere al
protergite. Al protergite bisogner ancora ascrivere la squama grande, su buona parte dei lati del
mesotergite, e che regge tutta la preala (su questa squama si dispone la tegula). Il mesotergite
. grandissimo e diviso longitudinalmente da. lunga linea sagittale e per sutura angolare all'in-
nanzi. i piet, dal successivo uietatergite. 11 metatergite, con gibbosit rilevata, con basso eolio
nel mezzo, si prolunga sui lati nel ligamento. Questo sclerite trasverso ed abbastanza grande.
Metanoto con aero- e protei-Mite confusi assieme e che danno origine al grandissimo meso-
fragma, che si separa pero facilmente (perci esso pu rappresentare esclusivamente l'acrotergite
senza alcuna parte esoscheletrica, ormai). Mesotergite stretto nel mezzo, espanso sui lati, distinto.
per sutura pi arenata all'innanzi, dal metatergite, che e strettissimo, lineare e si prolunga eoi
ligamento. In complesso il metanoto e molto piccolo e stretto nel senso longitudinale.
Scolia rufifrons L. (fig. VII). Il torace ha la sua parete posteriore (divisa, in tre parti laterali,
di cui l'impari mediana e tutto il primo tergite addominale, e le laterali gli epimeri del mesotorace)
t'ormata in massima parte dal segmento meditino. 11 mesonoto e di gran lunga maggiore del meta-
noto. Nel mesonoto l'acrotergite i- strettissimo, in t'orma di fascia submolle margina tutto il me-
sonoto da una tegula all'altra, e fa corpo eolle tegule stesse. Il fragma. che esso rappresenta, e
dunque assai deboli' ed improprio a reggere forti muscoli. Protergite assai grande, occupante tutta
la parte mediana del mesonoto, distinto, per suture longitudinali, dal mesotergite, che e ricac-
ciato ai lati: suture che raggiungono la meso-metasternale. Anche qui al protergite appartiene
una parte marginante i lati del mesotergite (che nella figura non apparisce) e reggente la proala.
Mesotergite ridotto a dm- pezzi laterali, molto discosti fra loro per la interposizione del proter-
gite. 11 metasternite (scutello) stretto (in senso longitudinale) abbastanza rilevato nel mezzo e
ohe si continua ai lati con debole ligamento. .Metanoto assai stretto, nel senso longitudinale, e
senza divisioni distinte dei vari sideriti. Ksso t'orma il grande nesofrag che pero rimane a
v ''. o eoi , nuoto, nello staccare il metanoto. Una sutura rettilinea separa il metanoto dagli
epimeri posteriori e dal segmento mediano.
Eyloioma Rosai !.. (fig. Vili). La divisione degli s,-l, -riti, ecc., corrisponde a quella della
Scolia per ci che riguarda il mesonoto, salvoch il protergite, eolla sutura pro-mesotergale, non
aggiunge quella meso-metatergale, quindi le dm- met del mesotergite si toccano nella lima
sagittale abbastanza lari; ente e si uniscono per sutura lineare.
Qnanto al metanoto i'-mi ,- piccolo eerta nte. ma benissimo diviso nei suoi quattro
(di cui l'aero- da origine ad un granile mesofragma) e manca matto l'intervento del segmento
mediano. Metanoto, adunque, corrispondente a quello dei Lepidotteri.
Il Ligi mn limita sempre l'urlo posteriore del metatergite, e quindi di tutto il ter-
mite. Quanto sta al di dietro del Ligamento appartiene, senza dubbio, ad un sornite
Delle Tegule , protergiti; "i>, '" 3 . raesotergti
uit, m'. metatergiti : l "i. ligameuto: .1, A. : ali . M,. acroter-
gite 'lei primo urotergite {:- metatragmai ; ' /, clavicole. Lo let-
tere sui margini d,i monconi alati si richiamano allo nervature;
!' precosto : e, costali', ecc. (Vedi Ali); Pst, t'ostala.
Tav. IV.
Vili
l'ergiti componenti il torace (specialmente aliter) di insetti vari. I tergiti del nieso e metatorace sono colorati,
nonch gli schieriti esoscheletrici che ne dipendono; il protonoto, il primo addominale ed i pezzi endoscheletrici non
sono colui ari.
ACROTEUUITE
HES0TEBU1TK
HETTERGITE
PKOTEKOITE
I. Acndiwm; n. Aeschna; III. Wezara; IV. Tipula-, V. Oicada ; VI. Sphinx-, VII. Scolia; Vili. Hylotoma;
IX. HyOmphihis . X. Calliphora.
Af, A : ali: .1'/ primo tergite addominale; Bil bilancieri; ''capo: ci clavicola; Col collo; Em epmeri; Bp epi-
sterni ; big Ligamento ; Mei metatorace ; Ms uiesotorace : 1 /".*/ mesofragma : Mtf metafragma; Pel preclavicole :
PI pleure: Pn pronoto: Pn (pt) pat:tgi ; Prf profragma (oppure Pf); Prst prostito; Sq sqnama (postala)- T tegule;
a. pezzi dei proptero; v mesoptero; = processo articolari- >-l protergi te; 9 1 id. del mesotergite.
ESOSCHELETUO.
i!t:i
indipendente dal restante degli soleriti che spettano al segmento a cui appartiene. Gli epi-
sterni del metanoto, giungono, coi loro apici superiori, ad intercalarsi quasi fra l'aorotergite ed il
protergite del metanoto.
Pleure. Considerato nei suoi lati il torace fa vedere le pleure. Per verit
esse nel protorace sono poco manifeste, od incomplete, nella maggior parte dei
gruppi, per ci che mancano, come si detto, gli epimeri.
L'Heymons ritiene i pezzi pleurali come di origine dai tergiti. Cosi larga-
mente per le cose non vanno intese. Lo studio comparato degli scleriti sternali
di larve a cute dura (Coleotteri) come dei pi bassi Pterigoti (Blattidi ed altri
Ortotteri) dimostra che se una parte delle pleure (epimeri) si possono considerare
come frammenti staccati dei tergiti, l'altra, anteriore (episterni), si deve senza
dubbio ascrivere ai pezzi sternali.
Tanto il mesotorace che il metatorace mostrano intercalati su ciascun lato
Fig. 189. Fig. 190.
Fig. 189, 190. Toraci veduti di Iato di Ortottero (Aeridium) e di Dittero (CaUiphora).
Fig. 189. Manca il protorace ; CI, clavicole; Ms, mesoseuto : Se, saltello : Mt. metascuto j SI, metascutello ; FI, FU,
processi nliferi: f, /,, pezzi ascellari della articolazione alare : S z . SU, Ep 2 , sterno, stornello ed episterni del mesoatit;
l'iiu. epimeri del mesotorace : Ep 3 , S s , Sl 3 , lo stesso pel nietastito: Em z , epimeri del metatorace; a, b, e. d, rilievi
corrispondenti ad apodemi interni; St, stigma 2.; Bc. Bc 3 , trocantini ; cx 2 , cx 3 , anche del 2. e 3. paio.
Fig. 190. Si vede anche il protorace colle lettere come a fig. 179 ; Als (Frs), mesonoto. presento: Ms {Se), mesonotn,
scuto e mesoscnto ; T, tegola : Fa, foro alare ; Bl, bilanciere ; Z,. foro delle auche del 1. paio. Le altro lettere come
a riluta 189.
dell'anello, tra il noto e lo sterno, due pezzi, i quali proteggono lateralmente il
torace stesso, e tipicamente sono disposti l'uno dietro l'altro, separati da linea
tipicamente verticale (normale al piano del noto e dello sterno), ma di poi pi o
meno obliqua e talora (Coleotteri, ecc.) perfino orizzontale.
Di questi due pezzi l'anteriore rappresenta l'episterno; il posteriore l'epimero.
Nella distribuzione orizzontale il primo l'inferiore, mentre l'epimero e il supe-
riore. L'epimero si pu considerare come parte del tergite, e precisamente quella
parte che sta al di la dello stigma. In altri termini lo stigma, tipicamente, sa
rebbe scolpito tra il noto < l'epimero. Avvenendo il distacco della parte sotto
stante allo stigma, rendendosi ipiesta indipendente lai noto, essa diviene sclerite
a s ed acquista il nome ili epimero.
Negli spostamenti ed inclinazioni per cui l'epimero si dispone obliquamente
rispetto al piano del noto, lo stigma ricacciato indietro, di guisa che viene a
trovarsi dopo l'epimero stesso. Cosi e generalmente nel torace (vedi epimeri di
Aeridium, fig. 189), ma nell'addome oso rimane meglio in posto tra il tergite e
l'epimerite quando si tratti di pezzi distinti.
A. Beklesk, Oli Infetti, I. 25.
194
CAPITOLO SESTO
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A/ss-
Quanto all'epistemo, esso deriva dalla porzione anteriore dello sterno (sterno
propriamente detto, cio acrosternite
-f- prosternite) e pu essere distinto
come pezzo a s (caso comune nel torace
aliter e nel protorace di Blattidi ed
altri insetti bassi o larve a cute dura),
oppure rimane tuttavia annesso al suo
pezzo d'origine, cio allo sterno, ed
allora appare come una sua appendice
laterale, che gi lo Strauss-Durkheini
nominava ala dello sterno (la maggior
parte dei prosterniti di quasi tutti
gli insetti, all'infuori dei Ditteri supe-
riori).
Quanto all'origine e significato
morfologico dei pezzi pleurali, non
giova dire ora di pi perch dovremo
riprendere l'argomento, citando esempi.
a proposito degli steriliti, e per ora
basti, a proposito degli epimeri, quanto
si detto.
Gli uniti schemi (fig. 191) si riferiscono
lilla direzione delle linee di confine dei pezzi
pleurali.
11 caso pi frequente (fig. A) quello di
obliquit, maggiore o minore, dall' indietro
all'innanzi (e dal basso all'alto), e lo schema
annesso si richiama ad un Imenotteri!, ina trova
riscontro in moltissimi altri gruppi, anzi nella
maggior parte di essi.
Del protorace non tenuto conto, in-
quantoch, come si detto, nel maggior
numero dei casi gli epimeri mancano ') e gli
episterni sono tuttavia saldati agli sterni.
Il "rado di inclinazione massima, fino alla disposizione orizzontale, raggiunto dai Coleot-
teri, secondo lo schema annesso (fig. B) al
liliale fa riscontro la figura tolta dallo Strauss-
Durkheim (torace alifero di Melolontha). Questa
condizione di cose e presente anche in molte
torme a torace, assai allungato, ad es., nei
Fasmidi, ecc.
Notevole il caso offerto da Pseudotteri,
ad es., dagli Agrion e da altri Libellulidi
(fig. 191, C ; 192") nei quali invece i pezzi
pleurali sono inclinati fortemente in senso
inverso a quello pi comune, cio dall' innanzi Fig. 1U2. Torace di Agrion {Pseudoneurottero) ve-
all'indietro (e dal basso all'alto), conforme lo ' mt0 *' lato ' coi d " e P lin,i luiti ( Jd <' Ad *> ' Ua
base delle zampe (Z,, Z-, Z 3 ).
schema ed il disegno che qui si uniscono.
/, iugulali ; S, SI, sterni e sternelli : Fl v FL, processi ali-
l'eri: A,, A%, ali del primo e del secondo paio; Ep . Eni,
1) Non si pu dire che nelle forme adulte e P isterni ed e P imeri -
gli epimeri del protorace sieno tuttavia collegati
..il pronoto, perch lo stigma non e scolpito nel pronoto, ma ne rimane al di fuori (posterior-
mente, nella membrana tra il protorace ed il mesotorace).
Fig. Itti. Schemi della origine e disposizione degli
epimeri ed episterui.
A, disposizione pi frequente, ad es. : di Imenottero ;
B. originaria e di Coleottero ; C, di Pseudoneurottero.
Pn, pronoto ; Ps, prostito ; Ms, mesonoto ; Mt, metanoto ;
Ofs/, inesofragma; Ittf, metafxasma ; Ad,, primo uroter-
gite ; Ad t n, primo urosternite : Mss, inesostito ; Mts, me-
tastito; -Eq, Em 2 , epimeri: Es,. Es 2 , episterni. Le linee
punteggiatale in A e U, indicano la posizione delle ali (base).
KSOSCI1KI.KTRO. TORACE
195
Del resto non semine tacile riconoscere i pezzi pleura-li, specialmente negli
insetti pi alti, come sono i Lepidotteri, Imenotteri e Ditteri, ed gi cosa clif-
flcile anche uegli Eterotteri ed Omottcri, ed perci appunto che gioveranno i
numerosi disegni di toraci che qui si inseriscono.
I rapporti fra gli epimeri, le appendici loeomotorie, i tergiti e gli sterniti
sono rappresentati dalla annessa figura schematica L'UT, alla (piale rimando il
lettore.
Sterni. Anche gli sterni hanno d'uopo di maggiore considerazione oltre
quello che si fatto smora. Pure poche cose, pi facili a riconoscersi, saranno
esposte qui, come pei tergiti si tatto, ma giover per altre pi minute vedere
quello che se ne dice nel capitolo dell'endoscheletro.
Ciascun soinite toracale ha un complesso di pezzi che detto sterno, e si
5^K
Ut
Fig. 193. Sterni di tutto il torace cogli scleriti a differente grado di collegamento.
A di Periplancta; B, di Grylxt : C, di Coleottero (Meloontha da Stranst-Dnrk.;. In C, il prestito circondato dal pr
noto (Pi): Mrt. mesostito ; Mtt, motastito ; Fp, fosse dei piedi: Prt, protorace; l's, episterni. In A e B : Eji,
epimeri; Bc, snbcoxe; 5, sterni: SI, sterneli.
oppongono, stando al ventre, ai singoli noti. Si chiamano cosi prosterno, meso-
sterno e metasterno.
Ma giacche essi pure vanno paratamente divisi in pi regioni, spesso bene
distinte fra di loro, e di queste una lo sterno, in senso stretto degli Autori, cos
gioverebbe chiamare il complesso di questi singoli pezzi altrimenti, e cio prostito
lineilo di scleriti pertinenti al protorace; mesostito quelli del mesotorace e me-
ttisi ito quelli del metatorace.
Si vedr anche che ciascuno di questi sterni merita di essere diviso in quattro
regioni, affatto omologamente a ci che si praticato pei tergiti, e queste sieno
Vacrosternite, che il primo, a cominciare dall'imianzi: il prosternite, che lo segue
subito dolio; il mesosternite, che viene terzo ed il metasternite che l'ultimo.
Per, quasi sempre, i due primi scleriti sono confusi insieme e formano lo
sterno propriamente detto in senso stretto (parte, adunque, del presegmento
e corrispondente al presento dei tergiti); gli altri due sono distinti fra loro negli
insetti pi bassi, ma ordinariamente essi pure si confondono insieme, ed il loro
196
CAPITOLO SESTO
Fig. 194.
Fij;. 195.
Fig. 196.
Fig. 197.
Fig. 199.
Fig. 198.
Complesso degli sterni in insetti diversi.
Fig. 191. femmina di Periplanela orientatili; rg. 195, muschio dello stesso; tg. 196, Gryllus rfesertus.
In questi tre si vede anche il capo (0) ed il pronoto (Pn, Pi): i pezzi iugulari Ci, i) : la membrana del eolio [Mei); le
anche (Crr lT , 3 ) ; gli stigmi (st) ; le ali (vi,, 2 ) ; l'addome {Ad).
Fig. 197, Acridium lineala; ng. 198, lo stesso, per i pezzi sternali sono staccati tra di loro.
Fig. 199, Sphinx eonvolvuli.
In queste, Pn, pronoto: Fc lt 2 , 3 , oppure Fp t , ., 3 , sono le t'osse pedali; /. iugulari.
In tntte le figure : ,s, . : . ;; , sterni -, *S7,.~, 3 , stornelli ; Ep,^ z , 9 , episterni j Em : . .. . epimeri; Pc
nbcoxe o trocantini.
LI fRO.
1!7
Pie. 200.
Fi.'. L'Ili
Fig. 202.
Fi.,'. 203.
Fi;;. 200, complesso degli sterni di Hi/drophiliis /licf.ns adulto : ri_'. 201. sii scleriti esclusivam ente sternali
(senza gli epimeri) staccati fra 'li loro. Fi',' 202, complesso degli sterni .li i lebeia adulto "ma-
schio; ttg. 203, pezzi sternali (senza gli episterni) dello stesso, staccati.
201, J03. i soli episterni d*l pro.tit si redono [Ep lt co [trasmessati .la linee Inusitati, od incr perch
fanno corpo collo sterno: sii sterni sono in bianco; sii stornelli sino in nero: le snbcoxe punteggiate. A ts 202
:1 prostito segnato da linee incrociate (episterni pio oscuri), il m-- . ,-: i t , da linee trasrerse ed il ni, -tastilo da linee
longitudinali, Le subcoxe punteggiate. A fig 203, S rappresenta lo sterno del metastito + episterno.
a tss. 194-199. Inoltre Em : . rappresenta gli epimeri del proto i isi col pronti;
198 CAPITOLO SESTO
complesso pu essere detto stornello (corrispondente allo sento -f- scutello dei
tergiti, e con quelli formante il post-segmento degli Autori), usando parola pro-
posta dal Coinstock. Cos abbiamo un prosterno ed un prosternello ; un meso-
sterno ed un mesosternello ; un metasterno ed un metasternello.
Questa "rossa divisione dello sterilite in due sole regioni, che non corrisponde affatto a quella
accennata dal Kolbe per le larve di Lampyris, incoraggia il Verhoeft' (1904) alla sua ipotesi dei
sei segmenti toracali, ma questa ipotesi ha, dalla frammentazione degli sterni (indicati eoi nomi
di sterno, stenosterno, mesosterno, criptosterno, metasterno) lo stesso valore del quale si discusso
a pi'oposito dei tergiti.
Per riconoscere, a prima giunta, lo sternello dallo sterno si ponga mente che
gli apodemi furciformi (forche e forcelle) eudoscheletrici, che spettano allo sterilite
appartengono sempre allo sternello. Lo sterno non ha che raramente apodemi
furciformi.
La divisione fra sterno e sternello quasi sempre molto marcata, ma essa
tende a scomparire negli insetti superiori, ed gi molto diffcile a riconoscersi,
o nulla affatto, nei Ditteri. Ci ancora per quel processo di consolidamento di
tutti gli scleriti toracici che si segue procedendo dagli insetti pi bassi ai pi
alti, per ottenere una cassa quanto pi possibile robusta e rigida per la necessit
di un volo sostenuto e rapido.
aderiti derivati dai tergiti e dagli steriliti. Continuo, colla scorta di esempi
alla mano e molto dimostrativi, lo studio degli scleriti a cui d origine tanto lo
sternite che il tergite nel torace degli insetti, perch ci completa lo studio d'in-
sieme del torace in confronto del rimanente tronco '). Se ne ha nozione certa
considerando bene varie forme di larve metaboliche od auietabole a cute abba-
stanza indurita, e finalmente riferendosi ai Pterigoti. Quanto agli Apterigoti, per
ci che si pu vedere nei Tisanuri, ma anche in taluni Collemboli, lo stato ilei
tergiti e degli steriliti, presso a poco simile tanto nel torace che nell'addome, si
avvicina a quello abbastanza basso degli scleriti addominali di alcune larve e
di alcuni adulti, cio vi ha tutto al pi semplice divisione fra presegmenti e post-
segmenti, e quindi i pezzi plenrali sono deficienti, cio tuttavia indifferenziati dai
tergiti e dagli storniti. Questa condizione di cose adunque primitiva, e pu
essere paragonata a quella in cui si trova l'addome, ad es., di Periplaneta.
Disponiamo quindi, per brevit, tic l'orme tipiche, ad es., larva di Dytisous, larva di Calosoma,
adulto femmina di Periplaneta 2 ).
Larvo ili Dytiscus i lig. 204). Tergiti addominali interi sui lati, cio abbracciane anche lo stigma,
quindi epimeri non separati, ma nel mesonoto, lo stigma unico del forare ormai al di fuori del
tergite. Quindi l'epimero pi in basso e si deve ricercare altrove. Omologamente > per gli altri
tergiti toracali, sebbene lo stigma sia scomparso. Tergiti tutti divisi distintamente nelle quattro
regioni successive (lig. 162), meno bene distinte nel pronoto.
Steriliti col solo acrosternite del prostito bene sviluppato, rettangolare, della rimanente ente
molle con solchi clie separano i singoli stiti in almeno tre regioni. Esiste uu pezzo alla parte supe-
riore del l'oro cosale che prende parte a formare l'articolazione su cui si muove l'anca. Questo
dipende dal mesosternite ; rappresenta quindi il trocantino. Degli steriliti addominali si parla nel-
V Addome e nell' Endoseheletro.
') Questa parte non ha potuto trovar posto in seguito alle nozioni generali sul tronco perch
conveniva conoscere bene, anzitutto, i tergiti toracali, il che venuto in seguito.
-) Si potrebbero trovare molti- altre forme intermedie tra l'una e l'altra, quindi con tutti
gli stati ili passaggio da tergiti e steriliti interi, pleure e trocantino ed ali primitive, nulli
perci, lino ai pivi complicati gradi di sviluppo, ma bastino gli esempi che cito.
ESOSCHKI.KTTIO. TORACE
L99
Larva d Calosoma (flg, 205). Molto importante perch mostra i rudimenti di tre paia
d'ali, di tutti i pezzi pleurali e ili tutti gli scleriti sternali anche nell'addome, oltre a far vedere
Dettissime Le divisioni in parti dei tergiti torneali ed addominali ed i primitivi apodemi dorsali.
Vi insister abbastanza e ne raooomaudo lo studio. Tergiti torneali divisi nettamente in almeno
tre regioni trasverse successive : presento (acro -)- protergite), mesotergite, tuetatergite, ed inoltre
con pezzi distintissimi laterali [al), che sono i rappresentanti delle ali (per questi vedi Ali).
Epimeri staccati al di sotto dello stigma, tanto nel torace elio nell'addome. Nel torace adunque
entrano a far parte questi epimeri eome pezzi articolari su cui si muove la coscia, e sono i pezzi
clic stanno lungo l'orlo postero-laterale del foro coxale (a forma ili mezza luna con condilo
nell'angolo superiore); nell'addome rimangono comi' tubercoli chitinei. ovali.
Quanto agli steriliti si vede il prostito triangolare (che pu essere anche diviso in due met lon-
gitudinali, acro- e prosterniti'). A questo seguono, sotto e sui lati, due granili pezzi triangolari
che si dispongono all'angolo latero-anteriore ilei l'or txale e formano gli epimeri, i quali con-
U :nU f
Fig. 204.
Fig. 21.15.
Fig. 204. Primi quattro semiti del tronco ili larva ili Di/tiscns veduti dal ventre, tolte tutte le zampe,
tranne la prima sinistra (a/>, Z\).
pn, prenoto : a, aerosteruite : p, regione (membranosa) del prosternite; m, del mesosternite ; mt, del metasternite ; tt, tro-
cantini ; a-\-p. acro -f- prosternite (sterno); cm, epimeri j /E, l'ori delle anche ; Ad t primo urosternite ; 1,2,3,
segmenti toracali
Fig. 205. Primi quattro semiti del tronco di larva di Calosoma.
A sinistra gli sterniti, a destra i tergiti corrispondenti. Episterni (ep) contrassegnati da punteggiatura; epimeri () da
linee iDcroeiate; trocantini (tt) da linee longitudinali; sterni (, Em).
Queste, quindi, nulla hauno pi a che l'are coli' articolazione dell'anca. Il trocantino rimane
strettamente compreso tra l'anca e lo sterno, come pezzo quasi trascurabile. Tuttavia sterno e
Bternello sono sempre distinti da solco cospicuo.
Le figg. I. E, mostrano finalmente 1 se come sono nei migliori volatori, ci.- Ditteri ed Ime-
notteri (nel meso- e nel nietastito). Quivi le anche sono tra loro molto avvicinate, il trocantino
e ridottissimo, i pezzi pleurali molto spostati lateralmente ed il petto i- largamente occupato,
anche sui fianchi, dallo sterno fuso pi o meno collo stornello.
Quanto alle ulteriori modificazioni dei tergiti, se ne parler in parte a pro-
posito dell'origine e significato morfologico delle ali. ma molte altre cose pi mi-
nute, e tuttavia necessarie alla chiara intelligenza del valore di molti pezzi, sa-
ranno messe innanzi nel capitolo dell' Endoscheletro, al quale si rimanda il
lettore.
Pei 1 ma le cose dette semi irati" sufficienti a dare un'idea complessiva e par
bicolareggiata della composizione del torace nei vari -ruppi, anche senza ricorrere
a pi minute descrizioni di esempi, mentre bastano le figure intercalate a fare
A. l'.i i 1 Iti, I. 26.
Fig. 208. Figure semischematiebe rappre-
sentanti la successiva disposizione dei pezzi
sternali e degli epirueri.
A. Periplaneta femm. ; B, Gryllus ; C. Coleotteri
D. Imenotteri : E. Ditteri. S, (bianco) sterno :
SI, (nero) stornello : Ep, episteme ; Em, enuncio :
eb, subcoxe o trocantino ; ex, coxe : ed. condilo di
articolazione dell'anca sui pL-zzi sternali: ex i /"
foro in cui articola l'anca.
202
CAPITOLI) SESTO
comprendere bene l'estensione, i rapporti, ecc., degli scleriti descritti per formare
i diversi toraci cos svariati dei diversi insetti.
Fig. liOH. Trocantino
nei suoi rapporti ooll'an-
ca nelle zampe 1. paio
li Dytiseus adulto.
A, anca (Cari del primo paio
'col trocantere Tr e femore
F); Tt, trocantino.
Subcoxa o Trocantino. Gi i vecchi Autori (Audouin, Mae-Leay, Burmeister,
indicavano col nome di trocantino (rotula di Strauss-Durkheiin)
un piccolo pezzo (fig. 209, 27) che si trova sull'orlo supe-
riore (esternamente) delle anche in Coleotteri (zampe an-
teriori tli Dytiseus adulto, in Meoloniha, ecc.) ed affatto
celato entro la cavit in cui articola l'anca, e congiuuge
questa cogli sterni '). Per riconoscere l'origine di questo
pezzo importante d'uopo richiamarsi ad insetti bassi.
Si veduto gi che negli Apterigoti (Tisanuri) lo
sternello pu dare, e d, il pi spesso, origine a due grandi
piastre laterali, pi o meno avvicinate fra loro nella linea
mediana, le quali sono dette subcoxe.
Adunque dobbiamo convenire che come lo sterno (pro-
priamente detto) pu dare origine a due ali laterali, che
rappresentano gli episterni, la stessa cosa pu avvenire, ed avviene, da parte dello
sternello, i cui due frammenti laterali per hanno pi modesta via di progresso
delle corrispondenti dello sterno e rimangono, riducendosi negli insetti pi alti,
come pezzi sempre pi piccoli, intercalantisi tra l'anca e lo sternite.
Le subcoxe si trovano distinte gi nei Tisanuri anche quando le ali dello
sterno non sono per anco separate dal corpo mediano (fig. 105); vedi Tronco.
Xelle forme larvali di parecchi insetti ad es. di Lepidotteri o Coleotteri, ancor
prima della formazione di altri scleriti sternali
appaiono la subcoxe (talora con epimeri) a reggere
le zampe toracali.
Intanto, in insetti poco pi alti dei Tisanuri,
cio nei pi bassi Pterigoti (ad es., Periplaneta)
tanto le ali dello sterno (episterni) quanto quelle
dello sternello (trocantini) sono separate dal corpo
loro, impari, mediano, e tuttavia conservano ciascuna
l'iniziale divisione in due scleriti successivi. Cos
le ali dello sterno (episterni) mostrano una divi-
sione per cui risultano dall' acrosternite e dal pro-
sternite; quelle dello sternello (trocantini) mostrano, per corrispondente divisione,
di derivare dal mesosternite e dal metasternite. Pi tardi, queste divisioni scom-
paiono ed il trocantino, come l'episterno, risulta un pezzo unico, indiviso. Quanto
poi alle successive modificazioni del trocantino, suoi spostamenti e confusione finale
collo sternite in forme molto corazzate (meso- e metastito di Coleotteri), come anche
per ci che riguarda lo sviluppo delle appendici ed i rapporti delle subcoxe con
questi, tutto ci appare da quanto si detto in precedenza, e non giova ripe-
tere qui.
Fig. 210. Regione sternale e
Zampa toracale di larva di Lepi-
dottero (Saturnia).
Tt, trocantino; ex, anca; /, femore; tr,
trocantere; ti, tibia ; ta, tarso; ti, unghia.
Ornamentazione del Torace. Gli insetti pi alti, che sono anche quelli che si
librano nell'aria con volo improvviso, rapido e sostenuto, nel torace recano i prin-
cipali organi di locomozione, quelle tenui ali iridescenti e diafane, rapidissime
') Altri autori pi recenti, non considerando abbastanza la primitiva nomenclatura anzidetta,
chiamano impropriamente trocantino uno dei due articoli in cui si vede diviso il trocantere in
taluni insetti (Imenotteri Icneumonidi, etc.) ; questa e contusione da evitarsi.
KSOSCHELETRO. TORACE 20:
nella loro vibrazione, per cui uon temono certo il confronto li velocit con alcun
altro animale volante, e ne siano prova le comuni mosche cogli altri Ditteri ci-
clorati ') In intesti casi il torace . col resto del corpo, una macchina, clic per
rispondere a tutte le esigenze di robustezza, di leggerezza, in rapporto col mag-
giore effetto utile, non si accresce di appendici superflue, che sarebbero a danno
dell'effetto stesso. D'altronde il protorace, molto piccolo, ridotto alla pura e stretta
necessit del suo modesto ufficio, in via di regressione, in assoluto antagonismo,
adunque, con una esuberanza di materia da giustificare l'eccesso in appendici
chitinee od altre vistose sovrabbondanze dello strato cuticolare.
Il mesotorace poi, ed il metatorace, pi ampi, ma che recano le ali. non
deviano all'atto da questo piano di assoluta economia ad un solo scopo, cio la
massima efficacia nell'atto locomotive
Perci ancora solo ornamenti che dipendono da colori vari e splendori me-
tallici, o da elegante scultura della cute, o da villosit variamente e bellamente
disposta sul torace, ne rendono mirabile la
poderosa costruzione.
Ci pu spiegare anche la grande unifor-
mit di tipo sul quale sono modellati tutti i
rappresentanti dei gruppi meglio volatori, come,
ad es., i Lepidotteri notturni, gii Imenotteri ed
i Ditteri, i Libellulidi fra i Pseudoneurotteri, ecc.
l'are che la natura degli insetti, dopo aver
conceduto a queste belle forme gli organi di
volo, dapprimo assai incerti e deboli nel loro
effetto, come si vede nei Pterigoti pi bassi *), ^^-^^^ZJa^Z
come sono gli Ortotteri, ad es., della famiglia ingranditi (indie orientati),
delle Blatte, dei Grilli, dei Fasmi e dei Mantidi,
abbia incamminato quella grande energia formativa, che si manifesta nelle pi
singolari variazioni ornamentali del tipo primitivo, allo scopo pi pratico ed utile
di una migliore e pi veloce locomozione, togliendo via tutto il di pi, con nuovo
indirizzo raggiungendo perfettamente anche un alto grado di estetica nelle parti-
colari proporzioni e nell'insieme vigoroso ed elegante.
Cosi per noi si procedette quando dalle primitive macchine di nostra inveii
zione. dove l'effetto modesto nel loro scopo si provvedeva a compensare con
ornamenti, scolture e ricchezza di materiale; ed ammiriamo nei musei veicoli,
strumenti, armi, belli e preziosi di molto lavoro industre ed artistico, ma che
all'ufficio al quale sono chiamati risponderebbero oggid in modo ben povero.
Tutto ci oggi conviene meglio in un tipo quasi unico, che si riconosciuto il
pi adatto; e nella forma pi opportuna, nella linea finalmente acquistata, non
inaura di una speciale bellezza.
Quei saggi uomini d'altri tempi (e non d'altri tempi soltanto), i quali non fio
vavano troppo difficile l'accordare all'unisono il pensiero umano a quello univer-
sale del mondo, non esiterebbero punto a rilevare qui di che afforzare la teoria
loro, che la natura, dapprimo mal destra, si sia sbizzarrita in tentativi alla ri
1) I Bombilius ed i Syrphus, ad esempio, sono cosi rapidi indio scatto improvviso, clic quasi
mai -i giunge a coglierli con un subitaneo colpodi retino, (piando staimi immobili sulle ali con
siderando <> succhiando un liore od una pianta,
2 ) Peni., ancora il numero proporzionale di specie attere, " con ali inefficaci in ria di re-
gressione) . piii rilevante .pianto pi gi si discende nella scala dei Pterigoti, perch niello hi
usami organi cui poco effetto pratico. Nei gruppi pi" alti (Ditteri, Imenotteri) le ali scompaiono
solo per parassitismo, o nelle societ, ina sono casi multo rari. Nei Lepidotteri solo pochissimi
casi si hanno di femmine attere.
204
CAPITOLO SESTO
<*&*4'
Fig. 212. Eumegalodon ensifer di Giava in grand, uat.
(dal Brongiart).
rena della pi opportuna conformazione dell'insetto, e che finalmente, dopo in-
numerevoli modelli, abbia rag-giunto quello che ne fa una rapidissima e vivacis-
sima macchina volante.
In realt per certo che si procede per gradi, tuttavia viventi, dalle forme
attere (Apterigoti) fino ai Ditteri, che sono certamente gli insetti pi alti, secondo
una serie di modificazioni nella
conformazione del corpo dell'in-
setto, e pi specialmente del to-
race, per le quali, grado, grado, gli
organi di volo ricevono perfezio-
namenti successivi che li rendono
sempre, pi efficaci. In altri termini
lo scopo pi in vista al quale tende
l'insetto in genere, salendo la lunga
scala accennata, . senza dubbio
quello di acquistare una grande
potenza di volo.
Con ci esso perviene ancor:!
ad una unicit di tipo molto co-
spicua. Infatti noi vediamo i Ditteri e gli Imenotteri cos similmente configurat
che gli antichi entomologi, compreso il Eeaumur, li chiamavano tutti Mosche
dividendoli poi in quelli a due ed a quattro ali, e chi volesse delineare uno schema
della forma tipica di un Dittero o di un Imenottero potrebbe facilmente ritrovarne
una che comprendesse abbastanza bene quella generale.
Ben altrimenti accadrebbe se si dovesse ritrarre un Coleottero od un Emet-
ter od un Ortottero con una figura che avesse carattere di generalit. Sono cos
svariate maniere di conformazioni, da un J!n h-
thus ad un Di/tiscus, da un Gerambix ad una
Coccinella, da un Plataspis ad una Hydrometra
e, pi ancora, da un Phyllium ad una Libellula,
ecc.. che non si pu circoscriverli evidentemente
in una unica comune linea.
Ma vi ha di pi. Alcune famiglie sono
veramente classiche per la grandissima va-
riabilit delle forme che racchiudono, anche
fra specie molto affini fra di loro. L'esempio
di alcuni pendii Membracidi, fra i moltissimi
e stranissimi che si conoscono, qui riportato,
mostri i pianto e come pu variare il solo pr
noto in un gruppo ristretto di esseri.
Cos si possono riportare esempi tolti dai
Lamellicorni (fig. 211) fra i Coleotteri, famiglia
questa il cui torace ed il capo, specialmente
nei maschi, ornato di processi a forma di
c'orna, od altrimenti, in modo spesso meravi-
glioso e pur certamente bello.
Tutta la famiglia dei Brentidi e poi mirabile pel gran
dirittura mostruose (die contiene.
Fra gli Ortotteri (figg. 212, L'i:!) poi, basti citare la singolare famiglia dei Fasmidi,
che contiene le forme le pi varie e stranamente ornate, ed in modo analogo variano
le specie della famiglia dei Mantidi. Ora, in generale, tutte queste -osi paradossali
Fig. 213. Cupo, protoiaoe e porzione
anter. del restante tronco, visti dal dorso
ed ingranditi di OhoeradodU /oliala Guer.
Men. (Mantide) (dal Guer. Men.).
numero di forme ad-
BSOSOHELKTRO fORACK 205
configurazioni, die si allontanano dal tipo classico dell'insetto pi alto in modo
meraviglioso e ci impressionano appunto perch emigrano molto al di fuori del
ripo che riteniamo dell'animale insetto, come si per noi acquisito dalle mosche,
dalle fa rt'alle e da altre specie ovvie, sono tutte anche esuberantemente ornate
di appendici varie, le quali non hanno certo che una influenza negativa nella ra-
pidit della locomozione.
Casti vedere, ad es., alcuni di questi Membracidi (figg. 21*, 226), che sono qui
disegnati, per giudicare come possono librarsi a volo nell'aria e muovervisi veloce-
mente questi piccoli insettueoli che recano colali volumi sul dosso, e taluno presenta
all'aria, di faccia, una larghissima superficie piana, perpendicolare all'asse di mo-
vimento.
Adunque, nelle forme pi basse di Pterigoti che si incontrano i pi vi-
stosi esempi di configurazione generale paradossale non solo, ma anche di mo-
struose ornamentazioni del capo,
e del torace specialmente, per
appendici variatissiine. Xegli Or-
totteri e generalmente il protorace
che (come nelle Mantidi) presenta,
lateralmente, spesso espansioni la-
minari pi o meno larghe (fig. 213)
e quelle specie che cosi sono or-
nate nel capotorace hanno anche
sugli articoli delle zampe singolari
lamine fogliacee a tre piani, come
nel caso della Eipusa gongylodes.
Molti Locustidi ed Acrididi,
specialmente esotici, hanno un
pronoto molto ricco di tubercoli e spine (fig. 212), talora assai vistosi e pi o
meno scabro, di tubercoli e spine, il capo, torace, e talora anche l'addinne, ili
molti Fasmidi, alcuni dei quali recano inoltre singolari espansioni fogliacee sugli
articoli dell'addome.
Ma ninna cosa di questo genere si vede invece nei PseucUmeurotteri, ad es.,
nelle Libellule, forme affini geneticamente agli Ortotteri sopradetti, ma che, for-
tissimi volatori, sono tagliate tutte su identico tipo, con protorace meschinissimo
e con nessuna appendice mai su alcun articolo del torace in genere.
Seguono gli Emitteri, pei quali troppo lunga cosa sarebbe l'enumerare le
modificazioni ornamentali del torace. Il pronoto, in forine affini ai nostri Cimici
selvatici comuni, si allunga, nei suoi angoli laterali, in spine (fig. 215), od in pro-
cessi diretti all'innanzi molto elegantemente, od in forme non troppo discoste dai
nostri Reduvidi, si arricchisce bellamente di un'alta cresta dentellata mediana
(fig. 214).
Anche lo scutello, che nelle comuni Cimici selvatiche verdi [Nezara) non
e eccessivamente grande e giace fra le ali superiori, pure in altri nostri Sctel-
leridi cosi ampio {Aelia, Eurygaster, ecc.) da ricoprire tutte le ali. ma assume
dimensioni incredibili in forme esotiche, alcune delle quali mirabili per tinte
brillanti e delicate, come, ad es., nei generi Gallidea, Plataspis, Ceratocoris ed in
tutta la famiglia dei Plataspidae in genere (fig. 217), nei quali anche, non di
rado, il capo del maschio armato di robuste corna, come nei Ceratocoris e
neWElapheoz/gum che disegnamo (fig. 217, B, C).
Ma ancor pi variano le zampe, particolarmente le posteriori, che talora sono
grandissime, con tubercoli spiniformi, leggermente depresse nella tibia (fig. 227)
Fig. 214. Priono/us crislatus L. dell'America.
A, grandezza naturale del solo corpo.
206
CAPITOLO SESTO
e che, ad es., nei Platyscelis (flg. 228) e generi affini, mostrano una larghissima
espansione fogliacea nel mezzo della tibia.
Ma negli Emitteri Omotteri, se le zampe, in generale non presentano strani
aspetti come negli Bterotteri, assai
pi variano invece le ornamenta-
zioni del capo e del torace.
Gi del capo si detto ricor-
dando le Lanternarie e generi affini,
ma il protorace si eleva in squame
e corna anche in specie nostrali,
come, ad es., nella comune Ledra
aurita e nel nostro Centrotus cor-
nuti mostra due corna laterali ed
un lungo processo impari mediano
diretto all'indietro. Questo Centrotus
rappresenta da noi il gruppo dei
Membracidi gi citato, uei quali il
pronoto assume, in moltissime spe-
cie, forme svariatissime ed incre-
dibili, sia che esso semplicemente
allunghi all'indietro, rotondandosi invece all'innanzi (Darius), sia che dagli
angoli mandi fuori due robuste corna, o dal centro una appendice a forma
di ancora o processi collegati in un sistema a rigonfiamenti mammellari (Pop-
pea, Oyphonia) o che si espanda in una grande ampolla di varia forma rotonda
Fig. 215. Fig. 216.
Fig. 215. Edessa Bubalus Pers.
a, grandezza naturale.
Fig. 216. Tingi* pyri L.
6, Bua grandezza naturale.
A B C i>
Fig. 217. A, Callidea Baro Fbr.
o, grandezza naturale del corpo senza gli arti.
B. C. I due sessi di un Eterottero della famiglia dei Plataspidi (Blapheoxygum Gotlzci Kuulg.)
veduti dal dorso, ingranditi circa 3 diametri.
B, femmina ; 0, maschio (da Kuklgatz).
D, Plalasjns eocdnelloides Laporte.
o compressa, reticolata o liscia, come nella specie dei generi Aeda, Membracis,
Combophora, ecc., oppure che si allunghi in ampollette successive vuote, spinose
o reticolate come negli Heteronotus ed altri generi parecchi, o che si innalzi su-
perbamente quasi a perpendicolo sul dorso, semplice <> biforcato come nei Lu-
ESOSCHELETRu. TORA< E
207
Fig. 218.
Pie. 219.
Fig. 226.
Varie specie di Hembracidi esotici ingranditi.
(La grandezza naturale indicata dalla linea o dalla croce che si trova accanto a ciascuno).
fiata Fabr. del Brasile: flg. 219. Memoraci /oliala Fabr. del Brasile: fig. 220. Bcieronotut jtatoli-
neatut Fabr. del Brasile : flg. 221. l'uphonia baccal (Jeron. del Brasile: fig. 222. Remiptycha punctata Fabr.
. 223 Dzrius oiir-aceut Fabr. del Brasile: tig 224. Pnlyalypta cottala Barm. del Messico;
Anchora Pertv del Brasile; n T . Z.-Z ,), che aumentano li
poi in lunghezza e solo in processo di tempo appare la segmentazione, <>v S ia la
di\ isione in articoli.
Quanto al significato morfologico delle zampe toracali e sorta e vige tut-
tavia discussione per coordinarne la presenza a quella degli stili addominali nei
Tisanuri ed anche a quelli ventrali delle Scolopendrelle.
i
210
i A.PITOLO SESTO
Quando si tratter dell'Addome si vedr con sufficienti esempi quello che per
stili addomi nidi si intenda. Per ora basta richiamarsi al gi detto a proposito
degli steriliti, parlando del troneo. Le due subcoxe, talora fuse in un unico pezzo,
danno origine, nel loro orlo posteriore, alle cosidette vescicole ed agli stili, e ci
nell'addome di quasi tutti i Tisanuri. come sul ventre delle Scolopendrelle (flg. l(i.">).
Gi il Latreille chiamava queste appendici piceli esapodi) vere zampe addominali e Balfour
concordava in questo pensiero. Ma Gervais le considerava per false zampe ed il Burmeister, per
ragioni . Tarso.
Flg. 233. Zampe ad articoli poco eteronomi.
A. di Miriapodo (Diplopodo) ; B, toracica di larva di Tentredine.,
(Blennocampa melanopygia, Costa); C, di Collembolo [Megar
lothorax minima* Will.j (da diversi autori).
L'anca o coxa ] ) tipicamente articola ooll'orlo posteriore Fig. 234. Zampa cursoria
...... ,. tipica (Coleottero).
ilelln sterilite, compresa cio tra il metasternite di un somite e
. . ,. . . 0. anca ; Tr, trocantere; F , lemore ;
l'acrostemite del successivo. Pili raramente e sempre al di fuori y^ tibia: T, tarso di cinque arti-
dei tipo lo sterilite pu espandersi anche dietro la fossa pedale coli(l-5); IT, unghie (dal Targioni).
che appartiene alla sua appendice.
L'anca articola specialmente sul suo orlo esterno, superiore, con un condilo dipendente dal-
li Verhoeff, in uno dei suoi pi immaginosi lavori (Sulle zampe dei tracheati, 1903) si chiede
.osa sia l'anca e per rispondervi studia la muscolatura delle zampe, continuando quanto aveva
tatto in altro scritto dello stesso anno sul torace degli insedi, giungendo per ad una tale con-
tusi. no- nella nomenclatura degli articoli delle zampe che non e possibile m- prudente seguirlo
su questa via. tanto pi che egli ha preso per base di sicura consistenza di tutto il suo '(lincio,
al solito, la muscolatura, cio precisamente un complesso di cose fra le pi variabili, anche pi
degli stessi pezzi tegumentali.
esosi ini i riso.
213
Coxc 3. paio.
A , di Gryllus degeitua vista esterna-
mente ; B. di Cicada plebea adulta
vista di faccia; C, della stessa vista
dal lato esterno. a. basicoxale : b,
intercoxale ; e, dorsale.
l'epistemo uri casi ili maggioro semplicit, da episterno ed epimero in nitri, da episterno epimero
e trocantino in quelli pi complessi (Periplaneta).
(..mesto articolo piti frequentemente < tronco-conico, uni ori Coleotteri esso trasverso e ruota
come un oilindro lungo sul suo asse maggiore, che e perpendicolare a quello longitudinale del
corpo.
Gi Boriose ilsMi riconosceva nell'anca dei liassi inselli (Gryllus) parecchi scleriti formanti
le pareti, cio cinque (precoxale, basicoxale, intercoxale esterno,
intercoxale interno, dorsale). Il primo corrisponde al trocan-
tino, ili altri quattro spettano veramente all'anca. Perl'in-
tercoxale interno non sempre bene distinto dal dorsale.
Lo aderite principale e il basicoxale (anche perch e il
primo a comparire, come si rileva nelle vere zampe di bruchi,
dove il pezzo pertinente ad una zampa e quasi in contatto,
sulla linea sagittale col corrispondente della zampa dell'altro
lato) iti";. 210). Innesto occupa la l'accia anteriore dell'anca,
atre il dorsale, alquanto pi piccolo, ne occupa la taccia
posteriore e l'interooxale esterno si intercala largamente fra i
due sulla l'accia esterna.
Cotale disposizione si trova pure nelle nuche di Omotteri,
a 1 es. : di Cicala, dove anzi il dorsale si allunga in una
robusta squama triangolare che termina libera ed acuta
(fig. 235).
In altri insetti l'anca sembra composta di uno sclerite
unico e presenta solo dei solchi longitudinali (liste) corrispon-
denti ad apodemi lineari all'interno. Nei Coleotteri un solco
lineale ohe percorre per lutino tutta l'anca divide tuttavia il
pezzo dorsali' dal basicoxale (fig. 236).
Nei Collemboli, Willem trova due segmenti che precedono
l'anca (Poduridi, Sminturidied Entomobriidi). Tali segmenti
sono poco riconoscibili nei Tisanuri e li considera per omo-
loghi del trocantino. Ma il Verhoeff giustamente esclude
tale ipotesi. D'altronde questi pseudo-articoli non possono
omologarsi agli scleriti sopracitati dell'anca, per inulte
ragioni. E supponibile quindi non si tratti di veri articoli,
ina solo di pseudo-articoli.
Le variazioni in proposito, accadono nel nu-
mero dei segmenti componenti il Trocantere ed
in quelli del Tarso.
Infatti il Trocantere spesso duplice (fio-. l'37, C)
(zampe anteriori e medie in taluni Imenotteri ; in tutte negli Imenotteri endot'agi
nonch Tentredinei ed Uroceridi).
Il Tarso poi pu essere di un solo articolo, di due. di tre, quattro o cinque,
e pu essere uguale in tutte le tre paia (Omomeria) <> variare da un paio all'altro
{Eter omert). Per quest'ultimo carattere una grande sezione di Coleotteri e detta
degli Eteromeri (5 articoli nei tarsi del 1." e -." paio; 4 in quelli del 3. e
questa disposizione si indica colla formula 5-5-4. In altri Eteromeri, abbiamo
invece 5-4 4, od anche 4-4-5). Eteromeria per riduzione nel numero dei segmenti
tarsali del 1 ." paio abbiamo nei Lamellicorni ed in Lepidotteri diurni, come in
alcune Cimici d'acqua [Naucoris, HT&pa, Eanatra, Coristi, ecc.).
Il numero degli articoli tarsali per uguale in tutte le zampe nel maggior
numero di insetti ed il pi comune quello ili cinque. Non di rado (molti <'<>
leotteri) il quarto articolo cos ridotto che quasi pu dirsi nullo.
Quattro articoli nei tarsi hanno pochi insetti, ad es.: Termitidi, Locustidi, in
aleniti E trini ridi.
Fig. 236. Estremit posteriore dello
sterne '.'<." di Vytiscus adulto recante
le coxe dell'ultimo paio {a sinistra si
vede anclie il trocantere Te, ed il fe-
more F della zampa).
g 3 , stornello 3 : bc, basicoxale: rf. rimanente
dell'anca (cr 3 ) ; Eti* epinicio terzo
214
CAPITOLO SESTO
Tre articoli sono nei Grillidi. Acrididi, Wmbidi, Forficulidi, alcuni Psocidi,
Perlidi, Tisanuri e Strepsitteri, e nella maggior parte degli Emittori, in parecchi
Omotteri, Odonati e in alcuni Coleotteri. Due articoli si contano nei tarsi ili parecchi
Fiu
C 1) E
237. Zampe di varie specie (insetti adulti).
A, zampa pulitrice ridotta (1. paio di Ropalocero) ; B, ambulatoria bene sviluppata dello stesso (2. paio) ; C, ambulatorift
con trocantere duplice di Srex ggas ; D, natatoria (3. paio) di Dt/tiscus ; E, raccoglitrice, pelosa di Dasi/poda :
F, raccoglitrice con cestella di Ape operaia (3. paio) : e, anca: ti' (tr '). trocantere; /, femore; tb, tibia: fs, tarso
(dal Lunardoni).
Fig. 23*. Piede sallaloro
(3. paio. Gri/llus).
Rincoti, sia Emitteri che Omotteri. in molti Psocidi, nei Fisapodi, in alcuni Ti-
sanuri. Strepsitteri etl in tutti i MLallolagi.
Un solo articolo si rileva nei tarsi di Poduridi, Pediculidi e Coccidi (nonch
in alcuni Tisanuri e nelle zampe anteriori di Cimici
d'acqua).
Le larve degli insetti metabolici provviste di zampe
toraciclle hanno tarsi sempre di un solo articolo.
La zampa tipica la cursoria
(flg. 234), cio quella il cui ufficio
esclusivamente di locomozione ambula-
toria e pu essere descritta con anca
breve a tronco di cono od altrimenti
configurata ; trocantere brevissimo, a
tronco di cono rovesciato, semplice o
(per solo sdoppiamento) duplice ; la
coscia o femore lungo, fusiforme; la
tibia lunga quanto il femore, cilindrica o leggermente conica (a
rovescio); il tarso lungo meno della tibia, terminato da due
unghie od altro apparato di adesione.
Ma da questo primo tipo, certo pi semplice, procedono, in
rapporto con uffici diversi, zampe variamente configurate e modi-
ficate (fig. L'.'T). le (piali assumono con nuovi aspetti ani-Iti deno-
minazioni particolari. Ne cito alcune.
Piede saltatorio (Ortotteri saltatori, Pulieidi, alcuni Coleotteri
fra i Crisomelidi, ecc.) pi robusto delle altre paia e colle coscie
fortemente ingrossate; (solo paio posteriore) (fig. 238).
Piede natatorio ordinariamente nel secondo e terzo paio (nei
Coleotteri ed Emitteri acquaioli) colla tibia saldamente riunita
al tarso il (piale e rigido nei suoi articoli; ambedue insieme allargati, piatti e
resi ancora pi larghi da peli ftti laterali, una vera conformazione a remo
(figg. L':;7. I); 239).
Piede fossorio per scavare il terreno, sia molto semplicemente con una tibia
alquanto allargata e denticolata all'esterno (Lamellicorni), sia breve, colla tibia ed
Fig. 239. Zam-
pa 3." pam (na-
tatoria) di li-
rinide.
Cx , anca; F, femore
T, tibia; Ti, tarso.
I SOSCHE] 11 1.". rORACE
215
Fig. '240. Zampa anteriore ili Cicala ninfa (('.piemia).
A, vista esternamente ed abbastanza aperta : E, iti. semichiusa .-
C, vista internamente e chiusa : D, apice del femore, tibia e
tarso pi ingranditi ( visti di dentro). C.r. anca ; Tr, trocan-
tere ; F, femore; T. tibia; TV, tarso; g. lamina incisoria del
femore; 8^, della tibia; s ed *|, costituiscono la cesoia.
1 tarso allargati ;i guisa di pale dentate (Grillotalpa). Naturalmente solo il
piede anteriore cosi configurato.
11 piede fossorio dei Lauiellicorni rappresenta la maniera pi semplice ili zampa destinata
alla sola escavatone del terreno, ma altri ^
esempi pi complicati dimostrano una mol-
teplioit ili affici, ed e bene tenerne ap-
positamente parola.
11 piede anteriore dille larve e ninfe
li Cicada (fig. IMO) che vivono, come
ognuno sa, nitro terra, conformato certo
per la escavazione o meglio per allontanare
il terreno dinanzi al capo e fare strada a
tutto il corpo e perci esse sono molto
robuste e eoi femori larghi e piatti anche
pi delle tilde. Ma questo ufficio non
l'unico. La tibia termina in una robusta
nngliia. elie si oppone esattamente ad un
valido e ben acuto sprone, che procede dal
femore, di guisa che, nel loro complesso,
questi due articoli formano una poderosa
tenaglia con punte acutissime, insomma la
zampa e egregiamente ra]itatoria non meno
di quella dei .Mantidi e certo anche meglio
di quella anteriore degli Idrocorisi, dei
li'eduviili. eco.
Altro e pi singolare ufficio hanno
queste zampe e lo possono compiere benis-
simo mene ima particolare disposizione.
Il femore porta, lungo l'orlo infero-esterno, in prossimit dell'articolazione colla tibia, una
alta e tagliente squama dura, sulla quale striscia,
serrandosi la tibia sul femore, un'altra squama
tagliente, elle appartiene alla tibia e decorre lungo
l'angolo intero-esterno, in prossimit della detta
articolazi Si ha insomma assolutamente una vera
e propria forbice, del tutto identica a quella che
usiamo noi e che si comporta in modo del tutto
conforme, salvo che quella dei detti insetti e molto
pi tagliente di qualsivoglia nostra, giacchi- alla
lente li' due squame ricordate mostrano il filo molto
sottile e le nostre forbici, anche le pi delicate, allo
stesso ingrandimento fanno vedere un taglio gros-
solano in modo desolante.
(do un apparecchio tanto perfezionato, le larve
,. le ninfe di Cicada possono molto agevolmente re-
cidere le piccole radici ed anche quelle meno piccole
che incontrano sul loro terreno e ci con estrema
facilit, in sostitu/ione delle mandibole masticatorie
che non possiedono.
In conclusione, le zampe anteriori delle i
forme giovani sono non sol,, organi per rimuovere
il terreno. ma anche eccellenti tenaglie a pinzeti
taglieiitissiine forbici.
Il pi bello e pi citato esempio di piedi fossori e quello mostrato dalle zampe anteriori
del Grillotalpa. Quivi il femore molto largo e breve, e porta un forte dente inferiore.
brevissima, molto larga e terminata in quattro robustissimi
Fig. 241. Zampa anteriore ifossoria)
di Grillotalpa.
A vista internamente ; B. esternamente. Lettere
come a figura precedente salvo che Ts x , ultimi ar-
ticoli tarsali; ". orecchio; p. sprone.
lobi dentiformi, duri. Il tarso e bre-
216
CAI-ITOMI SESTO
vissi mo addossato alla faccia interna della tibia e possiede due robusti denti duri, arcuati in di-
rezione opposta a quella della tibia e termina finalmente coll'ultimo articolo piccolissimo. Ci e
mostrato benissimo dalla fig. 241.
Ora questa zampa, che certo un eccellente e poderosissimo organo di escavazioue. ha anche
altro ufficio molto importante e che compie assai bene. Il tarso ha, sulla tibia con cui e a stretto
contatto, uri movimento di rotazione sul suo condilo articolare, col quale movimento, restando la
t'aeeia interna del tarso in eontatto strettissimo con (niello della tibia, ed essendo gli spigoli dei
denti dell'uno e dell'altra molto taglienti, si vede benissimo che questo apparecchio si comporta
ed e anche loggiato esattamente coin quelli' cisoie multiple in uso per depilare o per recidere
le erbe, falciare il grano, ecc.
Anche questi insetti hanno a loro disposizione potenti forbici e mostrai he non siamo pre-
cisamente noi i primi animali clic ne abbiamo fatto uso; la scoperta nostra, ma il sistema
antichissimo.
Ecco come avviene che un cosi tirare danno compiano le Grillotalpe e le giovani Cicale (basfi
vedere quello che la la C. a< ptemdecim in America), recidendo spietatamente e con grande atti-
vit le radichette di piante varie che incontrano nel loro passaggio.
Piede raptatorio, per afferrare altri insetti (nel solo 1. paio) conformato come
nelle Mitti.s. ma in modo
corrispondente anche in molti
altri insetti predatori fra i
Xenrotteri, Emitteri, ecc.
(fig. 242).
Altre variazioni avven-
gono in riguardo allo svi-
luppo delle zampe che, molto
rilevante negli insetti linoni
corridori o saltatori, scema in
altri fino a trovarsi insetti
apodi, cio con zampe tutte
mancanti, fra quelli che conducono vita parassitaria od altrimenti non hanno
occasione di locomuoversi per compiere gli uffici a cui destinato l'adulto;
scomparsa di organi, adunque per non uso. Ad es.: mancano i tarsi in ambedue
i sessi od in un sesso soltanto nelle zampe anteriori di parecchi generi di Laniel
licorni scavatori. Talora vengono meno i tarsi anche nelle altre zampe (Steno-
sternus) o sono ridotti quasi a nulla. Le zampe anteriori sono molto ridotte ed
ormai imitili come monconi in molti Lepidotteri diurni (fig. 237, A).
Pi rara e una riduzione nello sviluppo dei soli arti posteriori (nella Xya
variegata Citar])., mani-ano i tarsi dell'ultimo paio).
Riduzione di tutte le zampe insieme, fino a scomparsa totale, si ha nelle forme
parassitarie, che per non si locomuovono altrimenti o fisse che dire si voglia,
sieno esse parassite di animali o di piante.
Nel gruppo delle Cocciniglie molto evidenti' questo fatto pel passaggio da
forme con piedi bene sviluppati tino a quelli in cui essi mancano del tutto in un
solo sesso (femmine di BiaspiU).
Negli Strepsitteri, le femmine che sono parassite tisse di Imenotteri Apidei
e Vespidi, sono all'atto senza alcun organo di locomozione.
Apode per non uso sono anche le femmine di Psyehe (Lepid.), che rimangono,
anche adulte, nel follicolo larvale.
Nelle larve degli insetti a metamorfosi completa si notano molti casi di
apodia; intendo di mancanza degli arti torneici che sono le zampe vere.
In generale le larve viventi in ambienti ristretti, come entro terra, in gallerie
entro il legno 'Coleotteri lignicoli minatori), od entro le foglie (Lepid.), mancano
a B
Fise. 212. Piedi raptatori (anteriori).
A iti Manti* : l, iti Belostoma {Idroeoriaidel. Solite lettere.
BSOSCHELETRO.
211
di zampe toraciclle per locomuoversi profittano con maggior vantaggio ili callo-
sita dorsali e ventrali su quasi tutti i segmenti. Sono apode ancora larve che
nascono assolutamente immature, in uno stadio cio che pu corrispondere a quello
in cui appena sono posti i rudimenti degli organi boccali. Questo stato immaturo
pu vivere per ci elle trova molto abbondante e tacile il cibo, sia in sostanze
organiche putrescenti (larve di mosche), sia in sostanze animali vive (larve di
Imenotteri endofagi), oppure in una cella bene riparata, dove la madre previdente
ha ammassato molto cibo e sufficiente per tutta la vita larvale o dove le larve
stesse sono nutrite di volta in volta (Api, Formiche, ecc.).
Felle larve con piedi toracici bene evidenti si osserva per ehe questi sono
divisi in articoli pressoch omonomi, cio secondo una eteronomia che pu essere
paragonata a quella dei Miriapodi, ma non pi in l (fig. 233).
Appendici delle vampe. Mentre diremo nei capitoli relativi alla biologia di
ci ehe riguarda il modo di camminare od altrimenti loeomuoversi degli insetti
merce le zampe, conviene ora accennare a speciali appendici ehe sono sui seg-
menti di questi arti.
Fra le appendici non annovero (perch non articolate alla base) le espansioni
membranose che si rilevano a met circa della tibia in alcuni generi di Emitteri
esotici {Platiscelis), od a met del femore in Fasmidi e Mantidi, pure forastieri.
Ci rientra tra le ornamentazioni e non sembra quindi che possano
attendersi una spiegazione di ufficio diretto.
Ma nelle zampe si notano apotisi acuminate, ad es. lungo il
lato posteriore della tibia di Ortotteri saltatori (fig. 238) e aumentano
l'efficacia difensiva delle zampe del 3. paio, come altre spine
sono internamente sui segmenti maggiori delle zampe raptatorie
(fig. 242) e servono ad inchiodare la preda stretta fra i detti
segmenti, ecc.
I peli (die si sviluppano anche sulle zampe come dovunque
altrove sulla cuticola degli insetti, possono, nelle zampe stesse,
assumere uffici ed aspetti particolari.
Si u'i velluto (die essi concorrono, nelle zampe posteriori di
insetti acquaioli a rendere pi larghi i due segmenti ultimi, con
maggiore effetto nel nuoto e si potr vedere in molti Imenotteri
dei gruppi piti alti una speciale disposizione di peli su arti diversi
intesa a permettere la raccolta e trasporto del polline, t-vc
(fig. 237. E, F).
Ma tutto ci non cosa tanto comune come la speciale
modificazione di alcuni peli, ad es. all'estremit della tibia (o dei
segmenti tarsali) per cui (preste appendici sono rese molto pi
robuste, lunghe ed acute e prendono il nome di Sproni, con ufficio
nella locomozione nelle zampe ambulatone e saltatone (nelle rap-
tatorie vi ha unghia acuta e robusta).
Crii sproni non mancano mai in nessuna zampa locomotoria e
sono poi grandissimi, ad es., nei Lepidotteri, specialmente nei
Microlepidotteri (fig. 243). Essi sono in numero da uno o quattro.
Talora queste appendici sono piti o meno allargate a foglia lanceolata, e ci
quando tutta l'estrema tibia tende ad allargare a campana, come, ad es., e nelle
tibie posteriori del Typhelicus Gerion (fig. 244).
Fig. 243. Zaru-
i >i ::." paio 'li
Microlepidottero
(PteroforMe)coi)
sproni tibiali ed
al 1." articolo
del tarso.
A. Beri Oli Imi ni. I. 2*.
218
CAl'lTnl.n SKSTn
P!g. 244. Sproni allargati alla estre-
mit della tibia espansa nell'adulto
ilei Ti/plielicus Gerioii.
T, tila : 7', tarso; g, sproni; (B lo
stes90 che C, ma solo una parte, pi
ingrandita).
Ma una piti singolare modificazione nell'unico sprone delle tibie anteriori
degli Imenotteri specialmente dei pi elevati. Esso in generale molto allargato
e si oppone ad una profonda intaccatura semicircolare, che scavata nella base
interna del primo segmento tarsale. Inoltre questa fossetta tutta rivestita di
spinette fitte e di eguale lunghezza e simula per-
fettamente un pettine, anzi un vero pettine a
margine concavo.
Nell'Ape e negli altri Apidei questo organo
raggiunge il massimo perfezionamento (V. Appa-
recchi di toilette ).
Organi di adesione. Alla estremit dei tarsi
sono collocati quegli speciali organi di adesione
per cui gli insetti fanno presa sui corpi sui quali
si muovono. Spesso questo complesso degli organi
cosi delicato ed efficace da far aderire gli insetti
anche sui corpi pi levigati, come, ad es., il vetro
stesso e nelle pi svariate posizioni.
Essi possono dividersi in due gruppi, cio un
complesso di appendici adesive derivate da trasfor-
mazione di peli e che rivestono pi o meno fittamente la pianta del tarso, inoltre
unghie od altri organi dell'estremit del tarso
stesso.
Dei primi si dir a proposito delle appen-
dici cuticolari essendo col la loro posizione
morfologica ; degli altri si d un cenno subito.
Due maniere distinte di organi apicali ade-
sivi troviamo, a seconda cio che gli uncini od
unghie vi hanno la maggior parte e le membrane,
quando esistono, interposte, non sono per nulla
retrattili ed estroflessibili (maggior parte degli
insetti); oppure, per converso, le unghie sono
piccola parte dell'intero organo di adesione ed
anche poco attive o nulle, e tra queste sta
una borsa membranosa estroflettibile, contenente
liquido speciale, che trasuda dalla membrana e
provoca l'adesione (Fisapod).
Cominciamo dalla prima pi comune maniera
(fig. L'45) di organo adesivo.
Si veduto che nelle larve l'unghia terminale
generalmente unica (due unghie si trovano
per nelle larve di < 'arabidi e gruppi affini e
di alcuni Xeurotteri), e non presenta alcun altro
organo complementare. Negli adulti in generale
le unghie sono due (una sola nei Pediculidi, in
Tisanuri, nei ('orridi in alcuni Mallo/agi lei
mammiferi ed in parecchi Ortotteri, Coleotteri, Neurotteri od altri insetti), e quasi
semine tino ad un certo punto indipendenti (pure esse sono riunite alla base pi
o meno estesamente in molti Curculionidi) > si trovano, tranne che \vi\VH alobate $
(cimice corrente sulle acque del mare, colle unghie situate a met circa della
taccia inferiore dell'ultimo segmento tarsale) si trovano, dico, all'apice stesso
Fig. 245. Organi tarsali di adesione
di Callphora.
A. visti di faccia dal di sotto ; B. visti di
lato. a, unghie : &, pulvilli; e, spina im-
pari (ila Lowne).
ESOSCHELETRO.
219
dell'ultimo segmento del tarso, in generale pi Lungo degli altri e claviforme, cio
ristretto alla base, pi largo all'apice l ).
Le unghie hanno, ordinariamente, forma di roma o . Qribatea latipes K. (Da pteroia. isolata); l'. Oribates elimatus K. a pteromorfe aperte: Ea,
pteromorfe isolate dello stesso): F. lo stesso a pteromorfe chiose; Ad, addome. Tatti molto ingranditi (ila Berlese).
ili Periplaneta femmina in confronto del mesotorace, gi illustrati) le ali tanno, quanto ad iuvo-
luzione, cammino assolutamente inverso, tino a non distinguersi pi dal tergite medesimo da cui
sono provenute.
N sono gli insetti i soli Artropodi nei quali lo scudo tergale da origine ad espansioni ali-
formi, mollili.
Considerando i pi alti Oribatidi ti".. 249) tra ^li Icari, si riconosce ima serie che pu co-
minciare, ad es.. eoi Idacarus, io-i quali lo scudo dorsale addominale non fa espansioni laterali di
-irta. Per attraverso il genere Oribatula in cui sono rudimenti fissi di piccole espansioni laterali ed
222
CAPITOLO SESTO
alcuni pii bussi Oribatea, in cui le espansioni .sinici maggiori, ma male articolate sul tergite, si passa
finalmente agli Orbates alatus Herm. ed affini, nonch ai Pelops, nei quali vi hanno grandi espan-
sioni alitarmi, articolate eoi tergite e che si possono espandere o ritrarre per muscoli propri e
che servono a proteggere le zampe. Nell'Oc;/),)/, pterinervis Can. .si vedono anche vistose traccie
di reticolazione ed areolazione.
(hi affermasse che queste appendici rappresentano ali in via di evoluzione non potrebbe in-
contrare serie obbiezioni.
Data la tipica forma allungata dell'insetto, non si possono ammettere organi in origine pro-
tettori delle zampe, ma bens delle parti molli del corpo, ad es., fianchi ed addome, espansioni
che pi tardi hanno potuto variare di ufficio.
Giova ricordare, a questo proposito, la strana larva di insetto vicino alle Efemere, scoperta
nel 1708 dal Geoffroy, che la chiam Binoole queite enplumet (trovata nei dintorni di Parigi ed
al Madagascar, classificata da Latreille fra i Crostacei (fig. 250).
Classificata accanto agli Apits ed ai Limnlns e dal Joly (1871); studiata
meglio su individui raccolti nella Garonua; fatta trasformare in adulto e
riconosciuta per un vero Pseudoneurottero dal Vayssiere su esemplari raccolti
nel Eodano (1878), adulti nel 1881.
In questa singolarissima larva, dopo il capo bene distinto, il dorso si
vede ricoperto per la massima parte (tutto il torace ed i primi sei anelli
addominali) da una grande lamina a guisa di astuccio, duplice come due
elitre saldate per lo lungo, lamina che protegge cos il torace e quasi tutto
l'addome al dorso e. deriva dai tegumenti del protorace uniti ai foderi delle
ali anteriori. (Essa lascia libero un foro (o nella fig. 250) pel quale passa l'ac-
qua che ha servito a bagnare le branchie nascoste sotto il grande scudo).
Anche gli esempi recati innanzi da Miall e Deuny nel libro sulla Periplaneta
(1886), che si riferiscono a larve di altri Pseudoneurotteri acquatici, .secondo
le figure e descrizioni del Vayssiere e le serie obbiezioni del Palmen alla
ipotesi di Oken, ripresa pi tardi dal Gegenbaur, di una omologia fra le ali e
le appendici branchiali di alcuni insetti acquatici, sono molto fondati ed hanno
grande valore contro la ipotesi stessa. Riprenderemo l'argomento quando si
tratter del sistema respiratorio.
Fig. 250. Larva
di Proso/jisfoma
veduta dal dorso
ingrandita.
o, apertura dorsale
(da Vayssiere).
Regioni dell'ala. - - Ma miglior luce si ritrae circa la natura
dell'ala dalla diretta considerazione dell'organo per se, nei diversi suoi gradi di
evoluzione in insetti vari.
Giova assai, a questo proposito, considerare l'ala rudimentale posteriore di
Peripli/ m tu maschio assieme a molte altre che si potrebbero citare '(fig- 163,3, M).
Si vede con tutta chiarezza (fig. 251) che le quattro fondamentali divisioni
del tergite gi pi volte accennate, si continuano anche nell'ala e la lamina di
questo organo essa pure divisa in quattro parti successive, corrispondenti a
quelle del tergite e rette appunto da queste. Infatti :
L'acrotergite si continua colla porzione precostale dell'ala (anteala, tegula).
Il protergite costo-cubitale dell'ala (preala).
l mesotergite anale dell'ala (interala).
Il metatergite postanale dell'ala (postala, squama).
Il Voss (1905), pur non specificando cos nettamente le cose, ha per veduto ed indicato, nel
metatorace di Gryllus domesticit i quattro scleriti toracali e tre almeno delle regioni in cui l'ala
va divisa. Difatti, nell'ala posteriore e sempre quasi mancante la antisala, e di ci il Voss non la
potuto tener conto. Ma nel mesotorace lo stesso Autore divide l'ala in quattro parti, clic sono:
parte preeo9tale (= anteala); costale ( preala); anale (= interala): lobo anale (= postala o
squama). Anche il tergite del metatorace e diviso in quattro parti, cio lamella pretergale (= acro-
tergite); .latto (diviso in due parti secondo altro modo dal razionale) composto di pr- e meso-
tergite e finalmente postscuto ( metatergite).
L'acrotergite dall'Autore non bene distinto dal fragma (mesofragma) regge la pseudo-clavicola,
ohe il Voss chiama specialmente lamella pretergale; il protergite (non bene distinto dal mesoter-
KSOSCHKLETRO. TORACE
223
gite) per benissimo rappresentato prodotto sui lati del metatergite in un pezzo che cli-t t <>
leva tergali e regge la piastra tergale mediana (- proptero); mentre la j>i:i st 1:1 tergale posteriore
sotergite) ed il legamento, non
indicato da speciale voce, sono giu-
stamente ascritti al metatergite.
/"*
Pig. '-'."il. Tergite detoraoe alifero diviso nello quattro regioni
o corrispondenti regioni dell'ala (schematico).
ne, acro-; pr, pr- ; ms. meao- ; mt, metatergite : tta, anteala ; pra,
preala ; io-, interala : psa, postala. Per le lettere nell'ala a deRtra e
dei pezzi basali dell'ala Tedi pi'i innanzi.
Questa suddivisione si
mantiene anche nella pagina
inferiore dell'ala, ma senza pi
corrispondenza coll'epiniero, che
e un pezzo unico bens, per
cogli scleriti che si intercalano
tra l'ala e le pleure (V. anche
ti;;'. L63, li, a destra).
Su tutto ci ritorneremo parlando specialmente della lamina alare e dei pezzi
con cui essa articola al tergite ed alle pleure.
Numero delle ali. Il Cholodkovsky (1SS6) considerando il protorace di
Geometra papilionaria rilevava espansioni laminari che egli omologava senza pi
alle ali degli altri somiti toracali. Sono queste espansioni i Patgi, clic si sono
gi veduti trattando del protorace e che si rinvengono in moltissime altre specie
li Lepidotteri ed ancora in Fulgoridi, Tricliotteri ed Imenotteri e trovano riscontro
anche in Pseudoneurotteri ed omologhi anche nei Ditteri, ecc. come si veduto.
Da ci a ricordare le specie t'ossili di Lithomanthis x ) nelle quali si sono
volute riconoscere ali anche ni protorace, cio espansioni aliformi (non articolate
pero) e quindi ad attribuire al Protentomon, od insetto primitivo, sei ali, stato
sollecito il paSSO.
Disgraziatamente i tipi appunto appartengono a gruppi nei quali anche og-
gid si< trovano forme con larghissime espansioni toracali (tg. 213) e perci
l'invocazione alle forme fossili rappresenta una testimonianza molto discutibile.
Quanto poi ai Potagi (fig. 252 e precedenti, vedi Protorace ) la omo
logia colle ali molto pi remota. Si gi mostrato che essi null'altro sono
se non espansioni del
metatergite, da omolo-
garsi a quelle reggenti il
legamento negli altri ter-
giti presso molte specie
(particolarmente Ortot-
teri, Pseudoneurotteri,
Omotteri) e quindi se
si omologassero allo en-
tello grandissimo degli
Eterotteri ad es. , dei
Coleotteri, sarebbe meno
irragionevole costi. Invece
le ali sorgono per fram-
mentazione laterale del-
l'intero tergite e vi pren-
dono parte tutti i suoi quattro scleriti, perci se possono decorrere omologie trai
Fie. 252.
Tegule e Pataffi
A, torace di Stthinx dal dorso mostrante in Pt i patagi ed in Tg le tegole di
cui la destra sollevata (A t ala prima; A 2 , ala del Becondo paio) ; Mst, tnc-
BOtorace ; M't motatnrace. B, capo e prima parte del torace di Bombicide
{Itasioeampa Otu) visti di lato; C, capo; .1. base delle antenne; O, occhio;
Jfo, mandibola; F't. patagio ; CI, collo: I. iugulari; /?,. epmero del pre-
stito; , sterno: Tt. troc.tntino : >S'. stigma 1. paio; ift, nieSOSCBtO ; T. tegola;
1 ala del 1. paio.
l ) Ad os. /.. carbonaria scoperta dal Woodward nel l*7ti e la !.. TToodwari Brong
.lei Carbonifero . lo Scudderia (S. spinosa, S. lobata).
224
CAPITOLO SESTO
vari scleriti derivati da tutti e tre i tergiti nelle larve di Carabidi esemplificate,
la stessa cosa non pu accadere tra i patagi e le ali, e l'esempio delle larve
di Coleotteri sopracitati non pu concludere ad una originaria forma con tre
paia di ali, di cui due anche nel protorace, ina ad una comune tendenza dei
tre tergiti a modificazioni primitivamente conformi, salvo che in seguito nel pro-
torace tutto rimasto allo stato rudimentale od il tergite ritornato a ricomporsi,
mentre negli altri due tergiti i primitivi frammenti hanno assunto un particolare
incremento, dando origine alle ali odierne.
pi prudente, per ora, attenersi a questa pi modesta maniera di vedere.
Successive modificazioni delle regioni in cui si divide la lamina alare. Mentre la
preala e l'interala assumono gradatamente maggiore sviluppo, le due parti estreme
invece (anteala e postala) si riducono sempre pi.
I /anteala per mantiene un primitivo grande sviluppo nelle sole ali anteriori
e negli insetti alati pi bassi, cio negli Ortotteri, formando tutta la regione
precostale che non ha nervature principali ed grandissima specialmente nei
Grillidi, Blattidi, Locustidi ed Acrididi, nei (piali forma mia lamina deflessa sui
lati del corpo e riparante i lati stessi dell'addome.
Ma nell'ala posteriore questa porzione manca sempre, probabilmente come di
impaccio al volo, perch l'aria sarebbe trinciata imperfettamente da una lamina
flessibile, mentre lo assai meglio da una costola dura. In questo caso la prima
nervatura (costale) semi ire nuda all'innanzi. Ma nelle ali anteriori anche degli
insetti meglio elevati si pu trovare un rudimento della anteala, maggiore o
minore, il quale rappresenta appunto la cosidetta tegula.
Si veduto che le tegule sono grandissime nei Lepidotteri (fig. 252, ecc.),
ma appariscono anche vistose in taluni Imenotteri e sempre visibili sono in
questo gruppo. Si possono trovare, sebbene meno cospicue, anche in Ditteri. Xon
so d'altri gruppi dove esse sieno bene manifeste.
Anche circa l'omologia delle tegule si sono fatte ipotesi prive* di fondamento. Vi fu chi le
omolog ai Patagi, ma per ragioni conformi alle gi esposte questa omologia non possibile.
Per Hoftliaucr (1892) le elitre dei Coleotteri tutte intere sarebbero omologhe delle tegule, ma
questo Autore non ha bene considerato certamente n li-
nervature n i capi articolari delle elitre, del tutto con-
formi, come si vedr, a quelli delle ali.
Xon curando per ora la preala e la intenda,
vediamo come si comporta la postala.
Xelle sole Libellule essa sembra essere cir-
coscritta da una grande nervatura che farebbe
seguito col ligamento. In tutti gii altri insetti
essa si continua coll'ala e solo limite appare pel
diverso grado di chitinizzazione, giacch, gene-
ralmente essa molto j>i tenue e pellucida della
lamina alare. Ma in molti casi anche netta-
mente separata per incisimi profonda e fa lamina
a se. In questo caso la postala prende specialmente il nome di Squama (fig. i'53).
Xei Blattidi (fig. 163, 8) ed altri Ortotteri la postala rappresentata da una
porzione laminare molto tenue e delicata che riunisce il restante dell'ala al nieta-
tergite. Esempi bellissimi di squama distinta si trovano nei Ditteri specialmente
superiori, dove essa. (Inietta e rigida, nonch opaca, sebbene bianca, ricopre e
nasconde i bilancieri (Ciclorafi, specialmente Muscidi) ed molto visibile (fig 253).
Fig. 253. Torace e base dell'ala
di Calliphora.
/'. 'i. <: parti dei tergiti: /, bilancieri: a, b
part della lataiua alare con e squamala : d
squama (da Lowne).
I SOSCHELETRO.
Ancor pi bella la squama nelle ali anteriori di Coleotteri ad es., Ditiscidi ed
ldrotilidi (fig. 254). Quivi, accanto all'elitra dura e nera si vede sporgere, dal margine
posteriore della base dell'elitra un piccolo lobo candido, marginato e villoso nei
Ditiscidi. sottile anche al contorno e nudo negli
Idrotilidi e sembra una piccola aletta secondaria.
nascosta, ad elitre chiose, sotto la base di preste
Le due parti di mezzo dell'ala, che sono le
pi importanti, sono sostenute da reticolazione
chitinea, la (piale tracciata originariamente da
due grossi rami tracheali che si ramificano entro
le due pagine dell'ala stessa e formano un com-
plesso rigido sul quale la lamina si stende e per
cui rimane flessibile solo secondo linee determi-
nate
Bello esempio di squittin assai distinta si
vede anche in qualche Lepidottero, ad es. nella
Lobophora hastata Hiibn. (Geometridi).
Fig 254. Squama in sito nelle elitre
di Sydrophilus piceus.
A, base dell'elitra colla squama S vista inter-
namente lEc. parte costale dell'elitra; Ea,
porzione anale). B, il capo articolare dell'e-
litra visto dal lato interno e pili ingrandito:
a, , e, 3, capi articolari di cui si dir nei
pezzi basali-, b. porzione dura articolare
propria della squama, omologa al legamento.
"Nervatura delle ali. La distribuzione delle
nervature nelle ali e delle conseguenti aree libere
che racchiudono stata oggetto di ripetuto studio
la parte di molti autori, dapprimo con riguardi
esclusivamente sistematici e speciografici, offrendo
essa caratteri eccellenti di classificazione, di poi
con criteri morfologici, per tentare di ricondurre
i diversi tipi ad un piano generale, da considerarsi possibilmente per fondamen-
tale ed originario.
Della distribuzione delle nervature in soccorso alla speciografla non possiamo
assolutamente occultarci, data la natura del presente scritto, bens dei tentativi
di morfologia comparata, sebbene sia questo argomento certo di non eccessivo
interesse.
Le nervature adunque rappresentano tuttavia, almeno le maggiori, dei cunicoli
in cui scorrono rami tracheali, attorno ai quali decorre ancora liquido nutritizio:
nel rimanente le due lamine, superiore ed inferiore, di cui l'ala si compone, sono
a contatto e strettamente saldate fra di loro nell'ala adulta e completa (vedi
anche Tegumento ).
Quanto alla origine delle vene alari ed alla disposizione tipica atta a com-
prendere bene tutte le diverse disposizioni variatissinie che si incontrano consi-
derando questi organi nei varii gruppi, sono recati innanzi da minor tempo due
modi di vedere diversi, ai (piali e bene accennare.
Il meno recente, che ebbe seguito di plauso da parte di molti morfologi,
quello dell'Adolf (issi);, del (piale converr fare cenno perch molto spesso invo-
cato, sebbene oggimai non pi forse destinato ad eguale fortuna.
>. .oikI.. la maniera ili .svolgimento delle rene alari, sapposta dall'Adolf (issili si dovrebbe
credere che la primitiva nervulazione fosse, in ala ormai atta al volo, molto abbondante, come
il- fanno fede i Pterigoti pi bassi, che sono appunto gli Ortotteri ed i Psendoneurotteri.
Essa risultava .la .In.- piani divergenti ili nervature longitudinali (cio irradianti in un set-
tore .li cerchio .la un ..liti-., comune, base dell'ala, ora punto .li articolazione, probabilmei
lu.- rami tracheali diversi, l'uno alquanto pi dorsale dell'altro. L'Adolf chiama nervature con
resse quelle pertinenti al piano superiore, concave 1.- alti , i - e quelle riunite fra ih loro
la nervature traxverse. In questo caso la lamina alar.-, interponendosi ira questi dm- piani si
dispone cosi che in sezione trasversa apparirebbe complicata a zig-zag (fig. 255, A
A. Bbulbsi < I iti I. 29.
226
l'Al'IToUl SKsTO
Le vene concave tendono pi facilmente a scomparire, lasciando tracci* di s in nervature in-
terrotte od in lince pellucide pi della rimanente lamina alare. Anche delle nervature trasverse
alemie scompaiono, lascian-
do di se le medesime trac-
eie tuttavia riconoscibili,
eoiue si perdono egualmente
non poche nervature lon
gitudinali convesse, cosi che
la lamina alare si impo-
verisce gradatamente di
nervi e gi negli insetti pi
alti e con maggie >ri ali e
migliori volatori, l'ala
limito povera di vene e la.
primitiva disposizione on-
dulata della lamina scom-
pare per dare luogo (in
sezione trasversa) ad una
linea retta.
L'Adolf designa con
numeri dispari le nervature
convesse, giacch la prima
decorrente lungo il margine
anteriore dell'ala appunto
una convessa e con numeri
pari quelle concave, che
nell'ala tipica primitiva si
alternano regolarmente.
Riprendendo schema-
ticamente le disposizioni ri-
levate dall'Adolf in gruppi
diversi di Insetti, per ci
che riguarda la nervula-
zione delle ali, indico a
fig. 255 tre tipi diversi. In
A un'ala di Ortottero (po-
steriore), in B una di Ma-
crolepidottero ( anteriore )
ed in C una di Coleottero
(posteriore).
Trascurate le nervature
coni ave (non indicate nella
fig. 255, C) la nomenclatura
delle vene proposta dal-
l'Adolf sarebbe la seguente:
Convesse (fig. 255): 1.".
Nervatura costale (Costa) ;
:>.". Omerale obrachiali i '-
ehialis) ; 5.", mediana (me-
diana) ; 7., cubitale ante-
riore (cibitm anterior) ; 9., cubitale posteriore (cubitus posterior) ; 11. , 13.", ecc., nervature anali
convesse (a tig. C sono indicate con numeri romani dispari, da V-XIII le nervature convesse).
Nelle ali molto ricche di nervature ciascuna delle indicate vene pu suddividersi in parecchi
rami (fig. 255, Ai.
Concave: segnate con numeri romani nelle figg. 255, A, B e non indicate nella fig. 255, C.
Esse sono: II, la nervatura salice/stale (subcosta); Vili, intereubitale liuti nullit*] ; X. XII, ecc.,
Fig. 255. Schema della riduzione di nervature longitudinali in una
lamina alare, dalla nervulazione primitiva (A) a quella semplificata (C).
A, ala tipica di un Ortottero eolle nervature concave complete; (A t ) sua sezione
trasversa B, ala tipica di Lepidottero colle nervature concave ormai ridotte
alla sola parte apicale {B t , sua sezione trasversale).
C, ala tipica di un Dittero mancante di nervature concave.
Le cifre romane indicano le nervature convesse e quelle arabe le nervature concave :
delle trasverse non si tenuto conto (Riduzione da Kolbe).
l ~< >~i in 1 l rRO. TORACE
227
nuli cncave. Le nervature IV, VI. ohe pure ho indicate cello schema, in generale
mancano.
Anelli' le nervature vanno scemando di numero col volume dell'insetto. Negli
Imenotteri pi piccoli, ad es. (Pte-
romalini), non si redono pi che
due nervature anteriori, la eostale
e L'omerale ed anche quest'ultima
tende ;i scomparire. Le ali dei
maschi di cocciniglie sono egual-
mente tornite di una o due sole
nervature.
Tra le nervature stanno compresi
spazi della lamina alare che prendono il
nome di cellule 1 ), camp od arti. Essi
sono ivedi fig. 2o'> un'area costali (area
costalis, 1 2) compresa fra le nervature
I e III: un'area omerale (brachialis, 3 +
4 <- 5 -J- 6 t- 7) compresa fra la III e
la IV nervatura): un'area mediana (me-
diana) (8), fra la V e la VII nervatura;
l'arca cui itali miti lime (antecnoitalis, 9 -(-
10 -(- 11) compresa fra le nervature VII
e IX : la cellula cubitale posteriore (post-
cubitalis) (12) compresa tra la IX e la XI
Fig. 250. Ala superiore di Ropalocero (farfalla diurna)
mostrante le cellule. Nomenclatura secondo Kolbe.
I. vena costale; ti. snbeostale; III. brachiale; T. mediana: VII,
cubitale anteriore: IX, cubitale posteriore; XI, anale.
Cellule: 1, costale l. a : 2, costale 2, a ; 3, 4, 5,6, 7, cellule brachiali :
8, mediana marginale: 9, 10, 11. cubitali anteriori ; 12, cubitale
posteriore: 13. anale: 14, discoidale (dal Kolbe).
Fig. 257. Ali, anteriore e posteriore, di
Aride (Schizoneiira), per mostrare il Pte-
rostigma IP) in quella del 1." paio.
Pterostigma
nervatura convesse) in
intensamente colorata
questo caso, nome di
(fig. 257).
Il sistema sopradetto proposto
dall'Adolf non accolto da studiosi
pi recenti come, ad es., dal Com-
stock e Xeedham (1897-1899), i quali
anzi fanno rimprovero appunto al
Redtenbacher (di cui del resto lo-
dano lo studio sulle ali degli insetti).
perch il Eedtenbacher stesso prende
a base delle sue ricerche sulle ali
: la cellula aitale (analis) (13) compresa tra la nerva-
tura XI ed il margine posteriore dell'ala. Nella figura
presa ora in considerazione il n. 14 indica una grande
cellula mediana, detta comunemente discoidale, forma-
tasi per scomparsa della parte basilare della vena me-
diana e per unione (anastomosi), a mezzo di vena tras-
versa, della mediana colle collaterali.
Le aree maggiori test indicate, in grazia
di vene trasverse, sono suddivise in areole
minori, che acquistano nomi particolari secondo
norme delle quali non possiamo trattare qui.
come di particolarit troppo minute. Una parte
dell'area costale (compresa tra la prima e terza
molti insetti arricchita di cute pi spessa e pi
ed ha. in
e
}d.i
Fig. 2s. Disposizione primitiva ipotetica delle tra
in un'ala di ninfa.
C, costale : Se, subcostale: 7>. radiale : .1/. mediana; Cu, cnbita
A, anale (secondo Comstocb e NTeedhm).
') Questa denominazione, clic pure i- molto in uso. potrebbe indurre io confusione, poich
cellule si chiamano propriamente gli (dementi morfologici dei tessuti organizzati.
228
CAPITOLI.) SESTO
degli insetti la teoria dell'Adolf. I sopralodati Coinstoek e Needham rite-
nendo, certo con molta ragione, che lo studio delle omologie nella nervula-
zione delle ali debba pi facilmente e con miglior criterio seguirsi nelle forme
ninfali precedenti immediatamente l'adulto, sieno esse di insetti metabolici od
ametaboli, confrontano appunto la nervulazione delle ali nelle ninfe di parecchi
gruppi e le paragonano ancora colle corrispondenti dei rispettivi adulti.
Da questi confronti essi traggono lo schema di nervulazione tipica al quale
possono essere richiamati i diversi tipi che gli autori hanno studiato ).
Lo schema indicato nella flg. 258 riconduce le vene principali longitudinali
(senza tener conto della divi-
sione in convesse e concave
proposta dall' Adolf) alle se-
guenti:
Costa (C), Subcosta (Se),
Radio {E.), Mediana (M.), Cubito
(Cu.), Anale (A.).
Ciascuna di. queste vene
principali pu suddividersi dan-
do origine ad un certo numero
di rami secondari, i (piali sono
indicati con un numero accanto
alla lettera con cui si designa
il ramo principale d'onde pro-
vengono.
Nell'adulto il margine fron-
tale o costale delle ali usual-
mente accompagnato da una
vena o da una struttura simile
a vena ; questa chiamata la
Costa. La vena costale nell'a-
dulto si estende pi o meno fino
all'apice delle ali (per quanto
nella ninfa la trachea corrispon-
dente sia molto ridotta).
La seconda delle vene prin-
cipali e designata come Subcosta.
Questa decorre pi o meno
parallela alla costa, a breve
distanza della stessa. Negli ordini ove sono le ali con molta nervatura essa
manda numerosi rametti alla eosta ; in quelli dove vi sono poche nervature
nell'adulto sembra essere semplice. Uno studio per della trachea subcostale
nelle ninfe mostra che forcuta negli ordini pi distinti e cosi e stata rap-
presentata anche nel ti] io.
La terza vena il Badia ; la pi cospicua e quella che pel gran numero
delle sue modificazioni offre dei caratteri utili per la tassonomia. Nella sua forma
tipica questa vena ha cimine ramificazioni (R r R-), conforme vedesi dalla figura.
il
Fig. 259. Ali di ninfa (I) e di adulto (II) di Taeniopteryx
per mostrare la disposizione delle trachee e quella corrispon-
dente delle vene.
Lettere come a fg. precedente ida Comstoek e Needham).
'i La delicatezza di questi organi nelle ninfe e la facilit con cui le trachee originanti le
vene possono rendersi invisibili per diffusione del liquido ambiente consigliano agli autori una
tecnica speciale, che qui brevemente accenno: immersione del pezzo fresco in furinoli, al i / e
permanenza per tempo vario, poche ore per i pezzi pi delicati. In seguito montatura in glice-
rina, avvertenti. che il liquido non penetri nelle trachee.
ES0SCHELE1 RO. Km: \i R
229
La vena che occupa il contro delle ali la Mali, ma. che ha quattro rami
Reazioni.
A questa segue la Cubitale (cubitus) con due ramificazioni.
Fig. 260.
Fig. 281.
Kj .H 3
Fig. 262,
Fig. 263.
Fig. 264. Fig. 265.
Ali ili insetti ili vari ordini colla nomenclatura delle vene secondo Comstock e Needham.
:- 260, ali anteriore e posteriore di Cialda: fig. 261, id. di Api.-- fig. 262. id. di Ephemera; ti tr -63. ala ani
ili Lt-pidotteio {Anosia) : fig. 263, ali anteriore e posteriore di Copeogoato (Paocxts)] fig. 265, ala anteriore di Kn
(Coreidel. Pur le Irttire vedi fig. 258 (da Comstock e Needham).
Dopo la cubitale vengono le Anali, che tpicamente sono tre (I, Il e III);
la prima generalmente semplice, le altre pi o meno ramificate.
Tutte queste vene dipendono
(6)'
7
V Mediana
VII Cubitale anteriore
1 cubitale anteriore
(2)*
3
(4)"
5
XI Cubitale posteriore
Costale
Subcostale
Badiale
1." radiale
2. a
3."
4. a
5.
1." mediana
1. cubitali
2."
2." anale
l) Dal confronto di due ali anteriori di Lepidotteri diurni. In altri insetti le anali sono in
maggior numero e l'Adolf le dispone dopo le cubitali.
*) Le cifre contrassegnate con asterisco si riferiscono a vene concave scomparse ormai, secondo
l'Adolf, nei Lepidotteri,
ESOSCHKLE I RO.
231
Minori differenze risultano ;i proposito delle areole e sono tali che facilmente
si riconoscono dall'esame comparato della ala infrasegnata (fig. ~'(>(>\ che sono
nomenclak', per ci che riguarda vene ed areole, secondo gli autori americani
suddetti e possono essere messe
a confronto eolle figure (fig. 256)
precedentemente riportate a
proposito della nomenclatura
proposta dall'Adolf.
e _
Cu t-Af
Fig. 266. Ala di Dittero (Seenopinus) per mostrare le nerva-
ture non. -lir [e aree o cellule secondo la nomenclatura del
Comstock e Needliain.
Differenze fra le ali (in-
tcriori e le posteriori. Le
ali degli insetti sono in nu-
mero di quattro al massimo,
per si deve riconoscere una
decisa tendenza ad una ridu-
zione ulteriore di questo nu-
mero a due soltanto. Per l'intero
gruppo dei Ditteri, che sono certo fra gli insetti pi alti, questa cifra ormai
raggiunta, ed altrettanto pu essere detto pei Ripitteri e pei Maschi delle Cocci-
niglie. In questi ultimi e nei Ditteri il secondo paio di ali assolutamente scom-
parso ed in sua vece stanno piccoli organi speciali detti bilancieri. Nei Ripitteri
tende a scomparire il paio anteriore.
Vi hanno altre forme Dittere, come possono essere alcuni Neurotteri, ad
es., il Cloeon dipterum, pi volte citato, nel quale per non gi che venga meno
un paio di ali, ma vi ha fusione delle anteriori colle posteriori in una lamina
unica.
In tutti gli altri gruppi le ali sono tipicamente quattro.
Ma nei Coleotteri le due' anteriori non hanno pi ormai che un effetto tra-
scurabile o nullo, nel volo. Anche le ali anteriori degli
Eterotteri sono in via di alterazione verso uno stato di
rigidit come quello delle elitre dei Coleotteri.
Quando si trovino presenti quattro grandi ali mem-
branose (Ortotteri, Neurotteri, Lepidotteri, Imenotteri,
Omotteri) o l'uno o l'altro paio sostiene il maggiore
sforzo nel volo ed pi ampio.
I migliori volatori hanno le ali del mesotorace pi
grandi delle altre due. In questi si nota generalmente
un meccanismo per riunire le ali posteriori alle ante-
riori, cosicch queste divengono una semplice parte
appendicolare dell'ala del primo paio.
Nei Lepidotteri Eteroceri (meno che nei Tineidi,
Epialidi e qualche Bombicide) il meccanismo (fig. 207)
che trattiene le ali posteriori alle anteriori consiste nel
cosidetto Frenulo, composto da una robusta setola spini-
forme o da un fascette di setole che nascono alla base
dell'ala del secondo paio, nel suo margine anteriore e
che si impigliano tenacemente in una specie di tubulo
o doccia, formata di squamette, e che appartiene al mar-
gine posteriore dell'ala precedente.
Negli Imenotteri (fig. 266) soccorrono a ci unci-
netti disposti nel margine anteriore dell'ala del secondo paio, che si impegnano
Fig. 267. Frenulo delle
ali di Lepidotteri.
.1, in sito fra Le due ali di Cata-
elysta tannali* maschio 5 />'. Boia
ala posteriore, alla base, di Setfia
tipul/ormis lenim. A v ala an-
teriore : A.., ala posteriore. ;
/ frenalo ; h, plica dell'ala
anteriore dove i! t'reunlo si im-
mette (da (iilfits).
232 CAPITOLO SESTO
sul margine posteriore dell'ala inesotoracica. Cos anche in altri insetti (Fil-
losseridi).
In altri casi vi ha semplicemente appoggio di parte dell'ala posteriore sulla
anteriore (Lepidotteri diurni), o meccanismo pi semplice, o le ali sono indipen-
denti affatto fra di loro (Ortotteri, molti Xeurotteri, Libellule, ecc.).
Oltre che nelle dimensioni, troviamo differenze tra le ali anteriori e le po-
steriori anche nella venatura, nella forma e nello spessore della lamina alare
medesima.
Infatti, nei Coleotteri specialmente, si vede che le ali anteriori sono trasfor-
mate nelle cos dette Elitre, cio due lamine rigide, di resistenza cornea e per
lo pi opache, le quali ricoprono il dorso dell'addome e proteggono le ali in-
feriori.
Anche nei Dermatteri (Forficulidi) le ali anteriori sono vere elitre non dis-
simili da quelle degli Stafilinidi.
Questo paio ili appendici manca rarissimamente nei Coleotteri; lo si trova
anche in quelle specie che non hanno ali posteriori. Talora le due elitre sono
saldamente riunite assieme in un pezzo unico protettore dell'addome. Non tutto
il dorso dell'addome per sempre ricoperto dalle elitre, perch queste in molti
casi sono cortissime (Stafilinidi, Isteridi, Meloe, ecc.).
Su queste ali resistenti le nervature sono, in generale, tuttavia visibili in
molti gruppi, ma in altri casi esse hanno dato origine a serie di tubercoli o fos
sette od altre sculture, talora molto complesse ed eleganti.
Le elitre sono trattenute in posto, allorch chiuse, da un tubercolo duro si
tuato alla faccia interna del loro angolo basale posteriore, che ingrana (ad elitra
chiusa) in fossetta scolpita nel dorso del torace.
Oltre a ci un piccolo, ma molto visibile dentello, si vede sorgere in molte
specie (ad es. : Lucamus) dall'orlo superiore dell'epinicio del terzo paio e cos l'e-
litra penetra, col suo orlo costale, allo stato di riposo, in una scanalatura prati-
cata fra l'epimero stesso ed il metaptero, ed il dentello in discorso la tiene meglio
in posto impegnando l'orlo costale.
Le ali anteriori di Ortotteri veri, che sono pi rigide e resistenti delle po-
steriori, non per come le elitre, sono dette Tegrnine; ed Emielitre quelle mezze
cornee e per met membranose degli Emitteri Eterotteri.
Dimensioni delle (di. Senza entrare in troppo lunghe investigazioni com-
parate, basti rilevare qui che in generale pu essere detto la lamina alare, spe-
cialmente delle ali posteriori, mostrarsi inclinata a scemare di ampiezza quanto
pi appartiene a specie piccola di insetto, mentre la superficie utile nel volo
mantenuta nelle volute proporzioni dalla frangia di appendici cuticolari che la
ornano.
In altri termini, quanto pi gli insetti sono piccoli tanto minore , special-
mente nelle ali posteriori, l'ampiezza della lamina alare e pi estesa quella delle
frangie circostanti. I Fisapodi, i piccoli Ditteri, Imenotteri, Lepidotteri, ecc., di-
mostrano ci ad evidenza (flg. 208).
Nei buoni volatori le ali tendono ad assumere una forma piuttosto allungata.
Ali molto grandi ed ampie accennano ad un volo lento ed incerto, poich non
sono mosse da muscoli poderosi e suppliscono coll'ampiezza ai tardi movimenti.
( 'osi sono le ali dei Lepidotteri diurni, di molti Neurotteri, ecc.
Nella famiglia Pteroforidi, tra i Microlepidotteri, la lamina alare spaccata
pel lungo fra le nervature longitudinali, fino quasi alla base dell'ala stessa, di
modo che questo organo sembra composto di tanti lobi irradianti dalla base di
BSOSCHELETRO.
233
inserzione alare. Questa singolare struttura particolarmente accentuata nel
genere Ah/cita (ng. 269).
Ornamentazione delle ali. Anche mesti importanti organi di movimento ob
bedisconoal piano di ricca ornamentazione che appartiene agli insetti. Il l'atto pi
gf^.
A B
Fig. 268. Ali con frangia grandissime (ili piccoli insetti) e senza frangio (di insetti grossi).
A. ala posteriore di graude Coleottero (Oerambiz Cerdo); B. posteriore di Coleottero tra i pi piccoli (Nitidolide).
appariscente la distribuzione di colori sulle ali. I colori stessi dipendono o da
tinte comprese nella stessa cuticola dell'ala e quindi non alterabili, od a produzioni
appendicolari della cuticola, pi o meno facilmente caduche
e quindi la coloritura stessa precaria. Inoltre le ali pi
rigide, elitre ed emielitre, le prime specialmente, possono
essere adorne di colori vivaci e talora molto brillanti, essi
pure dipendenti o da squamette o peli cuticolari (Hopla,
Poliphylla, Anoxia, Melolontha, Anthrenus) o da speciale
secrezione polverulenta (Lu-us), o, come il caso pi
comune, da colori dipendenti dalla cuticola stessa. Di
tutto io potr essere detto a proposito dei colori che
ornano gli insetti.
Oltre alle sculture gi ricordate, per strie, tuber-
coli, ecc., visibili sulle ali dei Coleotteri, le elitre assumono
talora speciali sculture in t'orma di rilievi pi accentuati
(ad es. : nei generi Zophorosis, Leptops fra i Curculionidi
esotici ed alcuni generi anche nostrali) e molto sensibili,
o di spinette alte, acute e spesse, come nelle Hispa, o
di spine e tubercoli anche pi robusti, ristrette ad una
regione delle elitre stesse, come sono ad es. quelli vistosi
delle estreme elitre dei Xilofagi e dei Bostrici* iti i.
Talora le ali superiori sono elegantemente reticolate
ed espanse in modo speciale, come si vede ad es. nei
Tingidi (flg. 216) fra gli Eterotteri, ed accompagnano
consimili espansioni laminari del torace.
Dovremmo attribuire ad una maniera di ornamenta-
zione anche le appendici caudiformi delle ali posteriori di
molti Lepidotteri diurni {Papilio, IAcaena ecc.) e notturni
(Attaeus ecc.), le quali conferiscono all'insetto un aspetto
molto elegante. Nei buoni volatori per Pala non reca
spesso particolari ornamentazioni, ne e altrimenti confor-
mata di come si conviene alla sua migliore attivit. Si
un efficace quanto semplice organo di volo.
A. Beri.ese. Gli Insetti, I. 30.
Ali anteriore in.
posteriore ('<) di Ptero-
foridi .
A. di Pterophorut ; li. ili A
tratta in questo caso di
234 CAPITOLO SESTO
Insetti atteri. La riduzione nel numero delle ali totale in parecchie
torme, le quali oh mostrano necessit di cotali organi e sono questi precisamente
i primi a scomparire in seguito ad una vita sedentaria.
In molti casi questa seguita dalle sole femmine, che per gravezza del loro
addome carico d'uova, per maggiore necessit di quiete durante l'opera di ripro-
duzione, ecc., meno volentieri si librano a volo e perdono gradatamente le ali,
in special modo quando non ne hanno d'uopo alla ricerca di ambienti opportuni
per raccomandarvi la loro progenie.
Diversamente si comportano, invece, le forme che sentono questa necessit,
la quale pu anche manifestarsi in alcuni individui soltanto, destinati cos alla
diffusione della specie.
Questa diversit di abitudini nello stesso sesso importa un polimorfismo,
come un dimorfismo sessuale molto cospicuo causato dalle diverse abitudini di
un sesso in confronto dell'altro, per ci che riguarda la locomotivit.
Vi sono inoltre moltissimi insetti, che pur avendo ali bene conformate e ro-
buste al volo, non si librano volentieri nell'aria, ma preferiscono loeomuoversi
col concorso delle zampe, che hanno fortissime.
Ci corrisponde alle abitudini di parecchi uccelli acquaioli e di terra, i
quali appunto cos hanno perduto la facolt del volo. In questo caso si trovano
alcuni piccolissimi Lepidotteri {Nepticula, Amphipyra), mentre molti Ortotteri, Co-
leotteri, ecc., per aver preferito la locomozione terrestre a quella aerea, non pos-
sono pi sostenersi a volo, pur avendo discrete ali superiori ed inferiori l ) od
hanno ormai perduto le ali del secondo paio che rappresentano i pi attivi or-
gani di volo 2 ).
Possiamo quindi ridurre cos ad un piano generale quelle modificazioni che
interessano gli organi di volo per ci che riguarda il loro svilup] ri-
duzione :
I." Ambedue i sessi hanno d'uopo per se e per la propria riproduzione
di buoni organi locomotori. In questo caso le ali, attissime al volo, sono in am-
bedue i sessi bene sviluppate.
2. Ambedue i sessi compiono l'ima e l'altra funzione, pur vivendo di vita
libera, egualmente bene senza il soccorso delle ali. In questo caso, si ha dap-
prima una riduzione delle posteriori (negli individui tetratteri) quindi delle an-
teriori, se non rimangono (alcuni Coleotteri) come organi di protezione.
3. u La stessa condizione di cose si manifesta, anche pi efficacemente, per
le forme a vita parassitaria, o semiparassitaria, anche allo stato adulto, comune ad
ambedue i sessi (Afanitteri, alcuni Pupipari 3 ), Pediculidi, Mallofagi, ecc.).
1 ) Ad cs. : Gryllvs, Brachytryphue, ecc. A proposito del IAogryllus campestri osservo che
gli esemplari del nord d'Italia (che sono alquanto pi grossi ili quelli del sud) specialmente
femmine, hanno le ali interiori cosi corte, ohe non oltrepassano affatto le superiori. Per con-
verse, gli individui, specialmente dell'Italia molto meridionale, hanno tuttavia le ali intcriori
sporgenti a guisa di due lunghe code, oltre le superiori. Questo carattere presentato per
rara eccezione anche da qualche individuo nordico ed in questo caso la muscolatura del torace,
in rapporto colle .-ili, molto 7 i i 1 robusta e tutto il torace anche ]>iu torte e pi grosso.
Probabilmente l'abbondante vegetazione erbacea, specialmente dei prati dell'Italia superiore in
confronto a quella molto meschina e di qualche stazione soltanto dell'Italia meridionale ha
influito non solo coli' accrescere di molto il volume fidale dell'insetto e di alcune sue parti (ad
es. la usta nudili ]iiii voluminosa negli individui settentrionali, anche femmine, che non nei
meridionali), ma ancora ha concorso a ridurre le dimensioui delle ali per azione che dura da
remilo maggiore in conseguenza di una vita con minori necessita di emigrazioni, ecc.
-1 Negli Strepsitteri maschi sono invece le ali del primo paio che hanno subito una ridu-
zione notevole.
*) l'u tendenza generale nei Pupipari alla riduzione delle ali si unta per ci che questi or-
gani sono poco sviluppati anche nei volatori, ridotti in altri, mancanti poi nei Melophagus, Nye-
teribia, Braula, ecc. l'u specie, la Liptotena Cervi (femmina), gode delle ali finch vive sugli uc-
celli e le perde passando sui mammiferi (Cervo, ecc.).
BSOSCHEtETRO. POH m E
235
1." <'ii> avviene anche per le torme cavernicole e sotterranee.
.")." Individui speciali adibiti a particolari uffici in societ <> meno, pei
quali non necessitano le ;ili. le perdono in confronto d'altri, ai quali questi <>i'
.unni sono tirili ed in uso, come possono essere i maschi per La ricerca delle
femmine ed alcune femmine per la diffusione della specie, e talora solo per
quel tempo in cui se ne usa pel volo nuziale e per la ricerca di luogo adatto alla
fondazione di nuova colonia (femmine di Formicidi). In questo caso si ha un
deciso polimorfismo, il che si vede in alcuni insetti sociali (Termitidi, Formicidi)
od in altri, come ad es.. negli Afidi, ecc.
S. Le ali si conservano in un sesso soltanto per la ricerca dell'altro al-
l'opera di fecondazione. In questo caso le femmine (sedentarie) perdono pi o
meno completamente le ali e con queste la speciale configurazione del torace
propria degli insetti volatori, mentre tutto ci si conserva benissimo nel maschio.
Questo un caso di dimorfismo sessuale e molto spesso di Neotenia, del che si
parler a suo tempo. Molti insetti si trovano in queste condizioni: ad es., Coc-
chi}, stnpsitteri, Lampyris (fra i Coleotteri), Orgya, Cheimatobia, Psychidi (fra i
Lepidotteri), ecc. ').
Talora, in condizione di cose che si riferiscono alle indicate per questo
gruppo, la riduzione negli organi di volo pur molto avanzata, in causa di
vita speciale, che non richiede efficaci organi di volo, ma meno pel maschio che
per la femmina (Blattidi domestici), oppure nel maschio si conservano tuttavia
parti di ali (mancanti nella femmina), perch
recanti organi particolari, tuttavia in uso
(maschi stridulanti di molti Ortotteri, ad
es. Ephippiger, ecc.).
Questi sono tutti casi di involuzione,
ossi;i di riduzione di organi primitivamente,
nel tipo, bene sviluppati, ili poi, per non
uso o per precoce sviluppo sessuale (Neo-
tenia), scemati dalle primitive dimensioni
anche fino a scomparsa totale.
Atteri sono invece, per mancata evolu-
zione originale, ambedue i sessi di tutti gli
Apterigoti, forme adunque con caratteri
ancestrali.
Terminer questo argomento avver-
tendo che si conoscono esempi di insetti
(alcuni Imenotteri Braconidi), i quali si
servono delle ali per nuotare entro l'acqua,
mentre non usano a questo scopo delle
zampe.
Vie. 270. Bilanciere ili Eristalis tenax.
Bilancieri. Le forme dittere hanno il
secondo paio di ali ridotto in guisa di
monconi, che prendono il nome di Bilan-
cieri. Ci si vede in tutto il gruppo dei
Ditteri e nei maschi delle Cocciniglie.
L'ufficio dei bilancieri non tuttavia
bene chiaro. Ter alcuni autori si tratta veramente di organi determinanti speciali
I, visto dal di sopra; II, dal di sotto. A, margine
anteriore ; P. posteriori- : Pss, piastra papillari' sca
polare della parte superiore: PH. papille di Hielis
dalla parte superiore ; Ppl, piastra pupillari- basali- :
a. processo toracico in rapporto colla piastra & e ci
la piastra e : /. costola chitinosa compresa tra -
protuberanze e ed e' [quest'ultima carnosa e molli- :
questi tre pezzi in basso sono riuniti da chitina molle
flessibile: ft, lista chitiuea di rinforzo dei pe: - ed e'
(da Weiland).
') Pi raro assai .- il caso ili maschi atteri .- femmine alate, si osserva ad es. negli tnienot
teri della caprificazione (Blastophaga e generi affini).
236 CAPITOLO S] STO
inclinazioni, in senso verticale, del volo, per altri rappresentano organi di
senso, ecc.
Tolti via ad un insetto, questo muore dopo alcune ore. Per lo stesso accade
se si tolgono le ali posteriori ad un insetto tetrattero. Parleremo a suo luogo
delle esperienze, tentate da parecchi, per riconoscerne l'ufficio.
Certamente nei Ditteri i bilancieri hanno scopo molto diverso che non nei
maschi di Cocciniglie. Xei primi hanno anche configurazione affatto differente,
per lo pi clavata, e sono nascosti (vedi Ditteri superiori), sotto la squama delle
ali o sono totalmente liberi e visibili come nella maggior parte dei Ditteri
< >rtorafi.
Nei Ditteri il bilanciere e in rapporto col torace a mezzo di un complesso di pezzi chitinei
alcuni con ufficio meccanico in rapporto a quello del bilanciere, altri che sembrano come perti-
uenti ad organi del senso. Xon mai stato tentato di omologare i primi ai pezzi articolari del-
l'ala anteriore, per quanto ci non dovrebbe essere difficile e cos vien meno un buon dato per
ulteriori confronti.
Xei maschi delle Cocciniglie essi hanno altra struttura. Si tratta di un mon-
cone basale, pi o meno lunghetto, terminato da una
o da tre setole alquanto piegate nella cima. Siccome
Tuia, nel suo lobo anale, in corrispondenza di queste
setole del bilanciere, mostra un ingrossamento con una
escavazione a fossetta, cos io ho supposto che il
bilanciere in questo caso rappresenti un frenulo in
rapporto coll'ala. Xon sono per molto tranquillo su
questa ipotesi.
Quanto all'ufficio dei bilancieri nei Ditteri, ecco brevissi-
mamente un accenno storico delle diverse opinioni in proposito.
Derhain (1769) per primo considera il bilanciere come un con-
Fig. 271. Maschio di Coccideo tla l'Peso nel volo (donde il nome); Keaumur non ne dice troppo,
(Aspidiotus Hederae Vali.) n si pronuncia sul suo ufficio. Von Gleichen (1709) pensa che
adulto dal dorso per mostrare si a trattare (li U]] organo del senso. Secondo questo autore
bilancieri (dal Berlese). . "
il bottone apicale del bilanciere batterebbe sulle squami (organi
pertinenti al inesotoraee, come si disse) sovrapposte, come una
mazza sulla pelle tesa del tamburo e cos si produrrebbe il caratteristico ronzo. Olivier (1799)
pur fari-lido delle riserve, non crede inammissibile l'opinione precedente. Schelver (1802), pervia
sperimentale stabilisce che i bilancieri sono organi necessari al volo. Latreille (1821) li ritiene
organi inutili ed iuoltre li ascrive al inesotoraee ; ma l'Audouiu (1822) li dimostra invece metato-
racici, nella quale opinione concorre C'habrier (20-22). Per Marquart (1833 35) appartengono
all'addome. Lacordaire, ripetendo le esperienze di Schelver, ha risultati negativi e quindi ritiene i
bilancieri come organi inutili ; senonch il Goureau (1843) dimostra invece che basta schiac-
ciare il bottone terminale del bilanciere perch la mosca non voli pi, come pure se si toglie
via tutto l'organo. Leydig (1855, 1860), pei rapporti del bilanciere con centri nervosi lo
ritiene organo dell'udito; invece Loew (1858) opina che il nervo sia solo motore dei muscoli
ed attribuisce al bilanciere solo uffici meccanici, compreso quello li favorire l'entrata e l'uscita
dell'aria dallo stigma vicino. Hicks (1857) ascrive alle papille basali l'ufficio di organo dell'odo-
rato. Bert non crede che l'impossibilit di volo senza bilanciere sia un fatto certo e costante.
Girard (1862) ritorna alla opinione del Derliam. Secondo Landois il bilanciere serve a chiudere lo
stigma. Plateau tuttavia incerto a qual somite toracico appartenga questo organo, ma Weis-
maiiii (1864) ne dimostra la pertinenza al metatorace e ci studiandone la formazione nella ninfa.
Kiiuekel d'Herculais incerto siili' ufficio. Jousset de Bellesme (1878) fa molte esperienze, del
resto passibili di critica, per dimostrare che i bilancieri servono a spostare il centro di gravita
dell'insetto durante il volo. Graber ritiene detti organi come sensori, rilevando una speciale strut-
tura delle piastre porifere. Veiland (1891), in un lungo lavoro sui bilancieri, m- studiala parte
KSI SCHELKTRO.
237
scheletrica basale ed i rapporti eoi muscoli, e quanto all'officio li ritiene regolatori ilei volo
merc la forza centrifuga generata dal loro movimento.
Certamente i bilancieri dei Ditteri sono organi importanti per l'insetto e forse hanno uffici mul-
tipli i) tali ohe nou possono essere afferrati e giudicati esattamente da noi. Della speoiale strut-
tura di alcune loro parti si dir a proposito del tegumento.
Pezzi articolari dell'ala. Le nervature delle ali non giungono coi Loro capi
direttamente al torace; tra Le dette appendici e il noto, come tra quelle e le
pleure si interpongono
vari piccoli pezzetti duri,
i quali compongono, nel
loro insieme, un abba-
stanza complesso sistema
articolare e mentre per-
mettono all' ala diverse
ii piegatore, consentono
movimenti varii di tutta
la lamina alare e nello
stesso tempo concorrono
ai movimenti stessi in
virt dei muscoli con
cui sono in rapporto di-
retto od indiretto 1 ).
Questo complicato insieme di pezzi articolari, quantunque sembri a prima
giunta variare notevolmente nelle diverse specie e. pi nelle grandi sezioni della
classe, tuttavia pu essere agevolmente ricondotto ad un piano unico e costante.
Salendo dai pi bassi Pterigoti tino ai pi elevati, certamente verranno in
mostra alcune modificazioni molto cospicue, ma si vedr che esse possono consi-
derarsi veramente per secondarie.
Cos pure le variazioni tra le ali anteriori eie posteriori o sono insignificanti
o si riconoscono tosto di natura regressiva per minore uso di un paio di ali
in confronto di quello che veramente sostiene il volo.
Dividiamo adunque in due parti questo studio, a seconda cio che esso si ri-
ferisce ai pezzi dorsali, cio intercalati tra il noto e la lamina dorsale dell'ala,
oppure si richiama a quelli pleurali. inseriti cio tra le pleure e la lamina ven-
trale dell'ala stessa.
Vii;'. 272. Mesotorace di Oieada plbda visto dal dorso, olir mostra
l'ala destra chiusa e la sinistra aperta (ambedue troncate poco pi mi
della liase) per far vedere la disposizione dei pezzi articolari dorsali.
Pezzi Ititxitli dorsali. K tacile riconoscere che essi vanno distinti (nel senso
trasversale) in due gruppi, di quelli, cio, che appartengono veramente al noto e
ne dipendono come sua differenziazione e quelli che spettano, invece, precisa-
mente all'ala e sono senza dubbio parti differenziate, sebbene debolmente, dei
capi delle nervature alari. Dovendo dire dei primi bene richiamarci da capo al
tergite (perci oltre alla presente fig. 273, vedi anche la fig. 251, nella (piale a
') Lo studio di questi piccoli pezzi articolari seguito da non troppi i.luriue. Chabrier,
Aiuaiis. straus-Durkheim, ecc.), riesce malagevole perci che oltre la complicazioni- del sistema,
la parte dei diversi autori si e seguita, al solito, una nomenclatura speciale per ciascuno, ed
inoltre, mancando uno sguardo generale a tutti i gruppi di insetti, giacch ciascun autore dei
-addetti ha esaminato una sola specie od un ristretto numero di insetti di pochi ordini, viene
meno la cognizione delle norme secondo le (piali variano le dette parti da un modello ti]
La nomenclatura poi. in generale, non si pu approvare perch basata bu omologie affatto
insussistenti. Cosi i nomi di omerale, ascellare, tigmoide, ecc. m- fanno fede. E molto meglio ri-
chiamarsi, quando si pu, a nomi che si basano su un dato di fatto morfologico in modo asso-
lutamente obbiettivo.
238
CAI'ITOLO SESTO
destra ap rappresenta l'acroptero e regge la parte dell'ala lino alla eostale G ;
pt. il proptero e regge la preala da G a Cu ; vip il mesoptero e regge Pala
in A : mlp il metaptero e regge Pala da A in poi).
Pu essere detto che ciascuno degli scleriti in cui si diviso il tergiti- si
espande sui lati in un processo pi o meno vistoso, squainiforme, col (piale ver-
ranno ad articolare i pezzi liberi basali dell'ala e che pu essere detto regione
articolare o condiloidea.
Cos abbiamo una regione articolare delPacrotergite molto spesso pochis-
simo manifesta o mancante, ma che in taluni gruppi e specialmente nei bassi
Pterigoti presente (Prasegmentallanille del
Voss), talora si perde in membrana molle
(Lepidotteri), tal'altra si continua confusa-
mente coi residui della anteala.
Invece un molto vistoso processo (fig. 273,
p) emette lateralmente il protergite e con
questo appunto, come si gi veduto, esso
decorre a marginare il lato anteriore del
mesotergite, interponendosi tra questo e l'ala
(Tergalhebel e prescutum del Voss).
La regione articolare del mesotergite
sempre molto spostata all'indietro ed in
vicinanza del metatergite. Essa si prolunga
pi o meno lateralmente (m), dirigendosi
alquanto in alto e sta dietro alla precedente.
Infine il metatergite col suo orlo poste-
riore si continua nel legamento (Lig.), il
quale pu essere considerato come la sua
regione articolare (disegnato ma non nomi-
nato dal Voss). Cos, oltre ad un acrocondilo
e ad un metacondilo (ligamento), dei quali il
primo spesso alterato o nullo ed il secondo
si continua nella lamina alare), si hanno un procondilo [p del protergite) ed un
mesocondilo (m) sempre bene manifesti e da tenersi presenti.
Seguono, procedendo verso Pala, i veri pezzi articolari dorsali, i quali pure
vanno considerati come frammentazioni secondarie dei lati del tergite, come
si pu accertarsi dall'esame di ali rudimentali in cui essi fanno corpo, in -rado
maggiore o minore coi condili anzidetti.
Anche per questi pezzi possiamo distinguere quelli che dipendono da cia-
scuno sclerite in cui si divide il tergite.
L'acrotergite ed il metatergite non hanno che piccolissimi pezzi basali di-
pendenti e questi non reggono alcuna nervatura, ma affiorano come punti clii-
tinei l'uno nella pelle molle tra la nervatura costale e l'acrotergite (chi fin sciiti
plachten un der Prasegmentallamelle del Voss) e sar bene chiamarlo pi breve
mente aeroptero (fig. 273, *); l'altro, che appartiene al metatergite. affiora nella
membrana tra le nervature anali ed il metatergite, ma dal dorso si vede rara
mente e pu essere detto metaptero (('). mentre assai meglio compare nella re-
gione ascellare, come si vedr.
Invece, ad articolare col procondilo e col mesocondilo stanno pezzi assai vi-
stosi e specialmente i primi, e questi reggono le varie nervature. Il procondilo
articola col proptero (a, a) (vordere e miniere terglplatte del Voss). disegnato a
linee intrecciate in tutte le figg. 274-276; 278-280; il pi spesso frammentato in
almeno due pezzi.
Fig. L'7:i. Schema della disposizione degli
scleriti tergali nel soinite aliter, dei pezzi
articolari dorsali e dei capi delle nervature
dell'ala.
Ac (punteggiato), acrotergite; P (reticolato), pro-
tergite: Ma (nero), mesotergite; Mt (linee longi-
tudinali), metatergite: p, procondilo : m, mesocon-
dilo : Lig., ligamento. Pl-zz articolari : a aeroptero:
a, a. proptero; b, mesoptero: e, metaptero ;
narratore Scostale; .V, subcostale: R, radiale;
M. mediana: Cu, cubitale: A. anali.
ESOSCHELKTRO. TORACE 239
Il mesocondilo articola con mi pezzo la chiamarsi mesoptero {hintere tergal-
piatte del Vossi, esso pure grande e quasi sempre unico, destinato a- reggere le
nervature anali (6 a &g. 273 : nelle fig. L!74-L'7(; ; 278-280, sempre in aero assoluto e
contrassegnato con h, b').
Il proptero < composto di un solo pezzo nel maschio della Peripaneta orcntalis (ala infe-
riore), uni in alti-i insetti piii elevati e volutoli risulta di almeno duo parti, clic articolano fra
di loro secondo una linea longitudinale. Il primo proptero un agisce, secondo un'articolazione
longitudinale sul procondilo. Colla parte superiore di questo pezzo specialmente articola il capo
della vena radiale.
Xei pterigoti pi liassi (Ortotteri) esso e bene cospicuo perch molto superficiale, ma gi
nei Coleotteri si infossa pi o nieno col suo orlo interno per raggiungere il margine del noto,
che e pure molto profondo ; perci riesce difficile rintracciarlo ; ancor pi nascosto nei Lepidot-
teri. Imenotteri e Ditteri. Il proptero esterno (,) e molto meglio visibile.
Quanto al mesoptero esso , quasi sempre unico, ed in Pterigoti bassi, ad es. nei Locustidi
Decticus), esso e tuttavia saldato col condilo anale : ma gi negli Aeridium (fig. 274), ne di-
stinto. Bebbene sia molto piccolo. Nei Coleotteri (Hudrophilns) si salda col ligamento.
In generale questo pezzo molto pi piccolo del proptero, ma nei Lamellicornidi e Luca-
nidi invece e molto vistoso, allungato, giunge ad articolare anche col proptero, oltrech col me-
socondilo, e sembra diviso longitudinalmente in due met ). Nei Ditteri esso sembra mancare
del tutto, perch il pezzo chitineo che margina alla base la squama (Muscidi) sembra potersi
piuttosto considerare come parte della testa di nervatura anale (fig. 280, 1J 1 ).
Procediamo ora all'esame Ielle nervature alari nei punti ove esse vengono
a contatto coi pezzi articolari dipendenti dal noto. L'esame di insetti di varii gruppi
dimostra ad evidenza l'indirizzo delle modificazioni che subisce la nervulazione
Ielle ali, per ci che riguarda la sua base articolare, passando dai Pterigoti pi
bassi (Ortotteri) tino ai Ditteri, che sono i volatori pi formidabili.
Molte sono le tendenze che si accordano con quella generale di riduzione
del numero di nervature ed insieme di superficie dell'ala.
Primieramente tutto l'attacco dell'ala tende a scemare di dimensioni e mentre
occupa uno spazio relativamente vasto negli Ortotteri, scema fino ad essere
proporzionatamente molto ristretta negli Imenotteri e nei Ditteri.
hi secondo luogo, le nervature anali specialmente e quindi anche il loro in-
sieme articolale hanno spiccata tendenza a scemare di numero, col diminuire an-
cora della superficie alare che occupano.
Tuo sguardo alle annesse figg. 274-280. basta a mostrare ci, perch mentre negli Or-
ioti, -ii (fig. 274) la parte anale occupa sempre oltre una met di tutta la base dell'ala e. cos
presso a poco e anche nella Cicala (tipo degli Eterotteri, fig. 275), invece nei Coleotteri e Le-
pidotteri la porzioni' strettamente anale e meno che la met della inserzione alare (figg. 276,278).
Negli Imenotteri essa ancor pi ridotta ad appena un terzo e forse meno (fig. 279). Nei
Ditteri poi (hv. 280) essa < pressoch insignificante, perdendosi in piccolissima parte dell'ala
posteriore ed in lobulo e squama.
Vi ha dunque notevole tendenza a concentrare le nervature nella parte anteriore dell'ala,
od. almeno, a rinforzarle notabilmente a spese delle posteriori, cubitale e specialmente anali.
Variazioni notevoli importano poi le nervature di mezzo, ciocia Mediana e la Cubitale, le quali
molto spesso (trannech nel Coleottero esemplificato) non entrano nell'insieme dell'articolazione
alare, anzi non la raggiungono neppure.
Nemmeno la Subcostale arriva da sola fino ai pezza basali dell'ala, ma vi perviene indiretta-
mente, addossandosi alla parte superiore del radio, di modo 'che radio e subcostale formano
piasi sempre, un capo articolare unico, che per si vede certamente spettare al radio varamenti
e non alla sul stale.
') Anzi lo straus-1 inrkheim lo indica come veramente di due pezzi, ma nel Vueamis Cervns
fig. 276), a me pare sedo incompletamente diviso in due parti.
240 CAPITOLO SESTO
Capi articolari delle Mercature. La nervatura costale ') che indicata nelle
tigg. 273-280 da C e contrassegnata con tratti lineari, interrotti e radi, non
giunge mai tino al noto od al proptero, ma ne rimane alquanto discosta. Tut-
tavia essa t ba rapporto a mezzo di un legamento membranoso ed ancora per
un piccolo pezzo (acroptero) che su questo fissato (a,). Negli Ortotteri, Eterotteri,
Coleotteri, questa nervatura non altrimenti articolata alla base, ma gi nei Lepi-
dotteri, secondo l'esempio recato, essa mostra due frammenti apicali (sc 1? * 2 ), che per-
mettono una certa mobilit del capo articolare e che giocano ancora a ginglimo
sulla nervatura.
La nervatura costale articola sul noto in compagnia della radiale, ma non a
s, mentre suo speciale un movimento di rotazione su un asse trasverso, se-
condo la lunga giuntura trasversa colla radiale ; in altri termini, questa costale
articola sulla radiale secondo un asse parallelo alla direzione di ambedue le vene,
pu cio pi o meno inclinarsi all'innanzi e questo movimento certo influisce
sulla direzione orizzontale del volo, determinando la diversa inclinazione del
primo tratto dell'ala.
La vena radiale, colla subcostale formano il principale sostegno del remigio
(parte remigante anteriore dell'ala) e rappresentano certo la pi robusta vena
alare. La subcostale (Se) ho gi detto che si salda alla radiale presso la base ed
a]i] muto la radiale (B), clic prosegue addentro fino a raggiungere il proptero esterno.
11 complesso di queste vene segnato con /S nelle figg. 271-280. Anche in questo
caso un capo semplice, come sembra essere negli Ortotteri, negli Eterotteri e
nei Coleotteri (nei quali ultimi la radiale che raggiunge il grosso capo articolare
che sembra appartenere piuttosto alla subcostale), con traccie rjer di divisioni
pi o meno evidenti, articola col prolifero sia interno che esterno e con condili
varii, dei quali il principale certo quello pi vicino al noto.
La nervatura mediana (M) tende a raggiungere il capo articolare o della
radiale o della cubitale, ma, negli insetti pi alti (Ditteri, Imenotteri), ed anche
negli Eterotteri (Cicada) non entra a far parte dell'articolazione.
Analogamente si comrjorta la Cubitale (Cu), che per, nei Coleotteri (almeno
Lamellicornidi e Lucanidi) giunge veramente con un capo frammentato fino ad
una speciale apoflsi del proptero, ma negli Eterotteri, negli Imenotteri e Ditteri
essa pure ben lungi dall'articolazione dell'ala.
Il complesso delle vene anali (A), cos vistoso nei Pterigoti pi bassi e che
va gradatamente scemando di estensione ed importanza, si raccoglie con uno o
pi capi (indicati nelle figure con S) per articolare, spesso a distanza, col nie-
soptero; nei soli Ditteri questo effetto non sembra raggiunto per mancanza del
mesoptero stesso.
Questo il piano generale della disposizione dei singoli pezzi articolari nella
base dell'ala fra questa ed il noto.
Tuttavia, speciali riduzioni subisce tutto questo insieme col diminuire d'am-
piezza dell'ala stessa, insieme alla statura dell'insetto.
Si gi veduto come la lamina alare si riduca ed insieme ancora le sue ner-
vature, che scemano gradatamente di numero per la scomparsa delle vene, per
gradi, dalle posteriori alle mediane.
Rimangono solo in atto le due anteriori e la radiale specialmente si con-
serva, almeno in prossimit alla sua base, riducendosi cos talora l'ala al solo
'i Si intende dir la nomenclatura delle vene e conforme quella indicata dal Coinstock e
Xi'i'dliain, che sembra molto razionale.
K80SCHBLE1 RO. TOP Ul.
IMI
Fig. 274. Metauoto di Acridium Untola colla base dell'ala.
a. acroptero; a v a, proptero : b, inesoptero ; Ftn 2 , legamento. a 2 , p. y. . capo delle
nervature della preala : S. 6\ d-'. capi delle nervature della interala.
remigio ed ;i una lamina mula di nervature, uri restante. In questo caso si eom-
pretfde bene clic anche il sistema articolare posteriore subisce riduzione e lilial-
mente scompare affatto in molti casi, nei minimi insetti di ordini diversi.
Ecco un cenno descrittivo dei principali tipi riportati qui con figure:
Locustidi e Grilliti) (Decticus albifrons, Gryllus dcaerttif, metatorace). Il li;;: uto alare de-
corre molto rilevato,
intero dall'orlo poste-
rioie ili un'ala a quello
dell'opposta e si in-
terpone fra il postscu-
tell.i ed il raeta-
fragina.
Proptero in olt o
ampio, il ]iii interno
maggiore, triangolare,
colla base in basso,
molto distinto, perch
quasi tutto liliiin ;
L'esterno piccolo, in-
versamente tria n po-
lare, stretto.
Mesoptero picco-
lo, saldato al meso-
condilo. Vene anali
ehr raggiungono il me-
soptero (rimanendone
per a distanza I. con
ilue larghe teste, l'anteriore anche pi ampia della posteriore.
Acrnliili { Acrdi it ni Umilili, ti;;, ir 7 4 1 . Proptero alquanto pi piccolo del precedente, ma
quasi simile per l'orma nelle sue due parti.
Mesoptero piccolo, ovale, distinto dal me-
socondilo. Vene mediane e cubitali che non rag-
giungono L'articolazione, ma molto vi si accostano.
Capo delle vene anali molto ampio, suddiviso
poco distintamente in almeno tre pezzi (y, , .'i
abbastanza mobili fra di loro. Legamento alare
come nel caso precedente.
ninniti ri il "niuhi plrhriii. fig. 275). Mesoto-
race. Mesocondilo frammentato in pezzi accessori
(m.v, ed hi.,). Proptero interno (a) stretto, trian-
golare ; esterno (Oj) anrpio, ovale, discosto dal
precedente. Capo della costale largo, non diviso
trasversalmente. Capo della subcostale e radiale
molto voluminoso, t'ormante all'estremo una espan-
sione laminare che copre l'articolazione dell'ala
nella sua parte anteriore. Esso articola inter-
namente col proptero interno e sotto col prop-
tero esterno. Vene mediane e cubitali che non giungono all'articolazione dell'ala. Anali ohe
giungono con due capi distinti, l'inferiore (}") appartiene alla terza anale ed inulto piccolo :
l'anteriore () (seconda e terza insieme) molto ampio, rettangolare, squamiforme, protegge L'inser-
zione dell'ala dietro il capo della radiale, durante il riposo (fig. 272 i.
Il processo di articolazione (JJ del capo anale anteriore col mesoptero e rappresentato ila
una lunga lista dura, esile che parte dalla faccia inferiore de] capo stesso e va al mesoptero.
Questo '" e abbastanza piccolo, bene distinto dal mesotergite. Ligamento alare {Ptn,) molti.
A. Mkki.ksi . uh Inietti, I. 31.
Fig. '-'75. Base dell'ala sinistra anteriore, pezzi
articolari e rondili tergali nella C'icada.
Lettere come a ti^. precedente (ms,. mg z . frammenti del
mesocondilo; 2a, 3a, capi delle nervature anali:
ed. procondilo; a ed o, si vedono di taglio come si pre-
sentano).
242
CAPI 1 >I.< > SESTO
Fig. 27(i. Base dell'ala posteriore, pezzi articolari
e condili del tergite (metanolo) del Lucanus Cervue
Lettele consuete 3 inoltre 13. r/, jj., capi frammentati delle
nervature cubitali ed anali ; Ptn, legamento (semischematico).
vistoso, ma non esteso al centro de] noto, dove si trasforma in linea dura elevata, dopo essersi
accostato al 1 tiramento delle ali posteriori (ng. 272).
Coleotteri (Lueanus Cervus, fig. 27ti). Metatorace. Proptero e mesoptero grandissimi e che
giungono a toccarsi e ad articolare insieme.
Mesoptero incompletamente diviso iu due
met longitudinali (6, 6,). Costale stretta,
breve, che si perde poco dopo la base
dell'ala, con capo articolare unico, stretto.
Su beo > t ale
e o n e a p 11
molto volu-
minoso (j3),
che tende a
suddividersi;
riceve la ra-
diale elle con
esso ari icola .
e presenta
larga artico-
la/ione inte-
riore col pro-
ptero (ambe-
due i pezzi)
ed interna
colla punta anteriore del proptero interno. Mediana che si articola
011 largo pezzo non troppo resistente, frammentato (vi, ;,>, formante
la testa articolare della cubitale e che articola col proptero esterno.
Anale prima con capo duplice (y. i). l'anteriore frammentato,
con cui raggiunge il mesoptero esterno verso il suo apice e con
intesto articola. Anale seconda con capo proprio, larghetto, che
articola (j) colla parte inferiore del mesoptero. Ligamento (Ptn) rilevato, che margina il ineta-
tergite, ma nella linea mediana si perde.
Mesotorace. Proptero t'n^o in gran parte col mesoscuto piccolissimo. Mesoptero abbastanza
ampio, snlit riangolare,
distinto. Capi di tutte
le nervature stretta-
mente fusi insieme, for-
manti un breve e stretto
processo, con due con-
dili articolari, per la
fusione non tale che
non si possa riconoscere
giudicando dai solchi )
la divisione primitiva,
e o ni e d i mostra 1 a
fig. 2 7 7. confrontata
colla fig. 276.
Lepidotteri 1 Sphinx
l 'oHVolrttli, fig. 278 1.
.Mesotorace. Procondilo
e mesocondilo molto
prominenti, spec tal-
mente quello anale del
mesoscuto, ed infossali. Proptero diviso in due pezzi molto piccoli. Mesoptero molto grande,
triangolare, articolato cl mesoscuto ed anche coi due propteri. Vena costale con capo ampio,
frammentato in due parti, l'interna t>-> emisferica, grande, la esterna >_.< con sensibile artico-
Pig. 277. lase dell'elitra
destra di Lueanus.
Lettele maiuscole indicanti i capi
delle nervature: le lettere gre-
che corrispondono a quelle della
fig. precedente.
Pig. 278. Base dell'ala auter. : capi artic. e condili tergali di Sphinx.
Solite lettere, inoltre d metapteio < istinti \a\ legamento (semischematico).
BSOSOHELETRO. TOlACK
243
Pig. 279. Base dell'ala anter. sinistra, pezzi articolari, ecc. di Vespa.
Lettere consuete. Inoltre Pr, pronoto in sito ; T. rimanenti articoli
tarsali; a, peli del dorso della tibia; b. e, del primo
articolo del tarso.
BSOSCHEJ 1:11:11. fOK VCK
247
e proprio pettine di
bellissimo pettine, composto li mia dozzina ili denti lunghi ed acuti, piantati in una
escavazione semicircolare dell'orlo interno dello stipite mascellare, presso il suo
apice e che serve certamente alla pulizia della tromba.
Nei Pecchioni {Bombus) e nell'Ai' 11011 vi ha un vero
speciale figura in detto luogo, ma vi corrisponde una serie
di peli rigidi e spiniformi equidistanti, disposti sullo stesso
orlo.
Queste bestiole possono adunque ben ripulirsi a loro
agio elie non pu loro venir meno il pettine pi appropriato
per posizione e per iscopo.
Ter quanto si sia affermato che in altri insetti il
pettine non esiste manca ancora qualche cosa ili analogo,
pure si e trinato nella tibia ilei Carabidi, alla taccia in-
terna, un vero e proprio pettine affatto caratterizzat li
cui cenni) anche da parte lei Packard, die lo disegna
(1898, ti.-;-. 107) nell' Anopthalmus, chiamandolo pettine (conili)
senza dirne molto ili pi, come per altri Carabidi lo indica
il Dalli.
Sta in tatto che nei Carabidi (e Coccinellidi) la tibia
anteriore, specialmente verso L'apice (tarsale) e scavata in-
ternamente a doccia, die pi e profonda quanto pi si acco-
sta all'apice stesso. Inoltre verso l'orlo interno predetto
stanno due serie di peli spiniformi, ordinati a pettine, serie
die si incontrano ad angolo ottuso e t'orinano cos un ordi-
gno eccellente per la ripulitura delle antenne, che si fanno
scorrere entro la detta scanalatura (flg. 284).
Nei Pereus, come negli ffarpalus, Bembidium ve (ad
es. /'. Passerina, flg. 285) la scanalatura a doccia e obliqua sulla taccia po-
steriore della tibia, sempre verso il suo estremo
ed e tagliata ad angolo retto da un lungo pettine
variamente inflesso, che occupa buona parte della
taccia posteriore apicale della tibia stessa, sulla
quale decorre obliquamente e tortuoso. .Ala ci che
1 > i 11 attira l'attenzione in questo bell'apparecchio
dei Pereus e appunto l'ordigno elastico per tenere
in posto l'antenna che deve scorrere nella doccia.
l'Isso si compone di peli lunghetti, grossetti
e rigidi, curvati ad S, gli uni accanto agli altri,
con una curva quale si vede generalmente usata
dai meccanici per certe molle elastiche di acciaio
che devono comprimere colla parte estrema 'i e
sono queste dei Pereus vere molle elastiche, le
quali comprimono l'antenna contro il pettine su
cui deve strisciare per ripulirsi, ('io e anche meglio
dello sprone degli Imenotteri ed e allo sprone
stesso analogo per quanto i Pereus abbiano pure
i loro sproni cultriformi e grandi, ma che non
concorrono nell'opera di ripulitura anzidetta.
Nei Malacodermi. ad es.. del generi' <'hittliris ed attilli tutta la taccia interna
Fig. 284. Apice della
tbia 1." paio ili < 'arabili
(fiohrcfiis) adulto per
illustrale il pettine P.
'l'b, tibia ; .1 /', fossa artico*
lare ilei tarso : .v sprone.
Fig. 285. Apice della tibia 1." paio
ili Pereus Passerina adulto visto
in .1 obliquamente ed in l interna-
mente (tolto lo sprone Sp .
/' . peli elastici j Fi', fossetta; P, pettine :
/', tibia; /v tarso; l\ pettine apicale;
Sp, Bproni.
>> t;li stessi t'iTuiavetri dei nostri microscopi sono cosi foggiati esattamente.
248
CAPITOLO SESTO
della tibia del primo paio arricchita di peli atti clic compongono una grande
ed efficacissima spazzola.
Non ho trovato organi simili in molti altri gruppi di Coleotteri, nei quali
veramente sembra dover essere il tarso stesso, di
stt<>, colla pianta arricchita nei suoi vari segmenti
di fittissime spinette formanti spazzole molto dense ed
efficaci, che compie il lavoro di ripulitura del corpo e
delle antenne.
Ni- si sono trovati organi speciali negli Ortotteri.
Neurotteri ed altri bassi gruppi.
Ma gli Emitteri Eterotteri hanno apparecchi di
indizia molto delicati e belli.
Nel maggior numero dei casi si tratta di un bel
I M'itine, diritto, situato lungo Porlo interno dell'apice
della tibia primo paio, accanto agli sproni, il quale
pttine composto di vario numero di spine eguali
fra di loro, fitte, cilindriche, acute, tutte poi piantate
secondo una linea diritta e con speciale maniera di
innesto (vedi fig. 286) le quali formano, nel loro in-
sieme, un assai bello ed efficace pettine.
Nel comune Pyrrliochoris apterus si contano circa
quaranta di dette spine, ma in altre specie di altri
generi il numero loro varia in pi od in meno.
Ma chi crederebbe mai che un insetto tanto Der
noi ributtante e schifo, indice di sudiceria e miseria,
quale la cimice dei letti (Cime lectularius) e in
specie congeneri, potesse avere, forse perch esso non
sente nessuna ripugnanza per se medesimo, ma si crede
nel pieno diritto di starsene pulito, oltre quanto prov-
vedono a fare i suoi ospiti, potesse avere, ripeto, non
soltanto due pettini, uno in
ciascuna tibia anteriore, ma
ancora dei veri piumini ,
come SOll detti quei molli
batuffoli di cotone che le
signore usano per distribuire la cipria sul velluto
delle loro carni? Eppure e precisamente cos'i. Nelle
cimici (fig. 287) ciascuna zampa fornita di un vero,
proprio e delicato piumino, all'apice estremo della tibia,
internamente, formato di gran numero di peli quasi
largo pennello, il quale ha per ufficio la pi delicata
ed accurata ripulitura della ente, si che diventi monda
e lucida, del fetidissimo fra gli insetti domestici.
Non troppo dissimile apparato trov il Dahl nel
Xabi.i ferus.
Ma i pi belli, e delicati apparecchi di pulizia
sono nelle farfalle e ci era bene da prevedersi. Questi
bellissimi tra gli insetti hanno una ben delicata pelliccia da curare.
Nei Ropaloceri le zampe del primo paio non mostrano, sui tarsi, che
eiali gruppi di spine, erette perpendicolarmente fra le molte oblique, le quali
spine .dritte compongono ordigni pettinanti, ma null'altro vi badi specializzato:
in ci non diversi dai Ditteri.
Fig. liSli. Pettine di Pyrrho-
chors apterus.
A, estremit della tibia ( ' b) del pri-
mo paio, mostrante il pettine p e
gli sproni , nonch la base del
tarso.
13. alcune spine del pettine stesso
molto ingrandite.
Fig. 287. Pettine e
del primo paio di
Cimex Hirundinis.
piumino >
zampe di
Sp, piumino; altee lettere come
a figura precedente.
spe-
KSOSCHELKTRO. TORACE
249
Ma negli Eteroceri la cose sono molto diverse.
(ii nei pi bassi erano stati osservati Speciali sproni detti epifisi, tutti vil-
losi e t'usi tonni, molto alti nella tibia del primo paio, piasi alla sua met e sono
essi piuttosto molli e tutti rivestiti pi o meno fittamente di peluria. Cos si
vedono nei Bombicidi, nelle Woetue e nei Microlepidotteri.
Ma nelle Sftngidi l'apparecchio molto pi perfezionato e ciascuno pu
averne esatta contezza anche alla lente, esaminando la faccia interna della tibia
di una Acherontia Atropo, dove esso e molto voluminoso e cospicuo ((piasi due
s-i?
Fig. 288. Apparecchi ili pulizia uelle tibie 1." paio di farfalle Dottarne.
A. di Pluria gamma : E. di Sphinx Ligustri; G, parte ili quest'ultimo molto ingrandita. F, apice del femore :
T- Tb. tihia ; 8, Sp, spazzola; Ta. tarso. A ti. C vedesi in s la superfcie della spazzola; in p. parte del
pettine. A tg. D alcnni peli della spazzola molto ingranditi.
millimetri di lunghezza) o nella Sphinx Ligustri (fig. 288, B, C), dove di poco
minore.
Si tratta di una speciale produzione abbastanza soffice e quasi carnosa, di
t'orma ovale, acuta all'estremit, di color bruno, che benissimo spicca sul resto
delle squame involucrali circostanti, la (piale a circa met della faccia interna
della tibia anteriore ed tutta circondata da lungo orlo di lunghe squame di
quelle che ricoprono tutto l'insetto.
Anche ad occhio nudo, ma meglio alla lente si vede la superficie esterna di
questa appendice riflettente la luce come un lucido velluto e ci dipende dal
tatto che essa coperta di rittissime e rigide setole spiniformi, rotondate all'e-
stremit (fig. 288, D), nascenti regolatamente da una cuticola divisa in speciale
reticolazione.
Questa adunque mia vera e propria spazzola, soffice per la mollezza me-
desima di tutta l'appendice, come si conviene ad una delicata peluria di squame
caduche come e quella delle farfalle. .Ma vi ha di pi. L'orlo esterno di questa
spazzola tagliente e tutto arricchito di spine rigide e lunghette, (fig. 288, G), in
gran numero, disposte regolarissimamente su una sola linea, t'ormanti un fitto pettine
dei pi belli che siano negli insetti. Cosi queste eleganti e belle creature hanno
sempre pronto in ciascun arto anteriore un molto appropriato spazzolino ed m-
\ Bt klbse. Ol insetti, 1-
250 CAPITOLO SESTO
sieme un opportunissimo pettine per conservare alla loro vesta quello splendore
per cui sono fra le pi ammirate degli esseri viventi.
Nessun altro animale, che si sappia, sorge portando seco il necessario per
la indizia del proprio corpo con apparecchi tanto conformi a quelli che a noi
crea il solo artificio.
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BSOSCHELUTKO. ADDOMK 255
Addome.
Generalit, numero dei somiti.
La terza regione morfologica (fig. 160) in cui il corpo degli insetti diviso
chiamasi Addome, e contiene specialmente gli organi della riproduzione, parte
dell'intestino mediano e tutto il posteriore (talora anche parte di quello anteriore.
come e per la ingluvie di molte specie), la parte pulsante del vaso dorsale ed
il seguito del cordone nervoso uonch parte del sistema respiratorio.
Sia per la poca parte che l'addome prende india Locomozione, nel quale atto
esso e per lo piii passivo, eid (die importa la mancanza di organi Locomotori, al-
meno negli adulti (tolte pocbe eccezioni fra gli Apterigoti), sia perch scema il
grado di differenziazione dei somiti dall'innanzi all'indietro, come si e accennato.
certamente e appunto nell'addome che il somite stesso mostra una composizione
pi semplice e quasi ancestrale.
In realta il somite, ad es., di molte larve, nell'addome appunto si mostra
come un anello intero, senza distinzione alcuna tra la. regione dorsale e quella
ventrale, disposizione questa affatto primitiva e (die in altre larve, nel torace
non e altrimenti conservata. Ci pu essere veduto indie larve rivestite di cute
dura, ad es., di Cebrionidi o di Elateridi fra i Coleotteri, ma si deve ritenere
corrispondente anche indie larve a cute molle ed in molti Apterigoti.
Quanto agli scleriti nei quali si scinde l'arco addominale si gi detto nel
Tronco .
l>i qui si pu procedere a casi di complicanza molto accentuata, special-
mente in alcuni somiti addominali, ad es. nei posteriori, particolarmente negli
adulti dei due sessi, giacch sono appunto gli ultimi somiti (die compongono
L'insieme di pezzi costituenti l'armatura sessuale in ambedue i sessi e se ne pal-
ler a proposito della Armatura genitale .
11 Lacaze-Duthiers (1853) chiama uriti gli anelli addominali, e d uno schema
inteso a dimostrare il caso di complicanza maggiore possibile, il quale, tuttavia,
non e raggiunto mai in natura. Secondo il detto Autore il somite addominale,
oltre ad un tergite e ad uno sterilite (urotergite, urosternite), mostrerebbe dei
pezzi laterali (epimerite dipendente dal tergite ed episternite dipendente dallo ster-
nitei. tra i (inali e gli steriliti e tergiti sarebbero interposte appendici (Urgorabdite
la dorsale e sternorabdite la ventrale).
Dal complesso di (d che si esporr innanzi sar facile riconoscere (die questo
schema non del tutto conforme alla verit delle cose.
Ma sugli uriti stessi, e loro modificazioni, oltre quanto si avvertito nel
Tronco , saia detto pi innanzi allorch si riatter degli uriti ultimi, di quelli
(doe ilie compongono od abbracciano l'armatura genitale di ambedue i sessi.
Ritornando all'addome cos come si mostra nel suo complesso, esso apparisce
diviso in segmenti, (die sono in numero vario, non tutti pero si vedono al di
fuori, giacch nel maggior numero di casi alcuni uriti, tra gli ultimi, si nascon
dono sempre od in momento di riposo, entro i precedenti < cos all'osservatore
sfuggono. Ad es.. in alcuni Imenotteri l'addome pu addirittura sembrare com-
posto di un solo grande segmento, perch gli altri sono pi o meno nascosti.
Perci gli speciografi in generale assegnano a ciascun addome, nei singoli
casi, il numero di uriti apparente. Di qui la grande variet di (afre (die non
per per nulla giustificata in morfologia.
Questa terza regione del corpo e annessa al torace, al (piale articola pi o
256
CAPITOI.0 SESTO
meno mobilmente, in modo vario, che dipende dall'ampiezza dell'urite eoi quale
avviene questa annessione (fig. 289), che se largo quanto il torace, o poco meno,
allora l'addome riesce sessile (A) ; mentre se esso molto stretto in confronto del torace
medesimo allora l'addome stesso appare pi o
meno lungamente peduncolato (B).
Quanto alle dimensioni di questa terza
regione rispetto al rimanente corpo degli insetti,
esse sono variabilissime, poich vediamo addomi
assai piccoli, come, ed es., nelle Evemia, in
confronto di altri assai voluminosi, e che lo
sono ancor pi specialmente nelle femmine che
sono ripiene d'uova.
Quanto alla forma generale, esso anche
varia notabilmente, trovandosi addomi brevi,
globulari, quasi sferici, accanto ad altri allun-
gatissimi, cilindrici, lineari, come sono quelli
delle Libellule, dei Formicaleoni, ecc.
Noi dovremo conoscere l'addome nel nu-
mero degli uriti che lo compongono, nelle sue
appendici, ecc., e ci non solo nelle forme adulte
ma ancora in quelle giovanili, e troveremo
variazioni ben degne di rilievo per la morfologia
in genere degli insetti, come ancora per la loro
filogenia.
Fig. 28!. Diverse maniere di addome
in forine adulte (Imenotteri).
A. addome sessile di Tentredineo ; B. peduncolato
di Pelopaeue.
Numero dei somiti addominali. Pochi argo
menti nella morfologia degli insetti sono og-
getto di tanti dispareri e talora di conclusioni
cos difformi dal vero (pianto quello del numero
degli uriti nei singoli gruppi.
Se per gli Ortotteri, come per i Tisanuri. si ammettono senza contrasto un-
dici uriti, per gli altri PterigoH variano le opinioni in modo notevole e non solo
per gli speciografl, la maggior parte dei quali si limita a contare i soli segmenti
addominali molto bene visibili, ma anche per gli stessi morfologi e ci per man-
cato confronto di tipi diversi, come di punti precisi di orientamento, come ancora,
non di rado, per veri e propri grossolani errori di computazione : ).
In realt il numero assoluto degli uriti varia da un massimo di undici ad
un minimo di nove (esclusi i Colleinboli che sono affatto aberranti) e questa ino
gressiva riduzione avviene procedendo dai Tisanuri e dai Pterigoti pi bassi
verso i pi elevati, nei quali appunto essa massima.
Quali sono gli uriti realmente scomparsi dal quadro dell'addome?
Per alcuni Autori la riduzione avvenuta a spese totalmente degli ultimi
uriti, per altri invece dei soli primi.
M Per citare qualche esempio : nei Lepidotteri Buriueister ammette solo 9 uriti e Peytoreau
solo 10, Kolbe ancora dimentica il 1. urite, clic pure in molte grosso forme < distintissimo. Baker
confonde l'I 1 . " urite col 10.. Nei Coleotteri Peytoreau ammette per l' Sydrophilna (die pure un
animale lieti grosso) solo 8 uriti (!) e Si pei Dytiscus come Kolbe, 9 pei Lamellicorni, e conclude
che in questo gruppo manca l'uniformit nel numero degli uriti. Verhoeff almeno ne ammette
10 ed e pi nel vero, inquautoch l'II." e generalmente privo di scleriti e semina abortivo. Per
gli Emittori Peytoreau e Verhoeff ammettono solo 10 uriti. Per gli Imenotteri e pei Ditteri supe-
riori le riduzioni sono anche maggiori, eoe. Basti il dire qui chi' talora i morfologi stessi di-
scendono tino a 7 segmenti addominali '
I -. .-.ili l l: I RO. ADDOMI
Evidentemente coloni <-li' abbracciano la prima ipotesi, ormai abbastanza
compromessa, si trovano in troppo grande conflitto coi risultati della embriologia
e con dati ili tatto evidentissimi, elie risultano dalla osservazione diretta degli in-
setti nel loro stato di larva come nei due successivi.
Come si e veduto nella parte embriologica, conviene ora ammettere coll'IIey
moiis i' con altri la segmentazione dell'addome in dodici anelli, dei quali l'ultimo
deficiente di cavit celomatica quel Telson ili
cui non si trovano pi in seguito clic traccie
e nei soli Apterigoti, per quanto come tale possa
essere considerato un dodicesimo tergite (squama
sopraanal] che si vede anche nelle larve di Or-
totteri (figg. 290,
2!il) ') e che ad
es. : nelle giovani
Acridi! (turrita L.)
in forma di squa
ma assai grande .
t riangolare . di-
stinta per sutura dall'll." tergite. Tutti gli altri insetti
presentano, nel periodo embrionale, a segmentazione
completa dell'addome, undici uriti veri. I Colleinholi
sembrano tare eccezione a questa regola, ma se non
vi si possono ricondurre come potrebbe essere tentato
Fi-. 291. ultimi urotergiti in a( i es-: considerando per sterniti dal 5. al 9." com-
larva .li (rt/ns rampestris poco ,
dopo -chiusa dall'uovo. presa la cosi detta Furca, e conseguentemente per
Lettere come a fig. precedente, il io. tergiti 5." a S. assieme fusi, il Brande tergite ora unico
ed 11. tergiti sono fusi assieme (dal- '
l'Heymons) corrispondente ; se ci non si pu ammettere, allora
' bisogna convenire che nei Collemboli si ha una ori-
ginale singolarissima riduzione nel numero dei somiti addominali ~).
Fig. 290.
Estremi urotergiti di larva
di Calojtenits.
Telson o squama sopranale: acc, acro., r.
(cerei dell'undicesimo urotergite).
sorta discussione sulla natura ed origine dell'll." urite, che secondo Haase non sarebbe un
segmento autonomo. Questa opinione < seguita dal Verhoeff che ammette per tutti gli Esapodi
solo dieci segmenti addominali coin numero normale.
Dewitz sembra accoglier.' questa teoria, ed afferma che l'unilcciino segmento si forma solo
per sdoppiamento del 10." urite e, ad es., nel Dectious ci avverrebbe solo qualche tempo dopo
l'uscita dall'uovo. Cosi l'Haase tenta ricondurre il modo di formazione degli anelli addominali
negli insetti allo schema proposto dall'Hatschek per gli Anellidi.
Ma gii studi pi recenti ed accreditati in fatto di embriologia ammettono che l' 11. urite .
.li origine primaria, non meno degli altri.
') Nei Tisanuri, in alcuni casi si ha una traccia permanente del Telson in una piccola squama
che rimane fra l'll. tergite e l'apertura amile, quasi coin un 12. tergite (squama eopraanah .
Ora e notevole il fatto che nelle larve di l'terigoti molto bassi, come sono gli Ortotteri, ad
es., in quelle ili Acrididi. dopo l'il." tergite compreso fra gii stili, esiste realmente un 11'." pezzo
distinto, triangolare, formante l'apice dell' 1 1 .' e col quale in processo di tempo viene n confondersi
totalmente. Ci si vede a figg. 290, 291.
1 questo un ultimo residuo del Telson presente tinche nei pi bassi l'terigoti e nel loro
primo stadio giovanile.
- L'ipotesi a cui accenno e che potrebbe essere sostenuta se qui fosse luogo piuttosto di fatti
che di ipotesi contraddetta dall'embrione, che secondi. (Jzel stia un solo grande urite ." pri-
mitivo, il quale ba una appendice ventrale, la furai. Con fcuttoci si pu sempre sospettare l'es
stenza di un niaerosoinite che non si suddivide altrimenti nell'embrione n poi. La considerazione
lei sistema nervoso non aiuta tic l'ima ne l'altra ipotesi.
A. I'.eii.ese (?Ii In
CAPITOLO SESTO
Questo numero non mai superato negli insetti, a parte il Telson coi suoi
rudimenti in taluni Apterigoti e giovani Pterigoti.
Adunque il numero tipico degli uriti di undici.
Per giudicare poi delle riduzioni che sono realmente avvenute, procedendo
verso gli insetti pili alti, d'uopo tener presenti dei dati fissi come punto di
partenza al giudizio ed alcune condizioni di cose che per la loro costanza hanno
aspetto di generalit.
Primieramente l'apertura anale si trova sempre nell'll." urite, cio assoluta-
mente all'apice dell'addome, ed quindi compresa fra FU. tergite ed il corri-
spondente sternite.
In secondo luogo lo sternite, che si trova in stretto immediato rapporto coi-
rai 'parato copulatore maschile , nei Pterigoti tutti, all'infuori dei Libellulidi e
Dermatteri, appunto il 11). .
Non pu essere invocato alcun punto fisso di partenza nell'armatura genitale
femminile, inquantoch essa interessa steriliti diversi, in modo troppo variabile.
Confrontando per i maschi colle rispettive femmine, tenendo conto della po-
sizione lissa dell'organo copulatore e dell'apertura anale, contando sempre dall'e-
stremo posteriore dell'addome (coi dati suindicati) e rilevando bene la corrispon-
denza di ciascun tergite col suo sternite ') si viene sempre a stabilire l'esatto
numero degli uriti, a riconoscere la mancanza di qualche tergite o sternite, cosa,
del resto, assai meno frequente di quanto si crede, meno che nei primi uriti
e quindi ricondurre al tipo primitivo ogni addome, per (pianto in apparenza
aberrante.
Giover inoltre, sar anzi necessario, non rimanere troppo impressionati per
l'aspetto molto peculiare che alcuni steriliti specialmente, e pi di rado tergiti,
hanno ormai assunto in rapporto con speciali affici, e considerarli per quello che
sono realmente e non per pezzi derivati da altra origine, al che giova certamente
lo studio delle ninfe e delle larve, nelle piali le riduzioni e le modificazioni sono
molto meno avanzate che non sieno nei rispettivi adulti.
Tutto ci condurr a riconoscere i seguenti dati fondamentali.
Realmente il 1." urite tende a scomparire, compenetrandosi nel torace, rome
si gi veduto.
Pi presto e pi facilmente se ne va il l. sterilite divenendo metafragma),
ed in moltissimi casi, anzi nella maggior parte dei casi, a cominciare gi da
taluni Ortotteri (Acrididi, Mantidi, ecc.) il 1." sternite totalmente compenetrato
nel torace, mentre tuttavia permane distinto il corrispondente tergite.
In processo di maggior riduzione (ad es., nei Coleotteri, ecc.), (piando
ormai tutto il 1. urite e scomparso 2 ), comincia la riduzione del 2. sterilite, il
.piale pu talora essere veramente poco riconoscibile, perch strettamente addos-
sato e quasi confuso col ">.".
La scomparsa, veramente, anche del -'." urite nei due suoi anelli non inai
completa. Anche nel caso dei Xepidi fra gli Eterotteri, traccio del -'." tergite. si
rinvengono. Con ci si vede come a dilucidare tutto ci soccorra lo studio ed
il confronto fra loro dei due sessi di una stessa specie.
Scomparsa degli scleriti nell'I 1." anello, la quale si riconosce spesso col
i) Per non incorrere nell'errore ili taluno, ad es. del Graber, ohe finisce per ascrivere ad
un tergite uno sternite elie non gli appartiene n corrisponde.
-I l'uve in qualche Coleottero, ad es., Bydrophilus, un piccolissimo scudetto nellalinea sagit-
tale, addossato al 2. + 3. sterilite, accompagnato anche da piccolissimo episternite rappresenta
il 2. sternite. Non si fe indicato ci nella fig. 308, ma si vedr in altra a proposito dell' endosche-
lctro e ilei muscoli.
KSOSCHELKTRO. AUDliMH
259
confronto di specie affini, aventi per lungo oppositore, meglio se protetto da scudi
duri, perche quivi necessitando tuttavia una rispettabile dimensione nel senso
della Lunghezza, L'abolizione di un urite addirittura sarebbe contraria alle neces-
sit fisiologiche.
Di rado e palese la fusione di due tergiti o storniti in uno solo, del clic
hanno, spesso ed a torto, riferito molti Autori.
Dopo ci, rivedendo alcuni tipi principali di addomi, specifico meglio, nei sin-
goli, casi le diverse modificazioni nel uumero degli uriti ').
Addome dei Collemboli. Il gruppo dei Gollemboli (fig. 292) si differenzia,
per ci die riguarda l'addome, in modo all'atto singolare da tutti gli altri insetti,
sieno essi Apterigoti o Pterigoti.
Intatti i Collemboli possiedono
solo sei uriti, mentre il numero
tipico di tutti gli altri insetti e ap
punto niello di undici.
L'addome, nei diversi generi,
ha varia torma, talora pi o meno
allungato come nelle Podure, ta-
l'altra molto raccolto e globuloso
come negli Sminturidi.
ESSO rivestito di cuticola
molle, e gli uriti presentano, nei
loro tergiti, una profonda incisione
trasversa che li distingue pi o meno bene in due parti successive.
L'apertura anale e terminale e appartiene alla regione dorsale, mentre al
ventre ^stanno altri organi comuni a tutti i ( '(diemboli, cio: il 1." urite porta,
al ventre, il cos detto tubo ventrale (V. omologhi delle appendici ancestrali.
come pure pel retinacolo) ; il :!." sterilite reca il cos detto retinacolo, e dal 4. urite,
al ventre, procede la fumi, mentre l'orifizio genitale si apre sul 5. urite, e sul
6." viene a sboccare l'ano.
Le aperture sessuali non sono circondate di quel notevole complesso di
pezzi (die si vedranno anche nei Tisanuri, ma molto pi nei Pterigoti, ma si aprono
senza appendice alcuna nel f>." sterilite nel maschio, e nel 4.", o nel 5., nella
femmina -'). Tutto al pi, nei maschi, si trovano delle setole (die circondano
l'orifizio.
Collembolo (Tomocerus plumbeus L.) maschio
visto di lato colla forca distesa.
r capo; A. antenna: 0, occhio: I-IIl, somiti torneali ; /-6*. ad-
dominali: F, forca: Mh. manubrio; A', ramo; Mu. mucrone :
A', retinacolo: Tb. tubulo; n, anu: gen, apertura genitale (da
Willem).
Furca. E cosi chiamato un organo molto appariscente il pi spesso, die
si trova nella regione posteriore ventrale degli insetti di questo gruppo, ed e ef-
ficace organo di salto (fin-. 293).
\ .questo punto conviene avvertire che in troppe circostanze mi trover a dare cifre ed asse-
gnazioni diverse ad uriti, differenti pi o meno da quelle messi- innanzi precedentemente da di-
versi autori, ed in taluni casi specificher anche tali discrepanze, ma non e possibile ne oppor
tuno ricordarle tutte, pel loro grande numero e perch, quanto a ci. come ho accennato, di
due Autori vanno esattamente d'accordo. 11 lettore, con questo libro e colle singole memorie alla
mano, pu vedere e giudicar* s.- ci., e si debba ammettere per ^i insetti ora citati, piuttosto la
scomparsa dell'll. urite che quella di uno od anche due primi anelli addominali. Infatti, sapeu
dosi .die l'organo oopulatore e sempre dietro il 9. steruite, noi fissiamo bone questo e confron
rimilo poi l'nn ses,,, coll'altro, omologando fra loro gli uriti corrispondenti.
Willem dice che nelle /'..//,,/ il', aquatica) l'apertura sessuale femminile si Vede nella le
gione posteriore del 5." sternite, in forma di fessura trasversa: in altri generi., ad e-.. Anurop
(A. larici)) essa eade a meta del ter/o sterilite.
260
CAPITOLO SESTO
i'i-. 293.
Forca di
Ordinariamente vi si distingue un manubrio e due branche (rami, dentes) ter-
minate ciascuna da un uncino <> mucrone.
Tutto l'organo di varia lunghezza nei diversi generi,
o nelle specie di uno stesso genere, e talora esso veramente
rudimentale, come, ad es., in alcuni Aehorutes, Xenilla, ecc.,
o nullo, come in Anurophus, Anura ecc. Allo stato di
riposo la finca ripiegata sotto l'addome, colle sue branche
dirette all'innanzi e per provocare il salto essa scatta im-
provvisamente, facendo un arco di 180 gr., tino a trovarsi
distesa colle sue branche oltre l'addome in posizione affatto
inversa a quella di riposo.
Lo scatto reso pi energico da ci che le branche,
allo stato ili riposo, ingranano, per due creste rilevate clic
recano alla loro base, coi rilievi laterali del retinacolo, i cui
lobi laterali sono tenuti divaricati dai muscoli propri a questo
organo. Cosi la turca non ne liberata se non quando i
muscoli che tendono a distenderla sono gi bene contratti
e perci lo scatto pi repentino e vivace.
Addome dei Tisanuri. -- Alcuni autori attribuiscono ai
Tisanuri solo 10 uriti. Evidentemente per in ci errore,
inquantoch da quel che si sa dello sviluppo delle Lepisma
(Heymons) e dalla osservazione diretta si deve ammettere
la presenza di 11 uriti appunto.
Il Lacaze-Duthiers molto bene computava allorch con-
siderava per 11. tergite, nelle Lepisma, il complesso delle
tre lunghe code posteriori, delle quali le due laterali for-
mano i cerei, e la mediana un pezzo a s, in modo, adunque, del tutto conforme
a ci che si vede, nel-
l'ultimo tergite delle ninfe
di Pseudoneurotteri (t-
gura 294).
Cos negli Japyx,
quasi come nelle Forfi-
cule, l'il." urite rap-
presentato essenzialmen-
te dai suoi cerei, poco
rimanendo pel resto in
torma di piccole placche
perianali fra i cerei stessi. Xelle Gampodea le -ose sono come nelle MacMlis, sal-
voch il lobo mediano dell'I 1. tergite e ridottissimo.
La x seg-
menti (da Willem.).
Km. 294.
Addome ili Lepisma veduto di lato.
llt, urotergite, stilo mediano; llt(acc), cerei dell' undicesimo urotergite ;
tOslynss), siili del decimo urosternite; 8-*, stili addominali (da Lacaze-titliiers).
Derjiatteri. Forficula auncalarla !.. i fig. 295)^ Addome cilindrico, sessile, leggermente de-
presso. Iiit i i tplei i e subeguali fra loro dal 1 ." all' 8., cogli storniti ai lai i strett.-uni'iitesottostanti ai
tergiti che si inflettono sui lati. Epimeriti ed epistemiti non distinti. 8. urite col tergite simile ai
precedenti, ma cullo sternite largo, in forma ili squama eraidiscoidale. 9. tergite ampio, subret-
I -usi III I .l-.IKii. ADDOME
261
Fig. 295. Estremi uriti
di Fortirula auricidaria muschio adulto.
A. vertuti dal ventre ; B. dal dorso, lo A 8! vede
8, 10 steriliti 8. e lo." nonch il tergite 11. ed
acc. grandi cerei.
(angolare, inflesso ai lati. 9." sternite spaccato in due met laterali, .listanti ira loro, articolate
ai lati del corrispondente tergite, nascosto da quello precedente. 10. tergite ridotto ad nna sot-
tile lista marginante internamente il 9. e contuso
con questo; 10." sterilite ormai quasi nullo, signi-
loato ila (Ino piccolissimi scudetti tra lo articola
/ioni dei corei, il." tergite in torma di tubercolo
duro intercalato tra i corei. 11." sterilito rudimen-
tale, mal distinto dal Hi.". Cerci grandissimi, fal-
ciformi, duri, diversi nei due sessi.
PSEUDONEOROTTERI. Ai-schild i/nillllis I,.
Addome allnngatissimo, cilindrico, appena piti largo
alla base. 1." urite pi eorto degli altri, completo.
2." |iiii largo di tutti, grande, con tergite molto
ripiegato al ventre; sterilite stretto, all'atto ven-
trale. :>." tino al 9." cilindrici, coi tergiti molto
ripiegati tino al ventre, steriliti strettissimi e lun-
ghissimi. Epimeri ed episterni nulli. 11." urite ap-
pena pi orto dei precedenti, con tergiti' egualmente
conformato, come negli
altri, con sternite, nella
femmina, formante colle
sue appendici la terebra,
nel maschio quadrato,
largo, recante ned mezzo
l'apertura sessuale. 10."
urite molto pi corto del
precedente (circa met) con tergite e sterilite completi, senza appendici.
11.' 1 urite, nella femmina, col tergite brevissimo, ridondato e lo
sterilite diviso in due met laterali a guisa di lobi. Nel maschio il
tergite e in t'orma di lungo triangolo ; sterilite come nella femmina.
Acroeeroi grandissimi, in figura di foglia lanceolata, piantati ai lati
tra il 10." e l'il." urite, eguali in ambedue i sessi.
Ortotteri veri. Deeticus albifrons. Addome conico, panciuto.
1." urite completo, appena pi piccolo dei seguenti. Largo intervallo
tra i tergiti e gli storniti. Mancano gli epimeriti e gli episterniti.
Anelli presso a poco eguali fra di loro fino all'*." il cui sterilite e pi
lungo degli altri e con una impressione transversa che lo fa seminale
duplice. Si." tergile stretto e corto; 10. ancor pi piccolo ; 11." ridotto
a piccola squametta semicircolare. Acroeerci molto grandi, conici, allun-
gati. Appendici dcll'8." e del 9." sterniti formanti la terebra (india
femmina): manca mila femmina il 10. sternite ; 11." diviso in due
valve. Nel maschio il 9." sterilite grandissimo, subtrapezoidale, smar-
ginato all'indietro e recante due forti e lunghi mesostili articolati
alla base. Organo copulatore semplice, senza stili.
Gryllus. Conforme al precedente, salvoch i maschi non hanno
stili.
Gryllotalpa vulgaiis L. (fig. 296). Addome grande, in ovai
Inngato, di sopra convesso, di sotto piano. Primo urite col solo tergite :
lo sternite malica allatto.
Epimeriti od episterniti inauranti. Tergiti decrescenti di larghezza
e di lunghezza lino al 10.". I/Il." e piccolissimo e ridotto ad una Mail-
ing. 296. Addome di
Gryllotalpa adulto fem-
mina veduto dal ventre.
itti, metatorace; C, cerei. Crii
sterniti sono indicati da nu-
iiit-ii accompagnati o no da
*: i tergiti, che -.[ii. Iginio coi
loro margini al ventre, sui
lati Sion, indicati da numero
accompagnato da '. M i
il in." sternite
plico papilla rotondata.
piccolo, in parte nascosto
sterilite pi lungo degli altri ma pi stretto dei precedeni
dal 7.". Il 9." sterilite e molto- ridotto, celato sotto l'S." e divisi, in
262 CAPITOLO SESTO
due pezzi Laterali appena manifesti. 10." sterilite (nella femmina) mancante; nel maschio trasfor-
mato per l'opera della riproduzione, ma molto nascosto. 11. diviso in due grandi lobi. Acrocerci
grandissimi, assai lunghi, villosi, poco chiaramente segmentati. Mancano gli stili.
Minili" religiosa L. Addome in ovale, allungato, grosso nelle femmine, cilindrico, stretto
nei maschi. Primo urite col solo tergite molto grande; manca affatto lo sterilite. Gli altri seg-
menti si somigliano tino al 7.". Episterniti mancanti; quanto agli epimeriti essi non sono distinti,
ma lo stigma non nella membrana fra gli archi, ma in uno speciale strettissimo scudetto sal-
dato tutto eoi tergite. Tergiti decrescenti in grandezza lino al 10.. L'll. piccolo, papilliforme.
Al ventre, nelle femmine, il 7." sterilite e assai grande, trapezoidale, piegato a doccia, ed accoglie
l'oviscapto. Esso inciso all'apice, nella linea mediana ed i due lobi sono incompletamente ar-
ticolati. L'8.o sternite allatto interno, ridotto ad una squama bianca quasi alla base (interna)
del 7.". Lo sterilite. 9. trasformato per comporre la terebra. Il 10." sterilite manca. L'11." e
diviso in due lobi. Cerci grandissimi, divisi in 16 articoli.
Nel maschio si trovano anche l'8. e 9. steriliti affatto liberi e grandi. Anzi il 9." < gran-
dissimo, foggiato a cucchiaio, e reca due grandi mesostili conici. Il 10." concorre a formare l'or-
gano copulatole. Nel resto come nelle femmine.
Acridium Lineola F. Addome lungo, conico, leggermente compresso. Primo urite mancante
dello sternite. Gli altri decrescenti di grandezza fino all'8.". Epimeri confusi coli' arco dorsale.
I tergiti continuano a decrescere, ed il 9." e 10." si fondono anche in parte sugli orli, e sono
molto corti. L'11." in forma di sqnauietta conica. Ci nella femmina. Ma nel maschio l'il."
tergite e molto pi grande, triangolare, ('crei, in ambedue i sessi, piccoli, nella femmina anche
pi che non nel maschio, conici, addossati ai lati dell' 11 . sterilite. Al ventre, nelle femmine.
l'8. sterilite e molto grande, rettangolare, terminato da una punta carnosa mediana e dm. late-
rali pi brevi. Le appendici dell'8. sternite e tutto il 9." danno origine ai pezzi genitali. Manca
il 10." sterilite L'11.". sternite, grande, bilobo e forma due estese valve sotto-anali.
Nel maschio il 9." sternite di gran lunga il maggiori, di tutti e termina trilobo. Esso
rivestito internamente da pelle che riveste l'organo copulatore. Nel resto come nelle femmine.
Mancano, in ambedue i sessi, gli stili.
Bacillus 1,'nsxii F. Addome allungatissinio, cilindro-conico. Manca totalmente il 1." urite.
Gli altri sono tutti molto lunghi. Episterniti nulli, epimeriti come nell' Acridium. Femmina con
9., 10." tergiti bene allungati ; 11. appena visibile, sprovveduto di cerei, papilliforme. Al ventre
l'8." steriliti, e bene sviluppato, triangolare. Le appendici dell'8." ed il 9." sterilite formano la
modesta armatura sessuale ; il 10." manca e l'il." e molto allungato, occupando tutta la regione
ventrale corrispondente al 9. e 10." tergiti. Inoltre (caso rarissimo) esso porta due acrostili fu-
siformi, grossetti, bene cospicui. Non ho veduto il maschio.
Conclusioni per questi (/ruppi (Dermatteri, Pseudoneurotteri, Ortotteri). L'ad-
dome, li forma varia, tende a perdere il 1.' urite, il quale completo nei Der-
matteri, Pseudoneurotteri Locustidi e Grillidi, ma senza sterilite nei Mantidi.
Grillotalpidi, Acrididi, e finalmente manca pure il tergite nei Fasmidi.
(ili epimeriti cominciano ad apparire nei Mantidi e si trovano negli Acrididi
e Fasmidi, ma sono ridotti ancora a linea strettissima che contiene gli stigmi.
Manca, nelle femmine, il 10." sternite e nei maschi esso concorre a formare
l'organo copulatore.
Le sole femmine dei Fasmidi portano stili (acrostili), mentre in quasi tutti
gli altri gruppi se ne rinvengono (prostili) sul 9. sterilite
Nei giovanissimi Acrididi, Locustidi e Grillidi, e forse in altri gruppi, si
vede chiaramente un 12. soinite, triangolare, che rappresenta un residuo del
Telson. In processo di tempo questa porzione a s- si confonde coll'll." tergile l ).
Omotteri. Procedendo secondo l'ordine nel quale si vedono ridursi di nu-
mero gli uriti, dopo gli Ortotteri devonsi citare gli Omotteri, nei (piali ordina
1 1 Secondo l'opinione d'altri, per alcune specie si fondono il 9." e 10." tergiti assieme, rima-
nendo libero il li'." che cosi appare 11." itig. 291).
KSOSCHELKTRO. ADDOME
263
riamente gli uriti sono tuttavia 1 1 bene visibili e < { winli gli Emittori, in molti
dei quali si possono tuttavia rilevare almeno l 1 tergiti.
Cicadaplebea L. (figg. 297-300). A. Munii' conico, larghissimo alla base, pianeggiante 'li sotto,
l'ergiti inflessi sui lati e ripiegati :il ventre per breve tratto. Sterniti piani, molto stipati contro
Pig. 297.
Fi-. 298.
Fig. 299.
Pig. 3ii0. pig. 301.
Addomi ili Emittori, Omotteri <97, addome di Oicada plebeia adulto femm. lai dorso oogl! uriti lo., U. ,J estrodesei ; fig. 298, lo stesso da] rentre
mostrante l'ovopositore (/. forcai: tg. 299, 1" stesso di maschio adulto eoi complesso deirli uriti eenitali ('., 10, IL)
estroflesso; tii;. 300, lo stesso dal ventre eoi detti uriti rtratti {/ forca) : tk r . 301, addome 'li Wepa cinerea adulto
femm. {cogli stili terminali interrotti), visto dal dorso; fig. 302, Lo stesso dl ventre. Al solito te lettere accanto al
numero, dove sono necessarie, indicano se si tratta di tergite [t] <> di sterilite (*j.
i tergiti. Epimeri ed episterni non bene definiti. 1." con tergite meno largo pi corto
aeguenti e che non giunge ai lati, strettamente unito al _.". dal quale r per bene distinto
264
CAPITOLO SESTO
sutura. Il tergiti varia nei dm- sessi. Nella femmina lineare sui lati e discosto dal 2., ma lun-
ghetto nel mezzo dove si salda col seguente. Nel masheio si introflette profondamente entro l'ad-
dome in due ardii laterali che assieme si congiungono e affiorano all'esterno nella linea mediana,
dove si saldano al 2.. Nel resto ancora l'addome diverso nei due sessi. Nella femmina il 9. ter-
mite e lungo, triangolare e termina tridentato. I due seguenti uriti sono piccolissimi e celati or-
dinariamente sotto il 9." grande tergite. Essi hanno steriliti e tergiti distinti, per quanto assai
piccoli. L'll. sterilite bifido, o duplice; l' 11. tergite piccolo, triangolare, con due piccolis-
simi acrocerci conici alla base. Al ventre, il 7." sternite largo, triangolare, ma corto e smar-
ginato. L'8- ed il 9." compongono la terebra. .Manca il 1." sterilite. Il 2. reca una grande forca,
grandissima nel maschio, la quale va a congiungersi coi tergiti, sui lati.
Nel maschio l'ultimo urite libero l'8." Esso ha un tergite trapezoidale non troppo pi lungo
dei precedenti. Il 7." sterilite grande, triangolare, di dietro rotondato, e l'8. ha forma presso
a poco ovale ed molto stretto. Gli uriti seguenti compongono V evandropigio e sono totalmente
celati entro il corpo allo stato di riposo.
Etkrotteri. Baphigaster grisette L. (fig. 303). Addome largo, rotondato, trapezoidale, piano
al dorso, convesso, carenato al ventre. Epimeriti distinti al dorso dagli archi dorsali, ma fusi com-
pletamente al ventre con quelli ventrali. Il 1." urite incompleto, quasi mancante, infatti ri-
Fig. 303.
A B
Addome di Baphigaster griseus maschio adulto, voluto dal dorso (A) e dal ventre (B).
epm, epimeriti: a, apertura anali- ;
9, 10, 11 appartengono all'armatura genitale che forma un blocco celato nell'addome durante il riposo.
dotto a soli avanzi del tergite in forma di due piccolissimi scudetti presso ai lati. Manca il cor-
rispondente sternite. Il 2." tergite larghetto sui lati, ma esilissimo, lineare nel mezzo e non
raggiunge i fianchi. Manca il 2." sternite. Anche i 3." e I." tergiti sono sottili nel mezzo, ma
raggiungono i fianchi, in un epimerite che si salda col solo 4. sterilite. Il 3. sternite molto
corto, quasi lineare, margina anteriormente il 1." e non giunge ai fianchi. I tergiti successivi
sono di mano in mano pi Innubi, ma pi stretti, fino all'8.". che e il pi lungo di tutti. Il 9. che
fa parte dell' evandropigio sporge poco dietro all'8.. Al ventre il 4. sterilite si allunga nel ca-
ratteristico lungo processo filiforme : l'8. sternite il pi largo di tutti. Ci nel maschio. Per
la femmina si notano solo leggiere differenze negli ultimi uriti.
Notoneeta glauca E. (fig- 304). Addome piramidale, convesso di sopra, piano al ventre.
Tergiti cogli epimeriti inflessi al ventre. Epimeriti dell'8. urite grandi, dentiformi, quasi articolati
alla base. l. urite molto ridotto'; al dorso quasi scomparso. Se ne vede traccia ili due piccoli pezzi
triangolari collocati dietro il metascutello e gli epimeri del metatorace, sui fianchi. Lo sterilite <
ESOSCHE) Il BO. ADDOME
265
appena significato da un'esile lista chitinea breve, collocata dietro il metasternello, quasi a con-
tatto con { ii<>t i> pezzo, e molto nascosta. 2. urite meglio sviluppato, in forma di largo rettali
golo .'urlo, come una {ascia nel suo tergite. Lo sternite poi 6 ridotto :i due piccoli scudetti trian-
golari molto vicini alla linea sagittale e strettamente addossati al 8. striniti', il 3.0 tergiti so
miglili al -.". imi il 3." sternite grande e raggiunge i Ranchi. Nella femmina il maggior ster
Pig. 304. Addome di Notonetta glauca adulto femmin. visto dal dorso (A) con parte del torace
' e del ventre (B).
Il, mesoscnto; J/, mesogoutello; MI, metaseuto: J/(, metascntello ; si, stigma ; Mts (in B), metasierno; vrc, proceici.
Gli uriti sono, al solito, indicati da numeri.
nite, quanto a lunghezza, . l'8., che nasconde dietro di se tutti i soiniti seguenti (i cui storniti
fanno l'armatura genitale, in. -no i perianali). Al dorso si vede bene anche il 9. tergite carenato
e profondamente inciso pel lungo. Nel maschio invece visibile e grande anche il '.." sternite,
che e triangolare ed acuto e nasconde quasi totalmente l'andropigio. 10." ed 11." uriti formanti il
complesso di pezzi ano-genitali.
Jfepacinerea L.l figg. 301,302). Addome lanceolato, molto depresso. Tergiti con epimeri inflessi sul
ventre, molto attaccati agli episterniti che per pseudoarticolazione si distinguono dal corpo degli
storniti. Questi, meno l'anteriore, sono tutti tagliati con angolo molto acuto all'innanzi e
inarcati nel mezzo da un'articolazione sagittale che li .livide in due met laterali (meno l'8.).
s." urite ultimo libero, gli altri sono nascosti; anche il 9. tergite. che forma la coda, celato,
e. dia sua parte basale, sotto il precedente. L'ano portato da un lungo cono, sul quale si tro-
vano degli scleriti .die rappresentano i due ultimi tergiti e steriliti. Quanto ai primi uriti
osservo che il 1." tergite manca affatto. 11 2. e ridotto ad uno scudetto limito .orto nel mezzo.
quasi bilobo, .he 111.11 raggiungi' i fianchi e che strettamente attaccato al 3.".
Al ventre poi mancano i due pi-imi Bterniti. Il 3." e molto aderente al metasterno e ma
l'ultima t'ossa pedale, comparendo anche sui fianchi.
Sanatra linearli L. Meno la l'orma dell'addome, che allungatissimo e carenato nei a
nonch altre particolarit secondarie degli scudi, nel resto tutto affatto come nella precedente
Conclusioni per ali Omotteri e per gli Wterotteri. - - Nei primi, dalla Cicala ai
maschi meno ben.' vi
.v. i:- rwi tu, 1. 34.
266 CAPITOLO SESTO
sibili. Per il 1." sterilite scomparso o rappresentato solo da un piccolissimo e
rudimentale scudetto sulla linea sagittale. Le femmine dei Coecidi aberrano per
notevoli riduzioni dovute allo speciale modo di vita, delle quali difficile tener
conto.
Per gli Eterotteri si notano accentuate tendenze alla riduzione del 1. urite
e a diminuzione notevole del 2., il cui sterilite spesso scompare del tutto, giun-
gendo cos allo stato che mostrano alcuni Coleotteri.
Una maggior riduzione segnata dai Xejndi, nei quali manca totalmente il
1." urite, nonch lo steruite del 2..
Ma in tutti gli Omotteri e gli Emittori, salvo i bassissimi Omotteri sopraindicati
(Coccidi), Pll. urite sempre distinto dal 10., e si vedr che di qui in poi questa
netta distinzione meno appariscente, finch negli Imenotteri e nei Ditteri non
sar pi possibile distinguere, neppure nelle larve, il 10. urite dall'I 1.", sicch
non sarebbe troppo grave errore l'affermare, pei detti due gruppi pi alti, che real-
mente l'll. urite spesso mancante o non si pu distinguere dalle membrane
marginanti il foro anale.
Addome dei Fisapodi. In generale nei Pisapodi del 1." urite esiste, bene
sviluppato, il tergite, ma il 1." sterilite ridotto ad una sottile striscia chi-
tinea trasversa, o manca del tutto. Ci bene videro Jordan ed anche l'Uzel l ).
L'addome poi termina, nelle femmine, in modo diverso, secondo due maniere.
Xei Tubuliferi il 10." urite cilindrico, o tronco conico, lungo, tubuliforme, senza
distinzione tra tergite e sterilite; nei Terebranti, invece, si ha una disposizione
di cose molto simile (anche per le omologie) alla terebra dei Tentredine] : cio
PS. e 9." steriliti prendono parte, colle loro appendici, a formare la terebra stessa.
In questi il 10. urite per sempre (piasi tubuliforme, salvoeh si mostra aperto
di sotto per lungo, cio lo steruite molto piccolo ed il tergite si inflette sui
lati, ed in parte anche al ventre. In altri termini i tubuliferi non presentano l'8.
e 9. sterniti altrimenti differenziati e divisi per lungo, n con appendici, ci clic
invece dei Terebranti.
Quanto all'I 1. urite esso si potrebbe dire mancante se non vi fossero delle
piccole papille carnose anali estroflettibili alcun poco, le quali hanno un sottilis-
simo anello chitineo, pi o meno interrotto, che le margina alla base e sta molto
a ridosso del 10." urite. Xon si trovano n cerei n stili.
COLEOTTERI L. Larve (flg. 305). In molte larve di Coleotteri si pu ricono-
scere abbastanza nettamente gli 11 somiti addominali ; in altri casi non ci
possibile (ad es., larve di Carabidi, Crisomelidi, Cebrionidi, Elateridi, ecc.), e ci
sia perch PI 1. urite sembra ormai totalmente confuso nel 10.", sia perch alcuni
degli ultimi somiti sono assieme fusi in un pezzo unico, come, ad es., accade del
'.).". 10. ed 11. delle larve di Elateridi e Cebrionidi.
In tutti i casi per nulla dimostra che veramente manchi un mite, e pi
specialmente il 1., per (pianto esso faccia realmente difetto in molti adulti. Anzi
nelle ninfe si pu rilevare una papilla terminale che rappresenta il 10." urite,
nella quale per possono benissimo svolgersi anche due uriti successivi, come
dimostrano egregiamente le ninfe, ad es., dei maschi di Coccidei, il cui mucrone
terminale indiviso, e che viene dopo PS. urite, d in s origine a tutto Pevan-
dropigio, cio al 9., 10.", 11. uriti ed al fallo, od organo copulatore. Per con-
]) Nclln Megalothrips Bonann (Uz.) il ti." tergite porta eli qua e 'li la una singolare apofisi,
innlto grande, diretta all'indietro, corniforme, acuta.
I SOS RO- MHiliMl.
267
seguenza noi dobbiamo ritenere che nelle larve tutte di Coleotteri sia veramente
l'il." urite poco distnto, il che si vede poi anche negli adulti, ma che nel resto
L'addome sia assolutamente completo '). Di-
segnoqui ilpigidiodi una larva di Cerambicide,
nonch quello di una larva di Lamellicornide e
di Cebrionide, e bastino le figure a mostrare
la verit delle cose.
Sydropkilua piemia !.. (figg. 308-309). - Adulto.
Come appare dalle figure date dal Peytoreau (ta-
\ ola \\ 1. '-'. 3) questo Autore dimentica di ooutare il 1."
tergite, pure visibilissimo, purch si sappia ritrovarlo
;i suo luogo (v. . Torace ). Kolbe erra poi chiamando
ini maschio) 7. sternite quello che invece il 9. e
considerando per 8. la membrana fra il 9. ed il 10..
Inoltre Emi'. Eennt. Ini., p. 3:21. fig. 223) lincilo che
. gli obiania 10.tergite invece il 10.-(-ll. tanto e vero
che corrisponde, come anche da figura, al 10. sterni te.
Basti ricordare solo questi errori in proposito ili
specie 1 i>i grande e che conduce gli Anturi :i con-
clusioni ancor pi errate
Addome conico, acuto posteriormente, piano o
scavato, meno rigido 'li sopra , convesso-carenato,
duro, al ventre. Mancano gli epinieriti e gli episterniti
sono quasi saldati cogli steriliti, (ili sterniti si inflet-
tono ~ui lati ed alquanto anche sul dorso cogli epi-
Bterniti, 1." tergite cortissimo in forma ili listerella
chitinea leggermente arcuata che margina il metanoto
(v. Torace ). Il 1." sternite ridotto ad un pic-
colissimi) ~-iii1o mediano e ad episterniti appena vi-
sibili (non segnato ci nella fig. 308, ma si figurer
altrove). Il 2. tergitenon giunge ai fianchi. Gli altri
tergili gradatamente decrescenti in larghezza, fino al 9. ohe quadrato. Tergiti 8., 9." 10."
biancastri o grigiastri, con macchie speciali nere. Dal 10." urite in poi, ed in parte anche il 9., i
segmenti sono interni allo stato ili riposo. Per questi vedi Armatura genitale.
Al ventre l." e 2." ^temiti abortivi; 3. strettissimo, arenato, marginante il 1." Gli altri
decrescenti in lunghezza e larghezza; l'8. l'ultimo totalmente libero.
L'ano si apre al dorso, subito dietro il io." tergite, il che significa che manca l'il.o tergiti-
nonch l'il." sterilite. Lo studio ilei maschio, tenuto conto della posizione dell'organo copulatore,
dimostra ci ed insegna anche per la femmina.
Dytiscus marginalia L. Addome presso a ] > come \\v\V Hydrophihia. Tutto il 9." urite
libero e formato da un granile tergile semicircolare e da uno sternite conforme, nella femmina
per spaccalo per lungo nel mezzo, ili altri uriti seguenti sono nascosti, in riposo, e per questi
r. A.rm. genit. Manca l'il." sterilite ed il corrispondente tergite.
ProcrMtea coriaceua L. (t.gg. 306, HOT). Addome conico. Mancano gli epimeriti e gli epi
sterniti. Il 1." urite manca completamente; ed anche il 2." sterilite. L'8. tergite molto grande,
trapezoidale, ma ancor pih lo l'8. sterilite, tagliato ad ogivale. I seguenti sono pi o meno
Fig. 3U5. Addomi estremi
di larve di Coleotteri.
A, ti Lamellieorne (Orcteg) visto di lato: ti , api i
tura anale. B, dello stesso in prospetto mostrante
l'ano circondato dagli ultimi uriti. C, di Cebrio
gigoa visto dal ventre. D. di Oerambia Cerdo
visto dal dorso. Solite lettere.
'> Peytoreau ha ragione quando rimprovera altri di attribuire a certe larve di Ditteri e di
Coleotteri s,,h, s uriti, e cosi pure quando ne assegna 11 alle larve di Cerambicidi, ma ha torto
quando afferma che durante il periodo ninfale avviene la perdita dell'ultimo urite, come quando
ascrive alle larve di Lepidotteri 10 uriti, e di poi, durante la ninfosi, vuole che il 9. si saldi
al 10., con che diventerebbero 9 nell'adulto, ecc.
Intatti il Peytoreau (p. 170) conclude che nei Coleotteri vi sono due maniere diverse di
addomi, quelli ad 8 uriti, di cui tipo l'Idrofilo, e quelli a 9 di cui ti], il Dytiacus. Tutto
ci . assolutamente difforme dal vero. Le due speri.- si corrispondono esattamente.
Fig. 306.
Fig. 307.
Fig. ?.n>.
309.
Fig. 312.
Fig. 310.
Addomi di Coleotteri adulti.
Fig. 306, addome . ipotallo; fig. 309, lo stesso dal dorso, a, ano p, organo copul.; fig. 310, estremi uriti ili urn/nr* idea* tenunina,
dal ventre; pc, precerci ( tolta la met del9. sternite per mostrare il 10.); fig. 311, di Atheucus pius visto
lai ventre; tig. 312, 1" stesso visto di lati,, r organo copnlatore introflesso. Solite lettere.
BSOSCHELKTBO. ADDOME 269
nascosti, per nei maschi meno ohe nelle femmine. Nelle femmine manca lo sclerite dell'll."
tergite; pel resto \. -imi. genitale.
(><-!u>iik tihitx L. itig. 310). Addome allungato cilindrico, depresso. Epimeriti pressoch man-
canti, episterniti confusi oogli steriliti. Manca tutto il 1 ." urite e lo sternite del 2.". Il 3.
sternite grande come il corrispondente tergite, tutto libero. L'ultimo urite, 1 i 1 > del tutto,
l'8.. Seguono poi uriti seminascosti allo stato ili quiete, pei quali \. Arni, genit. Mancano il lo."
ed il." triniti, nonch l'i 1." sterilite
tucainis Cernia I>. Addome conico, depresso al dorso, convesso al ventre. Epimeriti man-
canti, episterniti confusi oogli storniti. 1." urite totalmente mancante. 2." tergite grande conforme
i seguenti, 2." sterilite mancante. 3." sterilite in forma ili sottile fascia marginante anteriormente
il 4." sterilite. Triti liberi tino all'8.. Nelle femmine l'8. sternite grande come il corrispondente
tergite; nei maschi piccolo, in parte celato Botto il 7." sterilite. Uriti seguenti nascosti, pei quali
(maschio) v. Arni, genit. 11." tergite (nei maschi) piccolo, per visibile e protetto da sufficiente
sclerite : manca 1*11-" sterilite.
Cerambix Cerdo I.. (fig. 3-38). Addome conico, allungato. Epimeri, 1. e 2." uriti come nel caso
|,r dente (."sterilite molto grande, opponentesi al :." e I." tergiti. L's." urite nelle femmine
l'ultimo libero. Scene poi l'ovopositore (v. Ann. genit.). 11." somite lune sviluppato (per cogli
scleriti ridotti come nel 10.).
Oryctet naticornn L. Addome corto, conico rotondato, depresso al dorso, convesso disotto.
Epimeriti mancanti almeno nei primi tergiti; cosi pure gli episterniti.
Manca totalmente il 1." urite. Dal 2." al 7." tergiti, tutti eguali, corti e larghissimi, rettan-
golari. 8. grandissimo, molto lungo, che si inclina in basso posteriormente ed e saldato, sui lati,
col corrispondente sterilite, il." tergite semicircolare, ormai verticale, con una parte marginante
inflessa internamente che si pu considerare per 10." tergite. 11." tergite piccolissimo, nascosto
enti., il granile !!.", senza sclerite. Al ventre 2." sterilite mancante, 3." corto lineare, margi-
nante il 4." che e pi grandetto. Oli altri tino alF8. coiti, subeguali. 0." piccolo, in forma di
settore molto largo. 10." sterilite in ambedue i sessi piccolissimo, in forma di spranghetta trans-
versa. Manca l'tl." sterilite.
Albi in -ns plus L. (figg, 311, 312). Presso a poco conforme al precedente. Noto per la
particolare disposizione degli epistcrni (saldati cogli steriliti), i quali se ne distinguono anche inu-
lina speciale villosit clic li rende di aspetto meno levigato e t'ormano una zona attorno alle
elitre. Sui 9." tergite poi l'anno una fascia anteriormente che pu essere scambiata per un tergite
a se (quantunque non distinto da quello di cui veramente fa parte integrante), e ci potrebbe
lai- credere, ad un esame poco scrupoloso, che gli Atheneus avessero 10 tergiti visibili (computato
il 1. mancante), ci che non e in nessun Lamellicorne.
Acche a proposito dei Lainellicorni vige il solito errore per cui, non computato il 1. urite
mancante, si assegnano loro sol., s tergiti, anzich 9.
Conclusioni relative ni Coleotteri. Mentre in alcune larve talora sono poco
visibili -li aitimi uriti (11." e talora anche 10."). in altre essi sono tutti bene
manifesti, ma gi nelle ninfe il 1." urite liti subiti la riduzione che si manifester
poi nell'adulto.
Quanto all'adulto, notiamo clie, meno per le forine ad ovopositore, le cui.
femmine hanno Pll. urite molto bene grande (Cerambix), per gli altri vi ha ri
duzione dell'I 1." urite, piti o meno avanzata, tino a scomparsa totale degli self
riti. Talora pu venir meno anche qualche arco del LO.".
Quanto al primo tergite esso mai e presente nell'addome, ma fa ormai parte
del torace e lo sterilite e ridottissimo mancante, come manca anche lo sterilire
del 2., ma si trova sempre il tergite li. .
Quanto agli ultimi uriti, essi, dall's." o dal '.." in poi, sono ordinariamente
nascosti allo stato di riposo ')
i. Il Peytorean, nelle su,- conclusioni a proposito dei Coleotteri (p. 170), afferma Ite cose
senza dubbio errate e rimprovera a torto il Velimeli clic vuole sempre presente il 9. Sterilite
co d veri. .imo. come dagli esempi recati), come lo rimprovera a Luto di altre cose vere.
270
CAPITOLO SESTO
.-r**^?
A II
Fig. 313. Larve di Lepidotteri.
A. estremo addome di larva di Acherontha Aihropoe visto tli lato: a. apertura
anale; e, cornetto dorsale. B. larva di Papilio colle macchie dorsali nere ac-
cennate. Solite lettere.
Lepidotteri: Larve (fig. 313). Nelle larve tacile riconoscere 11 ariti ed
singolare che gli anturi ne contino solo IO. Particolarmente nei bruchi che hanno spe-
ciali macchie circoscritte su ogni anello, anche la maculazione aiuta a dimostrare.
insieme eolle pieghe di-
visorie (che corrispondono
a serie di l'asci muscolari
preci sa n icnte decorrenti
da uno all'altro segmento),
che in realt si trovano
1 1 tergiti visibilissimi e,
quanto al ventre, l'I 1 ."
sterilite si confonde eoi
10. che porta le ultime
false zampe. Si disegna
qui (fig. 213, I!) una larva
(maculata) di Papilio e
l'estremo addome ili quella dell' Acherontha Athropos (fig. 313, A), per mostrare
come stanno i detti ultimi tergiti.
Adulti. I maschi hanno S uriti liberi ; nelle femmine talora il 9. e libero
e grandetto {Argynns, Papilio), tal'altra esso piccolissimo e nascosto (Pieris);
nelle Sphinx l'8. ed il 9. sono essi pure nascosti sotto il 7.. Su ci vedi Arma-
tura (/enitale.
Osservasi ancora una variazione importantissima a proposito del 1." urite.
Prendendo, ad es., l'addome del C'ostms Cossus (maschio) (fig. 315) si vede che
il 1." tergile, perfettamente circoscritto, steso a guisa di fascia non troppo sottile
lungo Porlo anteriore del secondo che manda due processi chitinei, eoi quali si raccorda
al metascutello, tanto che rimane una regione rettangolare, intercalata fra il torace
e l'addome, uno specchio (), che si vede anche benissimo non solo in tutti i Lepi-
dotteri, ma ancora nei Tentredinei, ecc., specialmente nelle femmine. Questo specchio
bianco, fatto da membrana esile, segna il limite fra il torace e l'addome. Nel
Cossus stesso il 1. sterilite esiste, imi ridotto ad un pezzo arcuato, clic non
raggiunge i fianchi e che margina l'orlo anteriore dello sterilite seguente.
In altre specie, ad es., nel Bombix Mori, lo stesso 1." tergite ormai molto
pi esile e solo sui lati distinto dal 2., mentre nel mezzo si confonde affatto
con questo.
Finalmente nei Ropaloceri (fig. 314) si vede clic il 1." tergite e totalmente
saldato col 2.", del quale partono i processi che vanno
al metascutello. Quanto allo sterilite esso ridotto ad una
esilissima linea marginante il 2." sternite e che deriva dai
processi che legano il torace all'addome.
Qui adunque nei Lepidotteri, con esempi che si potreb-
bero moltiplicare, non pu esistere dubbio circa la fine del
1." somite, il quale se ne va colla parte postsegmentale as-
sorbito nell'addome, il resto nel torace (metafragma).
Comunque sia, certo che nei Lepidotteri il 1." urite,
clic ha grande difficolt a scomparire, si pu trovare in
traccie pi o meno vistose, o quasi integro, in tutte le forme ; pi difficilmente
nei Ropaloceri, ed insegna bene quanto sia poco scientifico il computare i
Fig. 314. Primo e se-
condo urotergite nella
P ieris (adulto).
Si vede anche il 1. uro-
Rtemite fra i due procesai
ili attacco col torace.
Tutte le conclusioni dette dal Peytoreau snuo passibili li critica, non lussi- altro clic per
l'erroneo computo degli uriti, nel quale non si tieni- calcolo del mancante, ci che morfologicamente
e biasimevole.
i SOSCHKI RTRO. - - ahi.. imi:
271
segmenti addominali tenendone conto solo quando essi sono addirittura maiuscoli
e tipici. e su questi dati trarre conclusioni che portano a dubitare di una in-
concepibile variet entro il piano fondamentale ')
I/ll." urite qualche volta manca di scleriti e pi particolarmente nelle fem-
mine ad ovopositore molle, carnoso. Talora -l'il." tergite si fonde in un pezzo duro
unico col LO. , ma tacilo, colle comparazioni, comprendere ci.
L'addome del Gossus Gossus, che descrivo qui, pu servire di tipo a quello
ili tutti i Lepidotteri, salvo appena la forma generale e la grandezza dei tergiti,
che sono pi o meno inflessi al ventre, in confronto dei rispettivi steriliti.
r,r:.tns Cosma L. (flg. 315). Addome Lungo, conico. Tergiti grandi, deflessi ai Iati e ripiegati sul
ventre. Man. 'ami gli epinieriti e j;li epister-
niti. Del primo urite si gi detto. Gli altri
sono presso a poco ranghi egualmente, ma
decrescono ili larghezza. L'ultimo libero (ma-
schio) .- l'8.. 1 seguenti, nascosti, formano
l'armatura genitale, e se ne parla altrove. 11. 1
tergite, nel maschio, distinto dal 10..
Imenotteri: Larve. Nelle larve
di Terebranti si contano 1(1 uriti bene
distinti. L'ultimo tergite, grande, emi-
discoidale, inflesso di sotto, con traccia
di depressione submarginale corrisponde
al 1(1 -1 1.. Cosi pure il 10." sterilite,
che reca un paio di false zampe mostra
una parte chitinea sopra le zampe
stesse , immediatamente sottoanale ,
sicch ' bene considerarlo per K>."
HA
Le larve di Aculeati fanno vedere
esse pure IO uriti: l'ultimo papilli-
forme e certo risulta dal 10." -|- 11. 02 ).
Lo -tesso dicasi delle ninfe per
ci che riguarda il tergite, come si vede
nella ninfa di Gimbex, che diselliamo
a ti"-. 316, A.
Pie. Si:..
A B
- Addome di Cossus Cossnit maschio adulto.
A. .lai ventre: B, visto dal dorso: a, processo di attacco
del 'iy urotergite al metatorace: b, spazio occupato da
membrana esile; Mts. metatorace. \nibedueeol complesso
dei pezzi genitali (9-11) estrotessi. Solite lettere.
Adulti. Molto netta la divisione tra Aculeati e Terebranti per (d che
riguarda l'addo , particolarmente pel numero di uriti che lo compongono. In
questi ultimi il 1. urite ha sempre il postscuto del tergite distinto e visibilissimo
(mentre lo sterilite manca), negli altri, invece, tutto il 1." tergite e scomparso e,
come si e detto, si considera come entrato a far parte del torace.
In tutti poi si pu rilevare che l'il." tergite e malamente distinto dal 10.":
.io in ambedue i sessi, mentre nel maschio spesso rn." tergite < rappresentato
da mio speciale sclerite.
Inoltre qualche volta vieu meno anche qualche altro urite, ad es., il ''.". che
1 Peytoreau, ohe pure ha saputo distinguere il in." dall'll." urite, ha sempre dimenticato il
1." elle pure e, 11.11. stesse grOSSC s|.eeie ili Ktel'oeeri ila lui Studiate, COS evidente, l'i .[II. sia
guisa i Lepidotteri sono, dal detto Autore, giudicati per forme aventi 10 ariti (anche nelle lai
-') Come riconobbero anelu- Packard, Jhering, Ouljanin, Kriipelin, ecc.
272
CAPITOLO SESTO
nei maschi spesso manca del tutto, non mai per nelle femmine, dove anzi
gran parte nella formazione della terebra o dell'aculeo 1 ).
ha
Sirex giga L. Addome cilindrico, allungato, terminato in punta. Epimeriti saldati coi
tergiti. Postscuto del 1." tergiti- grandi', rettangolare, spaccato nel mezzo in din- met laterali. Gli
altri interi, lunghetti, subeguali, inflessi ai lati; 7." piccolo; 8." grande, acuminato posterior-
mente, 9.", 10. l'ormanti un cono acutissimo (con traccia di demarcazione angolare fra il 9. e
10.); il 10." rivoltato anche al ventre. 11." tergite piccolo, ventrale, compreso fra. la punta
(parte ventrale del 10.) e l'ano, ohe ventrale. Di sotto, 1. sterilite mancante, gli altri, tino
al 7. subeguali, rettangolari. 8'", 9. formanti l'armatura genitale. Il 10. fa la base ventrale del
rimo posteriore e porta indietro due piccolissimi mesostili papilliformi, villosi. 11. sterilite pic-
colissimo, appena all'innanzi del foro anale. Ci nella femmina (vedi pi innanzi fig. 348).
Quanto al maschio il numero e la disposizione generale degli uriti non differisce essenzial-
mente da ci che si vede nei Tentredinei, per cui si rimanda il lettore a ci che se ne dice a
proposito dei Cimbex.
Cimbex variabil8~L. (tig. 316). Addome ovale allungato, poco depresso, col 1.' tergite (postscuto)
rettangolare, largo quanto gli altri e poco meno lungo. Nel maschio non esiste specchio membranoso
tra l'addome ed il torace, (ili altri tergiti tutti rettangolari, con epimeriti saldati coi tergiti ed
inflessi ai lati ed al ventre. 1."
-,,. sternite mancante ; 2. non dissi-
mile degli altri. Maschio col ter-
gite 9." in parte nascosto, col
10." ed 11." fusi assieme e recanti
due piccoli acrostili cilindrici,
villosi. Al ventre l'ultimo sternite
tutto libero il 9., grande. Gli
ultimi uriti formano l'armatura
genitale. Per la femmina l'ad-
dome, fino all'8." tergite ed al 7."
sterilite, presso a poco come nel
maschio; per gli altri v. Arma-
tura genitale.
Scolia mfifrona L. (lig. 317).
Descrivo l'addome di questo
grosso Inienottero a tipo degli
Aculeati. Addome fusiforme, lar-
ghetto, convesso di sopra, pi
piano di sotto, fortemente pedun-
colato , cio molto stretto nel
punto ove articola al torace. 1."
tergite mancante ed e quello che
e andato a far parte del torace.
!>.' tergite glande, triangolare, loggiato a pi che mezzo imbuto; inflesso ai lati ed al ventre
come tutti i seguenti liberi, senza epimeriti distinti.
La parte ristretta prende, negli Aculeati, il nome di peduncolo. Al ventre risulta composta
del 1." steriliti' piccolissimo e del 2." (ili altri tergiti tutti assai grandi, decrescenti per di
lunghezza e di larghezza. L'ultimo libero e il 7., triangolare, piano, di dietro rotondato. Ano
aperto su un cono circoscritto dal 10." + 11. tergiti e steriliti, i primi abbastanza chitinei,
piccoli, villosi, nascosti sotto il 7.". Steriliti grandi quanto i tergiti. 11 1." sterilite e manifesto in
forma di piccolo scudetto emidiscoidale alla parte ventrale del peduncolo. Il - ', ohtriangolare,
copre tutto lo spazio ventrale dell'urite a cui appartiene, (ili altri sono tutti piani; l'ultimo
libero il 7.. Ci nella femmina.
a b i;
Fig. 310. Addome di Tentrediueo [Cimbex).
A (con parte del torace) di ninfa Pemm. veduto dal dorso: M, raetascuto;
Mtt, metascntello. B, di adulto maschio, dal dorso. C, dello stesso, dal
ventri n sessuali sono nascosti). Solite lettere e numeri.
'i Anebe a proposito ili questo gruppo, anzi assai pi che per gli altri precedenti, per questi
,. pei Ditteri gli errori nella valutazione dei segmenti sono cosi numerosi che non conviene nep-
pure fermarvici a ricordarli, nonch dimostrarli.
KSOSCHKLETRO.
Nel maschio le cose decorrono nella medesima maniera, salvo che anche l'8. urite libero
ed ha lo sternite ed il tergite di forma corrispondente a quello 7." delle femmine. Per gli uriti
nascosti V. Ai-matura genitale e>Wa Vespa, alla
quale si corrispondono.
Ditteri. Anclic pei Ditteri manca
veramente an urite, ancora nelle Larve,
come si pu vedere anche in forme
milito allungate, comi' , ad es., la larva
di Stratiomys, di cui l'ultimo miti' (che
i-onta 10) piccolissimo e forma lo
speciale opercolo terminale che reca Le
appendici respiratorie.
Ma gli adulti non si dividono, come
gli Imenotteri, in due categorie, poich
in tutte le forme, sieno esse ad addome
breve, raccolto, oppure molto allungato,
eome i Tipulidi ed affini, il 1." urite
sempre mancante. Nelle torme pi
alte, conic sono i MLuscidi, ormai
alquanto difficile distingaere il 2. ter-
gite dal :!.". e ci mentre gli steriliti
sono, invece, molto distinti, e se non
si avessero tutte le torme di passaggio
possibili, non sarebbe tacile persuadersi
che il 2. tergite in parte fuso col
'.. Quanto all'I 1." urite esso manca
sempre del tutto, pi spesso in ambedue
i sessi, pure in alcuni maschi, ad es.,
di Erystalis, l'll. urite bene ricono-
scibile, per quanto piccolissimo, e quivi anche armato di piccolissimi cerei.
Negli Ortorafi tutti gli uriti sono liberi, mentre nei Cicloran superiori lo sono
solo i primi sei, cio il li." urite l'ultimo libero, ed i successivi sono pi o meno
bene, nelle femmine pi che nei maschi, celati entro od a ridosso del 6.. Ancora
nei maschi dei Muscidi pi alti spesso manca qualche urite, tra il 0. libero e
l'andropigio.
Tipula sp. (Femmina) (fig. 320). Addome fusiforme, allungato. Tergiti molto inflessi al ventre.
1. urite mancante; 2." completo ma molto piccolo; 3. almeno quattro volte pi lungo del prece-
dente eil isso i- il pi lungo ili tutti; gli altri presso a poco egualmente larghi. 10. tergite pic-
colissimo, trasverso, abbracciato dal 9." e che non giunge ai lati. 11." tergite grandetto, trian-
golar.-, acuto posteriormente e recanti' sui lati ilue lunghi cerei spiniformi, acuti. L'ultimo
sternite libero il 9., lungo, triangolare, spaccato longitudinalmente in due lunghi lobi. Ano
apicale fra i cerei.
Maschio con addome piti gracile, clavato, cio pi grosso all'estremit libera, con tergiti >
steriliti pi corti e subegnali, salvo quelli del :." urite clic sono molto lunghi. Il 10. ti
porta due piccoli mesocerci. L'11. bergite piccolissimo, diviso in due piccoli pezzi triangolari
e protegge al dorso il breve cono anale compreso nel grande andropigio. Infatti l'armatura ma-
schile, cio il 10. sterilite e scleriti formano un gran blocco di pezzi diversi, molto pi grosso
del precedente addome (v. Armatura < nitide).
Calliphora erytrocephala L. (fig. 318, 319). (Femmina). Addome brevemente conico, stretto
all'origine. 1." urite mancante. 2." piccolissimo, con tergite significato da due placchette molto
corte, marginanti in parte l'orlo anteriore del 3." tergite, dal quale sono male distinte. ::. tei
A. Bbblkse, OZi inietti, I. 33.
A, torace ed addome visti dal dorso : a, segmento mediano
i, base dell'addome vista di lato, si vede il 1." uroster
iute mentre manca il 1. urotergite. C, addome visto dal
ventre. Soliti numeri.
274
CAPITOLO SESTO
e successivi tino al t., molto grandi, inflessi sui lati ed al ventre assai largamente, perch la-
sciano un piccolissimo tratto agli steriliti. Di questi il 2. largo, trapezoidale, ma molto corto,
Pig. 318.
Fig. 320.
Fig. 318, addome di Callphora fenim. dal dorso coll'ovopositore (7-11) estrotiesso ; tg- 319, lo stesso, dal ventre:
tg. 320. addome di Ortorafo i'ftpula) femm. dal dorso; C, cerei. Solite lettere.
per distinto ; il o." - 5.", piccoli, discosti fra di loro, rotondeggianti, trapezoidali. Il t. pi
lunghetto e subtriangolare. Il 6. urite l'ultimo libero; gli altri sono tutti nascosti nel riposo
v t'ormano l'ovositore (v. Armatura genitale).
Conclusioni pei intieri. Nei Ditteri, adunque, si vede lo stesso tipo ge-
nerale al quale appartengono gli Imenotteri, salvoch in questi il L. urite non
del tutto mancanti' neppure negli Aculeati, mentre lo sterilite ancora rimane
tuttavia, ci che non nemmeno nei Ditteri piti bassi. Quanto all' 11." urite, la
sua presenza sempre incerta, ma se manca talora nelle femmine dei gruppi pi
alti, esso si trova negli Ortorafi, e, talora anche nei maschi eli i'icloran.
Conclusione circa il numero degli uriti. Le cose predette accennano ad una
riduzione progressiva nei segmenti addominali per scomparsa dei primi. Tutto ci
appare evidente, in modo sollecito, quando si voglia adottare una formula per
indicare il numero e le altre modalit che si riferiscono agli uriti e le dette for-
mule si dispongano successivamente a cominciare dalle forme pi basse fino alle
pi alte.
Disponendo cifre romane die indichino i tergiti visibili ed arabe per quelli
nascosti sopra, una linea che rappresenta la linea di divisione fra i tergiti e gli
stentiti, ed ancora, sotto questa linea, cifre conformi per gli steriliti, chiudendo tra
parentesi verticali quelli che sono scomparsi e tra parentesi orizzontali quelli
che sono assieme fusi, si ottiene brevemente una formula clic indica a colpo d'oc-
ESOSCHELKT ADDOME 275
ohio lo stato delle cose per l'addome di ciascuna specie, e si potr aver cura
di indicare con cifre in carattere marcato quegli scleriti che prendono parte
alla formazione dell'armatura genitale.
.Vii esempio por una Locusta femmina :
Tergiti I-II-1II-IY-Y-VI-VII-YIII-IX-X-XI e
Storniti I-II-III-IV-Y-VI-VII-VIII-IX-(X)-XI
Uovi- la C annessa al n." XI indir la presenza ilei cerei dipendenti da questo fcergite,
come S potr rappresentare gli stili.
Abbreviando :
Tergiti I XI e
stemiti i . ; ; ; ; . vmix-w-xi
Tenendo ionio delle indicazioni date pi su per gli uriti mancanti, scleriti confusi assieme,
uriti nascosti ecc.. si ha. per le specie sopra descritte, il segueute qnadro:
(Ambedue i I-II-III-IY-\^TTLTnMX-X-(XI)
Collemboli 1) I
| i sessi 'i-II-llI-IY-Y-YI-YII-YIII-IXs X-(XI)
forca
I XI e
Maschie,
I IXs-X-XI
Tisauuri ', ...
I XI o
1 inau in i |
Lepimal Femmina
I . . . viis-VIIIs-IXs-x-xi
I Xlc
( M:,S,M " i ix-x ^T
Ai tchna qraiidis <
j I Xlc
I reminola
1 IXs-x-xi
. I Xlc
l Maschio
1 I IXs-X-XI
I.oclistidi
I . I Xlc
f femmina ;
I VIII-IX-(X)-XI
1 Xlc
i Maschio
Grillidi J I IX-X-XI
Femmina come sopra.
I Xlc
[Maschio
(I) IX-X-XI
Gryllotalua miliari* (
I Xlc
(I)-II (X)-XI
I Mas, Ilio
I Xlc
m.ii ; ~ . . . . ixs-x-xi
Manti* >> liaiosa
I Xlc
'Femmina - TTT ._. .... ^- T
(h-II VII-8-IX-iX)-XI
' Secondo l'ipotesi esposta pi su.
!lb CAPITOLO SESTO
I XIc
i Maschio 1 _
(I)-II IX-X-XI
Acridium Limolai
I XIc
1 1' culmina
(I)-II VIII-IX-(X)-XT
... .. (I)-II X-ll
1,111 illiis Roseti, V culmina :
(I)-II VIIMX-X-XIs
\ Maschio
)
1
VIII-9-10-11
. . VIIIs -9-10-11
Raphigaster grieeus <*
| I IX-10-11
T i-ninima
(I-II)-III IX-10-(!1)
'
,. ... ., . I X-ll
fhisopus enthraeus, rcniniina .
(I)-II YIII-IX-X-11
Phaeothrips Oleae, Femmina - - ' ' ' - ' ' '.
(I)-II VIil-lX-X-11
I VIII-9-10-11,
Maschio
I VIII-9-10-11
('inulti, phh eia \
I IX-10-llc
ri'iiniiinii
I VIII-IXs -10-11
., ,. (I)-H IXc -10-11
Maschio
(I)-II IX-lOs-11
Notoiecta (/lanca (
(i)-n ixc-io-iic
1 1 l'inmiiia
(I)-II Ville -9-10-11
.. . . (I)-II VHI-IXe -10-11
Maschio
Vepa cinerea) (I-II) III VIII-9.S -10-11
Kanatra lineari* Femmina I 1 )' 11 VIII-IXc -10-llc
< (I-II)-III VIII-9s -10-11
li) 9-10-(ll)
(I-II) III 9-10-(ll)~
Hydrophilns picene
" (I) VII-8-9-10c-(ll)
Femmina _ ^
(I-II)-III. . . VII-VIII-9-lOs -(11)
,. , . (I)-H VIlI-9-10-(ll)
Maschio :
(I-II)-III .... VIII-9-10-(ll)
Dytieem marginali [
I)-II VIlI-IX-lO-(ll)
' l'iiiiimia (
(I-II)-III . . . VIII-IX-lO-(ll)
l Maschio
/ F
, _ .. (I)-H VIII-9-10-11
Lueanui Cermie, Maschio
(I-II)-III .... VII-8-9-10-(ll)
.. _ . _ . (I) Vlll-9-10-lle
' eramoix < erdo, Femmina
(I-II)-III .... M1I-9-10-11
ESOSClIKr.ETRO. ADDOME 11,
Raschio (I) 1X - 10 -' n >
(i-n)-m ix-io-(ii)
Lamellicorm \
(I) IX-lO-(ll)
Femmina
(I-II)-III IX-lO-(ll)
i-n vin-a-To-T
Maschio r~" '
I-II . . VIII-9-lOs-ll
Spili n j
I-II . . . YII-8-9-To-TT
| Femmina
I-II ...... YII-s-9~7oTl
1-11 yiii-!)-To-TT
1 ;"i' ' 1 " n " , ; i ! Maschi0 (i)-ii vm-9-io7-n
(Kopaloceri) | Femmina come sopra tranne il 9." talora libero.
I Vili 9-0"-l(j
i Maschio
(I)-II IX-lOs-ll
Imenotteri ,'
Tentredine! i I VIII-9-10-11
I Femmina -^
(I)-II VIII-IX-10-lls
I VIII-9-onic
Maschio ^^
(I)-II IX-10-11
Sn.r
I VII1-IX-X-XI
Femmina .
(I)-II VIIMX-Xs-XI
(I)-II VII-8-(9)-10-ll
Scolla rufifrons, Femmina ^~
, VII-8-9s -10-11
,, , . (i)-u xc -11
Maschio
(I)-II Xs -illj
Ditteri Tijmlidef
(I)-H XIc
I femmina
f (I)-II lOs-XI
, _ (I)-II VI-7-8-9-10c -(11)
(ulliiiliiiru i rutroceuh. , Femmina
(I)-II ..... .VI-7-8-9-10-(ll)
,,,,,- (i)-n .... vi- ( 7)-s-9-ioc-(ii)
\lu8ca aomest.. Mancino
il i-II VI-(7-8)-9-10-ll
.. . , .... (H-II . VI-VII-VIlI-IX-Xc-XI,
Krynalts lenax, Maschio
(I)-II . . . VI-VII-VIII-IX-X-(XI)
278 CAPITOLO SESTO
Appendici dell'Addome.
A parte lo sviluppo talora notevole che possono assumere gli epimeriti e
gli episterniti, il che importa formazione di processi laminosi, cilindrici od altri-
menti foggiati sui lati dell'addome, opportuno dire abbastanza di molte altre
vere appendici di natura ed ufficio varii, che si trovano sull'addome, sia delle
forme giovani che degli adulti.
Queste appendici noi possiamo dividerle in :
1. Appendici ancestrali (app. addominali dei Tisanuri);
-." embrionali fugaci (app. addominali di tutti gli embrioni):
3." larvali transitorie:
) in ordine alla locomozione (false zampe, propulsori, ecc.);
b) alla respirazione (estrotlessioni tracheali):
e) alla ornamentazione (corniculi, ecc.);
d) sensoriali (stili);
4." dell'adulto (perigenitali):
a) in ordine alla riproduzione (gonapotsi);
b) sensoriali (cerei, stili);
e) difensive ed offensive (cerei dei Dermatteri, gonapofisi
degli Aculeati);
d) copulati'ici accessorie (organo copulatore dei Libel-
lulidi);
<) locomotorie (pseudopodi dei Diaspidini).
Appendici ancestrali. In alcuni Apterigoti, e pi precisamente nei Tisa-
nuri, sono stati, da tempo, osservati alcuni speciali organi dietro gli steriliti ad-
dominali che hanno molto, e con ragione, eccitata la curiosit dei morfologi.
Si tratta pi precisamente di ci. Dietro l'orlo posteriore del primo o del
secondo sterilite (addominale) fino al settimo (fig. 321), si scorgono dei piccol
sacchetti molli, traversati da muscoli e da un cordone di tessuto congiuntivo e
sono in numero di uno o di due in ciascuna met dell'addome, detti dagli Autori
anche sacchi estroflettibili ventrali, ghiandole crurali, vescicole segmentali, vesci-
cole addominali segmentali, ecc. Ai lati (esternamente) di questi sacchi si trova
una appendice uiiiarticolata, pi o meno grandetta che prende il nome di Stilo.
Si vedr che queste ultime appendici si devono realmente considerare per
omologhe degli stili tuttora esistenti su steriliti dell'estremo addome, anche negli
adulti di Pterigoti, ma quivi sono in rapporto coll'armatura genitale. Invece negli
adulti stessi mai si trovano su altri steriliti addominali dirima del !).") e perci,
ad evitare confusioni, converrebbe chiamare Stili esclusivamente quelli immedia-
tamente pregenitali degli adulti di Pterigoti ed Arci/costili (nielli invece che ap-
partengono anche ad altri steriliti, ma si trovano solo negli Apterigoti.
Nelle Campodea (fig. 321, C) il primo urite mostra, al ventre, delle appendici (pr) con aspetto di
iieiiiiir.i (piii ernncli. proporzionatamente, nei giovani che non negli adulti), collocate nella stessa
linea degli arti toracici ed ni lato interno di queste un processo cilindrico pi o meno lungo.
La muscolatura loro atrofica.
All'orlo posteriore del secondo sterilite si brova, invece, verso i fianchi, un uncinetto od ap-
pendice stilil'omio. mobili', non segmentata, ed accosto a c|iiesta. internamente, un solo sacchetto
estroflessibile sotto In pressione ded sangue, mollile in grazia di muscoli longitudinali che lo per-
corrono lino ni suo estremo. Questo sacco e membranoso, tappezzato internamente di grandi cellule
BSOSCHELKTRO.
279
Lpodermiohe. Appendici .simili (stilo e sacoolo) si trovano dietro tutti gli stentiti seguenti (S), fino
al 7. '' In tutti) dunque sci paia del detto insinui' ili organi.
Dietro l'8. sternite si trovano solo i saccoli, pi piccoli e che si avvicinano <1<1 tutto alla
ef
;
Jt o
d
<&>
s\;
itf
73
Fig. 321. Sinfili (A) e Tiaanuri veduti dal ventre.
A. Seolopendrella ; B. Japyx ; 0, Oampodea; D. Machilis. In A i numeri indicano gli arti; ep, scudetti; scic, saccoli;
... stili; e, cerei B, i numeri indicano gli ariti; g, grandule; se, saccoli; s, stili; e, cerei. C, lettore
e cilie come in B inoltre pr. appendici pediformi del 1." urite: p, poro sessuale. D, numeri arabi (con t) tergiti
addominali; numeri romani, somiti toracali : st VI. XI. XII. stili del 6.", 11. . 12. somiti [si XII stili del 9. onte):
te, saccoli; (, -tili: oc, gonapotisi interiore; ov,s. id. superiore; ai, porzione impari dell'll." tergi te; e, cerei
cr, appendici stiljformi delle anche 2." e 3." paio; A, antenne; pi, palpi mascellari ; pi. palpi labiali: *, primo
sternite (da Haase).
linea mediana, fino quasi ;i toccarsi e circondano davanti l'apertura sessuale maschile, che < in
forma ili foro semplicemente.
Ne] genere Termophila le cose decorrono diversamente perch si trovano soltanto al settimo.
ottavo e nono sternite dei tubercoletti cilindrici, i quali per non si trovano che uegli individui
in et avanzata. Nei piti giovani a -oso non ancora distinguibile non si trova che un solo paio
,li detti rigonfiamenti, ed quello del paio posteriore, soltanto pi tardivamente sorgono lincili
il.ll's." sterilite ed ancor ]iiit tarili quelli del 7.".
Japyx gigas (fig. 321, B) una delle maggiori specie ili Tisanuri finora noti. Nel L. sternite (add. i,
da ciascun lato ili uno semi.. Neutrale impari, Ito stretto, si trova un ammasso ili cellule ili
aspetto tipicamente ghiandolare in cui stanno muscoli e nervi. Il scemilo sternite porta un paio
li sae.oli. Quanto agli archeostili se ne rinviene un paio per ciascun sternite dal I
280
CAPITOLO SESTO
Le Nicoletta mostrano saccoli ed archeostili dal 2." all'8. sterilite ma fanno difetto sul l..
Nelle Lepisma non si trovano i saccoli, ma .si conservano gli archeostili, i quali esistono dal
seti i sterilite ni nono.
Le Machili (tig. 321, D) mostrano egregiamente le appendici in discorso, gi vedute da tempo
(nel 1836 descritte da Guerin).
11 primo sterilite sul suo orlo posteriore porta due grandi saccoli, uno in ciascun lato della
linea mediana. Il 2., fino al 5. (e, impreso) storniti mostrami invece, nella stessa posizione,
quattro saccoli, alquanto minori, due per ciascun Iato della linea sagittale, ed il 6. e 7." ster-
iliti ne hanno uno solo, ili egnal grandezza degli immediatamente precedenti, in ciascuna met
dello sterilite.
Questi saccoli. t'orinati da una sottile cuticola cliitinea, trasparente, sono rivestiti all'interno
da cellule a contorno molto netto, piatte, ed ancora ricevono nervi e muscoli, ma non trachee.
Quanto agli archostili essi mancano dietro il 1." sterilite, masi trovano invece al lati esterni
di fianco ai saccoli sugli altri steriliti, dal 2." al 9., e tutte possiedono muscoli.
Nei Machilidi inoltre, appendici simili (ma non analoghe) agli archostili si trovano ancora
sulle anclie delle due ultime paia di piedi (coni,, si rinvengono anche nei Blbeedi, Ortotteri
vicini alle Blatte, dell' America i. Se ne e <;i detto nel Torace.
Produzioni analoghe a quelle dei Tisanuri orti descritte, si incontrano in pa-
recchi Miriapodi, e perci acquistano un rilevante valore filogenetico.
In talune specie di .Miriapodi, infatti, si trovano insieme zampe, stili e
saccoli.
Possono, a questo proposito, citarsi parecchi generi che mostrano saccoli su alcuni steriliti.
Ma pi specialmente i Symphila sono chiamati a confronto coi Tisanuri per questo rapporto.
Nelle Scoapenrelle (tg. 321, A) dal 2." all'll." sterilite .si trova, di qua e di l. all'ascella
delle zampe ambulatone un piccolo scudetto episternale, in ciascun lato, dietro al'quale esistono dei
saccoli cosali, conformi a quelli dei Tisanuri ed a lato (esternamente) di questi esiste uno stilo. Gli
stili poi aumentano di lunghezza verso la regione posteriore del corpo e si incontrano tino al
dodicesimo sterilite. Il 13." segmento porta delle ghiandole che, secondo Lang, fanno sembrare
gli stili collocati ai loro lati come un ultimo paio di arti particolarmente trasformati, mentre
Haasc giudica tali appendici come stiletti cosali di un ultimo paio.
Sacchi estroflessibili si trovano anche in Diplopodi (Lysiopetalum, Siphnophora, Polyeo-
nium, ecc.).
Funzione e significato delle appendici ancestrali. Sull'uno e sull'altro argo-
mento si hanno molte e diverse opinioni.
Per ci che riguarda le appendici del 1." urite nelle Gampodea esse sono con-
siderate come un primo paio di arti addominali, e vi fa riscontro quello che si
osserva durante il periodo embrionale in molti insetti per le appendici fugaci,
delle quali si dir.
Veramente per la maniera di sviluppo, costituzione, ecc., queste appendici
del 1." sterilite si richiamano molto bene a veri arti (sacco celomico, rivestimento
mesodermale, ecc.) ed anche esse si trovano esattamente sulla linea degli arti to-
racali. Ci sostiene l'ipotesi di alcuni autori (Kowalevsky, Bhtschli, ecc.), che gli
Insetti avessero primitivamente un numero maggiore di sei zampe.
Quanto ai saccoli pi diffusa l'opinione che essi rappresentino organi suc-
cedanei di respirazione cutanea in complemento del sistema tracheale; in altri
termini delle specie di branchie aeree. La scarsa diramazione delle trachee, od il
loro incompleto sviluppo, sia in molti Miriapodi come nei Tisanuri, darebbe ra-
gione di questa funzione primitivamente respiratoria.
Cosi negli Japy.v e nelle Lepisma. che hanno un sistema tracheale bene evo-
ICSOSCHKLKTRO. ADDOME 281
luto, non esistane sacchi ventrali '). Oudemans, per appoggiare questo modo di
vedere, ricorda la sua osservazione che le MacMlis, in captivit, estroflettono i
loro sacchi membranosi quando si trovano in aria calda ed umida e sono in per
fetta tranquillit.
l'ilo essere benissimo, del resto, che questi pseudoinsetti, i quali vivono tutti
(niello le Tjepisma e qualche altro) in ambienti molto umidi e facilissimamente
soggetti ad eccessiva acqua, od anche a vere inondazioni, senza facilit di sot-
trarvisi presto abbastanza, abbiano quasi una doppia maniera di respirazione, per
trachee o per una specie di sacchi branchiali, a seconda delle diverse circostanze.
Altri autori veggono nelle appendici branchiali saccliformi delle traccie di
organi ghiandolari, e di fatto l'Haase, con altri, ne constata la fuoriuscita, in mi-
sura modesta, di un umore. Sehonch a questa ipotesi possono essere messe in-
nanzi molte difficolt.
Quanto al significato morfologico, il Grassi ritiene che tutte le membra dei
Tracheati derivino da appendici biforcate, e concorre in ci colla opinione del
Wood-Mason, il quale addirittura tenta una completa omologia tra le appendici
ancestrali degli Apterigoti con tutti i loro accessori e la appendice tipica dei
Crostacei, come gi si detto (v. Appendici del Torace ).
Distinguendo per abbastanza i saccoli dagli stili, anche perch la loro ori-
gine non per nulla dimostrata comune, si pu benissimo separarne anche l'uf-
ficio ed il significato morfologico, lasciando ai saccoli quello di ausiliare nella re-
spirazione o ghiandolare ed agli stili quello ambulatorio, con origine o da una estro
flessione speciale (ectoderma, mesoderma e cavit celomatica), o da un semplice
pelo modificato, come vuole l'Haase.
Gli stili, considerati come parti annesse delle zampe ambulatone, come si
vede nella Scolopetidrlla, potrebbero accennare ad un fatto probabile e che, cio,
nei Tisanuri esistessero primitivamente piedi ambulatori anche all'addome, come
nei detti Sinfili, ma che poi, scomparse le zampe, siano rimasti i soli stili ~).
Questi si vedono intanto avere nei Tisanuri ufficio locomotorio, perch si ve-
dono infatti erigersi perpendicolarmente rispetto al corpo e concorrere ad una ma-
niera di locomozione come a piccoli salti, secondo vide l'Haase e rilevarono anche
altri.
Xei Pterigoti gli omologhi di questi organi hanno ufficio sensoriale, come si
dir (v. pi innanzi, Appendici dell'addome. Stili ).
Tubuli. Nell'addome di molti Collemboli (fig. -322) al ventre, e precisamente
sul 1. sterilite, si trova uno speciale organo detto Tubulo centrale, il (piale consiste
in un tubetto cilindrico, chitineo, pi o meno alto, dal quale pu uscire a volont
dell'animale un saccolo membranoso, ordinariamente duplice, di varia lunghezza,
ad es., lungo, in ciascuno dei suoi due rami, quasi quanto l'animale negli Smin-
thurus (A), pi corto nelle Podnre (B), ecc., e che sembra avere ufficio ghiandolare.
Pu essere che il tubulo si trovi ad essere omologo dei saccoli dei Tisanuri .
') Secondo Haase lo sviluppo dei Baccoli non sarebbe solo inverso a quello delle trachee, ina
. influito e ridotto anche pel fatto della metamorfosi completa progressiva dell'animale.
-i Senonch gli ^r i 1 i sembrano quasi esclusivamente organi locomotori nel maggior numero
dei casi, quindi si comprende come se ne potrehl ssere andato il pi per serbare il meno.
3 ) Il tubulo ventrale si sviluppa nell'embrione per fusione di due protuberanze, che sono le
pi voluminose dei rilievi che portano i segmenti addominali. Questa fusione e molto incompleta
nei Poduridi, dove nell'adulto si conserva la traccia evidente della doppia origine. Negli Entomobriidi
si possono distinguere, nel detto organo, oltre alle \ escicole esertili, tre segmenti succesBn i (fig. 322, <
di cui il terzo (6) rappresentato da due valve che ricoprono le vescicole quando sono retratte. Quanto
A. Ieklesk, Gli Insetti. I. 36.
282
CAPITOLO SESTO
In questo caso omologhe sarebbero anche le ghiandole estroflettibili, cilindriche, le quali pos-
sono essere mandate fuori da certe larve li Tentredinei (Xemulun) e che si trovano Ira le zampe
false delle prime cinque paia e si devono considerare come organi di difesa, giacchi' allorquando
il falso bruco inquietato si rivolge ad arco col
ventre in fuori ed in alto ed emette subito questi
grandi processi sacciformi, i quali sporgono molto
al di l delle zampe false e si mostrano cosparsi
di imo speciale umore. Della struttura di tali or-
gani e di altri simili sar detto nel capitolo delle
vt-o Ghiandole .
L'ufficio del tubulo stato oggetto di
varie ipotesi: Latreille e Leuckart lo con-
siderano come organo in servizio della
riproduzione; De G-eer, Xicolet, Bourlet,
Olfers, Lubbock, Tiilberg come organo di
aderenza; Haase come una branchia san-
guigna; Somnier e Schott come una ghian-
dola speciale, con ufficio analogo a quello
dell'uropigio degli uccelli ; Router come una
specie di apparecchio acquifero.
In realt, per (pianto la sottigliezza
del tegumento del tubulo non escluda la
pii facile resili razione per via osmotica,
pure sembra pi probabile assegnargli, come
ufficio principale, quello appunto di organo
di aderenza, nel clic conviene anche il
Willem.
Vengono considerati come omologhi
degli stili ancora le appendici formanti
i due rami della Furea (di cui si gi
detto precedentemente), che si vede termi-
nare la regione del ventre negli stessi Colleniboli (v. Addome dei Collemboli ).
e B
Fig. 322. Collemboli dal ventre.
A, Smintkurus ; B, laotoma (da Uaase); C, tubolo
di Orchesella cincia (da Willem.}. In A, e. tubuli
estronessi ; h, retinacolo; vi, manubrio; b, rami
della forca ; 1, primo sternite. In B, tb, tubulo ;
r, retinacolo: mb. manubrio; rm, rami della l'orca:
me. mucrone. C. tubulo estrudesse
Quanto al significato morfologico della Furia le opinioni in proposito sono al solito abba-
stanza varie.
Haase, non ostante le complesse parvenze della turca dei Collemboli, non esita a considerarla
come risultante dalla fusione di due spine epidermoidali modificate. Il Willem, all'opposto, para-
gona senz'altro la forca alle zampe toraciche, sostenendo che le branche sono omologhe delle
tibie, il manubrio corrisponde ad un doppio femore ed i due segmenti poco importanti (die pre-
cedono il manubrio dovrebbero omologarsi al trocantere ed alla coscia, ed ancora in un pezzo
prece.], ut.' i suddetti, e sviluppato specia mente negli Aetaletea, si troverebbe l'omologo di un pre-
coxale clic persiste anche in Anurophui ed Anura sprovveduti ormai di furca.
Retinacolo. Un altro organo da includersi nelle appendici ancestrali il
cosidetto Retinacolo (fig. 323) dei Collemboli. iSi tratta di un organo speciale che
ai rapporti di omologia eoi saccoli ventrali dei Tisauuri, il Willem ave-erte giustamente che nel caso
soi niologhi dei saccoli le sol.- vescicole del tubulo, ma la colonna basale ilei tubo ventrale,
coi suoi segmenti successivi corrisponde alle membra fuse e modificate ilei I." segmento, ('io ila
forza alla omologia che io reco innanzi tra i saccoli ancestrali e le ghiandole ventrali estrofletti-
bili delle larve di alcuni Tentredinei, che sono impari e fiancheggiate dalle false zampe.
Quanto poi alle omologie die alcuni autori vorrebbero riconoscere tra i saccoli ancestrali e
le ghiandole estroflettibili dorsali di alcuni bruchi (Ptvpilio), a riconoscerne l'illogicit basti pen-
sare ehe queste ultime sono dorsali e non sono addominali.
I SOSOHELE'J RO.
283
sporge dal terzo sterilite. Xelle Podure rappresentato da due coni e negli En
tomobriidi e Sminturidi si nota ancora un segmento basale
ottuso, che negli Sminthurus ornato di setole, e quando la
turca e inflessa, passa fra le sue due branche per appoggiarsi
sul manubrio li questa.
Willem ritiene che il segmento basale rappresenti le coxae
riunite assieme ed i due coni laterali le tibie molto modificate
di arti pertinenti al '5." urite.
Fig. 323. Retinacolo
di Achorutet via,
ticus Tiilb. dal ven-
tre (dn Willem).
Appendici embrionali fugaci. Fu nel 1 884 che Eatke segnal
per primo l'apparsa di appendici fugaci al lato ventrale dell'addome negli em-
brioni . ,< . un un- due paia
di guatiti : pm. palpo ma-
scellare ; i'( labiale; i>\-
p. : , p z . zampe toracaii :
pa pi itili* zampe addo-
minali; pr. proL-todeum ;
acc, eei ri: a-n . rudimenti
ili appendici addominali
(da Ay. rsi.
284 CAPITOLO SESTO
linone si conservano pi a lungo delle altre e talora si modificano particolar-
mente prima della loro scomparsa, come Ratke vide nella Gryllotalpa, in cui le
escrescenze appaiono fungiformi, ed Ayers (1884) nelVOecanthus (fig. 3:24).
Sembra adunque che negli embrioni di tutti gli insetti si formino, sui singoli
uriti, al ventre, delle appendici transitorie, talora di struttura non complessa ')
e che spariscono prima della schiusura dall'uovo, essendo sostituite da semplici
piastre dermiche.
Queste appendici scompaiono, secondo Graber, seguendo tre diverse maniere,
cio la costrizione, l'invaginazione o l'appiattimento graduale, e ne rimane una
placca chitinea. Haase ritiene che ne riescano delle piastre laterali che si annet-
tono ad uno scudo mediano per formare gli sterniti addominali.
Nei Tisanuri si incontrano consimili appendici embrionali, ma quivi esse non
sono transitorie, mentre si conservano anche nella vita postembrionale e rappre-
sentano quelle appendici, che si sono dette ancestrali, e che si sono sopra de-
scritte.
Nelle Campodca il 1." paio mantiene anche un aspetto pili complesso, come
si avvertito, ed una apparenza di segmentazione appunto come il Peytoreau
vide nell'embrione ili Manti* religiosa (dove le dette appendici del 1. paio sem-
brano biannulate) ed il Nusbaum nelle Meloe ed Hydrophilus (triannulate distin-
tamente), come ancora nella Grillotalpa, ecc.
Appendici larvali transitorie in ordine alla locomozione. Le sopra ricordate appen-
dici, tutto affatto fugaci, dell'embrione acquistano anche maggior valore morfo-
logico per ci che si richiama a speciali appendici temporanee, locomotorie di
talune larve a metamorfosi completa.
Il significato di quelle embrionali variamente considerato dagli Autori, per
alcuni dei quali esse sono organi ghiandolari provvisori], per altri specie di
branchie fugaci, per altri infine, forse pi verosimilmente, i primi accenni alle
appendici transitorie in ordine alla locomozione che si vedono in molte larve.
Secondo Tichomiroff, ad es., le appendici embrionali fugaci dell'addome nelle
larve di Lepidotteri non scomparirebbero totalmente, ma dopo un lunghissimo
arresto di sviluppo, diventerebbero le false zampe del bruco.
Balfour, Graber, Cholodkovsky, ecc., appoggiano questa opinione, sia pure
indirettamente, giudicando che le zampe toraciche in alcuni embrioni di Imenot-
teri spariscano in seguito per non ricomparire che molto pi tardi nella vita
postembrionale, cio nell'adulto soltanto.
Questo momentaneo e pi o meno lungo arresto di sviluppo, chiarirebbe il
significato morfologico delle false zampe ed altri organi ambulacrali nelle larve,
l'oine ancora di organi pertinenti veramente all'adulto '').
Intanto, nelle larve metaboliche, si hanno varie maniere di appendici ambu-
') Graber dice. a proposito dell'embrione li Melolontha: Verso il 17." giorno, allorch le
estroflessioni degli nitri uriti sono ormai scomparse, quelle del 1." si sono sviluppate anche pi
delle zumile toraciche ; sono |ii lunghe < circa in- volte pi larghe. Dipoi esso si trasformano in
un sacco molle, senza, muscoli, ne nervi, ne trachee, unito al corpo per mezzo di un corto pe-
duncolo. Esse sono allora tappezzate da mandi cellule ectodermiche e riempite all'interno da cle-
menti mesodermali. Esse sembrano adunque possedere una struttura ghiandolare. Verso il
30. giorno avviene la regressione di questi sacchi, ed al momento della schiusura dell'uovo non
S scorge pi clic la traccia cicatrizzata del punto di inserzione della loro base .
'-) L'organo copulatolo dei Libellulidi, cosi singolare e con tanto speciale posizione, del
'piale si dir pi sotto, avrebbe origine, secondo il Peytoreau. dalle appendici fugaci sopraricor-
date, rimaste inerti late limante gli stati postembrionali (die precedono l'adulto. Anche i
pseudopodi, illustrati dal Bcrlese, per lo t'orine adulte femmine di alcune' C iniglie, possono ri-
chiamarsi alle appendici embrionali fugaci.
KSosiMKI.KTKii.
285
latorie addominali, le quali vanno da rudimenti pochissimo visibili di alcuni', tino
ad un grado di perfezionamento notevole, come nei bruchi (false zampe), nelle
larve ili alenili Coleotteri (Propulsori), ecc.
Dal ventre affatto privo di appendici, anche toracali, che si vede in molte
Larve, si passa per gradi a forine Le quali presentano dei rilievi carnosi tuberco-
liformi, estrotlettibili, molli, in rapporto eon validi muscoli e talora anche capaci
di emettere un umore attaccaticcio, i inali fungono egregiamente da
organi locomotori e sono disposti su molti uriti.
Sia esempio di questa disposizione molto fre-
quente la larva del Ciomis Fratni (Coleott. Eincof.,
flg. 325), la quale, a differenza di tante altre larve
della stessa famiglia, molto mobile e cammina
rapidamente coll'aiuto di otto paia di tubercoli ad-
dominali molli ed estrotlettibili, che si cospargono
anche di un umore vischioso, adesivo.
Anche tra le larve dei Ditteri Ortorafi molto
tacile trovare tutta una serie di organi adesivi ed
ambulatori, da una maniera male definita fino ad
un grado di complessit notevole.
L'annessa figura della larva di Mycetophila
mostra (fig. 326) come si trovi gi nel 3. somite
(toracico) una protuberanza carnosa impari, ventrale,
ornata di una corona semplice di uncinetti neri. Inol-
tre dietro il 3." sterilite (toracale) fino a dietro
il 7." addominale si trovano delle aree a forma di mandorla, da
cui possono essere estrotiesse due piccole borse carnose, molli,
ciascuna armata di una doppia corona di uncinetti, e due lobi
simili, eon uncinetti, si trovano ancora prima dell'ano.
Qui dunque si ha esempio di false zampe tuttavia rudimen-
tali, ma con tutti gli accessori che si riscontreranno in quelle
pi evolute dei bruchi e falsi bruchi, disposte sulla massima parte
dei sonati addominali e con un omologo nello stesso terzo somite
toracale.
Fig. 325.
L ai-ra il i
Conus Fra-
ti i veduta
quasi il i
lato per mo-
strare i ri-
g o nfiamenti
addomi u al i
ventrali am-
bulatori (Da
Berlese).
CR
U4>
False zampe (zampe spurie, addominali, ventrali, ecc.).
Finalmente, come rappresentanti di un grado di evoluzione no-
tevole, vanno considerate le cosidette false zampe o zampe addo-
minali delle larve di Lepidotteri e di Tentredinei.
Per le false zampe di farfalle gi il Gossens (1868) aveva
osservato, ed il Kuatz (1886) constatato che in parecchie specie
di Xoetne le larve nascono con numero di piedi falsi minore ')
di quello che acquistano in seguito con mute successive, ci
che in appoggio della teoria del Tichomiroff degli arti temporaneamente celati
e ad evoluzione tardiva.
Il numero delle false zampe, le quali, se vera l'omologia delle appendici fu-
gaci embrionali cogli arti toracici, e quella delle stesse appendici eolle false zampe,
sarebbero cosi omologhe di quelle toraciclle, e vario nei diversi gruppi li Lepi-
dotteri, come in quello di Tentredinei e tra quelli e questi.
Fig. :- li l . Larva
li Mycelophila
da) veutre per
mostrare i rigou-
tiamenti main-
mellouari ambu-
latori circomlati
da uncini di ade-
sione (Da Ker-
lese).
1 1 Le giovani larve ili inulti' fiocina si uno sol,
li.". IO. 1 uriti); ma dopo la terza muta sorgono quelle
mestra Brasticae, limi* mi. Apleeta, ecc.).
Ire paia di zampe addominali [sul "'.",
del :;." e l." uriti (Ayrotlt pronuba, Ma-
286
CAP] MIMI SESTO
Fi;;. 327. Bilico veduto di lato
per mostrare le zampe vere (torneali) e le false (addominali).
Generalmente i bruchi (fig. 327) haimo quattro paia li false zampe sugli uriti 3.-6. ed un paio
di consimili piedi (detti propulsori) sul 10. urite. Mancano sempre false zampe sugli uriti 1.", 2.' ,
7." ed 8.; non mai adunque pi di
10 zampe addominali. (Secondo Pa-
ckard per, una larva di Bombicide,
Lagoa crispata, avrebbe zampe anche
sul 2." e 7." urite, in tutto adunque
7 paia). Ma in alcune Noctue le
larve non mostrano unii pi di 1 paia
di false zampe (Catocala, Metoponia,
Brephos); in altre solo 3 paia (Plusia,
Hetocampa). Le larve di Geometre
(fig. 328) hanno, eli regola, un solo paio di piedi addominali al ti." urite (oltre all'anale), talune
anche al.", mentre in diversi generi di Nocive mancano o sono abortivi i piedi del 3." e 4." urite
(Einigemetre). 1 bruchi di Psichidi, che vivono
in sacchi ed i bruchi di Cocliopidi, quantunque
abbiano piedi addominali, pure li mostrano abor-
tivi. Mancano del tutto nei generi Tischeria, An-
thispila, Limacodes, ecc.
In taluni gruppi le zampe anali sono molto
allungate e costituiscono dei processi retrattili.
che servono al bruco quali organi di difesa, per
discacciarsi di torno gli Imenotteri endofagi che
lo assalgono; cosi nei generi Rarpyia, Dicranwa,
Platypieryx, Dryopterx, ecc.).
*^
Fig. 32S. Bruchi di Geometride.
A, esteso; B, clic si raccoglie per fare il passo.
Le false zampe (fig. 329) si distin-
guono dalle torneali, o cere, per assoluta
mancanza ili giunture, come per una spe-
ciale armatura della loro superficie libera.
Esse terminano, infatti, con una superfcie ellittica o rotondeggiante, che, per attac-
cature interne muscolari, mossa in pi sensi ed anche introflessa od estroflessa,
per modo che ne sporga inferiormente il margine che a zampa
distesa laterale od esterno. Inoltre si trovano, in doppia o sem-
plice corona, disposti sul disco libero molti uncinetti chitinei, i
quali rappresentano il principale mezzo di adesione.
Questi uncini mancano nelle false zampe degli Imenotteri
Tentredinei. come anche, raramente, in qualche bruco, ad es. dei
zampa di bruco. generi Hepialas, Agrotis, ed altri.
Nel baco ila seta, secondo un bello studio del Verson (1901), i segmenti addominali emettono
ciascuno, al ventre, fra il io." e l'il." giorno di covatura, un paio di prominenze ventrali (ap-
pendici fugaci), delle quali persistono quelle sul 3." al b'. e sull'ultimo urite; mentre sugli altri
scompaiono.
Intorno al 11." giorno di covatura spuntano sulle zampe false, tuttavia lisce, gruppi di pa-
pille allungate, che in breve acquistano aspetto eli peli eonici, ed un giorno, od al massimo due
prima dello schiudimento delle uova, la sommit terminale dei medesimi apparisce coronata da
una armatura caratteristica ili uncinetti dittinosi. Questa comparsa coincide con una muta embrio-
nale che precede di poco tempo la schiusura dell'uovo.
Gli uncinetti solili infissi prevalentemente sul margine interno dine terzi) della superficie li-
bera della zampa, e tre sono, in gruppo isolato, sul marnine esterno. Quelli interni aumentano
di dimensioni e di numero in processo di tempo e si dispongono alla fine in due serie (ve ne
pOSSOnO essere timi a 50).
Nini esistono altri organi di adesione perch la ventosa, cosi detta, ricordata da taluno non Ila
effetto pneumatico di sorta e la papilla adesira, che taluno descrisse non e altro che una regione
ESOSCHELKTP.O. A.DDOMK 287
dove si formano uncini ili origine postembrionale e non in rapporto con organi secernenl i
alcun li(|uidi> adesivo.
I Tentredine! rappresentano, per ci che riguarda Le false zampe, ano stato
li cose ncno evoluto li quello che si visto nei veri bruchi.
Intatti, in |iiesti Imenotteri, il numero Ielle false zampe molto maggiore a
piello di tliffi. elie e massimo nelle larve li Lepidotteri, poich noi troviamo (ad
es.. nei Gimbex) un paio li false zampe per ognuno dei io (apparenti) somiti ad-
dominali, meno nel !>." e forse anche nell'8., il chi' importa ben 18 false zampe,
sebbene quelle .". 6., 7.", 8.), e nelle larve di Dixa due soli,
(cio il 1." e !'."). Sette paia se ne trovano nelle larve li Eristalis e quattro paia
almeno nelle larve li Mycetophila gi indicate.
Propulsori. Una maniera tutt'affatto speciale di organi di adesione per
lare punto di appoggio tisso all'estremo addome, tanto che l'animale vi possa
avere una base per spingersi innanzi, quella mostrata dai cosidetti Propul-
sori e li cui si trovano egregi esempi in molte larve di Coleotteri (Carabidi,
Statilinidi. Crisomelidi. Lampiridi, ecc.) ed in Xeurotteri. Si tratta di sacchi estro-
tlettibili, i quali possono essere mandati fuori attraverso speciali pori, che si tro-
vano molto accosto a piello anale (al disotto od attorno) e particolarmente diffe-
renziati, per ottenere, sia a mezzo di liquido glutinoso, sia per virt di uncinetti
moltissimi che li rivestono, la buona adesione sui corpi sui piali si muove l'insetto.
Anche nelle larve di Klateridi il segmento anale emette un piccolo rigonfiamento
retrattile, che rappresenta un vero organo li adesione.
L'Haase pare non trovi difficolt ad omologare questi organi coi sacchetti
estrotlettibili che si sono veduti nei Tisanuri.
I saccoli sono ordinariamente divisi in un numero maggiore o minore di di-
verticoli digitiformi, quali possono essere coni pletaini'iit e retratti in se stessi,
come le dita di un guanto, e ci a mezzo di un cordoncino muscolare. L'insieme
di questi cordoni muscolari forma un fascio die si attacca a scleriti degli ultimi
288
CAPITOLO SESTO
uriti. Per la estroiiessione soccorre la pressione di un liquido contenuto nei sacchi
stessi e che vi viene spinto per altra forza.
Se ne trovano quattro digitazioni nella larva di Panorpa e si trovano molto
diffusi nelle larve campodeiformi dei Coleotteri ').
In numero di quattro nell" Elaphrus, di due nel Dysehirius, Pterostichus, Anchomenus, Bemn-
diiim. Assai sviluppati sono in alcune larve gigantesche di Lampiridi sud-americani, composti da
20 a 30 tubuli, del resto non diversamente di ci che si
vede nella larva della nostra Lanipyrix noctluca.
Anche negli Staiilinidi sono molto comuni; se ne ri-
scontrano quattro in Stanis, Tachyphorus, Philonthus, Xan-
tholnus.
Nella larva di Lampyrs sembra che questo organo sia
stato veduto gi dal De Geer e pi tardi (1828) dal
Maille che lo chiami houppe nerveuse.
Il Targioni (1865), nella memoria sull'organo che fa
lume nelle Lucciole , descrive Accuratamente queste sin-
golari appendici che chiama organo frangiato e che
riconosce non solo destinato alla locomozione, ma ancora
come apparecchio per ripulire il corpo.
L'animale si serve di esso in leggiadro modo a ras-
settare la superficie del corpo, per caso scomposta, come
pare avvenga spesso in pi luoghi e con sua molestia .
Tutto l'insieme di questi processi digit if ormi, che fanno to-
rnasse, due illusali ed una ventrale attorno all'ano, si
prolungano all'interno merc i fascetti muscolari che si
attaccano internamente ai lati del retto sugli scleriti
dorsali.
I tubuli si suddividono dicotomicamente, una e due
volte, e gli estremi saecoli allungati sono cilindrici, lunghi,
molto flessibili, composti di cuticola molle, tutti rivestiti
di uncinetti minutissimi rivolti all'indietro e disposti in
serie trasverso elegantissime e formano, quando estroflessi,
una frangia bianca molto appariscente (fig. 330, n).
Vig. 330. Apparato di propulsione
(e pulizia) di larva di Lampyris (C)
tutto estroflesso (dal dorso).
In A. vedonsi i diversi tubuli (a) molto in-
granditi, colla parie estrotettibile (e) an-
cora introflessa e coi muscoli (6) che li re-
traggono ; in B, una porzione di tubulo
anche pi ingrandita, colle sue corone di
uncinetti.
entro uu fodero e servono per
Nello stesso gruppo si possono disporre le
appendicette, o rilievi, recanti uncini e che si
trovano in regione posteriore dell'addome di al-
cune larve di Friganee, di quelle che vivono
dare appoggio alla larva per trascinarsi dietro
il detto astuccio o per ritrarvisi rapidamente, nonch i processi corniculiformi
che si vedono sul 5." tergite delle larve di Cicindela e servono all'insetto per
muoversi nella sua galleria verticale.
Per quanto non si tratti di vere appendici, ma di sole callosit od induri-
menti consimili della pelle, si possono qui citare come produzioni ectodermiche
in aiuto della locomozione gli aspri scudi dorsali, rilevati, dell'addome di alcune
larve di Coleotteri, ad es., di Cerambicidi, le quali se ne servono come punto di
appoggio per muoversi entro le gallerie che si scavano nel legno.
Le larve di Cassididi (Coleotteri) portano, all'estremit del corpo, in vici-
nanza dell'ano, un'appendice in forma di forca, colle branche esternamente guar-
nite di piccole spine. Questo organo serve a recare sul dorso gli escrementi della
larva, stessa.
'i Nei Carabidi sono da Schiodte chiamati cerracae soaneoriae exertiles.
KSOSCHELETRO. ADDOME -SII
Quale organo locomotorio pu essere anche citata la Spatola uternale delle
larve li Cecidomidi, ma non sarebbe il luogo qui ili dirne, appartenendo essa al
torace, se per funzionare non dovesse agire di conserva con appendici addominali.
Intatti, all'estremit posteriore dell'addome stanno, vicini all'ano, due unci-
netti, che si impigliano nella spatola allorch l'insetto si curva ad arco sul ventre.
Di poi, staccandosene repentinamente, la larva scatta come una molla ed spinta
lontano (Nelle larve di Piophila ('asci, il comune renne saltatore del formaggio,
sono gli uncini mandibolari che compiono il medesimo ufficio). ,
Appendici respiratorie. In molte larve acquaiole tutto l'addome pu essere
specialmente allungato nel suo estremo per recare, discoste dal corpo, le aperture
stigmatiche. In altri casi si trovano vere appendici in rapporto coll'ufficio della
respirazione, ma di tutto ci si dir appunto nel capitolo relativo agli organi ed
alla funzione della respirazione.
Appendici di ornamentazione. A questo gruppo appartengono singolari processi ar
ticolati o meno (Cornetti) che si incontrano sull'S." o sul 9. urite di molte larve di
Lepidotteri, Coleotteri, ecc. Di ci per si dir abbastanza allorch converr con-
frontarli coi cerei.
Appendici sensoriali. Veri cerei e veri stili si trovano anche nelle larve
di insetti metabolici. Beco ad esempio quella .eWSydrophilus piceus della quale
non sono stati riconosciuti gli estremi uriti.
si trova un 11." tergite molto piccolo e con una parte centrale subconica. Ai lati si vedono
due piccoli veri acrocevei, conici, corti, neri, recanti una setola apicale. Noto che suggestiva
la corrispondenza por ci che riguarda la oniotopia ed identit, di conformazione tra questi cerei
e consimili tubercoli che si trovano sui lati degli altri uriti (meno il 9., 10."), un paio per ciascun
uriti-, ci che corrisponde a quauto pi su si dir anche di altre larve a proposito delle corri-
spondenze morfologiche dei cerei in confronto dei corniculi.
Inoltre sul 9." stemite della stessa larva, estrodettendo gli ultimi uriti si trovano due lun-
ghi prostili, ir, apparenza segmentati e bene visibili.
Altri esempi si potrebbero recare tolti da altre larve, specialmente di Co-
leotteri, ma basti questa che ha stili e cerei insieme.
Armatura genitale. Prima di trattare delle appendici genitali pi strettamente
indicate col nome di gonapofisi d'uopo accennare brevemente alle modificazioni
alle quali pu sottostare l'urite, particolarmente nell'estremo addome degli adulti,
per conoscerlo in quel complesso di scleriti specialmente differenziati che assume
la denominazione di armatura (lenitale e ci in ambo i sessi.
Il somite primitivo pu essere considerato, conforme gi si detto, come un
anello intero, ma questa disposizione, se pu essere sospettata nelle forme larvali
a cute molle (come i puparii dei ciclorafi potrebbero far credere) non lo mai in
tutti gli altri insetti di qualsivoglia stato.
Si riconosce che la parte chitiuea, resistente dell'urite divisa in due meta
[archi) e ci per un piano orizzontale che la divide in un arco dorsale (tergite) ed
uno ventrale (stemite) x ).
') Questo lo schema semplicissimo adottato da Wattenvyll, Cbadima ed alivi, ma, come si
vede, cun questa breve ipotesi non si pu dare spiegazione Quanto ai tergorabdti ed agli xternoiabit dallo stesso Lacaze-Duthiers, introdotti nel suo
schema di urite non si possono accogliere come cosa definita precisatamente e sempre senza er-
rore e ci dalle cose per se come sono e dalle applicazioni clic l'Autore ne hi, il (piale considera,
ad es., per tergorabditi e sternorabditi di uno stesso somite le appendici superiori ed inferiori di
una trebra, mentre appartengono tutte a steriliti e (fuorch nelle Libellule) a due diversi somiti
(8. . 9.).
KSOSCHEI.ETHO. ADDOME 29)
cos che se le spaccature stesse non interessano tutta la lunghezza dell'arco,
questo e semplicemente trilobo, altrimenti esso e veramente tripartito, e ne ab
biamo esempio nell'I l. c tergite addominale di molti Tisanuri e Pterigoti vari.
Una terza ed importante divisione dell'arco, di cui si hanno esempi in gran
numero (tergiti di larve di ('arabidi, ecc.. steriliti tutti di Nepa; 1." tergite di
sire.r, eterniti e tergiti pregenitali di Edrocorisi ; sterilite 9. di femmina di Ocypux
Olens, ecc.) quella in due met laterali secondo una linea sagittale, adunque per
mesotomia. L'arco diviso cos in due side parti, ne vi ha pi corpo, come non
si pu parlare di pleuriti.
Oltre alle suddivisioni dell'arco in senso trasverso, delle quali si gi detto
nel Tronco giova anche qui considerare quelle possibili in senso longitudinale,
alle quali si e brevemente accennato anche nel Torace , per dar ragione degli
epimeri e degli episterni clic si sono tatti procedere dal tergite e dallo sterilite
come frammenti laterali.
Si comprende che qualora queste frammentazioni iu senso longitudinale ven-
gano a combinarsi con quelle possibili in senso trasverso, delle quali si abba-
stanza detto in precedenza (v. Tronco ). si possono avere archi, specialmente
sternali, molto frammentati, come sono quelli, ad es. delle larve di Carabi di (ad
es. di Calosoma, tig. 331) gi citate.
A tutto ci devesi aggiungere la possibilit che sieno presenti anche speciali
appendici pi o meno bene distinte dallo sclerite che le reca, appendici che nella
armatura genitale sono anzi grande parte ed in questi casi si vede come e quanto
si complichino le cose quando si vuol -indicare alla stregua delle possibili omo
logie e come, di fronte ad armature molto complesse, gli autori non sempre ab-
biano potuto giudicare bene e le ipotesi, le divergenze, i pareri sieno molti a
questo proposito.
Inoltre, le cose anzidette dimostrano che del tutto da riprovarsi il metodo
seguilo da taluno di arrestarsi nel computo degli uriti solo a quelli (die sono
esattamente configurati secondo la maniera tipica e trascurare di ricondurre a loro
luogo e di giudicare per quello che veramente sono tutti gli altri scleriti, spe-
cialmente estremi, i quali, sotto l'influenza delle dette possibili modificazioni,
perdono la loro primitiva integrit e conseguentemente L'aspetto di archi bene
definiti.
Qonapofisi. Sotto questo nome sono indicate speciali appendici, talora molto
complesse e numerose, che nel maschio (pi raramente) come nella femmina cir-
condano l'orifizio sessuale, dipendono dagli ultimi (non mai pero dall'estremo. 11.' ')
steriliti o da loro frammenti o residui ed assumono aspetti spesso molto compii
cati, mentre si devono intanto distinguere da altre appendici perigenitali, (die
hanno ufficio strettamente sensorio (Cerci, Stili) e di cui si dir poi.
Naturalmente le gonapofisi si incontrano, bene evolute, solo nell'adulto, ma
i rudimenti cominciano ad apparire assai prima, come si dir.
Specialmente Le gonapofisi femminili hanno dato argomento a gran numero
di ipotesi circa il loro significato morfologico. Accenno brevemente a taluna di
queste ipotesi.
Parve gran cosa riconoscere (die le appendici perigenitali, come le gonapofisi,
sor-ono da dischi immaginali (die si manifestano gi nelle larve e indie ninfe dei
metabolici, od ancor prima negli ametaboli, sugli ultimi somiti addominali.
Di qui la conclusione (die cotali processi debbano essere, senz'altro, omologhi
degli arti toracici, come delle appendici boccali, vvt-.
292 CAPITOLO SESTO
11 Packard, specialmente, propugna questo modo di vedere e co] Dewitz attribuisce eoa
eccessiva importanza a cotali dischi immaginali t). Infatti facile comprendere che nessuna
appendice, di nessun genere o nessun processo esterno pu sorgere altrimenti che per via di
istoblasti, perch essi null'altro rappresentano se non una regione dello scheletro esterno dove,
essendo necessario ottenere una estroflessione circoscritta e ci in tempo ristretto, vi si accumu-
lano pi numerosi che altrove gli elementi ectodermali ed i mesoderma]!.
L'abbondante accumulamento di tali elemeuti su una superficie ristretta, ed il loro vivace
moltiplicare, determina necessariamente la formazione di un rilievo o di una escavazione a se-
conda che la porzione di superficie in aumento d di fuori (estroflessione, apofisi, appendici
pertinenti all'esoscheletro) oppure d in dentro (introflessione, apodemi, pertinenti alPendo-
Bcheletro).
Si hanno tutte le possibili gradazioni di intensit e di variet nella distribuzione dei detti
elemnti, ci che importa variet di rilievo nella superficie degli scudi formanti l'esoscheletro.
Anche in supcrlici che rimangono piane perch formate da elementi ectodermali abbastanza
equamente distribuiti si hanno per dei cumuli pi ricchi di cellule ipodermiche i quali deter-
minano sopra di s- pi ricca secrezione chitinea, e la superficie totale < cos divisa in var
centri di chitinizzazione pi o meno distinti fra di loro.
Perci l'affermare che le appendici addominali genitali od altre sorgono da, isoblasti, men-
tre non cosa che meravigli alcuno ma che si prevede benissimo, non pu, d'altro canto, im-
portare di necessit alcun rapporto di omologia con arti, appendici, ecc., che, pur sorgenti nel
medesimo modo, possono benissimo avere un significato morfologico ed tuia origine primitiva
tutta diversa.
Ma se la regione in cui sorgono i singoli liscili immaginali non per nulla
utile per riconoscere il significato morfologico delle varie appendici, riesce invece
molto giovevole per determinare esattamente a qual somite ed a quale sua parte
esse appartengono.
Cos appunto il Packard dimostra che le appendici genitali anteriori (infe-
riori) in un'Ape operaia od altro Imenottero (flg. 361) sorgono dall'S." sterilite, e
le accessorie e le posteriori (superiori) sorgono insieme dal !>." sternite, perch
oltre ai dischi immaginali non ancora estrotiessi pei primissimi stadi, si rilevano
le estrotessioni ormai avvenute in larve avanzate ed in ninfe, appunto disposte
sui somiti e nelle maniere indicate.
Quanto poi agli insetti ametaboli non si pu riconoscere generalmente che
uno stadio orinai avanzato, cio con estrotessioni ormai grandette anche negli
stadi larvali, ma il loro immaturo sviluppo, che le mantiene ancor piccole, per-
mette di definire esattamente la regione alla quale appartengono.
Cos, ed es., in larve femmine di Ortotteri, (flg. 350, 357;, Omotteri (fi-
gura 358), ecc., si veggono molto bene le future appendici genitali appartenere
a due distinti steriliti (8.", lt. , come in ninfe femmine di Aeschna (flg. 360), si
vede che esse spettano al solo 9." sternite.
Lacaze-Duthiers crede che le appendici genitali derivino tutte da un solo
urite completo e variamente modificato.
Dewitz ritiene con Packard che si tratti di semplici zampe modificate, il che
e oppugnato giustamente dall'Heymons (1896), col sussidio di ricerche embriolo-
giche, e dal Grassi con molte ragioni d'altra indole.
Peytoreau combatte questo modo di vedere, rilevando che le appendici fugaci
degli embrioni si devono considerare omologhe delle zampe toraciche, ma le ap-
') Chiamansi dischi immaginavi, secondo una denominazione proposta dal Ganin, o meglio Isio-
blatti secondo Kiinchcl D'Herculais, primitive impostazioni di organi di natura ectodermica e ri-
sultano composti di un ammass molto proliferante di cellule ectodermiche, alle quali e addossato
internamente uno strato di elementi mesodermali. L'istoblasto che d appendici si .-illuni;;! final-
mente allo esterno fino al grado voluto.
KSOselIKI.K l'Ito. - ADDOMK
293
pendici genitali non sorgono esattamente nel posto di dove sono sparite le ultime
appendici transitorie anzidette e ritiene quindi le gonapotisi come produzioni
secondarie.
L'obbiezione del Peytoreau si riferisce anche alla omologia delle gonapotisi
coi sacchi estrotlettibili dei Tisannri, perch per gli stili non cade dubbio sulla
Fig. 332.
D
Vai-i urosterniti ili Tisanuri.
A tpic ili 3achilia colle quattro vescicole e gli stili. Negli altri, ntm od str, sternite : se, subcoxe ; st, stili ; va, vescicole:
ai, *r apppendiei stiliformi ; ov, ovopositore; B. ITrost. VI (li Nicoletta (Anelpistina) Juckeri Silv. ; e, IV dello
stesso; D, Vili urost. di X. (.1.) Heinerti Silv. ; E, Vili e IX di X. {A.) Wkeeleri femm. colle gouapofisi (da Silv.,.
omologia di quelli degli ultimi steriliti con tutti gli archeostili che non si tro-
vano nei Pterigoti.
Perci, se si tratta di produzioni secondarie, esse possono appartenere o allo
sclerite, o alla membrana dell'urite, ed il Peytoreau ritorna, senza volerlo, alla
teoria del Lacaze-Duthiers.
Multo pi probabile sembra, la ipotesi recente del Silvestri, alla (piale si e
gi accennato trattando delle appendici in generale (v. Tronco ), per cui si
ammette die stili e vescicole primitivi pertinenti allo sternite, dieno origine, nelle
regioni perigenitali; i primi agli stili sensoriali, di cui troveremo molti esempi,
le seconde, indurendo, modificandosi variamente anche nell'interna muscolatura,
si deformino nelle attuali gonapoflsi.
Basta gettare uno sguardo ad urosterniti vari di Tisanuri (tg. 332), come,
ad es.. ce li presenta il Silvestri, per riconoscere die realmente questo processo
li modificazione delle vescicole, lino a gonapoflsi, molto probabile ed intanto
gli stili si conservano nella loro originaria parvenza o di poco modificati.
294 C.VI'ITOI.o SESTO
Lo sviluppo di una sola vescicola per lato produce una sola gonapoflsi
(8. sterilite di Ortotteri ed Omotteri); lo sviluppo di ambedue, d origine a
due gonapoflsi per lato (accessorie le interne, superiori le esterne, ad es., 8. e 9.
sterilite di Imenotteri, 9. sternite di Ortotteri ed Omotteri). Si possono tuttavia
conservare gli stili, come si vede, ad es., nel 9." sternite di Omotteri, Imenot-
teri, Libellule, ecc.
Considerando l'armatura genitale maschile di forme basse, ad es., Machilia,
tra i Tisanuri (fig. 305), si vede che anche nel maschio l'8." ed il 9. steriliti
danno origine ad appendici (a, a,), omologhe a quelle delle femmine, che si sono
dette derivate probabilmente da vescicole modificate, le quali appendici si rico
noscono, a mezzo dei Derinatteri ed altri insetti omologhe a quegli scleriti che
nella descrizione dell'armatura genitale maschile rileveremo col nome di parameli
(Verhoeff) o di peri/allo.
Accennato a queste possibili omologie vediamo davvicino il complesso di
scleriti in aiuto della funzione riproduttiva in ambedue i sessi, a cominciare dal
femminile.
Armatura genitale femminile. Per armatura genitale si deve intendere sol-
tanto il complesso dei pezzi duri circondanti l'apertura sessuale e destinati, nelle
femmine, alla incisione di corpi resistenti, sia per facilitarvi la deposizione delle
uova per entro, oppure per altro scopo non sessuale (pungiglione) ; mentre non
propria la dicitura di armatura sessuale nel caso di pezzi che, appena modificati
dai tipici archi, circondano l'apertura sessuale e non hanno lo scopo di compe-
netrare con violenza corpi variamente resistenti.
Gli Autori non fanno, in generale, una costante e definita distinzione fra
varie maniere di armature sessuali, usando spesso a volont delle parole ovopo-
sitore, terebra, oviseapto, sega, trivella, pungolo, pungiglione, ecc.
Si possono per dividere, dal lato fisiologico, nel seguente modo:
a) Armatura genitale nulla. L'armatura non contornata se non da ster-
iliti della ordinaria tipica figura, senza rapporto coll'opera della riproduzione.
Questo caso non molto frequente.
L'esempio classico quello della Gryllotalpa (tig. 333). ma vi si richiamano anche inni pochi
Allibrinoti (Campodea, Japyx, ecc., che presentano semplici papille perigenitali, attorno all'aper-
tura sessuale elle si trova sull'8. sterilite o fra l'8."
ed il 9., papille omologhe dunque delle vescicole e
delle gonapoflsi pi Complesse, ecc.) Ilei quali per
l'apertura sessuale mostra spesso mi assai notevole
spostamento all'innanzi (tra il 7." e l's." steriliti) e
cade tra due steriliti affatto sguernita di pezzi cinti-
nosi propri e senza clic i circostanti storniti sieno altri-
menti modificati.
Nella Grillotalpa, coin gi ha tatto egregiamente
Fi". 333. Estremo addome rilevare il Laeaze-Dutliiers. i tergiti addominali tutti,
di Gryllotalpa femmina, visto di lato. g n0 all'undecimo, piccolo e semicircolare, sono perfet-
'.i/ ut, tergili: \.v-//x. atemitij ano: tamente distinti. I grandi cerei segmentati confusamente
, apertura sessuale ; e, oerci. . . . . inni
nascono ni prossimit dei lati esterni del IO. 11 tergile,
che li abbraccia anche in parie. Al ventre l's." e 9."
steriliti (tra i (piali si apre l'ovidotto con fessura affatto semplice) sono perfettamente visibili
e della consueta figura, per quanto non troppo grandi. Manca totalmente il 11)." sternite. che
sostituito da membrana molle. 1/11." sternite diviso in due valve anali grandette.
Anche i Dermatteri (Forficulidi) (fig. 331) mostrano apertura sessuali femminile nuda di
scleriti e (li appendici, solo nascosta dal grande 9." sterilite.
ESOSI HKLKTRO. ADDOMK
295
b) Armatura sessuale semplice. (li steriliti cio degli archi
9.) sono particolarmente modificati in confronto degli altri, e ci
perfora sessuale, ma senza che assumano carattere di pezzi
destinati a facilitare la deposizione delle uova in ambienti
speciali. Cosi fatta armatura pu essere che abbia particolare
funzione nella maniera di accop-
piamento.
Ne sono esempio molti Ete-
rotteri terrestri, ed altri.
estremi (8.,
attorno all'-
.-,-
Fi-. :;:::..
Estremo addome, dal
ventre, di Raphigasler griseus L.
i'eniiu.
t-ii; steriliti; '". /'". tersiti: a. ano:
apertura sessuale; st. stigmi.
Fig. 331. Estremo
addome di JForfietila
attricularia telimi.
visto dal ventre.
tolto l'8. sternite.
98-iig, s t e r n it i ; 10t-
IH. tergiti : acc. acro-
.rei; v. apertura ses-
suale
Pegli s.n t <1 li'iiil i pu essere citato
.-ni esempio il comune Raphigaster griseus
o In Nezara prasina.
Nel primo (femm.) (fig-, 335) il Si."
tergite si introflette (celine tutti i pre-
cedenti, inculi i primissimi) ;il ventre
dove apparisce merc i suoi tergopleu-
riti (saldati immobilmente cogli steriliti
degli anelli precedenti). Il 10." tergite molto stretto nella regione dorsale,
ma al ventre si espnde in lue larghi tergoplenriti che coprono in gran parte
il 10. sternite, con cui per non si saldano altrimenti. L' 11. tergite e multo
piccolo e si trova all'apice del prolungamento carnoso in cui sta l'ano.
Al ventre (fig. il:!.")), l'8. sterilite non differisce dai precedenti, ma il !>." diviso in dui- met
trasverse, discoste l'una dall'altra, ed e anche bene distinto dagli epimeriti (del 9." tergite).
Quanto al LO. sterilite esso e ridotto ad una placca quasi nascosta sotto i tergoplenriti lei ter-
gite corrispondente. Quanto all' ti. sterilite esso e pic-
colo . somiglia affatto al tergite. L'ovidutto si apre nella
in. ini. lana tra il 9.' e 10." steriliti. Tale maniera di ar-
matura e molto comune Ira gli Eterotteri pi alti.
l'n altro esempio tolgo da Ditteri ortorati [Ti/pula)
(fig. 336). In questi l'll. tergite e molto grande, pen-
tagonale, con un angolo dentiforme, impari, estremo, e
reca >\n>- grandi cerei (e) stiliformi, acuminati all'apice
mentre il in." tergite e assai stretto. Al ventri- poi, il
il." sterilite e grandissimo, triangolare, valviforme e si
protende molto all' indietro ; inoltre e spaccato nel suo
ultimo terzo longitudinalmente, dando origine a due
lunghi Lobi (omologhi degli stili). Il 10." sternite e stretto,
poco chitineo ed ancora all'apice estremo tornito di due
piccole appendicette coniche, stiliformi. Esso e total-
mente nascosto sotto la granile valva l'ormata dal 9.
anzidetto. E'11." sternite e piccolo, conico, con due
placidic laterali pi dure, e si oppone bene all'apice
dell'il." tergite.
a B
Fig. 336. Estremo aildome di Tipula
Bp. tv* nini, visto dal ventre (A) e dal
dorso I B).
8t'ii, sterniti : 9t Ut. tergiti; e. ceni :
ms, mesostili.
c) Ovopositore. Gli ultimi somiti, coi loro archi pochissimo o per nulla mo-
dificati, si trovano sull'estrema parte estroflettibile dell'addome, la quale reca al
suo estremo l'orifizio dell'ovidutto (in basso) e del retto (in alto) (Lepidotteri-
Ditteri, specialmente superiori, qualche Coleottero, ecc.).
La caratteristica di intesta maniera di estremit genitale dell'addon appunto la estroflet-
tihilita e quindi introflettibilit degli ultimi somiti che le appartengono, ed importa uno spi
mento dell'apertura sessuale in vicinanza di quella rettale. Lo scopo . quello di depositare le
uova in ambienti facilmente compenetrabili, fon t mio ci non si imo parlare veramente di arnia-
tura sessuale per la poca variazione dei tergiti , sterniti in confronto della tipica.
296
CAPITOLO SESTO
Pro-
P-a.0 essere affermato che si trovano molte gradazioni fra l'armatura genitale semplice gi ri-
cordata, in cui cio gli anelli ultimi souo variamente modificati in confronto dei precedenti, ma
il lori nip lesso non n retrattile, n protrattile (come nel caso citato, Soutelleridi) ed il vero
ovopositore, nel quale, accanto a variazioni modeste nella natura dell'anello, si trova per gradi
aumentare il carattere della retrattilit e penetrabilit degli ultimi somiti eolio spostamento
all'indietro dell'apertura sessuale.
Segner alcuni stadi intermedi, con tre esempi presi dai Coleotteri, cio Ori/pus oens
crustes < ,iW,n, s, Hydropliilus piceus, tutte forme comunissime e grandi.
N*eH'Oci//H(s olens (fig. 310) (tipo degli Statilinidi), coleottero comunissimo e tra i maggiori
Statilinidi.si pu riconoscere un primo debole accenno alla introflessione sotto l'8. somite del rima-
nente addome. Intatti il 9."
somite, che nel maschio e
quasi tutto nascosto sotto l'8..
e (ini appena in parte celato;
esso piccolo, conico e rac-
chiude gli altri due. Troviamo
due grandi procerei, fusi-
formi, articolati alla base su
un piccolo pezzo da conside-
rarsi come un tergopleurite
del 9." somite, il quale tergo-
pleurite si inflette abbastanza
anche al ventre, di fianco e
sotto lo sterilite 9.. Tutto il
resto del 9. tergite forma un
pezzo triangolare, semplice.
Lo sterilite 9. ha la stessa
forma del tergite, ma com-
pletamente diviso in ilue parti
nella linea sagittale i mentre
nel maschio intero). Esso
nasconde il 10. sterilite, pic-
colo, a forma quasi di losanga.
Mancano il 10. e l'il." ter-
giti e l'll. sterilite.
Nel Procrustes coriacei!*
(tipo dei Carabidi) (fig. 306, 7 ;
veramente il 9. somite coi
seguenti profondamente
infossato e tutto nascosto entro
l'8., ed fatto da due anelli
in forma di larghe squame
rotonda to-rettaugolari, eguali
fra di loro tanto al ventre che al dorso. 11 10." tergite, pi piccolo dei precedenti, rappresentato
da una squama piana, larga, semicircolare. Il 10. sternite ridotto a soli pezzi laterali, fra di
loro discosti nella linea mediana e piccoli. Essi formano semplicemente la base degli acrostili.
Infatti danno appoggio a due robuste appendici piramidali, acute, pertinenti al gruppo degli
stili, perch dipendenti certo dallo sternite, ma essendo esse proprie del 10. anello ventrale
sono veri acrostili. Presentano una pseudoarticolazione trasversa a circa la met loro. L' 11. ster-
ilite e rappresentato da uno scudetto piccolissimo, trasverso, semilunare, corrispondente per
forma all'll. tergite, al quale si oppone. L'orifizio sessuale si apre fra gli acrostili, quindi
nel 10. sternite, cio molto all'indietro, come caratteristica degli ovopositori.
L' Hydrophilus piceus (tipo degli Idrofilidi) (fig. 337) e stato molte volte studiato anche sotto
questo punto di vista, ma spesso con poco fortuna. Difatti, per citare brevemente, il Laeaze-Duthiers.
che riconosce esattamente l'8. somite, non rileva bene il 9, c , e lo trascura, e chiama 9." ter-
gite ci che , invece, il 10., ed inoltre, inserisce un 7." sternite che i-, invece, un pezzo acces-
sorio, ili modo che il 7. tergiti- viene cos a corrispondere al 6." sterilite.
Fig. 337. Estremi uriti di Hydrophilus picene adulto feiuui.
St-iOt, tergiti; Ss-10s, sterniti : a, apertura anale ; v. apertura sessuale: mss, me-
socerci ; pie, stili (mesostili) del 10." sternite. A, dal ventre ; B, dal dorso ;
C. di lato.
KSOSCHK.r.KTKO.
297
Addome veduto di lato di Oerambiz Cerdo ieinni.
I numeri indicano al solito i tergiti U) e gli sterniti (s). 9-i, ovopositore:
e, Cerci ; a, ano ; v, apertura sessuale. Ovopositore estrollesso totalmente.
Rollio chiama cerei ci che sono invero stili, e Peytoreau, col suo consueto errore oel e -
imtn dei somi t i o confondendo ancora il 9." eoi IO." tergiti, viene a concludere che l'addomedel-
l'Idrofilo si oompone di soli otto uriti!
Invece, dall'*." in poi, gli uriti terminali sono tutti celati entro l'addome, solo il '.!." sporge
in parte oltre l'8.. Vi ha dunque
unii specie ili ovopositore abba-
stanza lunghetto, sul quale il
9., 10., 11." uriti sono abba-
stanza modificati. Il 10. tergite
o interrotto nel suo mezzo al
dorso, dove alquanto pi largo
ed abbraccia vosi due pezzi trian-
golari pari, (die gli appartengono.
Inoltre il 10." tergite stesso si
allunga ai lati in un processo li-
neari' duro e nero che poi si inflette
abbastanza al ventre, dove al-
larga in bastoncino longitudinale
e va a mettersi in rapporto con
altri sideriti laterali che poi
si inflettono al dorso alquanto
sopra il 10." sterilite e sopra la
apertura sessuale e recano un
lungo mesocerco(ms). Manca l'il.o
tergite e r li." sterilite. II 10."
sterilite e al disotto della vulva,
in forma di squametta semimem-
branosa e reca due esili appen-
dicette che sono veri stili. L'apertura dell'ovidotto, che pure grandissima, cade nel 10." sterilite,
ed e un, vero antro, per quanto il Lacaze-Duthiers non lo vegga e lo disponga invece tra il 9."
e l's." steriliti, ci che roveseierebbe tutte le possibili omologie, ed il Peytoreau bonariamente
ripeta il grosso errore. L'11." sternite e tergite sono lobiformi, carnosi, bianchi.
Pi profonde modificazioni, nel senso della riduzione, subiscono altre forme di Coleotteri
verso l'ovopositore propriamente detto,
e possiamo citare ad es. il vero ovo-
positore delle Pimelie e di molti altri
Coleotteri dei quali, assai differenziati,
ricordiamo il Cerambix Cerdo (fig. 338)
perch fra i pi grossi e pi spesso
studiati sotto questo punto di vista.
Quivi l'ovopositore (molto lungo,
tubuliforme, pressoch cilindrico, com-
posto degli uriti 9., 10. u , 11.) e,
allo stato di riposo, tutto introflesso,
e l'addome stesso sembra terminare
coll'8. urite.
Il 9.. < pi corto e pi grosso
degli altri seguenti, ed coperto da
tergiti' e sterilite squainifoiini, larghi.
Invece il 10." ed 1 1 ." urit i. sono sub-
membranosi e con liste chitinee laterali
esilissime, gli ultimi residui delle primitive piastre. L'll. tergiti- reca dm- brevi aerocerei, biar-
tieolati. molto piccoli, fra i quali si apre l'ano. Questi tre uriti si ritraggono quando rientrano
l'uno entro l'altro come i tubi di un cannocchiale nell'addome.
Ancor pi esteso i- l'ovopositore dei Ditteri superiori, perch, ad es., m-i Muscidi, Becondo
Fig. 339. Addome coll'ovopositore tutto estroflesso,
veduto di lato, di Calliphora.
I Dtunerl iudicano gli uriti ((, tergiti ; g, sterniti) : e, cerei: a. ano ;
r. apertura sessuale; 7-40, ovopositore.
A. Beri.ese. Gli Infetti, I. 3.
298 ('.M'ITOLO SESTO
l'esempio della Callipkora che abbiamo Bott' occhio (fig. 339 e- tigg. 318,319), esso abbraccia quattro uriti,
cio 7., 8.. 9., 10.", ehe sono tutti retrattili entro l'addome, mentre il ti." e l'ultimo di quelli costan-
temente liberi !). fili uriti dell'ovopositore vanno decrescendo di grandezza dall'innanzi all'estremit
posteriore, e tutti souo protetti da piccole squame rappresentanti i tergiti e gli eterniti (qualche volta
ridotti a siile strisce chitine e laterali, ci in forme vicine). 11 10. urite
porta all'apice l'ano. Il tergi te 10. u e molto piccolo e fiancheggiato da
cortissimi mesocerci uniarticolati. Lo sterilite corrispondente pure
piccolo e triangolare. L'ovidutto si apre tra il 9." ed il 10." steriliti.
Tutto l'ovopositore molle, retrattile, eoi suoi uriti l'uno nell'altro e
tutti insieme nell'addome.
Bellissimo e l'ovopositore delle l'orme di Muscidi ehi' sanno perforare
corpi duri, eome, ad es., nel Dacus Dirai che trivella le (dive ancora
dure. Univi il 7." urite e molto rudimentale, particolarmente nel suo
Fig. 340. Ovopositore
estroflesso di Boiabix tergiti' e non totalmente celato in riposo entro il lungo 6. urite COni-
-Hoi'i. forme. L'8." urite e membranoso, formato da una esile membrana molto
Solite lettere e ci Ire. flessibile.
I Lepidotteri (fig. 340) hanno generalmente un ovopositore carnoso
o pi o meno rigidetto in alenile specie, ad es., nei dissidi.
Esso risulta dai tre ultimi somiti (9.", 10.", 11.") che si retraggono entro l's." nella stato di
riposo. i>li Eterniti ed i tergiti l'orinano anelli quasi continui o continui affatto attorno al tulio.
Quanto all' 11. urite, esso generalmente non mostra placche dure a sostenerlo n appendici
speciali.
K questo adunque un ovopositore molto semplice".
d) Terebra (Trivella, Succhiello, Sega, ecc.). Uno o due steriliti si modi-
ficano in modo speciale nelle loro parti esoscheletriche per ottenere con queste
un complesso duro, perforante od incidente, atto a compenetrare con una certa
violenza corpi resistenti, allo scopo di farvi passare entro le uova.
Considerati esclusivamente dal Iato fisiologico questi apparecchi mostrano una discreta ana-
logia fra di loro, ma anche diversit da non trascurarsi.
Intani, mentre in taluni casi l'apparato pu assomigliarsi ad un ovopositore indurito in
modo particolare, in altri si tratta invece di pezzi con tutt'altra origine e significato.
Cosi dai casi precedenti si procede infatti per gradi a quelli che comprendono le vere terebre
propriamente dette, queste ultime talora con grandi omologie verso i pungiglioni.
Ricorderemo innanzi tutto una speciale maniera di terebra che. per quanto dura, pure per la
sua parziale retrattilit e per altro, rammenta da presso l'ovopositore.
L'esempio dei Dytiscus (tipo dei Ditiscidi) (fig. 341) e il pi citato ed ovvio a ). L'ultimo somite
sempre estroflesso il 9., che ha un tergite squamifbrme, largo, corrispondente ad uno sterilite molto
ampio anche sui lati, ma spaccato inferiormente secondo la linea sagittale, per permettere alla te-
rebra di ri-traisi profondamente e nascondersi tutta entro il 9." urite. Il 10. tergite e stretto,
intero al dorso, e si allunga in due grandi braccia laterali, finalmente in basso curve ad angolo
i-etto e che colla loro estremit articolano sul 10." sterilite. Questo cultriforme, lungo, scavato
profondamente a doccia in basso, e quivi accoglie l'estremit dell'ovidutto, rinforzata da due
liste chitinee che formano quasi una controdoccia, articolata alla base colla grande superiore anzi-
detta. Il tutto si rinchiude come se si stringessero insieme le branche di una W e poi viene
accolto entro il 9. urite (fig. 341, B). L'11." urite e rudimentale o nullo e l'ano si apre all'apice
dell'angolo formato superiormente dal io." tergite.
') Lacaze-Duthiers, loe. cit., tav. 5, fig. ti (EristalU), trascura I'll. e chiama 6., 7.'. 8.,
ci che . invece 8., 9., 10.. Il Lowue non si pronuncia bene in proposito, ma affermando che
l'ovidotto si apre ncll'K." somite. certo calcola male e non e preciso.
'') Non senza i soliti errori. Il Kollie chiama 10." sterilite ci che invece il 10. tergite: il
Pytoreau, con incomprensibili ligure e descrizioni anche pi oscure, pare faccia analoga confu-
sione. Il pili corretto e il Lacaze-Duthiers, aggiungendo per un somite al suo computo.
KS03CHBLETR0.
299
Fra gli Emitteri, anche La Ifotoneeta glauca (fig. 342) mostra un'armatura Bessuale che, pur
richiamandosi alle terebre, presenta particolarit che sono proprie del gruppo < 1 > i 1 i ovopositori,
perche il complesso dei pezzi genito-
anali nascosto entro l'ultimo somite
(8.) costantemente libero. Inoltre
anche qui le lamine incisorie dipen-
dono da mi mi]ci sternite (9.). Io
questo insetto, adunque, il 9. tergite
ampio, seminascosto sotto l'8., trian-
golare, inciso profondamente nella
linea mediana. I suoi tergopleuriti
sono articolati, lunghetti, squamiformi,
umidi ciliati, e i[iiinili si possono
dire veri procerci. Il in." tergite
multo stretto, piccolo, ed abbraccia
la base del cono carnoso che porta
l'ano. Questo tergite non ha cerei.
L'11." tergite piccolo, triangolare,
apicale e reca due acrocerei discre-
tamente grandi e riliati. Al ventre,
l's. " sternite, molto grande, finisce
posteriormente a sesto acuto. Il 9.
spaccato in Ine met triangolari, cia-
scuna delle quali porta una appendice
sola . cultiforme, che unta della
terebra (appendice inferiore). Il io."
sterilire in t'orma ili una lista chi-
tinosa a V, simula cio le appendici
accessori! . ma non rotto nel suo mezzo
e t'orma quindi come un ponte in una membrana bianca e molle al ili sopra dell'orificio dell'ovi-
dutto. L'11." sterilite somiglia al corrispondente tergite.
Si incorre nelle vere terebre attraverso anche ail un altro esempio ili armatura genitale, pei
Ii'i.u. :ll. Ovopositore estroflesso (A), rinchiuso ed intro-
flesso (B), cogli ultimi uriti ed isolato e veduto di sotto
(C) di Dytiscus margnalis.
Solite lettere e cifre per gli steriliti e tergiti;
10s(a), appendici del 10. sternite (stili?).
Fig. ::i
s-it ariti
'acc
'.. Estremo addome ili Nokmecta glauca feram. risto di sopra (A), di sotto (B i 'li li
-inaili a e tergiti (); pre, preccrcii acc, nerocetei; 9t,a, appendici del >."-. 9e[b-\-e), corpo dello sta
, inalilo inulto complessa, pertinente ad un solo -minte. Si tratta di vera terebra pel fatto chi
essa .' totalmente estroflessa sempre. L'esempio si richiama ai Libellulidi e citiamo qui la li
grandh (fig. 343). I.'s. " urite nulla presenta ili particolare in confronto ai piti dei precedenti,
300
CAPITOLO SESTO
sulo Io sterilite e molto largo nel suo margine posteriore '). Il 9. tergite ; rappresentato ila un
largo scudo rettangolare; il 10. tergite protetto invece da uno scudetto molto pi breve ed egual-
mente rettangolare, e l'll. rappresentato da una piccola squama semicircolare. Gli acrocerci
sono grandissimi, a t'orma di foglia, neri. Al ventre il 9,
D sternite tutto diviso in due met
longitudinali ed in due trasverse.
Le due met anteriori (9s ) piccole,
rettangolari, mandano un processo
laterale (a) esterno col quale si eon-
giungoiio alle posteriori. Inoltre esse
recano, articolata sul lato superiore,
un lunga appendice a forma d
lungo coltello nero (li), recano cio,
le appendici inferiori.
Le due met posteriori del corpo
dello sternite 9." (9s) (b), che sono
del doppio pi grandi delle prece-
denti, danno origine, nel loro angolo
anteriore, ad un altro paio di appen-
dici della stessa forma (la), presso
a poco, delle precedenti, e sono le
i-zzi laterali articolano due assai lunghe appen-
Fig. 343. Estremo addome (A), di Aeschna grandis femm.
adulto visto quasi di lato e steriliti dal 9." all'll. (B), visti
di faccia.
8t-iit, tergiti; Ss-lis, steriliti; li, gonapolisi inferiori: la, accessorie:
in B il 9. sternite rotto trasversalmente per separare legonapofisi;
le due parti si raccordano secondo la freccia ; 9s{b), corpo del 9. ster-
nite ; prs, prostili; a. apertura anale; e. cerei; x, appen dicala fo-
liacea.
!) Che dire del Peytoreau clic in un insetto cos vistos une l'Aeschna non riesce
stinguere che l'8. sterilite non ha appendici li sorta e che quelle componenti l'armatura
tale appartengono solo al 9.? Eppure la membrana chi- decorri- dall'*." al 9." sterniti .
poco meno di un millimetro!
a di-
geni-
ampia
BSOSCHELETHO
301
ilici ensiformi, facilmente separabili l'ima dall'altra, ma pi difficilmente dalle superiori a cui si
attaccami per t'ormare le due met laterali della t crebra. Esse terminano a l'erro ili lancia, dure,
nere . denticolate di
sotto. Sono i|iicste le
lumini inferiori degli
autori. Il li." sterilite
affatto senza coiaio
e si divide in quattro
grandi lamine, lunghe
quanto le precedenti,
a due a due (per paia
laterali I unite, in par-
te, assieme alla base,
ma pi largamente le
due inferiori ed interne
ili quello che sieno le
superiori ed esterne.
Queste sono dette la-
mine superiori e termi-
nano a ferro di lancia,
dure e denticolate
superiormente. Le altre
si dicono lamine acc< s-
orie e si addossano
internamente alle su-
periori, pur attaccan-
dosi alle inferiori.
Cos e l'atta la
terelira dei Locustidi.
Grillidi, eil ha grande
affinit di struttura
fondamentale ( e o me
Ita dimostrato il Gra-
iieri con quella degli
Acliiliili ed e alleile
conforme a quella dei
Mantidi '). Manca il
10." sterilite.
Munti* i; ligiosa L.
La terebra della
M